Recensioni gennaio 2005

 


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Aa.Vv.: Writ in Water (MCD - PREcordings/Demos, 2004). Annunciata da lungo tempo, nasce finalmente l’etichetta PREcordings, associata all’interessante progetto del Post Romantic Empire. Poiché, come si dice, “Chi ben comincia è già a metà dell’opera”, si è pensato di esordire con un duo che, negli ultimi tempi, ha dimostrato di essere in una forma smagliante, producendo lavori di notevole interesse: Tony Wakeford e Matt Howden. I due musicisti si presentano qui sotto differenti nomi: un brano a nome Sol Invictus, uno di Sieben mentre i due centrali sono attribuiti al loro progetto congiunto HaWthorn, quattro brani fino ad oggi inediti. Se l’intenzione dell’etichetta era quella di non sbagliare assolutamente la prima uscita, bene, indubbiamente l’impresa è riuscita alla perfezione: la definizione “neofolk” per questo lavoro sarebbe più che mai offensiva, trattandosi di un lavoro di inestimabile grazia e romanticismo. I quattro brani sono bellissimi; “Light me the candle” credo sia la miglior canzone prodotta da Sol Invictus da parecchio tempo a questa parte, splendida e incredibilmente romantica con i suoi arpeggi di chitarra disturbati dai giochi elettronici sullo sfondo. In “Degenerate Leander” si nota immediatamente la presenza di Howden con le sue complesse stratificazioni di violino: il brano non mi suona nuovo, con buona probabilità l’ho ascoltato durante una delle esibizioni alle serate del Post Romantic Empire. La voce di Tony Wakeford torna in “When the Lamp Is Shattered”, ad interpretare una lirica di Shelley: il risultato è molto diverso dalla canzone precedente: più industriale ma altrettanto bella ed evocativa, il violino pieno di effetti che evoca lontani echi, rumori sullo sfondo: sembra quasi di essere tornati ai tempi di Sol Veritas Lux. Chiude “Missolonghi Sky” di Sieben, in cui torna il violino alla maniera di Howden, sfruttato in tutte le sue possibilità, anche quelle percussive, campionato e mandato in loop a fare da base alle romantiche divagazioni virtuosistiche dello strumentista inglese. A parte la dedica ai tre grandi poeti della seconda generazione del romanticismo inglese (Keats, Shelley e Byron) credo che rimanga poco da aggiungere: si tratta di un’opera di eccellente qualità sotto tutti gli aspetti, che conferma lo stato di grazia dei due musicisti e ci spinge ad augurarci un luminoso futuro per la nuova etichetta italiana; l’unico dispiacere è legato alla durata, di soli ventidue minuti: personalmente ascolterei musica di questo livello per ore. Da non perdere assolutamente. Web: http://www.precordings.com/. (Ankh)

Aa.Vv.: Flowers Made of Snow (2CD - Cold Meat Industry/Audioglobe, 2004). La Cold Meat ha la mano fatata per le compilation! D’altra parte assemblare delle raccolte intrigantissime è cosa facile quando si hanno sotto contratto artisti di calibro eccezionale. Questa doppia compilation è piena zeppa di splendide canzoni ed è organizzata in modo da raccogliere gli episodi più atmosferici e romantici nel primo CD e le cose più sperimentali, ambientali e aspre nel secondo. Nel primo dischetto compaiono molti nomi noti dell’etichetta, tra cui i sommi In Slaughter Natives, The Protagonist, Coph Nia, Ataraxia, Ordo Rosarius Equilibrio, Sanctum, insieme a brani di gruppi meno conosciuti, all’esordio con la label di Roger Karmanik. Fra questi da citare vi sono innanzitutto i gruppi italiani, ovvero All My Faith Lost e soprattutto Hesperos e The Last Hour, ovvero i progetti musicali fondati da Alessandra Santovito e Roberto Del Vecchio, che altri non sono che i Gothica. Non è chiarissimo ma da quanto si evince dalle risicate note di copertina si deduce che i Gothica si sono sciolti definitivamente, cosa che mi intristisce davvero infinitamente, sebbene i brani qui presentati ci fanno ben sperare per il futuro di queste due nuove formazioni. Interessanti sono inoltre i francesi Olen’k con il loro stile “folkish” e di cui la Cold Meat ha appena pubblicato il loro nuovo CD. La seconda parte di Flowers… comincia con un brano tetro e minimale di Desiderii Marginis, seguito dall’episodio del loro maestro, ovvero Raison d’être. Si passa poi a MZ 412 e Brighter Death Now con i loro suoni più ostici, sebbene gli episodi qui presenti dei due gruppi (così come dei tostissimi IRM) non sono poi così estremi. Non mancano altri nomi noti della Cold Meat, come Deutsch Nepal e gli ottimi Sephirot, insieme a degli esordienti, ovvero Nacht, Beyond Sensory Experience e Skin Area. In generale le atmosfere dark ambient la fanno da padrone in questo secondo CD, ovviamente meno immediato del precedente ma altrettanto valido e interessante. Se non conoscete ancora il mondo malato e affascinante dell’etichetta svedese Flowers… è davvero la perfetta introduzione. Consigliatissimo! Web: http://www.coldmeat.se. (Christian Dex)

