Recensioni giugno 2005

 


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Aa.Vv.: Fairy World II (CD - Prikosnovénie/Audioglobe, 2005). Seconda antologia edita dall’etichetta francese Prikosnovénie che presenta l’ultima produzione dei suoi gruppi, tutti caratterizzati come sempre da sonorità che evocano un mondo incantato, fatato, caratterizzato da “heavenly voices”, cioè da voci femminili affascinanti e seducenti. Altra caratteristica dei gruppi Prikosnovénie è la loro provenienza “fuori dal comune”, cioè da aree al di fuori dei circuiti musicali tradizionali, con una particolare predilezione per l’Est Europeo, ma anche per Giappone, Armenia, Grecia etc. La compilation, che presenta complessivamente diciassette brani, di cui undici inediti, è suddivisa in quattro parti e si presenta come un ciclo delle quattro stagioni, a partire dalla primavera fino all’inverno, legate pertanto ai ritmi della natura. Vi si trovano alcuni dei gruppi ormai “classici” dell’etichetta come i giapponesi Jack or Jive, gli ucraini Fleür, i russi Caprice (gli unici con due brani, di cui il primo, “The Edge of Arctica”, davvero intenso e bellissimo), gruppi di più recente acquisizione come i grandissimi Collection d’Arnell Andrea che presentano un brano tratto dal loro nuovo CD The bower of despair e gli altrettanto validissimi greci Daemonia Nymphe e bulgari Irfan, quest’ultimi con una versione della medievale “Stella splendens” davvero da brividi, oppure gruppi nuovi come Zmiya, dalle sonorità mediorientali, gli armeni Delemayan, folklorici e misticheggianti, o ancora i notevoli russi Moon Far Away (vedi recensione a parte). Numerosi anche i progetti di collaborazione tra artisti dell’etichetta, tra cui spiccano l’ottimo Ghost Fish, che vede Louisa John-Krol alla voce su musiche dei Daemonia Nimphe e Love Session 2, unione tra il nostro Francesco Banchini (GOR) e Louisa John-Krol, in un brano della tradizione musicale italiana davvero intenso. Molti sarebbero ancora i brani da segnalare, ma mi limito invece a precisare che il CD è accompagnato da un bellissimo libretto di presentazione di tutti i gruppi e dei loro lavori, graficamente arricchito dal bel artwork di Sabine Adélaide. Complimenti e lunga vita alla Prikosnovénie. Web: http://www.prikosnovenie.com. (Mircalla)

Accessory: Forever and beyond (2CD - Out of Line/Audioglobe, 2005). Nuovo album per gli Accessory, che ribadiscono il loro stile, improntato su un EBM estremamente "dance-oriented". Come stanno le cose è chiaro sin dalla prima traccia, l'ottima "The faint", che apre magistralmente il disco e che spero di sentire al piu' presto sui dancefloor nostrani: ritmiche incalzanti e serrate come nella migliore tradizione del gruppo tedesco. Questo brano è comunque solo uno dei diversi spunti che questo disco può fornire ai djs ed a tutti gli appassionati di elettro-EBM: da "Mastermind" a "Desire", da "They Come a "Obsession" , questo disco è un susseguirsi di "martelli" concepiti per scatenarsi nei clubs. Le connotazioni dei brani spaziano da soluzioni piu' prossime alla techno ad altre piu' prettamente EBM, con la costante dell'estrema (e magari esasperata) ballabilità del prodotto. Gli Accessory confermano quindi il loro stile, magari a grana un pò grossa e per palati non molto raffinati, ma di sicuro effetto per le frange piu' estreme della scena cyber-elettro. Prendere o lasciare. (Candyman)

Beyond Sensory Experience: Pursuit of pleasure (CD - Cold Meat Industry/Audioglobe, 2005). Sono ormai diversi anni che ascolto la musica prodotta dalla Cold Meat Industry e devo ammettere che non credevo di potermi trovare così in difficoltà nel valutare una delle sue uscite. Il fatto è che, ogni ascolto di questo Pursuit of pleasure mi spinge a cambiare idea sul suo valore; il primo ascolto mi aveva lasciato abbastanza freddo senza colpirmi granché, mentre ascoltandolo più volte ho iniziato a trovarlo più interessante, anche se non saprei dire esattamente quali siano gli elementi che mi hanno spinto a modificare la mia posizione a riguardo. Forse il fatto è che sembra sfuggire alle numerose catalogazioni che sono state inventate in ambito di musica elettronica ambientale: troppo poco cupa per essere dark ambient, troppo sensuale e poco meditativa da essere ambient “purista”, assolutamente troppo poco aggressiva e disperata per essere definita power electronics; eppure, qua è là, contiene un po’ di ciascuna di queste tendenze musicali. Dopo una trilogia, uscita per la nostrana Old Europa Cafè, dedicata alla correlazione tra numeri, musica e vita, in questa prima uscita per l’etichetta svedese, il progetto volge lo sguardo verso la ricerca del piacere sessuale, come si può evincere da alcuni campioni, mascherati ma riconoscibili, presenti nell’incedere dei suoni; l’impressione è che ci sia un’alternanza di momenti di buon valore (mi piacciono, ad esempio, i brani “Anything golden” e “Youth Duality”) e di altri in cui il suono diventa abbastanza noioso e poco significativo e forse, proprio per questo, non riesco a darne una valutazione complessiva unitaria. Web: http://www.bse.se/. (Ankh)

