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The 69 Eyes: Devils
(CD - Virgin/EMI, 2005).
Nonostante esistano da parecchi anni e siano dediti a un genere di musica molto “trendy”, i finnici The 69 Eyes non sono mai riusciti ad eguagliare il successo ottenuto dai loro connazionali Him e The Rasmus. In madrepatria Jyrki e compagni hanno un grandissimo seguito, mentre in Europa sono tuttora considerati una band “minore” della scena gothic metal. Il loro nuovo album, intitolato Devils, segna un ritorno a sonorità più sanguigne di quelle che caratterizzavano il precedente Paris kills (2002): non che si possa parlare di un cambio di rotta vero e proprio, ma certamente il sound che ci viene proposto da canzoni come “Nothing on you”, “Feel Berlin“ e dalla titletrack è un po’ più “metallizzato” rispetto a certe cose del passato. In particolare parlerei di un avvicinamento all’hard-rock grintoso e potente dei primi Danzig, ma ovviamente non mancano i riferimenti a Peter Steele e ai suoi Type O Negative, da sempre una delle formazioni più “saccheggiate” dal quintetto scandinavo (non solo per quanto riguarda la musica, ma anche per tutto ciò che concerne le vocals). In generale si potrebbe dire che questo disco è un po’ un ritorno alle origini, cioè al periodo in cui i cinque non avevano ancora scoperto che giocare a fare i “vampironi romantici” poteva fruttare loro un sacco di soldi e di soddisfazioni!! In generale questa sorta di gothic “stradaiolo” non mi dispiace per niente, anzi considero Devils come la cosa migliore che i The 69 Eyes hanno fatto negli ultimi cinque/sei anni. Brani come “August moon” o “Lost boys” hanno un fascino intrigante e si lasciano ascoltare con piacere, ma anche parecchi altri episodi risultano molto meno zuccherosi e scontati di quelli contenuti nei più recenti lavori del gruppo. Insomma, stiamo parlando di una release che sarà apprezzata da chi non disdegna l’abbinamento tra i classici riff della tradizione rock/metal e le atmosfere oscure, ma che probabilmente sarà ignorata da coloro per i quali certi accostamenti sono decisamente troppo azzardati…
Web: http://69eyes.poko.fi/.
(Grendel)
AA.VV.: Endzeit Bunkertracks Act 1
(Cofanetto - Alfa Matrix/Audioglobe, 2005).
L'Alfa Matrix questa volta ha fatto le cose in grande. "Endzeit Bunkertracks" è un box (limitato a 1.666 copie) contenente ben 4 cd che racchiudono un'ampissima panoramica sulla scena elettro-dark attuale; un'opera monumentale che si concentra sopratutto sull'harsh-elettro (indubbiamente il genere piu' rappresentato nei quattro dischetti), mettendo in campo tutti i nomi piu' famosi di tale scena, accanto ad una altrettanto vasta schiera di bands meno note. La carne al fuoco è veramente tanta e per chi ama il genere c'è veramente da godere, visto anche l'alto numero di tracce esclusive o rare qui contenute. Sarebbe troppo lungo dilungarsi in commenti sulle tracce e sugli artisti presenti, dico solo che label come Alfa Matrix (ovviamente) e Noitekk mettono in campo tutti i loro artisti; accanto a questi, troviamo "guests" di altre etichette come Suicide Commando, Combichrist, S.I.T.D., Hocico, Wumpscut, God Module ecc.... Ogni dischetto contiene 15 tracce, per un totale quindi di ben 60 brani.... Un buon prodotto, ma anche con i cibi piu' buoni, non bisogna esagerare onde evitare indigestioni, quindi, visto anche l'alto tasso di BPM, ne consiglio un'assunzione a piccole dosi.
Web: http://www.alfa-matrix.com.
(Candyman)
All My Faith Lost...: As You're Vanishing In Silence
(CD - Cold Meat Industry, 2005).