Android Lust: Stripped & Stitched (MCD - Projekt, 2004). Solo ora mi accorgo che nella mia playlist 2004 avrei dovuto inserire o quantomeno menzionare questo ottimo CD di Android Lust. E’ vero, non è proprio il nuovo album del progetto solista della talentuosa e tormentata Shikhee, bensì un maxi-CD di remix, sebbene la durata (circa 49 minuti!) sia di tutto rispetto. In più l’opera non è disponibile nei negozi ma può essere acquistata o per corrispondenza dal sito della Projekt o, come ho fatto io, in versione elettronica dal sito iTunes della Apple. E’ tutto vero, ma resta il fatto che ora mi accorgo di aver fatto una vera mancanza. Cercherò di porvi rimedio descrivendovi perché questo CD mi ha così colpito. Intanto, cosa stranissima rispetto ai dischi di remix, devo dire che Stripped & Stitched mi ha convinto assai di più del disco ufficiale da cui provengono la maggior parte dei pezzi, ovvero The Dividing, il secondo CD ed esordio per l’etichetta di Sam Rosenthal di Android Lust. Non che quello fosse un brutto CD, al contrario l’ho trovato davvero buono, sebbene non fosse a mio avviso esente da qualche difettuccio. In Stripped & Stitched Shikee ha liberato il suo lato più sperimentale, si è divertita (coadiuvata da altri remixer) a reinterpretare in chiave più libera e innovativa i suoi pezzi, scegliendo nuovi suoni, modificando ritmi, aggiungendo filtri, echi. Talvolta l’approccio seguito è stato completamente diverso e i pezzi sono stati spogliati della loro veste electro-industriale per essere suonati solo dalla chitarra acustica. Qui, a proposito, il termine “industriale” (mai parola fu tanto ambigua in ambito musicale!) va letto in accezione “americana”: si è spesso scritto infatti paragonando Shikee a Trent Reznor, cosa che da una parte può essere riduttiva ma che in realtà va interpretata come conferma del talento davvero fuori dal comune di Shikee. Nell’album oltre ai già citati remix da The Dividing vi sono altre interpretazioni dal CD d’esordio di Android Lust (Resolution del ‘98) più due inediti. Un album davvero ottimo che vale la pena assolutamente di avere, anche in virtù del prezzo assai accessibile (9.98 $ sul sito della Projekt o a 9.99 € sull’iTunes Music Store italiano). E ancora scusa a Shikee per non averla citata nella playlist 2004... Web: http://www.projekt.com. (Christian Dex)

Bahntier: Revulsive (CD - Rustblade/Masterpiece Distribution, 2004). Dopo l’interessante esordio del 2003, Randome, torna Stefano Rossello, in arte Bahntier. Revulsive segue la linea dell’opera precedente, ponendo ancora di più l’accento sull’accoppiata ritmo/rumore. Le coordinate del gruppo si muovono verso l’unione di una electro oscura e potente con i ritmi pesanti di scuola industriale. Il tutto arrangiato con tempi velocissimi e incalzanti studiati apposta per i dance floor. Se siete appassionati delle release dell’etichetta tedesca Hands e in generale delle proposte più ballabili e ritmate di casa Ant Zen, questo Revulsive fa davvero per voi. Le canzoni del CD sono presentate in una miscela di alta qualità. Nel CD si ritrovano comunque anche sonorità differenti, cosa che rende più piacevole l’ascolto dell’opera. Oltre alla miscela di electro e power electronics già citata non è secondaria nella musica di Bahntier l’influenza dell’EBM di scuola americana (Skinny Puppy e FLA in primis), evidentissima in pezzi come “Entrapvoices”, “Inauguration of Doom” o “Scratched Back”, quest’ultima in particolare assai debitrice della lezione del gruppo di Bill Leeb. Ma in Randome ci sono anche momenti più calmi e sperimentali. Citiamo ad esempio “State of gray”, un inaspettato brano lento d’atmosfera, che ruota intorno ad una bella e malinconica melodia: un pezzo davvero adatto per una colonna sonora. Nella “ghost track” addirittura si accenna ad una forma sperimentale di elettronica minimale e ripetitiva. Insomma con quest’opera Bahntier si trasforma da promessa in certezza. Un nome da seguire per tutti gli appassionati dell’electro più dura. Il fatto che sia un progetto italianissimo non può che renderci doppiamente felici. Web: http://www.bahntier.com. (Christian Dex)

