Recensioni di Libri - inverno 2003

 


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Antologia Gotica – Cristalli Neri di Aa. Vv. (2003, 89 pagine, Robin BDV - Neri, prezzo: 9.00 Euro) .
Sei racconti gotici di chiara impronta anglosassone ripescati dal lontano passato vengono proposti in questa piccola antologia curata da Sonia Ciampoli e Antonio Panella. Quattro di questi sono stati tradotti per la prima volta in italiano e risultano di difficile reperibilità anche in Inghilterra; si tratta senz’altro di racconti minori, ma che servono allo scopo dell’antologia, ovvero proporre, tanto nello stile quanto nei contenuti, una mini sintesi del gotico inglese più classico, ovvero quello che suscita terrore ma non orrore, tutto basato sulla suspense e sulle atmosfere. Ecco allora il racconto delle due sorelle “Elsie e Agnes” di Richard Davis, storia di pazzia, deliri e fantasmi fino alle più tragiche conseguenze, oppure “Il padre di Carlton” di Carl Ambrose, che inventa spazi isolati dalla dimensione temporale in cui i morti possono continuare a vivere, “Scriveners Inn” di Guy Weiner, luogo infestato da una morte atroce che chiede vendetta, o ancora “Il tredicesimo piano” di Frank Gruber con l’ascensore di un grande magazzino che conduce a un piano fantasma che continua a vivere nel passato, “Un omino tutto rughe” di Mary Williams con il paesino della Cornovaglia ammantato dalla nebbia che per un giorno all’anno si trasforma e rievoca i suoi antichi riti pagani, e infine “La casa nella valle”di John Connell, dove i gentili abitanti di una casa solitaria nelle highlands scozzesi si rivelano essere in realtà morti ormai da lunghissimo tempo. Se cercate dunque dei brevi racconti che suscitino in voi un vago senso di paura, un leggero brivido che sale lungo la schiena, una sospensione dell’incredulità, magari da leggere davanti ad un bel camino acceso, come si faceva un tempo, in una tormentosa notte natalizia, ecco il libro che può fare decisamente al caso vostro. (Mircalla)

I cristalli di Eymerich (Lazarus Ledd Extra n° 17) di Ade Capone, Valerio Evangelisti, Arturo Lozzi (2003, Star Comics, prezzo: 3.50 Euro) .
Devo confessarlo subito: non sono un lettore regolare di Lazarus Ledd, anzi, a dirla tutta questo è il primo albo che mi capita di comprare; letto il titolo, però, non ho potuto fare a meno di acquistarlo. Da quanto ho capito, i personaggi contenuti in quest’albo speciale sono, a parte Eymerich, comparsi in albi precedenti e non posso negare che l’ambientazione del fumetto in oggetto ben si sposa con le atmosfere dei romanzi di Evangelisti, migliorando evidentemente la riuscita della narrazione. A livello di trama, si potrebbe giurare che si tratta di un racconto breve della saga dedicata all’inquisitore, anche se in questo caso è presente un altro personaggio che condivide con lui la parte di protagonista: Alphonse, immortale e cavaliere dell’Ordine di San Giorgio. Ovviamente non svelo nulla della trama ma mi permetto solo di accennare al fatto che, come accade in tutti i romanzi di Eymerich, la storia si svolge in differenti piani spazio-temporali che, in qualche modo, entrano in contatto tra loro o si influenzano a vicenda. Il personaggio dell’inquisitore è piuttosto ben delineato: molte delle sue note fobie, come l’orrore che prova per gli insetti o il fastidio provocato dal contatto con altre persone, o dei suoi comportamenti, come l’aggressività che talvolta sfocia nell’uso della violenza fisica, sono evidenti; d’altra parte l’impressione personale è che la figura del domenicano del fumetto sia meno rigida di quanto non lo sia nei romanzi: ad esempio, non credo che, in un romanzo, si sarebbe fatto sfuggire l’occasione di punire severamente un personaggio che si presenta a lui come immortale. Per quanto riguarda i disegni, poichè non posso certo ritenermi né un esperto né un grande amante di questa tipologia di fumetti, mi limiterò a dire che in molti frangenti riescono a rendere abbastanza bene l’atmosfera cupa tipica della controparte letteraria. Sicuramente una spesa che vale la pena fare. (Ankh)

L’ombra del dio alato – Fantastico e reale nei miti assirobabilonesi di Danilo Arona (2003, 256 pagine, Marco Troppa Editore, prezzo: 15.00 Euro) .