The Birthday Massacre: Violet (CD - RepoRecords, 2004). Questi canadesoni ci sanno fare! Miscelando con astuzia elettro di derivazione ottantiana, belle chitarrone graffianti e tanta, tanta melodia, hanno confezionato un dischetto davvero niente male! Anzi, oserei ottimo! Anche perchè capace di soddisfare i gusti e le aspettative di un ampio range di fruitori! Bravi, attenti a non tralasciare alcun particolare, look compreso! "Violet" è il loro secondo albo, seguendo "Nothing to nowhere", e suona colla stessa attitudine di un disco di metà '80, opportunamente modernizzato e sottoposto ad una massiccia cura di energia (volete un titolo: "Blue"). Altro punto di forza del quintetto è rilevabile nella maiuscola prestazione della vocalist Chibi, sempre a suo agio nell'ambito di songs mutevoli e cangianti. Ma non da meno sono gli altri bricconi: lo scatenato batterista Rhim, l'onnipresente bassista Aslan, e la coppia di asce M. Falcore/Rainbow, pronti ad imprimere il trademark dei loro terremotanti riff ad ogni episodio. Riferivo di derivazioni ottantiane: tali a volte da risultar sorprendenti, come nella gioiosa title-track, dall'incipit chitarristico che mi ha fatto riandare alla beata giuoventù, quando fra i miei beniamini citavo con orgoglio A Flock Of Seagulls! Ma non solo nostalgia: The Birthday Massacre non temono il confronto con alcuno, nemmeno con acts blasonati e sostenuti dai media quali Garbage e compagnia (cantante...), ascoltate la magniloquente "The dream" o la cattiva "Play Dead"! In alcuni episodi riescono pure a rivitalizzare lo sklerotizzato goth-metal, iniettandogli una buona, e necessaria, dose di grinta. Sfrontati, irriverenti, ma pure dotati di indubitabili capacità, i The Birthday Massacre possono davvero rappresentare il futuro della scena alterna. In ogni caso, potremo affermare: noi vi avevamo avvisati! Web: http://www.capture-music.com. (Hadrianus)

Colony 5: Fixed (CD - Synthetic Product/Audioglobe, 2005). Piuttosto deludente il nuovo album della band svedese alfiera del "synth-pop". I due precedenti album dei Colony 5, pur non essendo dei capolavori, erano dischi comunque assai godibili e rappresentavano quanto di meglio si potesse ascoltare in questo genere musicale, ma il nuovo disco segna a mio avviso un netto passaggio a vuoto nella loro discografia. Un album alquanto "moscio" e poco ispirato, che pur restando fedele allo stile musicale della band svedese, è praticamente privo di brani in grado di restare nella mente dell'ascoltatore; il brano piu' valido è il già non trascendentale singolo "Plastic world" e questo la dice lunga sul valore complessivo del disco. Per il resto abbiamo solo un susseguirsi di brani mediocri che non lasciano alcuna traccia di sè. Niente di personale con la musica "disimpegnata" (anzi...), ma quando è troppo è troppo. Ascoltare Mesh, Iris e Melotron e prendere esempio. (Candyman)

Culture Kultur: Reborn (CD - Out of line/Audioglobe, 2005). Il nuovo disco degli spagnoli Culture Kultur può essere considerato una sorta di "manifesto" del future-pop, incarnandone pregi e difetti. Da qualche anno ormai infuriano le discussioni su questa corrente musicale, ebbene, se dovessi spiegare ad un marziano, cosa s'intende con questa definizione, gli farei ascoltare proprio "Reborn", un disco di puro disimpegno, con canzoni tanto ruffiane ed efficaci, quanto leggere e (in gran parte) uguali tra di loro. Un disco quindi che darà tante soddisfazioni a chi ama l'elettronica piu' "soft", fatta per essere ballata e canticchiata e che al contempo, porterà nuove frecce nella faretra dei detrattori del genere. Le 12 tracce di "Reborn" sono costituite, con poche eccezioni, da brani assolutamente perfetti per i dancefloor, con la bella voce (una delle migliori della scena) di Salva Maine in evidenza su ariose linee melodiche e battiti incalzanti; sarebbe lungo fare l'elenco dei brani di punta di questo disco, mi limiterò al micidiale trittico che apre l'album: "Distress girl" (quasi techno), "Wonder" e "The analyst", oltre alla già nota (in quanto apparsa sulla compilation "Machineries of Joy vol.3") "Engel". In tutta la su "leggerezza", un disco carino e godibile. Web: http://www.culturekultur.com. (Candyman)