A quattro anni dall'EP che ne segnò l'esordio, quell' "In a sea, in a lake, in a river... or in a teardrop" pubblicato dalla Nail Records, tornano i friulani All My Faith Lost, questa volta con un intiero albo. Patrocina l'iniziativa la prestigiosa Cold Meat Industry, offrendo così ai nostri validi artisti l'opportunità di una maggiore visibilità in ambito internazionale. "As you're vanishing in silence" assembla 10 tracce (oltre alla breve opener "Come close my lover"), delicatissime e segnate da una vena poetica umbratile, evocante sentimenti di quieto abbandono ed intima beatitudine. Sensazioni sublimate dal prevalere di ambientazioni acustiche e chiaroscurali, che possono trovare riferimenti in quanto prodotto da insiemi e solisti legati alla notabile Projekt. L'esile voce di Viola ricama versi struggenti che si distendono placidi su d'uno scarno ordito strumentale, ed il gruppo tratteggia a pastello paesaggi appena sfocati ove predominano toni tenui esaltanti una bucolica quiete che par dissolversi d'un tratto, per lasciar spazio ad elegiache cogitazioni. La magistrale interpretazione di "All day I hear your voice" evoca lontani struggimenti, "Rain has fallen all the day" richiama il lento scorrere delle ore d'un umido pomeriggio novembrino (e quando entra la severa voce di Federico par d'udire i versi d'un Poeta che il Tempo ha celato fra le più recondite pieghe della Memoria, e che il rincorrersi dei plumbei nembi nel ciel rabbuiato evocano d'un tratto!). Non v'è traccia alcuna di forzatura, in "As you're..." tutto essendo genuino, sincero. "Triste quiete", "Sleep now", "Disclose your eyes"... Canzoni volte allo Spirito, all'animo solingo e frastornato che brama Pace. Che inducono al silenzio, alla contemplazione. Lacrime di commozione che rigano volti scavato dalla fatica e dall'insonnia di chi ha visto spengersi colei/colui che più amava, marmi bagnati dalla nebbia, aroma d'erbe e di pioggia, di petali risecchiti di rosa sparsi dal vento su d'una fredda lastra immacolata. Il sole all'occaso ch'accende di viola il cielo, e la nostra anima che s'assopisce paga, come il bimbo nel rassicurante grembo della madre. Bellissime le voci, a volte d'una soavità toccante, altre ferme, accompagnate da piano, chitarre, violino e viola. Grafica adattissima ai contenuti del disco. Altro non voglio aggiungere. A volte le parole non sono sufficienti.
(Hadrianus)
The Awakening: Darker Than Silence
(CD - Sonorium/Masterpiece Distribution, 2005).
Non capita certo tutti i giorni di ascoltare/recensire un gruppo proveniente dal Sud Africa! Eppure i The Awakening sono assai noti colà, avendo confezionato fino ad oggi una diecina di dischi, partecipato ad innumeri festivals, anche in qualità di headliners, e ricevendo tutt'ora un costante e massiccio airplay da parte delle radio locali. Un bel curriculum, che accresce la curiosità ed il desiderio di ascoltare a fondo la loro prima release distribuita in Europa, "Darker than silence". Il loro goth-rock non farà certo gridare al miracolo (ma, ammettiamolo, la fantasia difetta pure da noi!), eppure il disco suona davvero gradevole. Se l'opener "Death says yes" risulta per nulla trascendentale, la successiva "No more crucifixion" appare maggiormente convincente, dotata di un bel tiro e di decise incursioni electro. "The needle and the gun" è bella energica e si avvale di rifrazioni moderniste che la rendono ancor più avvincente. In somma, questi The Awakening non sono certo degli sprovveduti, e certo faranno la loro bella figura nel corso dell'incombente tour che li vedrà impegnati sui palchi del nostro vecchio continente. La semi-acustica ballatona "The man who wasn't there" profuma di gothic-metal, ed è seguita da un altro tempo lento, quella "Angelyn" che tanto potrebbe piacere ai fan dei The 69 Eyes. Dopo cotanto zuccherino la caotica "Armageddon style" appare davvero troppo confusa e spinta; ma non è finita, perchè il dischetto conta ben quindici tracce (ecco un evidente difetto, una sforbiciata avrebbe giovato alla dinamica del CD), ed alla lunga nell'ascoltatore può insorgere un certo senso di spossatezza. Non mancano comunque episodi significativi, quali "Self" (ancora un lento, e non è l'ultimo) "Chosen", "Animal", fino a giungere alla finale "Traffic", sofferto episodio che conferma la validità di "Darker than silence". Ed ora, attendiamo il responso del palco!