Che cosa c’è in comune tra le religioni mesopotamiche, i rotoli del Mar Morto, il film “L’Esorcista”, l’esperimento Philadelphia, gli scritti di H. P. Lovecraft, i miti di Atlantide e Mu, gli avvistamenti di UFO? Per Danilo Arona, saggista, giornalista ed autore di diversi racconti e romanzi (grande diffusione ha avuto, in forma di e-book, il suo romanzo “Rock”, recentemente pubblicato in formato cartaceo), la risposta è semplice: un demone chiamato Pazuzu, anticamente associato ai venti di sudovest, portatore di pestilenze e sventure. La figura del demone viene analizzata sotto numerosi punti di vista: il saggio inizia con la descrizione di una statuetta del demone, ritrovata durante alcuni scavi archeologici effettuati alla fine del XIX secolo nei deserti dell’Iraq. Da questo momento in poi, l’autore inizia a spaziare tra le discipline più disparate: c’è un’introduzione storica, in cui viene analizzata la figura mitologica del demone all’interno della tradizione sumerica e la sua evoluzione nelle successive culture assira e babilonese; viene poi trattata la comparsa delle sue antiche rappresentazioni nel mondo occidentale moderno, che sembrano essere tutte legate ad accadimenti sventurati; vi è l’analisi del demone a partire dagli studi di quelle nuove branche del sapere che, alcune più vicine alla fantascienza, altre salde su basi più solide, vanno sotto il nome di criptoarcheologia (l’archeologia dei misteri), clipeologia (la ricerca di eventuali manifestazioni di forme di vita extraterrestre nel passato) esobiologia (biologia di eventuali esseri extraterrestri). L’autore sembra in più fasi sposare in buona parte le tesi di Zecharias Sitchin, convinto assertore della teoria secondo cui la cultura ci deriverebbe da qualcosa che ci è stato tramandato da entità extraterrestri che, nel lontano passato, abbiamo chiamato dèi; in diversi punti si spinge ben oltre, asserendo che i “mostri” delle mitologie antiche (dallo stesso Pazuzu a Lilith alla sfinge e alla manticora) potrebbero essere i risultati di ibridazioni tra alieni ed esseri terrestri, o esperimenti falliti di bioingegneria. L’ampiezza degli argomenti trattati è senz’altro notevole: a mio giudizio tra le parti più interessanti sono quelle storico-antropologiche, in cui vengono descritti gli antichi miti mesopotamici (non sono facili da trovare nelle librerie volumi ad essi dedicati), le versioni alternative della genesi descritte nelle bibbie apocrife e così via. Troppo “di parte” invece la trattazione degli argomenti più prossimi alle tesi delle scienze dei misteri che, pur portando avanti proposte spesso affascinanti, non possono appoggiarsi che a prove circostanziali. Nel complesso la lettura è piuttosto interessante anche se non sempre particolarmente avvincente; la cultura di Arona in merito è senz’altro ampia, ma la mia impressione è che si sia voluta mettere troppa carne al fuoco, cosicché alcune parti sono necessariamente trattate in maniera un po’ superficiale, altre (ad esempio quella sull’Esperimento Philadelphia) sembrano essere messe lì solo per fare massa e il loro legame al resto del libro appare piuttosto labile. Eccellente invece la presenza di una notevole bibliografia, che può permettere a chi sia interessato di approfondire determinate tematiche. Ora ci sarebbe da chiedersi se ed eventualmente a chi consigliare l’acquisto di questo libro: in effetti, come già dicevo, le tematiche prese in considerazione sono interessanti e affascinanti ma talvolta trattate in maniera non molto approfondita; d’altra parte il prezzo non è bassissimo, quindi il consiglio è di acquistarlo se si è interessati ad un’introduzione piuttosto ampia ed, eventualmente, ad un successivo approfondimento attraverso alcuni dei volumi contenuti nella bibliografia. Web: http://www.daniloarona.com/. (Ankh)

Zer0039 Musica, arte, divertimento: guida al meglio di un anno italiano di Autori Vari (2003, 270 pagine, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, prezzo: 10.00 Euro) .