Daemonia Nymphe, Louisa John-Krol, Nikodemos Triaridis: Ghostfish (CD - Prikosnovénie/Audioglobe, 2005). La Prikosnovénie si conferma ancora una volta come l'erede spirituale più accreditata della 4AD degli anni '80: come era costume nell'etichetta di Ivo Watts-Russel anche i musicisti della label francese danno vita a tantissime collaborazioni, producendo dei CD sempre interessanti. Louisa John-Krol è in questo senso una delle artiste più attive di casa Prikosnovénie: oltre al progetto collettivo Love Sessions, al tour in collaborazione con GOR e al nuovissimo CD (che speriamo di potervi recensire presto) realizzato con Oophoi, ecco uscire Ghostfish un progetto fondato insieme ai compagni di etichetta Daemonia Nymphe e ad un altro musicista greco, Nikodemos Triaridis. Chi si aspettava un lavoro marcatamente "heavenly voice" resterà in parte sorpreso: in Ghostfish non mancano episodi propriamente eterei (si ascolti ad esempio "The Lonely King" o "Tangaroa", più simili alle atmosfere folk del repertorio di Louisa John-Krol) ma il CD si posiziona come atmosfere principalmente sui territori di una raffinata ed elegante pop-wave, per quanto abbastanza variegata negli arrangiamenti. Ad esempio ricorrono sovente nel CD delle soluzioni sonore "low-fi", con filtri che "sporcano" ad arte la voce e soprattutto le percussioni (ascoltate ad esempio "Cigar of the red king"). Quando poi si parla di pop ovviamente si dovrebbe osare la P maiuscola: alcuni episodi del CD riescono magistralmente a fondere immediatezza ad eleganza (su tutti citiamo "Skin Meadow" con un'ottima interpretazione vocale di Louisa John-Krol). L'album è piuttosto vario all'ascolto: oltre alle sonorità già citate non mancano momenti più sperimentali ("Outside", gli strumentali che aprono e chiudono il CD), aperture new-wave ("D.D.L.M.") mentre in "Inside" compaiono addirittura delle marcatissime influenze Jazz. Non siamo di fronte ad un capolavoro epocale ma senz'altro Ghostfish è un piacevolissimo CD, di grande eleganza, leggero ma non ovvio: ancora un centro per la Prikosnovénie. Web: http://www.prikosnovenie.com. (Christian Dex)

Daft Punk: Human after all (CD - Virgin/EMI, 2005). Dopo Homework (1996) e Discovery (2001) i Daft Punk (duo francese formato da Thomas Bangalter e Guy Manuel De Homem-Christo) tornano con un lavoro nuovo di zecca intitolato Human after all. Gli elementi di cui attualmente si compone il loro sound sono i soliti di sempre (vale a dire la ripetizione costante dello stesso motivetto semplice e orecchiabile, la ritmica mai troppo veloce e il frequente utilizzo del vocoder), ma anche le modalità di composizione non sono cambiate, difatti ai due artisti piace creare brani che prendono spunto da vari generi musicali… L’album si apre con la titletrack, una canzone che rimanda alla peggior disco-dance degli anni ottanta (a causa della melodia stucchevole che la caratterizza), ma che ripropone tale stile in un contesto sonoro che lo stravolge e lo rende più che sopportabile! Si prosegue con “The prime time of your life”, una song che affonda le proprie radici nel synth-pop, e con “Robot rock”, che contiene un riffone 100% metal-style. La quarta traccia si rifà a cose un po’ più moderne e può essere descritta come quella più “EBM-oriented” di tutto il cd, mentre “Make love” è contraddistinta da sonorità molto raffinate e potrebbe essere utilizzata per la colonna sonora di qualche bel filmone romantico… Con “The brainwasher” le cose cambiano completamente, difatti si tratta di uno degli episodi più potenti e aggressivi di questa release, che piacerà parecchio a chi ama la techno e l’electro più “pompata”. Seguono “On off”, un brevissimo intermezzo che propone solo alcuni stralci di conversazioni, e “Television rules the nation”, anch’esso molto legato all’hard-rock e al metal. Per finire troviamo “Technologic”, un pezzo che stilisticamente parlando può essere paragonato al già citato “The brainwasher”, ed “Emotion”, caratterizzato invece da una melodia ultra-pop. Insomma, la ricetta dei Daft Punk è semplice ma efficacissima, inoltre il loro disco è molto gradevole all’ascolto e riesce a convincere fin dalla prima volta (anche perché dall’inizio alla fine si mantiene su livelli molto alti!). Nonostante si distingua più che altro per la grande ripetitività dei brani inclusi non è certo un lavoro che annoia, anzi l’effetto che fa è proprio quello contrario!! Web: http://www.daftpunk.com/. (Grendel)