Per informazioni: www.masterpiecedistribution.com.
Web: http://www.sonorium.de.
(Hadrianus)
Black Eternity: ...And The Petals Fell...
(MCD - Selfproduced, 2004).
Seconda prova per questa interessante one-man-band ascrivibile ad Emanuele Telli, unico responsabile del progetto Black Eternity. "...And the petals fell..." consta di cinque tracce dai tempi lenti, dilatati, emananti un'aura di solenne mestizia. Lo stesso artwork induce chi vi s'accosta al ripiegamento interiore, la copertina raffigura una lunga galleria di sepolcri leggermente sfocati, e l'impressione di spoglio e quieto abbandono che si prova viene amplificata dall'assenza di colore. Trattasi sommariamente di ambient darkeggiante, ma non possono sfuggire riferimenti concettuali al doom più estremo ed oltranzista, quello che ha fatto dell'annichilimento del concetto di ritmo e di canzone la sua nera bandiera. Tutti i brani sono caratterizzati da un accentuato minimalismo, che non stride con alcuni passaggi improntati su d'una sofferta magniloquenza. Sopra tutto "20-08-2003" accentua i caratteri di funerea sacralità che pervadono "Black Eternity", ed è evidente la volontà dell'autore di esprimere un dolore intimo. Tutti gli episodi sono esclusivamente strumentali, ma il libretto riporta per ognuno i testi, da leggere così seguendo la musica. Una prova ancora acerba, ma senza dubbio interessante e meritevole di attenzione. Con cotali presupposti, si può prevedere ulteriori maturazioni, sopra tutto affinando il metodo di scrittura e curando maggiormente i suoni. Da contattare!
Web: http://www.blacketernity.net.
email: emanuele@blacketernity.net.
(Hadrianus)
The Cold: After All
(CD - Sonorium/Masterpiece Distribution, 2004).
Sogno o son desto? E' il 2005 o mi trovo nel bel mezzo degli eighties (che nostalgia...)? Grandi The Cold! Vabbè, a questi volonterosi tedeschi si potrà imputare plagio, assenza totale di personalità... Ma che importa, quando alle loro canzoni va attribuito l'indubbio merito di saper coinvolgere emotivamente l'uditore, provato da troppa musica plastificata attualmente in voga. Sì, proprio una bella manciata di brani che ci riportano dritti dritti indietro nel tempo di una ventina abbondante di anni (si potesse davvero... lasciamo perdere!): chitarre ficcanti, basso vorticoso, cantato epicheggiante (e non citatemi Robert Smith, meglio, solo Robert Smith, Uwe Liebscher deve aver assunto dark/new wave ottantiana in dosi massicce!), batteria rintronante, un gusto spiccato per la melodia (esemplare a tal proposito "Sorrow") . Risultato: un CD pregevolissimo! E quando il mirabile mix di Cure/Sad Lovers and Giants/Joy Division etc. etc. etc. non soddisfa la vena pomposa e magniloquente dei nostri, ecco giungere a soccorso Monica Richards e William Faith, a dipingere un vero e proprio, piccolo capolavoro di dark-pop quale è la deliziosa "Summertime"!
Ma un altro illustre nume ospita "After All": Andy Sex Gang presta le sue istrioniche vocals sul pezzo di chiusura, quel ""World came down" che pure firma. Altri episodi degni di nota sono la trascinante "Never fall again", "Sleep but never dream" (echi di And Also the Trees...), la spiritata e sisteriana title-track, mentre una citazione a parte merita la rockeggiante "Hate you", interpretata con gran trasporto da Uwe. Considerando le sonorità odierne, "After all" potrà apparire mera ed ingenua rievocazione, ma il gran valore intrinseco del quale ogni suo singolo episodio è dotato fuga presto qualsisia indecisione. Bel disco davvero!