Ecco il compendio di quanto accaduto nelle maggiori città italiane fra il declinare del 2002 ed il principio del 2003. Ormai le riviste tascabili Zero, opuscoletti a distribuzione gratuita che potrete reperire a vostro agio nei locali più o meno à-la-page di Firenze, Milano, Bologna, Roma, Torino (ed esiste pure una pubblicazione riservata alla Sicilia) sono divenute una guida indispensabile per i fedeli abitatori delle ore antelucane, considerato che offrono un dettagliato elenco di siti ove si consumano i triti rituali del divertimento. Ma non solo. Ampia è la galleria degli eventi, con concerti (citati fra le altre le esibizioni di Death In June, Suicide e Coil) ed esposizioni di autori sovente di nicchia (Juergen Teller, Tadeusz Kantor, Paolo Grassino...), e spazio viene dedicato a film e CD (Orient Occident di Arvo Part, Children of a black sun di NON, ed ancora Bugo, Queens of the Stone Age, Primal Scream...), il tutto tratto appunto da questi giornaletti, caratterizzati da grafiche fantasiosissime e da copertine iper-accattivanti (con evidente e voluto richiamo alla reclame - espliciti i riferimenti ad articoli di largo consumo che la pubblicità ci propina/propinava quotidianamente con ritmo martellante!). Non solo trendismo sfrenato, adunque. Qualche nome a caso: fra i libri, "Black Flag" di Evangelisti, fra i film (sì, state tranquilli, ci sono pure "La compagnia dell'anello" e "Le due torri") "L'imbalsamatore" e "Spider", belle le stringate interviste a personaggi +/- underground, spassosissimo il confronto glocal/global (da leggere e basta, ironico ma non troppo!)... Imperdibile la sezione "Pagine gialle". Vi troverete di tutto: dove saziare il corpo, dove debilitare il fegato, dove rifocillare lo spirito, dove straziare membra e timpani. Bar, ristoranti, gallerie, club, disco, locali ai margini del grande Circo Barnum del fine-settimana da devastazione totale ed altri invece mete obbligate degli erranti habituè della notte. Per prepararsi all'incombente, lungo nuovo inverno. Web: http://mondadori.com/libri. (Hadrianus)

Bambini, ragni e altri predatori di Eraldo Baldini (2003, 290 pagine, Einaudi Stile Libero, prezzo: 13.00 Euro) .
Si tratta di una raccolta di racconti di Eraldo Baldini, autore noir diventato famoso con il romanzo Gotico rurale nel 2000, cui sono seguiti Terra di nessuno, Tre mani nel buio e Bambine. Anche in questo caso, cimentandosi con il racconto breve, lo scrittore si rivela un ottimo narratore di storie dai contorni sfumati, che vagano tra il noir, l’horror e il gotico, tra il tragico e il grottesco, tra lo psicologico e il caricaturale. Tutti i racconti, pur nella diversità degli stili, sono accomunati da una collocazione spaziale ben precisa, quella della terra d’infanzia, della campagna, della dimensione rurale e contadina, con il suo folklore e le sue leggende che fuoriescono dal substrato dell’inconscio collettivo e prendono il sopravvento sulla realtà, esattamente come avviene nei film più belli e paurosi di Pupi Avati, da La casa dalle finestre che ridono a Le strelle nel fosso. Arcaico e moderno si fondono insieme e lo sguardo “positivista” tipico del mondo contemporaneo lascia aperti ampi squarci in cui si infilano superstizione, paura e orrore. Ecco allora che anche nelle cose più quotidiane e banali si possono annidare mostri di ogni genere che sconvolgono ogni precedente certezza e fanno riaffiorare il bambino, pavido e insicuro, che esiste dentro ognuno di noi. Questa capacità di Baldini di giocare con le atmosfere e le suggestioni legate ad antiche storie di mistero e di paura della tradizione popolare e delle favole è sicuramente intrigante e a volte diventa spunto per notevoli racconti, in cui l’abilità descrittiva dello scrittore si pone decisamente in primo piano. In altri casi invece le soluzioni narrative si fanno un po’ più scontate, oppure le storie si concludono con un escamotage di humour nero che lascia sconcertati e a bocca asciutta. Ciò non toglie che nel complesso la lettura di questi racconti si riveli alquanto interessante e intrigante, concludendosi oltretutto in modo magistrale, con un racconto lungo dal titolo “L’uccisore”, storia della trasformazione di un ragazzo dapprima in un crudele nazista e poi in un anziano mostro del male, di un’intensità davvero straordinaria, che a mio parere vale da solo l’acquisto del libro. (Mircalla)

Io uccido di Giorgio Faletti (2002, 682 pagine, Baldini & Castoldi, prezzo: 17.80 Euro) .