Decadenza: EP '05 (CD - Selfproduced, 2005). Riecco i romani Decadenza, col loro micidiale impasto sonoro fatto di street rock venato di gothic! Il presente EP consta di quattro tracce, due delle quali inedite. "Hey man!" e "No hay banda", i due originali, beneficiano dell'ingresso in formazione di un ulteriore chitarrista (Jonna, già militante nei Lord Brummel e nei Theatres Des Vampires), rispetto ai precedenti "Anime" e "La mia strada" il suono risulta infatti più corposo e sostenuto. Grande rock, le coordinate del quale sono già state tracciate in apertura, con ritmiche belle toste ed una persistente vena decadente e morbosa. Altra novità, il cantato in inglese, e Killo si conferma istrionico ed ispirato ed a suo agio anche con l'idioma che potrebbe garantire ai Decadenza la risonanza internazionale che meritano. "Maelstroem '04" era già inserita in "Anime", la nuova versione è davvero devastante, mentre mi è piaciuta moltissimo la cover di "Deuce degli immensi Kiss (vero Dex?), la quale, ve lo giuro, è addirittura migliore di quella proposta dai The 69 Eyes nel '96 (o giù di lì, partite alla ricerca di "Motor City Resurrection", imperdibile collezione di chicche di inizio carriera degli allora streeters finnici!). Grande rock! Web: http://www.decadenza.com. (Hadrianus)

The Dresden Dolls: The Dresden dolls (CD - 8ft/Universal, 2005). Ho conosciuto i Dresden Dolls grazie al bellissimo video di “Coin-operated boy”, che negli scorsi mesi è stato trasmesso più volte da Mtv (eh già, pure lì si può trovare qualcosa di buono ogni tanto!!). La prima impressione nel vederlo è stata di stupore, non solo perché è piuttosto strano e curato nei dettagli, ma anche perché è abbinato a un brano altrettanto particolare e convincente. Date le premesse mi aspettavo molto dal cd di debutto di questo duo bostoniano (che unisce l’amore per la musica a quello per il teatro e che è affascinato dall’opera di Bertolt Brecht), e in linea generale devo dire che si è rivelato persino migliore di quanto sperassi. L’album è incentrato sulle doti canore e interpretative di Amanda Palmer, un’artista a tutto tondo che in passato ha lavorato nel teatro d’avanguardia e che ha fatto addirittura esperienza come mimo da strada (cosa che, tra l’altro, la accomuna a Brian Viglione, l’altra metà dei DD). Il suo modo di cantare, così vario ed espressivo, mi ha colpito parecchio (la brava Amanda sembra infatti a proprio agio in ogni occasione, sia quando deve “sussurrare” che quando canta con maggior enfasi o urla in maniera sguaiata!), ma potrei affermare lo stesso a proposito del modo in cui suona il piano, che certo non passa inosservato. Si potrebbe quasi dire che lei tratta lo strumento nello stesso modo in cui “tratta” la sua voce, usando sia la dolcezza che l’aggressività. I dodici pezzi contenuti nel disco non sono molto immediati, ma ascolto dopo ascolto si rivelano in tutta la loro bellezza: in poche parole la prima volta che li si sente si rimane alquanto sconcertati, ma con il tempo si notano particolari ai quali in precedenza non si era neanche fatto caso… Del resto la musica dei due è talmente fuori degli schemi che anche il solo fatto di doverla “definire” crea qualche problema: alcuni hanno parlato di “Brechtian punk cabaret”, ma io mi limiterò a dire che si tratta di una sorta di rock deviato, bizzarro e schizoide ma anche raffinato, intenso e irriverente. Sarebbe assurdo provare ad elencare le canzoni migliori perché sono tutte di ottimo livello, oltre che abbastanza diverse l’una dall’altra, per cui l’unica cosa che mi rimane da aggiungere è di non lasciarvi sfuggire questa release, visto che per molti di voi essa potrebbe rappresentare una grandissima scoperta! Web: http://www.dresdendolls.com/. (Grendel)

Dynabyte: Extreme Mental Piercing (CD - Rotten inc. Records, 2004). I Dynabyte sono il progetto collaterale che Cadaveria, grande protagonista del suono oscuro italiano, porta avanti insieme a John (basso, attivo anche in Cadaveria, Necrodeath e Raza de Odio) e LJ Dusk (chitarra, drum machine, tastiere e programming), e questo Extreme Mental Piercing è il loro lavoro di debutto, dopo anni di militanza live underground. Per quanto riguarda le fonti di ispirazione siamo dalle parti della proposta di Rammstein e (soprattutto) dei Fear Factory più electro: potenti e galoppanti riff di chitarra, uniti ad una poderosa base ritmica e ad una gran quantità di loop e campionamenti. Ma lo diciamo tanto per orientarci nel genere, perché l’approccio dei Dynabyte è originale e molto personale. Mi sembra davvero che il pezzo che dia la cifra stilistica di tutto l’album sia la quarta traccia: una splendida cover di “Immigrant song” dei Led Zeppelin. Il brano è in qualche modo “raggelato” dagli inserti sintetici, ma riesce a mantenere la potenza e la forza di coinvolgimento del brano storico grazie ad arrangiamenti impeccabili e, al di sotto dell’allure tecnologica, rigorosamente nel solco della tradizione, e alla performance vocale di Cadaveria, perfetta, misurata (il confronto era da far tremare le vene e i polsi…) e mai –qui e in tutto il cd- spinta troppo verso il lato estremo (vedi l’uso del growling). Così, i Dynabyte (come i Cadaveria) sembrano gente desiderosa di sperimentare, ma con un memoria storica saldissima. Il pezzo di apertura, “I’ll rise” è potente, lisergico e ipnotico e ci presenta già una vocalist in gran forma, che sfoggia momenti inaspettatamente melodici o gelidamente sintetici. La successiva “I’m my enemy”, sfiora l’electro industrial ed è sostenuta da una strepitosa impalcatura di basso. Con “I stand still” sembrano far capolino i Rammstein, ma imprigionati in una ragnatela spiraliforme e allucinogena. "Face the storm", con un’apertura quasi drum’n bass, si risolve in uno strepitoso pezzo ai limiti della psichedelia, dove Cadaveria ci ricorda, fra l’altro, in che modo sa usare la voce growl. “Final condition” fonde ad una granitica struttura thrash, deliziosi tocchi elettronici e melodie molto anni ’80. “178” è una breve, convulsa strumentale che introduce a “My brain”, complesso brano di decisa, coinvolgente attitudine industrial. “Dynabyte”, il pezzo che chiude il cd, invece potrebbe diventare un hit in dancefloors frequentati da gente intelligente. Ancora una volta, dunque, Cadaveria e quelli che lavorano con lei hanno centrato l’obbiettivo: speriamo ora che una degna distribuzione renda giustizia alle fatiche affrontate. Web: http://dynabyte.it. (Manfred)