Black Tape for a Blue Girl: Scarecrow (CDS - Projekt/Audioglobe, 2004). Dallo splendido Halo Star dei Black Tape for a Blue Girl (il CD classificato secondo nella mia playlist 2004) viene ora estratto un altro singolo. La scelta è davvero saggia perché “Scarecrow” è davvero uno dei brani più belli e pregnanti dell’album. Insieme a questo pezzo, riproposto nella stessa versione di Halo Star, nel CDS sono presenti 4 remix di altrettanti pezzi dell’opera. Si comincia con “Tarnished” riletta in una chiave electro-rock dagli Ego Likeness, seguita da una versione minimale di “Dagger”, con voce e violini su un tappeto quasi impercettibile di tastiere, e due “alternate mix” di “Already Forgotten” e “Halo Star”. Belle canzoni ma che tutto sommato non aggiungono nessun valore ulteriore a quanto è già presente in Halo Star. Sicuramente questo Scarecrow è più indirizzato ai fan del gruppo di Sam Rosenthal: a tutti gli altri il consiglio è di interessarsi prioritariamente all’album da cui il singolo è stato tratto. Web: http://www.projekt.com. (Christian Dex)

Chirleison: A Whisper (CD - Fossil Dungeon, 2004). Vi ricordate degli Essences, un interessante gruppo sardo che nel 1997 fece uscire Nebulae, un ottimo CD di musica ethereal? Ebbene, è con grande piacere e sorpresa che li ritroviamo, dopo parecchi anni, sotto nuove spoglie, con un nuovo nome, Chirleison appunto, e una nuova casa discografica, l'ottima Fossil Dungeon, per presentarci A Whisper, un lavoro di notevole fattura e qualità, che ben continua il cammino precedentemente intrapreso da questo gruppo. Il CD si apre con "Medea", una splendida e dolcissima ninnananna che ben ci introduce nelle soavi melodie di questo lavoro, caratterizzato da sonorità romantiche e raffinate, evocative e suggestive, in cui chitarra acustica, tastiere e a volte anche il flauto si fondono in maniera mirabile e accompagnano la "heavenly voice" di Alessia Cicala. I brani sono cantati in francese, inglese ed anche in italiano, come "Medea" appunto, e come l' affascinante "Canzone per Anceo" o "I doni", appassionante brano il cui testo è tratto dal poeta Villiers de l'Isle-Adam, dal vago sapore medievaleggiante, che per certi versi può ricordare i più famosi Ataraxia. Ma la musica dei Chirleison ha senz'altro una sua precisa fisionomia, una sua impronta autonoma ed originale che spazia tra musica eterea, elegante ed emozionale e sfumature vagamente neofolk, cosa che ne fa un gruppo davvero interessante e prezioso nel panorama italiano. Basta che ascoltiate il particolarissimo strumentale "Autrefois", dalle atmosfere che un po' richiamano le musiche di Morricone, per rendervene conto. Accogliamo pertanto con favore questo CD e speriamo che i Chirleison non ci facciano più aspettare tanto per poter godere della loro splendida musica. Web: http://www.fossildungeon.com. (Mircalla)

Der Eremit: Das (CD - T:d:M: Thunderdome, 2004). Il primo pezzo di questo nuovo album dei Der Eremit mi aveva fatto ben sperare (e mi aveva anche un po’ sorpreso) perché propone una sorta di bizzarro “nu folk metal”, ma purtroppo il resto del materiale incluso in Das non ha confermato la buona impressione iniziale. Per la verità direi che il cd, nel suo insieme, è abbastanza deludente e noioso, non a caso si fa una certa fatica ad ascoltarlo per intero. Il suo peggior difetto è quindi la monotonia, ma a ciò si aggiunge anche il fatto che il genere a cui questi svizzeri sono dediti ha iniziato a stancare un po’… Come ho già detto il gruppo si diletta a mescolare il metal con sonorità folk (aggiungendo ogni tanto anche qualche tocco di elettronica), il problema però è che i brani composti sono anonimi e privi di mordente: in parole povere essi non coinvolgono più di tanto, e non riescono in nessun modo a “lasciare il segno”… Più che di musica brutta parlerei di un prodotto scialbo, insignificante, che non mi sentirei di consigliare neanche a chi apprezza particolarmente questo tipo di sound. Immagino che in Germania una band con tali caratteristiche potrà trovare una sua “collocazione” e ottenere addirittura un certo successo (del resto chi è che non lo ottiene laggiù?), ma qua in Italia dubito che potrà crearsi un seguito. Tra l’altro, a differenza di tante altre uscite similari, questo Das non gode di una buona produzione (il suono infatti non è mai abbastanza potente), inoltre credo che i DE avrebbero potuto far meglio anche per ciò che riguarda gli arrangiamenti, non sempre convincenti. Insomma, c’è poco altro da aggiungere, se non che ho l’impressione che in futuro non mi capiterà molto spesso di riascoltare questo disco!! Web: http://www.dereremit.ch/. (Grendel)