(Hadrianus)
The Count: Zero
(CD - Dark Wings, 2005).
Discreto disco questo "Zero", dei tedeschi The Count, una band che propone un gothic-rock che ultimamente sembra godere di un buon momento, visto il grande ritorno dei Girls Under Glass ed i recenti album di Last Dance e Cruxshadows. Nelle sonorità dei brani che compongono "Zero" possiamo riscontrare forti analogie sopratutto coi primi due gruppi citati: sonorità epiche, contraddistinte dai riff di chitarra, ma senza disdegnare un discreto apporto di basi elettroniche; una calda voce maschile e l'efficace apporto di una vocalist femminile in alcuni brani (molto bella "Lost"), fanno di questo disco un lavoro discreto ed abbastanza godibile, anche se i brani non sono tutti sullo stesso livello ed in alcuni momenti affiorano i clichè piu' scontati di tale genere musicale.
Prodotto comunque discreto che potrebbe incontrare i favori degli amanti del gothic-rock.
(Candyman)
CreamVIII: Wintertime
(CD - Sonorium/Masterpiece Distribution, 2005).
Non che i teutonici CreamVIII abbiano dato sfogo alla loro fantasia, nel comporre le songs strutturanti il presente "Wintertime"... Ma di questi tempi si è costretti a fare di necessità virtute, indi, accontentiamoci. Qualcheduno li ha definiti icone del gothic tedesco, e certo i nostri il loro compitino lo sanno svolgere con diligenza. Una manciata di brani che si meritano la piena sufficienza, con la particolare ballata "Tverde Blizo" ( a bulgarian love song!) decisamente intrigante. Per il resto goth, autarchico e morboso goth. Belle chitarrone, inserti electro ben calibrati, cantato lascivo e vizioso, sezione ritmica puntualissima. Belle atmosfere, cupe e decadenti al punto giusto, episodi che possono indurre pure al ballo, alcuni senza dubbio da ricordare ("Paid in pain", ad esempio), altri particolari (la bizzarra "Sabeth" è davvero disturbante). Dei veri professional del gothic, i CreamVIII sono insieme che merita considerazione. E l'ascolto ripetuto di "Wintertime" lo conferma. E la fantasia? Beh, sarà per la prossima volta!
Per informazioni: www.masterpiecedistribution.com.
Web: http://www.sonorium.de.
(Hadrianus)
Deine Lakaien: April skies
(CD - Capitol, 2005).
Nuovo album per uno dei gruppi piu' rappresentativi della scena tedesca; i Deine Lakaien tornano con questo nuovo album che mantiene alto il loro nome e promette di portare loro nuove schiere di fans. L'amore è il grande protagonista dei brani che compongono "April skies", disco quindi assai romantico in cui la bella voce di Veljanov è supportata dalle consuete partiture elettroniche, arricchite da strumenti ad archi e nei brani piu' tirati (ad esempio "Midnight sun") compare anche la chitarra elettrica. L'album è stato preceduto dall'ottimo singolo "Over and done", che si conferma la traccia piu' valida del disco anche se non meno valide sono le altre 11 tracce che compongono "April skies", in un susseguirsi di momenti di ispirazione maggiormente romantica ("Slowly comes my night", "Supermarket") ed altri maggiormente "nervosi" ("Through the hall" mi ha ricordato la classica "Dark star"). Un album di assoluto spessore, al momento una delle migliori publicazioni dell'anno e sicuramente uno dei migliori capitoli della discografia dei Deine Lakaien.
Web: http://www.deine-lakaien.com.
(Candyman)
Diorama: Amaroid
(CD - Accession/Audioglobe, 2005).
"Amaroid", quarto album per i Diorama di Torben Wendt, promette di essere il disco della loro consacrazione. Da sempre considerati (non a torto) "cloni" dei Diary of Dreams, la band tedesca mostra nel nuovo album una certa evoluzione del proprio sound, anche se i rimandi alla band di Adrian Hates sono ancora innegabili, mentre in altri brani appare evidente l'influenza esercitata da Sua Maestà David Bowie. Nel complesso il disco si mantiene quasi sempre su un buon livello, anche se un suo ascolto integrale (13 tracce) può forse dare una certa sensazione di "pesantezza", in virtu' di atmosfere un po' troppo monotone. Si tratta comunque di elettronica raffinata, con profonde venature dark-wave e testi introspettivi per un disco che trova la propria sublimazione nella splendida "Friends we used to know". Disco consigliato agli amanti di atmosfere crepuscolari e malinconiche.