Faun: Lichtbilder (DVD - Curzweyhl/Masterpiece Distribution, 2004). Questo DVD ha raggiunto nelle sole lande teutoniche l'invidiabile traguardo delle settemila (si, avete letto bene, settemila!) copie vendute in soli due mesi dalla sua pubblicazione! Cifre che, per il mercato nazionale, appaiono assolutamente fantascientifiche! Merito della neonata MKM (costola della My Kingdom Music) renderlo disponibile anche in Italia, anche perchè il prodotto è davvero ottimo. Il menu è ricco, comprendendo stralci di concerti, con tre estratti registrati al Feuertanz-Festival nel 2004 e quattro (più intro) al Winterzauber di Bad Kissingen l'anno precedente (e questi li preferisco in virtù di una atmosfera raccolta, giovando ai Faun le situazioni che li vedono a stretto contatto col pubblico dei loro affezionati estimatori), oltre a due clips e due vj-remixes, interviste ed una ricca galleria fotografica. Un supporto che ci permette di apprezzare un insieme validissimo, capitanato dall'istrionico e gigionesco leader Oliver Pade (Oliver Sa Tyr), ben spalleggiato dalle cantanti e strumentiste Fiona Rueggeberg ed Elisabeth Pawelke, dal percussionista Ruediger Maul e dal sampler Niel Mitra. I Faun sono autori di un piacevole ed arcano folk medievaleggiante, ove le singole tracce si ammantano di una peculiare aura mistica. Assolutamente da apprezzare la sezione dedicata all'esecuzione unplugged di alcuni brani, resi all'interno del loro ricetto, una situazione intima che avvalora ulteriormente queste bellissime canzoni. Un gruppo che con modestia rende partecipe lo spettatore delle emozioni e delle sensazioni che prova suonando e cantando, e che accetta di buon grado di disvelare i piccoli segreti della sua arte. Stromenti tradizionali e moderna tecnologia che a vicenda si sostengono, senza stridere, nell'architettare piccoli gioielli pascenti i nostri sensi! Le riprese sono eccellenti, le immagini nitide e l'audio perfetto. Unico ostacolo alla piena comprensione dell'opera, la lingua tedesca, i miei remoti ricordi scolastici in questo caso mi hanno sostenuto. Ma il linguaggio della musica è universale... Per informazioni: www.mkmpromotion.tk. Web: http://www.masterpiecedistribution.com. (Hadrianus)

Glis: Nemesis (CD - Alfa Matrix/Audioglobe, 2005). Nuovo album per il progetto solista di Shaun Frandsen, sicuramente uno dei elettro-act piu' interessanti della scena americana. "Nemesis" è un disco estremamente piacevole che, nelle 14 tracce che compongono la "standard edition", spazia tra diversi aspetti del panorama elettro e che bissa le già buone impressioni destate dal precedente "Balance". Il disco si apre con le già note "Disappear" e "No pulse", due brani dalle ritmiche irresistibili, pronti a divenire "anthem" da dancefloor, mentre alla varietà stilistica a cui mi riferivo poc'anzi, contribuiscono i "guest" che appaiono in alcune delle tracce del cd; tra questi Jean Luc De Meyer (Front 242) interpreta due dei migliori brani del disco, "The irreparable" e "La Beatrice", brani oscuri ed ipnotici che, sopratutto per l'inconfondibile voce di Jean Luc, non possono non rimandare allo stile della storica elettro-band belga. Altri due fiori all'occhiello del cd sono "Love I so despise" interpretata da Sandrine Gouriou dei Seize e "Redemption" featuring Karloz M. dei Manufactura, un ottimo brano elettro-dark. Il disco accusa a mio avviso un momento di flessione solo nella parte centrale (tracce dalla 5 alla 7, brani piu' prossimi a sperimentazioni industrial) e con la penultima "This is my brain" a cui prende parte Len lemeire degli Implant, un brano estremamente prolisso e noioso in orbita dark-ambient. Nel complesso "Nemesis" è però un disco in cui i pregi prevalgono sui difetti e che non mancherà di dare spunto ai djs. Web: http://www.myspace.com/glis. (Candyman)