Destroid: Future Prophecies (CD - Out of Line/Audioglobe, 2004). Arriva verso la fine dell'anno uno dei dischi che piu' mi hanno entusiasmato nel corso del 2004. "Future prophecies" è il frutto dell'ennesima collaborazione di Daniel Myer (Haujobb) questa volta con tale Yamazaki; il risultato è un disco bellissimo di musica elettronica intelligente, tanto ballabile quanto profondamente oscura che sfugge a facili classificazioni. Brani che trascinano in un universo cupo, "profezie" in cui il futuro è realmente oscuro e deprimente, come ben rappresentato anche dalla pur spartana grafica del booklet, in cui grandi chiazze di sangue imbrattano macchinari meccanici. Musicalmente siamo al cospetto di 13 tracce di altissimo livello, che vanno dalle "tiratissime" "Soul Asylum" e "Broken and abused" alla triste "Sir William", solo per voce e pianoforte, passando attraverso le mie due preferite: "Judgement throne" (un brano che può riverdire i fasti di "Dream Aid", uno dei migliori brani mai composti da Haujobb) e "Denial of life". Molti brani contengono campionamenti tratti da film (ho riconosciuto "Il sesto senso", di cui vengono riportati frammenti di dialogo anche nel testo di un brano), consuetudine a cui Daniel Myer ci ha già abituati. E' sempre piu' raro imbattersi in un disco come questo, che non segna praticamente passaggi a vuoto dalla prima all'ultima traccia, pertanto il mio invito non può che essere quello di procurarsi il disco in questione senza esitare. (Candyman)

Dive: Behind the sun (CD - Daft / Alfa Matrix/Audioglobe, 2004). Ennesimo album per quel geniaccio di Dirk Ivens, che con "Behind the sun" firma uno dei suoi episodi piu' convincenti. Coadiuvato da Rafael M.Espinosa e da Ms. Poly-Ester (quest'ultima per il brano "Nobody Else", uno dei potenziali hit del disco), Dive realizza un disco pienamente convincente, dalle sonorità re-iterate ed oscure, minimalista ed ossessivo, nel consueto stile della one-man band belga. Dietro il sole c'è il buio piu' assoluto, questo è il messaggio incarnato nelle dieci tracce che compongono l'album; un percorso che si snoda attraverso episodi memorabili come "Lost inside you", "Heart and soul", la già citata "Nobody else" e la title-track "Behind the sun". Disco in puro "Dive-style" quindi, che sfugge facili soluzioni "dance", ma avvolge l'ascoltatore in spirali nere e claustrofobiche.... lasciatevi catturare, non ve ne pentirete ! Web: http://www.dirkivens.com. (Candyman)

Dust Fear Of Lover: Drop-out (CD - Autoproduzione, 2004). A giudicare dal numero di demo (o demo-cd) che arrivano alla redazione di Ver Sacrum lo stato di salute dell’underground gotico italiano non è dei migliori… Naturalmente il termine “gotico” non vuole fare riferimento ad un genere unico ma a una molteplicità di stili musicali che hanno alcune caratteristiche comuni e che, a seconda dei casi, possono tendere più verso il rock, l’elettronica o il metal. Come dicevo il materiale che riceviamo non è poi moltissimo, e spesso si tratta di cose anche abbastanza simili tra loro, un po’ come se in Italia non ci fosse la voglia di dedicarsi a sonorità diverse da quelle che vanno per la maggiore. Ho fatto una così lunga premessa perché questo lavoro dei Dust Fear Of Lover mi ha colpito proprio per la sua particolarità: la band bresciana non propone nulla di eclatante ma di sicuro nel nostro paese è una delle poche a interessarsi di electrowave… Gli undici brani contenuti in Drop-out sono contraddistinti da un’estrema semplicità strutturale e anche da una certa ripetitività, ma tutto sommato si lasciano ascoltare con piacere. Molti di essi sembrano una versione “sintetico/elettronica” di ciò che i The Jesus and Mary Chain facevano quasi una ventina d’anni fa (non a caso il cd include una cover di “Head”…), e questo è senz’altro uno dei motivi per cui riescono a colpire fin dalla prima volta che li senti. Purtroppo la qualità delle registrazioni non è delle migliori e ciò influenza parecchio la resa dei pezzi, che spesso appaiono un po’ caotici e confusi, però i DFOL hanno dimostrato di avere qualche buona idea, e quindi spero che in futuro avranno la possibilità di esprimersi avvalendosi di supporti tecnici più validi di quelli usati finora. Un gruppo con buone prospettive insomma, di cui mi auguro di risentir parlare molto presto… Per informazioni: Piardi Mauro, via J. Kennedy 2, 25064 Gussago (Bs). Web: http://psychod-vein.iwarp.com/. email: se.piard@tin.it. (Grendel)