Web: http://www.diorama-music.com.
(Candyman)
Down Below: Silent Wings: Eternity
(CD - Rabazco, 2004).
La piramide sulla cover non lascia presupporre nulla di buono: sarà il solito dischetto ispirato ai grandi misteri dell’Antico Egitto ? La intro (“Neb-Cheperu-Re”), con atmosfera pseudo antica e tanto di voce da mummia resuscitata dall’al di là è la prima conferma negativa. Seguono quindi dei rocketti molto banali, adulterati di puerilità, canticchiabili mentre si fa la spesa al supermarket o ballabili in una festicciola di adolescenti. E pensare che si tratta di una band tedesca che vive (o sopravvive) dalla metà degli anni ’90 per infine trovare la loro affermazione musicale nel 2003. Nel 2004 la loro dedizione alla mitologia egizia costituirebbe la svolta … già ! Quella che dovrebbe prendere l’ascoltatore avveduto davanti al loro cd !
Poche idee, roch 'n roll da pochi centesimi, lasciamo perdere
email: info@downbelow.de.
(S*Tox)
Final Selection: Meridian
(CD - E-Noxe, 2005).
Nuovo album per i Final Selection che con "Meridian" ribadiscono le ottime impressioni destate dal loro album d'esordio "Antihero". Il duo tedesco è autore di un'ottima darkwave, brani con sonorità che possono ricordare i Deine Lakaien o una versione piu' "solare" dei Diary of Dreams, con precisi rimandi alla piu' malinconica new wave anni '80 (ascoltate il brano "Everchild": a me ha ricordato i Fiction Factory). "Meridian" consta di ben 16 brani, ma a differenza di altri dischi in cui non ho mancato di sottolineare come la prolissità fosse una nota negativa, perchè a tanta quantità non corrispondeva altrettanta qualità, in questo caso siamo al cospetto di un disco che rimane su ottimi livelli qualitativi praticamente dall'inizio alla fine; brani delicati, sognanti e malinconici che poggiano su strutture assai riuscite; rispetto al primo album, una novità è costituita dall'apporto della voce femminile (in duetto con la voce maschile nel brano "Coming home" ed assoluta protagonista in "Avalon"). Diversi i brani pregevoli e meritevoli di citazione: oltre alle precedenti, vi segnalo "Secret game", "Lost", "Lava" e "Dangerous horizon"; da notare che ritroviamo anche l'ottima "Jupiter's child", già apparsa sul mcd "Heading for graceland". Un disco veramente bello e caldamente consigliato.
(Candyman)
Fr/Action: Last Man Standing
(CD - Decadance Records/Audioglobe, 2005).
La breve "Fade in" c'introduce ad "Aftermath", ed ecco apparire innanzi a noi l'universo sintetico dei Fr/Action, o meglio di David Friede (la metà dei Ganymede), anima e corpo dell'operazione. Un mondo distrutto dall'apocalisse nucleare, ove domina la violenza, il terrore, ove finalmente giunge il Vigilante, uomo solingo pronto a riportar giustizia e pace. Una diecina di tracce asservite ad un ritmatissimo technopop che non concede tregua alcuna, ideale colonna sonora d'una pellicola atta a descrivere le scene appena tratteggiate. Un balzo nel futuro, ove la forza descrittiva di brani efficacissimi viene amplificata da spaziali fughe di synth, sulle quali si distende la voce narrante di David. Bel disco che renderà felici gli adepti al verbo-EBM, ma che concederà soddisfazioni pure a coloro che ricercano novità e che apprezzano sonorità futuriste ed ambientazioni siderali ("The living and the dead"). Pare davvero di viaggiare nel cosmo, sospinti dal succedersi frenetico dei beats ("Irreversible"), pronti ad atterrare sulla terra devastata, la quale si avvicina sempre di più, avvolta da minacciosi ed obscuri e spessi nembi di polve radioattiva ("Interceptor"). Un CD che avvalora ulteriormente la validità delle scelte effettuate dalla Decadance Records, etichetta che davvero merita incondizionato rispetto a cagione dell'estensiva attività di diffusione e di promozione del pop sinthetico intrapresa con rari (oggidì) impegno e passione fin dalla sua nascita. Da rilevare la presenza di ben due videoclip (di "Partners in crime" e di "Vigilante").