Io Uccido, con le sue oltre 700.000 copie vendute, è stato senza dubbio il più importante evento editoriale italiano degli ultimi anni, e non solo nell’ambito del “genere”. Questo aspetto, vista la buona dose di snobismo che a volte ci contraddistingue, unito al nome dell’autore, che secondo noi non era degno della nostra atenzione, ha fatto si che io e la copertina bianca e rossa del volume ci guardassimo in cagnesco ogni qual volta ci era dato incontrarci sugli scaffali delle librerie. Finchè un giorno mi sono deciso al grande passo, ho acquistato il libro e...per due giorni non sono più riuscito a staccargli gli occhi di dosso fino a che non sono giunto alla seicentoottantaduesima ed ultima pagina. Dunque, diciamolo senza ombra di esitazione: di Giorgio Faletti è un capolavoro. L’autore dichiaratamente pesca a piene mani dalla letteratura psycho-thriller contemporanea, ed ha come numi ispiratori evidentemente autori come Deaver (di cui è anche amico e dal quale è considerato un grande), Harris, Connolly; ma Faletti non si ferma qui, anche perché sarebbe stato umanamente impossibile scrivere quasi settecento pagine di pura imitazione, e crea un’opera solida e complessa debitrice delle più svariate fonti ispiratrici. Già nel nome del poliziotto italo americano ( in crisi personale ed in Europa per dimenticare), Frank Ottobre, viene richiamata l’allure del romanzo noir americano classico (Hammet, Woolrich) con tutto il suo carico di personaggi tormentati e pieni di male di vivere; inoltre l’ambientazione francese (la storia si svolge fra il Principato di Monaco e la Francia) non può che stuzzicare le memorie le estetiche del polar francofono. Ma Faletti è anche, mi pare, debitore della cultura cinematografica di genere. Mi pare si indubitabile l’influenza di Dario Argento: nell’efferatezza della trama, nelle esplosioni di violenza “grafica”, nell’idea dell’apparenza di incontrollabilità del male, nelle pulsioni oscure del vissuto come motore dei delitti. Anche i capitoli in cui appare il feroce serial killer in azione, che asporta i volti delle vittime, denominati “Carnevale” (sono 12!), sono scritti al contrario del resto del libro, in un presente storico senza tempo ed in uno stile che evidenzia all’estremo dettagli e particolari, in una versione scritta della soggettiva argentiana e dei suoi dettagli macro. Anche l’idea di ambientare una storia di follia, perversione e violenza nell’ambiente asettico e patinato del Principato di Monaco, mi sembra abbia punti in comune con le intuizioni dell’Argento di Phenomena. Ovviamente molteplici sono i rimandi al cinema psycho-thriller contemporaneo (Seven...). Notevole è anche l’idea di dare una sorta di colonna sonora alla vicenda, visto che l’assassino ama la musica e sfida gli investigatori seminando indizi musicali. Oltre a ciò, Faletti gestisce splendidamente le numerose sottotrame del plot , che richiamano numerosi altri generi (il romanzo di’azione/spionaggio alla Follet, il romanzo sentimentale...), e crea personaggi solidissimi e coerenti; anche i personaggi minori sono trattati con una decisione ed una completezza notevolissime. In sostanza un grande thriller,corposo, complesso, violentissimo (tratti anche spaventoso...) e soprattutto estremanente avvicente (... e con un finale sorprendente...): cos’altro chiedere di più da un libro di genere? . Pare che Faletti abbia in cantiere la seconda avventura di Frank Ottobre: speriamo solo che il suo autore non divenga, come spesso accade, prigioniero della serialità della scrittura. Sarebbe un peccato. (Manfred)

Ferro recente di Marcello Fois (2002, 120 pagine, Einaudi, prezzo: 8.00 Euro) .