Endanger: Addicted to the masses (CD - Infacted Recordings/Audioglobe, 2004). Qualche anno fa qualcuno ha inventato il termine "future-pop" per identificare musica elettro particolarmente "leggera", dai refrain immediati, ballabile e facilmente assimilabile sin dal primo ascolto. Il termine viene usato dai piu' con una valenza negativa, a simboleggiare una scarsa qualità del prodotto; ora, al di là delle mie idee personali sull'argomento, non posso non rilevare come questo lavoro degli Endanger sia un disco "pop che piu' pop si muore" ! Canzoni leggerine e zuccherose, roba che al confronto i Melotron (gruppo che per altro apprezzo molto) sembrano harsh-elettro, un susseguirsi di brani piuttosto insipidi per un gruppo "pronipote" dei sommi Depeche Mode e che piu' modestamente cerca di emulare le gesta di Melotron, Colony 5 et similia. Le poche impennate del cd le riservano la title-track (questo brano in effetti mi è entrato in testa e non mi abbandona da diversi giorni) e "Give me a reason", che oltre alla versione originale ci viene riproposta in altre 5 versioni, tra club edit e remix dei vari Assemblage 23, Namnambulu, Massiv in Mensch e Hecq. Un disco tutt'altro che indispensabile quindi, che consiglio solo a chi ama il lato piu' disimpegnato dell'elettro.... se poi volete chiamarlo synth-pop, future-pop o in altro modo, fate voi. Web: http://www.endanger.de. (Candyman)

God Module: Victims among friends (MCD - Out of Line/Audioglobe, 2004). Nuovo mcd per gli americani God Module, che dopo il buon album "Empath", ci presentano questo disco ad anticipare il nuovo "full lenght" previsto per i prossimi mesi. "Victims among friends" include 7 tracce; troviamo innanzi tutto tre versioni della title-track: si tratta di un brano discreto, nel tipico stile della band americana (per chi non li conosce, direi che suonano come una versione maggiormente "dance" di Suicide Commando e similari). Un brano che sicuramente non mancheremo di ascoltare nelle playlists dei dj piu' attenti alle novità, anche se lo trovo un gradino inferiore ai piu' riusciti brani di "Empath" o del mcd precedente "Perception"; il brano viene poi remixato da Suicide Commando ed Amduscia, con un risultato sicuramente piu' convincente ad opera di Johan Van Roy, rispetto ai ragazzi messicani. Altro nuovo brano (presente in due versioni) è "The ones we love", un buon pezzo, meno aggressivo rispetto a "Victims among friends" e le sue caratteristiche maggiormente "melodiche" vengono amplificate nel remix di Parallel Project. A completare la tracklist, una nuova versione di "Resurrection", brano che apriva il primo cd dei God Module, "Artificial"; un brano che è bello riascoltare oggi in questa nuova versione è che forse per alcuni costituirà anche una novità; chiusura col botto, con un'altra inedita, "Image", brano decisamente coinvolgente e dalle grandi potenzialità "dance". Un mcd piu' che buono quindi, a ribadire l'alto gradimento del sottoscritto per i prodotti del gruppo americano. Web: http://www.godmodule.org. (Candyman)

Heimataerde: Ich habe die nacht getraeumet (MCD - Infacted Recordings/Audioglobe, 2004). L'ennesimo progetto elettro di provenienza teutonica, veste i misteriosi panni di Heimataerde all'atto d'esordio con questo mcd. Ben poco si sa al momento di questo progetto, dietro cui si cela tale Ash, e che propone un elettro-sound ad alto numero di BPM (specie nei brani "Gib mir" ed "Endlos", tormentoni che sicuramente in Patria staranno spopolando), mentre un brano come "Musikerhaende" ci offre uno stile piu' prossimo a quello dei Feindflug o al piu' celebre brano di PAL "Gelobnis"; troviamo infatti campionamenti di cori che ci riportano ad un clima "bellico-nostalgico". Tali caratteristiche (vedere anche il sito internet, decisamente in stile medioevale, l'uso del latino ed il continuo richiama a "guerra" e "patria") sono molte insolite in gruppi elettro-EBM, mentre siamo piu' abituati ad incontrarle quando siamo alle prese con (alcuni) gruppi di area "neo-folk". Insomma, una strana contaminazione per un progetto sicuramente particolare, se non nella proposta musicale, in quella "estetica". Attendiamo l'imminente album "Gotteskrieger" per un'analisi piu' approfondita. Web: http://www.heimataerde.de. (Candyman)