Web: http://www.decadancerecords.it.
(Hadrianus)
Grendel: Soilbleed
(MCD - Noitekk/Audioglobe, 2005).
Dopo il buon successo dell'album "Prescription:Medicide", tornano i Grendel con questo nuovo mcd che è una vera e propria bomba, un disco assolutamente da avere per gli amanti dell'harsch-elettro. Un genere quest'ultimo, che in questi ultimi tempi vede le proprie file sempre piu' affollate da gruppi senza arte nè parte ed è quindi con piacere e con dovere che vanno sottolineati dischi come questo, che si ergono sulla media e che tentano anche di proporre qualcosa di nuovo, pur essendo ben radicati in questo preciso genere. La title-track (presente anche su diverse elettro-compilation edite in questo periodo, ma in diverse versioni) è un pezzo assolutamente entusiasmante (anche se avrei fatto volentieri a meno del tamarrissimo coretto para-militare che contiene) che stà già spopolando sui dancefloor di tutto il globo: ritmi serratissimi a cui è impossibile resistere.
Non da meno sono "Interrogation leash" e, sopratutto, "Aspiration feed" (quest'ultima per me addirittura superiore a "Soilbleed"): due brani semplicemente micidiali!! Ritroviamo la title-track in due remix: ottimo quello degli Agonoize, che rendono il brano ancora piu' "duro" e cupo, togliendo quegli elementi "tamarri" che non avevo molto gradito; niente male neanche l' Obszoen Geschoepf Remix. Completano la tracklist altre due chicche: una nuova versione di "Zombienation" (brano originariamente apparso solo sul cd2 della limited edition di "Prescription:Medicide") e sopratutto, una splendida versione di "Dream", interpretata da Thomas Pettersson degli Ordo Rosario Equilibrio: un'interpretazione da brividi, per pianoforte ed archi che dà a questo brano, già pregevole nella sua versione originale, tutto un altro valore.
(Candyman)
Il Giardino Violetto: Danse Macabre
(CD - In The Night Time, 2004).
Dopo la pubblicazione dell'eccellente "Danze Pagane" dei redivivi Bohemien (quanto apprezzo tutt'ora quel disco!) la volonterosa In The Night Time raddoppia rieditando questa cupissima testimonianza di dark-wave italiana identificata come Il Giardino Violetto. E "Danse macabre" vi farà viaggiare a ritroso nel tempo, senza per altro significare mera opera di riesumazione. Il gruppo, un trio ridotto presto a due elementi (Serena e Carlo, più drum-machine), nacque nel 1989 ed allora consumò la sua breve parabola, riuscendo comunque a lasciare una tangibile testimonianza della propria urgenza artistica riversandola in un demo tape ed esibendosi, anche se una sola volta, in un noto locale underground della Capitale. Ed oggi, merito della label romana, ci troviamo ad apprezzare questo scrigno custodente sonorità ed attitudine che il tempo, invano, ha cercato di cancellare dai nostri cuori, con l'aggiunta di due remix che irrobustiscono la track-list. In "Danse macabre" la tradizionale forma canzone subisce un radicale processo di scarnificazione, venendo ridotta alla sua più estrema essenza. Giri di basso reiterati, drum machine ossessiva, chitarrismo minimale, e spazio alla verve interpretativa dei due cantanti, bravissimi nell'illustrare malessere esistenziale e fierezza anarcoide. Questa disadorna semplicità intride ogni singolo episodio d'un fascino austero. Come in "Waiting (Red death), poggiante su linee di basso pulsanti e chitarre affilatissime, tappeto soniko sul quale s'erge la voce stentorea di Carlo, o nell'oscura ed incalzante "Litanie a Satana", dominata dalla fredda batteria elettronica che accompagna l'ostentata declamazione dei versi di Baudelaire. "Premature Burial" omaggia il dark sound intellettualizzato di Siouxie e dei suoi Banshees, offrendoci una versione assai personale in virtù dell'utilizzo della voce virile (e non, considerate pure le affinità, di quella di Serena), "Catacombs" è oscura e malata, la lunga "Locusts" induce malessere, "Perversion" e la title-track rinverdiscono i fasti del classico dark ottantiano. Lodi incondizionate alla In The Night Time, promotrice di lavori di qualità che, altrimenti, difficilmente vedrebbero la luce.