Il noir in Italia è indubbiamente la letteratura "di genere" più apprezzata e matura ed ha raggiunto, soprattutto negli ultimi dieci anni, una diffusione che le ha permesso di uscire dall'ambito ristretto degli appassionati del giallo. Senz'altro il merito va a un nutrito gruppo di autori, diversi tra loro anche per generazione (Camilleri, Carlotto, Lucarelli, Pinketts, nonché la "scuola romana" con Ivo Scanner e Alda Teodorani), che ha avuto il forte merito di proporre una letteratura radicata fortemente nel tessuto urbano e storico italiano, senza quindi presentare delle improbabili trasposizioni dei classici modelli del noir americano. La cosa è ormai assunta a vera e propria moda ma, vista la qualità delle uscite, nessuno - pubblico, autori, case editrici - se ne può davvero lamentare. Fois è un altro di questi interessanti esempi di autori noir italiani e uno in cui è più forte il rapporto con l'ambientazione territoriale. Nel suo caso, e in particolare nel caso di Ferro Recente, la Sardegna diventa una sorta di protagonista delle sue storie. E' una Sardegna descritta con occhio molto freddo e affezionato, uno sguardo che si indigna per gli scempi perpetrati in questa terra, per le ferite insanabili provocate dall'edificazione selvaggia degli anni settanta, che ha completamente mutato il paesaggio con valanghe di cemento e asfalto. La trasformazione più evidente si è consumata però nel tessuto sociale sardo, evolutosi in poco tempo in qualcosa che, in particolare negli anni ottanta, aveva ancora un carattere indefinito, a cavallo tra società rurale e urbana. Fois riconosce negli abitanti della sua terra dei caratteri primitivi, ancestrali, a tratti violenti, caratterizzati da un forte legame con le tradizioni. In Ferro Recente ritroviamo questi temi, intrecciati in una trama di terrorismo e di vendetta, che si dipana in una narrazione dal passo lento che dà voce ai molti personaggi della vicenda. Il libro, un'opera già edita in passato e ristampata recentemente per Einaudi, ha quindi in questi aspetti i suoi punti di forza e di estremo interesse, mentre probabilmente la costruzione difetta in mancanza di ritmo. La narrazione procede con uno stile asciutto e rigoroso e anche se non mancano dei momenti più "forti" (gli efferatissimi delitti del sicario) il tono complessivo dell'opera è molto intimista. Ferro Recente è quindi un libro personale e interessante in particolare per i suoi aspetti umani (si potrebbe quasi dire antropologici): pur essendo forse ancora un po' acerbo a livello di stile fa venire voglia di scoprire ancora altri aspetti della Sardegna selvaggia e arcaica descritta da Fois. (Christian Dex)

The Portrait of Mrs. Charbuque di Jeffrey Ford (2002, 310 pagine, Perennial/Harper Collins, prezzo: 12.95 Dollari) .