Hiroshima Mon Amour: Cambio 1995-2001 (CD - Revenge Records, 2004). Ed ecco che "Cambio 1995-2001", l'annunciato CD-compilation degli Hiroshima Mon Amour, vede finalmente la luce. Un disco contenente ben sedici brani mai pubblicati in precedenza, oltre ad una traccia multimediale che vi permetterà di ripercorrere la intiera vicenda artistica del gruppo capeggiato da Carlo Furii, artista dotato d'umbratile vena poetica che ben s'accompagna alle sonorità ivi proposte. Trattasi di opera non riservata solo agli appassionati della classica wave ottantiana, con espliciti riferimenti alla scuola italiana, suonando più di un pezzo assolutamente attuale. Diversi i motivi che risaltano nitidi, fra i quali mi piace almeno citare "Nume", "L'insetto", "Cambio", "Ingenuità" o "Di notte...", dividendosi tra misurata furia mediata dal punk e lirismo decadente. Di assoluto pregio le cover-versions di "You're lost little girl" dei The Doors e di "On Broadway", dai tratti genialoidi rimandanti agli Ultravox, mentre alcuni brevi schegge strumentali inquietano colla loro carica enigmatica. Chiusura affidata alla movimentata "Luna", altro piccolo capolavoro di un gruppo che meriterebbe davvero maggiori attenzioni. Web: http://www.hma.it. (Hadrianus)

Icon of coil: Uploaded and remixed (2CD - Out of Line/Audioglobe, 2004). Signori La Plegua e Komor, stavolta non ci siamo... Anche gli Icon of Coil non hanno resistito alla tentazione di realizzare un album di remix, operazione che finisce con l'essere un' occasione sprecata, o quanto meno riuscita solo in parte; su "Uploaded and remixed" troviamo infatti tanto episodi apprezzabili quanto altri decisamente insulsi. Partiamo dagli aspetti che trovo meno positivi di questo lavoro: innanzitutto le due inedite "TB memory" e "Been there", due brani veramente brutti, decisamente virati verso la techno di piu' bassa lega... fossero rimaste inedite sarebbe stato meglio. Anche la maggior parte dei remix non fanno altro che farmi rimpiangere le versioni originali, con particolari note di demerito a "Disconnect" (Goteki remix), "Floorkiller" (Daedal remix) e "Thrillcapsule" (Moonitor remix). Alla fine i due soli remix che mi convincono sono "Simulated" (Funker Vogt remix) e "Regret" (Combichrist remix) che, con le nuove versioni di "Shallow nation" e "Floorkiller", tengono a galla il livello di un cd piuttosto mediocre. Sul secondo cd troviamo invece ben 5 versioni di "Shelter", uno dei brani piu' belli di "Machines are us" viene rivisitata da Soman, Analogue Brain e Combichrist con risultati altalenanti, ma comunque non si tocca mai il fondo come invece accade in alcuni già citati episodi del cd1. In definitiva un disco piuttosto inutile (i cd di remix di solito interessano un pubblico limitato di fedelissimi e le inedite inserite per rendere piu' appetibile l'acquisto risultano essere proprio la parte peggiore del cd), consigliabile solo ai fans piu' incalliti ed ad un pubblico che piu' che EBM ed elettro-dark apprezzi techno ed elettro-maranza. Web: http://www.iconofcoil.com. (Candyman)

L'Impero delle Ombre: L'Impero Delle Ombre (CD - Black Widow Records, 2004). Il gruppo ha in Giovanni (voce e cori) ed Andrea (chitarre) Cardellino il nucleo principale, arricchito dalla presenza di due veterani quali Enrico e Dario Caroli degli storici Sabotage, leggenda del primevo heavy metal italico. Viaggiamo lungo coordinate obscurissime, i riferimenti sono in fatti dettati da acts affondanti nel buio del passato quali Jacula, Black Widow, Angel Witch, i sulfurei finnici Sarcofagus, l'imprescindibile Sabba Nero, ma pure realtà a noi contemporanee o quasi (Malombra, Abiogenesi, Death SS...). Atmosfere plumbee ed evocative, come nell'opener "Condanna" (preceduta dall'intro "Il canto del cigno"), nell'enigmatica "Rituale" nella pesantissima "Il giardino dei morti", dal pachidermico incedere, una vera dichiarazione di fede doom (dai cori sostenuti da un altro mito del metallo pesante quale Bud Ancillotti)! Inquietanti tastiere introducono la catacombale "Ghost", quasi dieci minuti di pura sofferenza ed angoscia, pezzo lentissimo sostenuto da delle chitarre minacciose e suddiviso in quatto movimenti. Questi ragazzi si dimostrano competenti ed assai rispettosi della lezione impartita dai maestri, questo autentico moloch di sanguinolento heavy-dark lo dimostra appieno, andando a citare con gran misura pure i siderali Pink Floyd. Diamante grezzo dall'arcana bellezza, "Ghost" è brano epocale che ci fornisce l'esatte dimensioni del talento artistico dei suoi estensori. Chiude la cimiteriale "Corpus, animae et spiritus", horrorifico strumentale che mi ha fatto riandare ad indiscutibili capolavori italici del passato quali "Il segno del comando" (lo sceneggiato con Ugo Pagliai e Carla Gravina, ma pure il progetto patrocinato dalla Black Widow), del quale media la grande tensione narrativa. Ed il marchio della coraggiosa etichetta genovese non poteva non apparire pure sul presente lavoro, destinato ad essere presto iscritto nel libro nero del dark/doom fra coloro che sono eletti. Dalle tenebre! Per informazioni: www.limperodelleombre.it. Web: http://www.blackwidow.it. (Hadrianus)