Web: http://www.inthenighttime.it.
(Hadrianus)
Il Prato Dei Desideri: Una notte nel prato
(CD - autoprodotto, 2004).
“Il Prato Dei Desideri” si presenta come un progetto personale di Gianluca Martucci coadiuvato alla voce da Anna Caruso. Già la denominazione del progetto e dell’opera lasciano intendere che la struttura musicale ha una prospettiva decisamente ambient. Niente di bucolico, dopotutto, ma interessanti orizzonti astratti in cui si cala l’espressiva voce del Martucci. Come ci avverte lo stesso autore, le liriche dei brani sono state scritte nel 1998 e le musiche arrangiate e suonate nel 2003/2004 … decisamente un po‘ troppo il tempo di questo parto, per una favola onirica, certamente ben arrangiata ma che alla lunga, rischia di diventare un po’ noiosa. L’autore ha sensibilità da vendere ed è molto garbato nell’intessere le sue atmosfere, ricche di raffinata effettistica pervase da un neoclassico fraseggio di strumenti acustici, ma forse il cantato/recitato monocorde, quasi un continuo che pervade le sette tracce, da un tono grave all’ascolto non facile da metabolizzare. Se l’intento dell’artista è questo beh ! C’è riuscito ! Ma se tendeva ad un coinvolgimento poetico più intenso, il pericolo potrebbe essere quello di condurre al distacco. Comunque il cd è molto interessante, merita attenzione pur nella prospettiva di una necessaria evoluzione per quanto attiene la parte vocale.
(S*Tox)
Illuminate: Augenblicke
(CD - Kizmaiaz/Audioglobe).
Le pretese neoclassicheggianti degli Illuminate sinceramente non riesco a digerirle. Devo sforzarmi notevolmente per non esprimere in tutta la sincerità il mio pensiero su questo lavoro, visto che il turpiloquio è ancora vietato dalla legge. Forse nessun aggettivo può meglio qualificare questo “sforzo” (in senso fisiologico) artistico: banale ! Le canzoncine sono assolutamente orecchiabili ma dubito che dopo l’ascolto resti qualcosa in chi si è imbattuto in tali sonorità “illuminate”. Rock melodico all’acqua saponata, decisamente irritabile, meno coinvolgente delle canzoni di Cristina D’Avena. Non capisco proprio come questa band della “mente creativa” di Johannes Berthold sia giunta alla sua nona produzione: la cultura gotica è davvero così in basso ? Direi in caduta libera ? Beh ! Fortunatamente no ! Scusatemi la brevità ma sono giunto alla quinta track e ho tirato fuori il cd dal lettore: non ne potevo più !
Web: http://www-nuclearblast.de.
(S*Tox)
Kalidon: Songs For The Revenant
(MCD - Selfproduced, 2005).
La formula proposta dai milanesi Kalidon non presenta sostanziali innovazioni rispetto quanto già offertoci da legioni di combos dediti al metal gothikeggiante. "Songs for the revenant", anticipato dal singolo "Sweetest poison" che noi già recensimmo, è comunque lavoro ben suonato e prodotto, ed indubbiamente le canzoni ivi contenute si pongono su di un livello qualitativo medio-alto. Ben arrangiate ed interpretate, riescono a tener ben desta l'attenzione dell'ascoltatore. "Green fields" (anche in versione acustica) e "The sweetest poison" (già presenti sul singolo sopramenzionato) sono piacevoli ballate energetiche, "Revenant", "Dark dominion" e "Last night a vampire appared to me" possiedono un bel tiro, collocandosi con merito nella parte superiore della goth-division, richiamando quanto proposto dai connazionali My Sixth Shadow. Un disco che certo ha richiesto grande impegno da parte dei suoi estensori, che va riconosciuto e sostenuto.