La voglia di leggere quest'opera di Jeffrey Ford mi è nata scorrendo le classifiche dei migliori libri del 2002 di un sito americano dedito al fantastico, di cui purtroppo non ricordo né il nome né l'indirizzo web. The Portrait... si era classificato al secondo posto e la recensione lo descriveva come un'opera misteriosa e brillante, oscura, piena di colpi di scena, ambientata nella New York di fine ottocento, ancora a cavallo tra gli influssi dell'era vittoriana britannica e modernità. Il libro narra la storia di un pittore di successo, Piero Piambo, famoso per i suoi ritratti dei membri della nascente ricchissima borghesia newyorkese, a cui viene affidata una commissione assai intrigante: dipingere il ritratto di una donna - la signora Charbuque, appunto - senza mai vederla in viso. Un pesante paravento cela le fattezze della donna ad ogni incontro con il pittore, il quale deve limitarsi ad ascoltarla mentre narra la sua storia e a porle delle domande. Nel frattempo a New York accadono degli eventi misteriosi: una strana epidemia colpisce delle donne facendole lacrimare sangue fino a farle morire dissanguate. I due eventi apparentemente distanti avranno una radice comune che si risolverà nel finale con un colpo di scena a dire il vero un po' prevedibile. Il romanzo ha degli ottimi spunti e tante buone qualità: intanto fornisce un quadro storico alle vicende assai accurato e interessante (non a caso l'autore si è documentato a fondo per scrivere il romanzo). Alcuni personaggi descritti sono poi estremamente riusciti e affascinanti, ad esempio il pittore "preraffaelita" Shenz, oppiomane incallito e ineluttabilmente incamminato sul viale del tramonto ma caratterizzato da una verve e da una simpatia irresistibili. Purtroppo The Portrait... non è esente da difetti: sempre per quanto riguarda i personaggi l'interprete principale Piambo è un essere un po' molle e pieno di sé, descritto con un filino di autocompiacimento del suo autore, tanto da far pensare che in fondo egli non sia altro che una sua trasposizione idealizzata. La narrazione di Mrs. Charbuque talvolta - in particolare quando vira verso particolari più "piccanti" - assume involontariamente toni tra il ridicolo e il grottesco. Nel finale il libro acquista più ritmo e mordente e la vicenda si conclude se non in modo inaspettato quanto meno dando credibilità al tutto. Per finire non mi sento di raccomandarvi completamente questo libro, seppur si tratti di un volume godibile e caratterizzato da una scrittura assai elegante, ma i suoi limiti equivalgono indubbiamente i suoi meriti. Ma cosa ci avevano mai visto i colleghi del sito web americano per segnalarlo fra i migliori volumi del 2002??? (Christian Dex)

Il lato sinistro del cuore di Carlo Lucarelli (2003, 370 pagine, Einaudi, prezzo: 14.00 Euro) .
Il lato sinistro del cuore non è un nuovo romanzo dello scrittore parmense, bensì una raccolta che comprende quasi tutti i suoi racconti brevi (brevissimi a volte) e che esclude solo quelli che egli non riteneva abbastanza interessanti per esservi inseriti o che diverranno fra breve dei veri e propri romanzi. Molti di essi sembrano ricollegarsi (per gli argomenti trattati e i personaggi descritti) ad alcuni dei suoi lavori più famosi, come accade ad esempio nel caso di “Omissis 25” o “Il giorno di San Valentino”, i quali narrano vicende realistiche che hanno per protagonisti dei carabinieri o degli agenti di polizia e che quindi si legano in qualche modo a romanzi come Almost blue e Un giorno dopo l’altro. C’è inoltre una storia (dal titolo “Blue suede shoes”) che ha un’ambientazione molto simile a quella di Falange armata (altro romanzo di Lucarelli pubblicato nel 1997), essa infatti narra le vicende di un giovane rockabilly che, colpevole di aver picchiato uno skin-head in un locale, viene accoltellato dagli amici di quest’ultimo. Oltre a questo tipo di racconti il libro ne contiene molti altri, tutti piuttosto diversi tra loro, si va infatti dalle storie di fantasmi di “Ottobre” alle tematiche sataniche di “La tenda nera” o a quelle voodoo di “La domestica”, passando per episodi che sembrano attingere sia al filone horror che a quello grottesco e che, a mio parere, sono tra i più interessanti di tutto il lavoro. Mi riferisco in particolare a “Garganelli al ragù della Linina”, un racconto dal titolo apparentemente rassicurante ma che racchiude al suo interno una vicenda dai toni decisamente macabri (si parla infatti di cannibalismo, anche se lo si capisce solo nel finale), ed a “Julian”, che narra invece la storia di una testa mozzata che crede di essere ancora viva. In generale direi che Il lato sinistro del cuore può rivelarsi una lettura interessante sia per chi già conosce gli altri lavori dello scrittore che per coloro che invece non si sono mai confrontati con le sue opere. Credo però che tutti i lettori rimarranno piacevolmente colpiti dalla grande varietà dei racconti proposti, non solo relativamente alle tematiche trattate ma anche al modo in cui esse sono state inserite all’interno di ogni singola storia. È infatti lo stesso Lucarelli, nell’introduzione del libro, ad affermare che il racconto breve può essere la dimensione ideale per mettere in atto la sperimentazione stilistica, che in questo caso ricorre frequentemente sia dal punto di vista strutturale che da quello formale. Un’opera interessante quindi, che mette in luce le varie sfaccettature che caratterizzano lo stile del suo autore e che ne riconferma (se mai ce ne fosse stato bisogno) il grande valore. (Grendel)

Piccola storia dell'inferno - Piccola storia del Diavolo di Georges Minois (134 pagine, Il Mulino, prezzo: 8.40 Euro) .