In Slaughter Natives: Resurrection – The Return of a King (CD - Cold Meat Industry/Audioglobe, 2004). Mai sottotitolo fu più appropriato per descrivere questo CD: “Il ritorno di un Re”. Ed è davvero con la classe dei più grandi che Jouni Havukainen è tornato con il suo progetto In Slaughter Natives, uno dei gruppi più amati della scuderia Cold Meat (e scusate se è poco, considerando i prestigiosissimi nomi che la popolano…). Dal primo ascolto ho immediatamente capito che questo sarebbe stato il mio CD preferito del 2004. Si tratta di un’opera maestosa, inquietante, oscura, tetrissima ma anche estremamente elegante. Il suono degli In Slaughter Natives non è cambiato e se proprio deve essere fatto un appunto a questo Resurrection si può parlare della mancanza di innovatività rispetto alle opere del passato. Ma questo alla fine non importa affatto perché il CD è davvero stupendo. Si ritrovano quindi le orchestrazioni solenni, il drumming marziale, i campionamenti di voci operistiche, la voce distorta e gutturale che declama i testi, anzi talvolta sembra vomitarteli addosso. Le soluzioni rumoristiche si limitano a interventi minimali, ad esempio ai campionamenti di voci, mentre a farla da padrone sono le percussioni, o meglio strati e strati di percussioni - timpani, rullanti, drum-machine, campane - che si intrecciano a creare un muro di suono impenetrabile. Il tutto concorre a creare delle atmosfere davvero emozionanti a cui è impossibile rimanere indifferenti. Splendide le dieci canzoni qui presenti: citarne una sola sarebbe cosa inutile e riduttiva. Menziono invece la bonus-track costituita dal video-clip di “Clean Cathedral” (un pezzo non presente nel CD se non in questa forma). Il brano è davvero bello mentre il video non è davvero niente di ché, con il suo campionario di scene di macelleria, autopsie e varie “amenità” tipiche della (peggiore) tradizione industriale. Al di là del video Resurrection è un album che non può (né deve!) mancare nella collezione di ogni appassionato della scena industriale. Un’opera oscura come un pozzo senza fondo, come una notte di tregenda senza luna, come le vostre più profonde paure. In una parola: capolavoro! Web: http://www.inslaughternatives.com. (Christian Dex)

In Strict Confidence: Seven Lives (MCD - Minuswelt/Audioglobe, 2004). Il 2004 si era aperto all'insegna degli In Strict Confidence, che nel mese di gennaio avevano licenziato lo splendido "Holy" (per me disco dell'anno) e si chiude ancora sotto il segno della band di Dennis Ostermann, che regala ai fans questo ricco mcd (13 tracce per quasi 80 minuti di musica) imperniato su una delle piu' belle canzoni incluse in "Holy". "Seven Lives" ci viene proposta in 5 versioni: oltre all' "extended version" ed al "club mix" (a cura di Olaf Vollschlager), abbiamo un "Monozelle remix" francamente deludente; decisamente piu' apprezzabili i remix di De/Vision e degli eroi americani del synth-pop, gli Iris. Due remix anche per "No love will heal", gli autori sono i Cruxshadows e Lucas Boysen con risultati discreti; una nuova versione anche per "Eye of heaven", che risulta molto piu' tranquilla rispetta alla versione originale (che sinceramente ho nettamente preferito) e nuovo remix anche per "Babylon": entrambi i remix sono ad opera di Hecq che ancora una volta mi delude come già aveva fatto nel recente "Holy - The Hecq Destruxxion", cd che proponeva remix di tutti i brani di "Holy". Eccoci quindi ai 4 inediti assoluti, che indubbiamente rappresentano il vero motivo d'interesse di questo mcd: si parte subito benissimo con "Open skies", dove ritroviamo la splendida voce di Antje Schulz, per un brano veramente splendido, sulla scia dei due brani già interpretati da Antje su "Holy", ovvero "Sleepless" ed "Emergency". Belle anche "Walking shadows" (che in alcuni passaggi mi ha ricordato il singolo di qualche anno fa "Kiss your shadow") e la strumentale "Slowmotion"; piu' particolare e minimalista "Der Teufel". Un mcd quindi decisamente interessante, con dei buoni inediti e remix (quasi tutti) interessanti, il tutto per altro presentato in una veste grafica decisamente interessante (ritroviamo la suora già protagonista delle copertine di "Babylon" ed "Holy", questa volta virata a modo di divinità indu'): un digipack con gli angoli arrotondati. Acquisto obbligato per i fans della band tedesca. Web: http://www.instrictconfidence.com. (Candyman)