Gray Fields Recordings: Hypnagogia (CD - Anticlock recordings, 2005). Così come era accaduto per il precedente “Sing 99 and 90”, anche questa nuova incisione del progetto personale di Rebecca Loftiss è difficile da recensire in quanto non solo risulta complicato trovare riferimenti di qualche genere ma contiene una notevole varietà di suoni, anche molto differenti tra loro. Di certo, come nel caso precedente, il contenuto di questo CD è estremamente interessante anche se necessariamente destinato ad un numero piuttosto ristretto di ascoltatori, sia perché non è di facile ascolto, sia perché la tiratura è limitata a 123 copie. Undici brani di durata abbastanza breve (complessivamente il CD supera di poco i quaranta minuti) non devono far pensare ad una collezione di normali canzoni, in quanto si tratta di bozzetti sonori in cui la forma-canzone appare solo raramente, peraltro con risultati decisamente particolari ma notevoli. L’uso di strumentazione acustica (viola, violino, flauto ma anche chitarra e, direi, armonica) ed elettronica caratterizza tutta la durata dell’album, insieme a brevi inserzioni lo-fi e di vecchie registrazioni rimaneggiate nei modi più strani. Si spazia, quindi, da ballate decisamente peculiari che talvolta si trasformano in sonorità più scure e prossime a certi Current 93 (“House of a grape”, “Forty white horses”, “Nancy’s song to Charly”, “Passiflora”) a brevi spunti rumorosi in costante evoluzione (“Ring bells”, “In exodus”, “You have suffered”, ”Stars fall to earth”) fino ad un’elettronica più astratta (“Prelude to an alchemical wedding” e “Creeping” potrebbero provenire da certi Coil, “Bloodstream” non starebbe male in una produzione della Ventricle Records) che, in questo contesto, non appare assolutamente fuori luogo. Per chi non teme una musica che è impossibile racchiudere in semplici schemi, credo si tratti di un lavoro interessante. Da segnalare la possibilità di scaricare alcuni brani di questo interessante progetto dal sito del Collettivo Umbrellanoize. Web: http://www.ethedrone.com/grayfieldrecordings/. (Ankh)

H2S: Le voyeurisme de l'absurde (MCD - Black Orchid/Biostasi, 2005). Fabio Degiorgi deve essere un personaggio eclettico e con gusti molto vari, non per niente il suo curriculum musicale è alquanto insolito… In passato l’artista novarese ha militato in alcuni gruppi punk e post-punk ma recentemente si è dedicato ad un solo-project chiamato H2S, che ha ben poco a che fare con i generi sopraccitati. Per rendersi conto di tutto ciò basta ascoltare questo Le voyeurisme de l’absurde, un mini cd-r limitato a 150 copie e prodotto dalla label slovacca Black Orchid (in collaborazione con l’italiana Biostasi). Si tratta infatti di un lavoro che riesce a suscitare una certa curiosità e che colpisce immediatamente nel segno: l’ambito di riferimento è quello industrial/sperimentale, ma per fortuna le sonorità presenti al suo interno non sono la solita accozzaglia di fischi e rumori vari… Certo non si può dire che episodi come “X-ray sight” o “Vulcano 3” siano esempi di musica “tranquilla e rilassante”, ma allo stesso tempo va sottolineato il fatto che il sound creato da H2S include alcuni elementi melodici, e che esso potrà piacere anche a chi ha poca dimestichezza con il genere noise… Ciò che più mi è piaciuto di questa release è l’atmosfera particolare che i suoi brani riescono a creare: a tal proposito vorrei citare l’ottima e straniante “Threshold of…”, che sembra quasi un mix tra space-rock e industrial, e l’altrettanto valida “Totem/Conjunction”, che propone un’electro dilatata e anomala, ma anche molto piacevole da sentire. Direi quindi che Le voyeurisme… è un prodotto più che interessante e meritevole di considerazione, e che F. Degiorgi sembra davvero essere un musicista con buone idee e capacità. Mi auguro di poter ascoltare al più presto un suo full-lenght, perché se tanto mi dà tanto esso potrebbe riservare gradite sorprese! Web: http://www.audiostreet.net/h2s. email: ezerykon@iol.it. (Grendel)