Web: http://www.kalidon.it.
(Hadrianus)
Lacrimosa: Lichtgestalt
(CD - Hall of Sermon/Audioglobe, 2005).
Non incrociavo la mia strada con i Lacrimosa da diversi anni, in pratica dall'album "Elodia" e mi ero quindi "perso" i successivi "Fassade" ed "Echoes". Per colpa/merito del nostro direttore Christian Dex, mi imbatto ora nel nono album della discografia di mr. Tilo Wolff e mi pare che il tempo si sia fermato..... la solita musica pomposa e ridondante, uno stile decisamente "barocco" (altro che gotico) come consuetudine in casa Lacrimosa, brani assai lunghi dove si cerca di coniugare il rock con la musica classica. Se ai tempi di album come "Satura" ed "Inferno", questa formula mi aveva anche coinvolto (per alcuni anni i Lacrimosa mi sono decisamente piaciuti), ora è con grande fatica che ascolto questo disco (anche perchè si tratta di una copia promozionale con un fastidiosissimo "biip" che con cadenza regolare si sovrappone alla musica); nel corso degli anni, direi da "Elodia" ad oggi, lo stile si è fatto ancor piu' ampolloso e ridondante, una struttura musicale decisamente pesante, che non riesce minimamente a coinvolgermi ed anzi mi annoia terribilmente. Visto che la formula di Tilo Wolff
è rimasta invariata, gli ammiratori dei Lacrimosa non dovrebbero restare delusi da questo disco, per gli altri invece, meglio mantenersi a distanza di sicurezza.
Web: http://www.lacrimosa.com.
(Candyman)
The Lazy Lane: Keepers of the gloom
(CD - Autoproduzione, 2004).
Nome non del tutto nuovo nell’ambiente “alternative” statunitense, la musica di questi Lazy Lane giunge alle mie orecchie da Pittsburg dopo una gavetta di qualche anno, iniziata attraverso la promozione su web (nel compianto sito mp3.com) a cui hanno fatto seguito la pubblicazione di un 7” e di un CD: questo è quindi il secondo lavoro di lunga durata prodotto dal gruppo. La loro musica è una sorta di mescolanza tra un grunge poco rumoroso ma con forti influenze psichedeliche e sonorità shoegazer. La voce fanciullesca della cantante e il modo in cui canta possono ricordare Alison Shaw dei Cranes, pur non avendo un timbro così particolare. Nei suoni siamo invece un po’ più distanti, sia dalla versione più noise dei vecchi lavori degli inglesi, sia da quelli più morbidi del recente corso, anche se brani come “Goth girl”, tutt’altro che gotica ma quasi jazzata (può riportare alla mente certe colonne sonore di Badalamenti), possono ricordarli abbastanza da vicino. Le melodie danno in più di un caso l’impressione di essere già note, a scapito dell’originalità; la chitarra, sempre molto presente, alterna toni graffianti a lunghi assolo, sostenuta da una sezione ritmica un po’ troppo semplice e in alcuni casi alquanto deboluccia, con un basso un po’ troppo in secondo piano. I testi, riportati sul libretto, non mi convincono granchè e ricordano piccole poesiole adolescenziali (“Goth Girl” e “Graveyard”, per sceglierne un paio). Non manca qualche brano più interessante, in cui il gruppo si lancia verso lidi meno standardizzati (“Black Sheep”, ad esempio), ed è in questa direzione che il gruppo dovrebbe cercare di proseguire a mio parere. Quanto detto, unito ad un amalgama imperfetto dei suoni, rende il tutto un po’ leggerino e poco impegnativo, adatto più a fare da sottofondo alle chiacchiere da pub che ad un’ascolto più approfondito.
Web: http://www.thelazylane.com/.
email: info@theLazyLane.com.
(Ankh)
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