Jaaportit: Uumenissa (CD - Firebox/Masterpiece Distribution, 2004). Jaaportit è un progetto finlandese che mi era capitato di incrociare, a suo tempo, vagando per l’ormai snaturato sito mp3.com. Si tratta di un progetto inseribile nel sempre più ampio mondo della musica ambient, con qualche tendenza più scura ma, malgrado la provenienza geografica, piuttosto lontano dalle sonorità dei numerosi gruppi oscuri che popolano le lande scandinave. I primi brani che mi è capitato di ascoltare non mi erano dispiaciuti ma neppure mi avevano colpito in maniera particolare; nelle intenzioni di Tuomas M. Mäkelä, membro unico del progetto, lo scopo di questo secondo CD dovrebbe essere quello di ristabilire il corretto ordine universale tra i quattro elementi fondamentali della natura e la mente umana: intento invero un po’ pretenzioso, perseguito da molti con alterni risultati e, soprattutto, profondità di ricerca. Nel complesso questo lavoro conferma, a grandi linee, le opinioni che mi ero fatto ascoltando i brano scaricati all’epoca dalla rete: suoni a tratti abbastanza interessanti ma che alla lunga non lasciano un particolare segno; in diversi passaggi ci si avvicina troppo, per i miei gusti, ai pericolosissimi lidi della new age; in altri sembra di sentire echi dei corrieri cosmici tedeschi, con due notevoli differenze: qui non si riesce ad avvicinarsi allo spazio profondo esplorato dai vecchi pionieri ma, soprattutto, suoni che all’epoca erano incredibilmente innovativi, in produzioni attuali possono risultare poco significativi, a meno che non siano filtrati attraverso sensibilità ben fuori dal comune. Nel complesso, il CD può tranquillamente accompagnare attività che permettano un ascolto distratto, ma ad un ascolto più approfondito ho l’impressione che la noia e la mancanza di novità facciano capolino in più di una situazione; d’altra parte c’è anche da sottolineare il fatto che, in questo genere di musica, è sempre più difficile creare qualcosa di nuovo e le vie ancora percorribili sono veramente poche. Web: http://www.jaaportit.net. (Ankh)

Kranio vs Urna: Stairs to Abyss (MCD - Slaughter Productions, 2004). Slaughter Productions è da lungo tempo, al di là di ogni ragionevole dubbio, un punto di riferimento insostituibile per gli amanti della musica estrema di derivazione industriale, sia come distribuzione di lavori altrui, sia come produzione, specialmente quando si parla di nastri e CD autoprodotti. Urna è un progetto che conosco, grazie al CD split con Djinn e al successivo Lares; Kranio invece, pur avendolo già sentito nominare, è nuovo alle mie orecchie. Questo mini CD, della durata di poco meno di mezz’ora, è concettualmente prossimo ai lavori precedentemente citati di Urna: si tratta di una complessa e profondamente cupa manipolazione di suoni provenienti da strumenti assolutamente insospettabili (voce e percussioni a parte, quello che colpisce maggiormente l’immaginazione è sicuramente il mandolino!). I due musicisti si dividono il lavoro equamente: Gianluca Martucci/Urna si occupa delle fonti originarie, Carlo De Vietro/Kranio della manipolazione. Il risultato è molto efficace e agghiacciante: tutto sembra immerso in una nebbia fredda e malata e le lente variazioni tipiche del genere sono coadiuvate da interessanti stratificazioni di suoni; difficilissimo riconoscere gli strumenti che generano i suoni tranne, in alcuni frangenti, la voce; considerato che in ambito dark ambient di novità vere e proprie, tranne rare eccezioni, è sempre più difficile trovarne, direi che questi progetti non hanno molto da invidiare a progetti nordici di ben altra fama e credo che valga decisamente la pena supportarli, magari nella speranza che sia possibile, prima o poi, riuscire a scrollarsi di dosso gli ovvi riferimenti storici e trovare, perché no, una nuova via alla musica industriale più scura e rarefatta. (Ankh)

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