Hades Almighty: The Pulse of Decay (CD - Dark Essence/Masterpiece Distribution, 2004). The Pulse of Decay è la ristampa del primo, e finora unico, album del trio norvegese Hades Almighty, uscito per altra etichetta nel 2001; al materiale originario sono stati aggiunti per l’occasione 3 pezzi inediti ed il videoclip (peraltro davvero non male…) di uno dei vecchi brani. Siamo di fronte ad un Black Metal, diciamo così, “evoluto”: potente, dark, pulito nel suono, compatto negli arrangiamenti dalla struttura thrash, granitico nella sezione ritmica e davvero pregevole nella partitura vocale mai monocorde e raramente dedita allo screaming puro. Fra i brani migliori è senz’altro da inserire “Submission Equals Suicide”, oscura, pesante ed ipnotica (il bel video di cui sopra è tratto da essa). Ma anche la title track è una bella sorpresa con le sue sonorità ed il suo andamento scopertamente gothic. Notevole anche “Apocalypse”, galoppante, gotica e teatrale (quasi industrial…). La parte debole del CD mi sembrano invece proprio le aggiunte, videoclip escluso. Lasciamo perdere “Each Dawn I Die”, tremenda cover (ma proprio brutta…) dei Manowar, suonata senza avere se non altro il non indifferente armamentario tecnico dei “defenders” inglesi; “Generation Murder-Rape” e “Cyber Alchemist” sono infatti brani puramente black, non brutti, ma troppo curiosamente acerbi rispetto al resto delle tracce per non lasciare il dubbio che, per quanto inediti, siano in realtà parte della produzione più vecchia del gruppo. Web: http://darkessencerecords.no. (Manfred)

Harvest Rain: Night chorus (CD - OPN Disk, 2005). Non posso nascondere che mi sono avvicinato all’ascolto di questo disco con una certa freddezza e molti dubbi, nel timore che si trattasse di una delle tante produzioni di scarso valore assolutamente simili tra di loro; invece sono rimasto assolutamente sorpreso da ciò che ho ascoltato: al di là di ogni ragionevole dubbio il progetto Harvest Rain può essere collocato all’interno del folk apocalittico, ma si distacca decisamente dalla media dei lavori in quest’ambito, scegliendo forme differenti tra loro pur riuscendo a mantenere una buona coerenza nel suono e, soprattutto, nelle sensazioni provocate nell’ascoltatore, attraverso l’uso massiccio di strumentazione diversa che, in diversi casi, lascia in secondo piano la chitarra acustica, naturalmente presente ma non così invadente come in altri casi; notevole, in particolare, l’uso del flauto, che aggiunge una forte vena psichedelica. Anche la voce, di per sé non eccezionale, è in alcuni casi lavorata con effetti di vario genere che ne arricchiscono le possibilità e ne aumentano l’impatto. La qualità del suono non è eccezionale ma, stranamente per quanto mi riguarda, trovo che la cosa non sia affatto fastidiosa e, addirittura, sembra aggiungere quasi un senso di mistero alla miscela sonora. L’autore sostiene di scrivere musica ispirandosi al suo amore per l’autunno e l’inverno ma anche per lo spiritismo e le manifestazioni di spettri e fantasmi: direi che alcuni dei brani si avvicinano abbastanza al mistero e alle sensazioni che questi temi possono ispirare. Non è semplicissimo trovare dei riferimenti musicali immediati, in quanto i classici del genere, pur essendo chiaramente presenti, sono molto filtrati attraverso l’interpretazione personale; in alcuni brani ho notato una somiglianza con alcune cose dei vecchi Lycia, altrove ho sentito lontane eco degli Swans, anche se, nel complesso, credo che il suono somigli abbastanza a quello degli Strenght Through Joy più ispirati. Non posso dire che si tratti di un capolavoro, in quanto probabilmente c’è ancora del lavoro da fare per raggiungere vette elevate, ma alcuni brani sono veramente belli: l’introduttiva “An upstair window” riporta ai tempi dei migliori Death In June, “Fountain of night” e “Glowing across” alle sensazioni dei Lycia, ma in nessuno dei due casi si tratta di mera imitazione; “Green flame” e la conclusiva “Listening” sono bellissime per l’uso del flauto che le riempie di mistero e dà un tocco quasi indiano al suono; ma il brano che sceglierei tra i quindici del dischetto è “Frozen light”, intensa e misteriosa come poche altre. Web: http://cainriver13.tripod.com/harvestrain/. (Ankh)

Haujobb: Vertical mixes (CD - Out of line/Audioglobe, 2005). Reduce dall'ottimo album prodotto sotto il nome di Destroid, Daniel Myer (aka Haujobb), si produce in questo album dove, oltre ad un paio di inediti, ci offre una serie di remix di brani del suo repertorio, alcuni realizzati da lui stesso, altri da nomi del calibro di This Morn'Omina, Seabound, Asche, Glis, ecc... Proprio i due remix realizzati da This Morn'Omina e Seabound (rispettivamente per i brani "We are the renegades of noize" e "Platform") costituiscono a mio avviso i fiori all'occhiello del cd. Le due inedite rispondono al nome di "Mind crush" e "Perpetual motion" e non aggiungono molto alla fama di Daniel Myer, geniale manipolatore di suoni, alchimista dell'elettro-sound piu' spigoloso ed anticonvenzionale, sempre dedito alla sperimentazione. Un disco non fondamentale per i novizi, ma indubbiamente interessante per i fans piu' incalliti di Haujobb. Web: http://www.planetmyer.de. (Candyman)