Georges Minois è uno storico francese che si è spesso occupato di temi a sfondo religioso, in particolare di come alcuni concetti legati alla religione si sono evoluti nel tempo. Ho scelto di recensire questi due piccoli volumi insieme, poiché sono in qualche modo “gemelli”: risulta difficile immaginare l’inferno, almeno nella concezione cristiana, senza il suo signore e padrone, anche se in realtà le loro origini non sono strettamente collegate: in effetti gli dei a capo degli inferi classici (Ade e Persefone per i greci, Plutone e Proserpina per i romani) non avevano le caratteristiche strettamente malevole del diavolo cristiano ma, al contrario, spesso i riti a loro dedicati erano riti agricoli, legati all’alternarsi delle stagioni. Nel mondo classico, esisteva il concetto di inferi senza che fosse presente un’entità che rappresentasse il male assoluto. D’altra parte, il concetto secondo cui l’anima di un essere umano ha un destino diverso in base al modo in cui si è comportato in vita è un concetto relativamente più nuovo: nel mondo classico tutti i morti hanno un’esistenza ben poco piacevole, sotto forma di spiriti che vagano in un sottomondo fatto di ombre e silenzio. I pochi che finiscono nel Tartaro, che è un parente ben più stretto del nostro inferno e nel quale sono rinchiusi i Titani, subiscono questa sorte per aver recato offesa direttamente ad una divinità particolarmente capricciosa e non per essersi comportati male nel corso della vita. Ciò che trovo realmente interessante in questi due volumi è non solo la scoperta di come e, a grandi linee, quando sono nati questi due concetti, che enorme importanza hanno avuto nella storia dell’Occidente, ma anche l’analisi del modo in cui, anche nel caso di religioni “rivelate”, come il cristianesimo, tali concetti sono stati di fatto strumentalizzati dai detentori della verità rivelata, modificandone nel tempo la forma e la sostanza: in qualche modo si può dire che il modo in cui diavolo ed inferno vengono considerati è un segno dei tempi. Non che ci fossero dubbi a riguardo, ma veder descrivere questi concetti e il modo in cui si evolvono in maniera cronologica è interessante ed istruttivo. Altro elemento di notevole interesse, a cui personalmente non avevo mai fatto caso, è che la Chiesa ha sempre continuato ad accettare diavolo ed inferno pur avendo, ben presto nella sua storia, rifiutato le fonti da cui tali concetti erano stati assunti: in effetti è ormai storicamente accettato (beh, diciamo da tutti tranne gli storici più bigotti) che le radici più lontane del cristianesimo affondino nelll’abbondante terreno delle cosiddette “sette apocalittiche” dell’ebraismo, sette che alla religione ebraica avevano mescolato concetti presi dalle religioni orientali (sia quelle più antiche, come quella sumerica e le sue evoluzioni, sia quelle relativamente moderne come il mitraismo), dallo zoroastrismo o dal manicheismo; gli stessi Cristo e Giovanni Battista con buona probabilità erano membri di una di esse, come dimostra il fatto che la religione ebraica non ha un vero e proprio diavolo né un vero e proprio inferno: questi sono concetti che iniziano a farsi molto spazio solo nel Nuovo Testamento. Saltano ancora più all’occhio le notevoli contraddizioni insite nell’esistenza stessa di queste due entità nell’ambito di una religione in cui la divinità unica è puro bene, nonché i complessi lavori intellettuali che la filosofia (patristica prima e scolastica poi) ha dovuto compiere, senza ottenere grandi risultati, per cercare di inserire un concetto fortemente manicheista in un ambito strettamente monoteistico. Nel complesso, consiglio caldamente la lettura di questi due libretti, non solo perché danno un’interessante immagine della storia della “nostra” religione, ma chiariscono anche molti concetti relativamente al senso e al significato odierno di due importanti simboli religiosi. (Ankh)

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