History Of Guns: Apospemia (A collection of b-sides) (CD - Liquid Len Records, 2005). È davvero difficile capire cosa passa per la testa dei membri degli History Of Guns, bizzarro gruppo inglese che esiste già da alcuni anni e che ha all’attivo la pubblicazione di diversi Ep e di un full-lenght intitolato Flashes of light. La mia affermazione trae origine dal fatto che questo Apospemia non è una normale versione promozionale del loro nuovo album: esso è stato realizzato con l’intento di pubblicizzare il secondo lavoro della band (che sarà pubblicato prossimamente e si chiamerà Apophenia…), ma in realtà contiene canzoni che non saranno incluse in tale release!!! Tutto ciò viene giustificato dicendo che i brani del promo sono una sorta di “virtuali” b-sides dei singoli che potrebbero essere estratti dal cd in uscita, ma è chiaro che si tratta più di una battuta che di un’idea realizzabile… Mi rendo conto che quello che sto raccontando vi sembrerà un po’ complicato, ma a quanto pare questi ragazzi si divertono molto a confondere le idee di chi si ritrova a recensire il loro materiale, o a navigare nel loro sito web! Tra l’altro la confusione regna sovrana anche all’interno delle tracce incluse nel dischetto, che mi sono sembrate un’accozzaglia di cose senza senso, suonate maluccio e cantate pure peggio! La “ricetta” musicale degli HOG è a base di ingredienti piuttosto vari: nei loro pezzi troviamo molti riferimenti al gothic rock e una buona dose di elettronica, ma ci sono anche altri elementi che contribuiscono a rendere alquanto strano il sound proposto (non sono infatti rari i casi in cui i due generi nominati si mischiano con il drum ‘n’ bass, l’ambient e l’industrial…). Talvolta l’unione di stili diversi dà risultati eccellenti e fa sì che una band possa essere considerata “particolare” e “innovativa”, ma come avrete intuito tali aggettivi non si adattano molto agli autori di Apospemia… Anzi, per essere precisi bisognerebbe dire che il secondo non gli si adatta, e che il primo può essere utilizzato solo con connotazione negativa! In poche parole la particolarità del gruppo è quella di essere abbastanza bravo nel creare brani bruttini e sconclusionati, nei quali oltretutto compare un vocalist che tenta di imitare i più famosi gothic singers, ma che non è quasi mai all’altezza della situazione… Insomma, non si riesce proprio a capire perché gli History Of Guns non hanno realizzato un normale promo dell’album che sta per uscire, e hanno invece deciso di far circolare questa specie di “surrogato” (che si può anche scaricare gratuitamente dal loro sito): se lo scopo era quello di creare curiosità e interesse dubito che riusciranno a ottenere ciò che volevano, perché la bassa qualità delle canzoni scoraggerà molte persone e farà passar loro la voglia di ascoltare altro materiale di questa band… Per informazioni: Liquid Len Records, PO Box 165, Hertford, SG13 7ZN, Uk. Web: http://www.historyofguns.com/. (Grendel)

H.I.V. + / Mourmansk 150 / Babylone Chaos: Univers carceral (2CD - Divine Comedy/Audioglobe, 2005). Davvero bella questa nuova release della Divine Comedy Records, costituita da un doppio cd e da un libretto di ben ventiquattro pagine. Quest’ultimo non ha le dimensioni di un normale booklet ma è molto più grande: al suo interno ci sono un centinaio di fotografie scattate da Fabrice Billard (il boss dell’etichetta francese) nella città in cui vive, Marsiglia, che viene mostrata nei suoi vari aspetti. Ci sono immagini crude (vedi ad esempio quella che raffigura un’auto data alle fiamme) affiancate ad altre che invece ritraggono situazioni della vita di tutti i giorni (bambini che giocano, una ragazza che porta a spasso il cane, un treno che corre sui binari), ma oltre a questo sono presenti anche foto di posti desolati, sporchi e squallidi. L’intento dell’autore era quello di stabilire una sorta di parallelismo “concettuale” tra alcuni luoghi della città e l’ambiente carcerario (da qui il titolo dell’opera…), e devo dire che il risultato ottenuto è molto buono perché il materiale raccolto nel libro è alquanto interessante, efficace ed espressivo. Ovviamente anche la musica contenuta nei due dischetti ha attinenza con i temi a cui ho appena fatto riferimento, difatti essa è claustrofobica, ripetitiva e opprimente. Nel primo cd troviamo brani di Mourmansk 150 (gruppo dedito ad un power electronics ipnotico ma mai troppo “eccessivo”…) e H.I.V. + (solo-project del dj di origine spagnola Pedro Peñas, autore di un rhythmic noise abrasivo che piacerà molto agli estimatori dell’Ant-Zen sound), ma anche un remix a cui hanno lavorato gli Iszoloscope. Nel secondo ci sono invece composizioni dei Babylone Chaos (industrial/experimental band decisamente sui generis che ama mescolare il noise con sonorità oscure e talvolta piuttosto bizzarre…) e tre remix di Asche, Dj Mauri e del già citato P. Peñas. Insomma, come avrete capito questa release mi ha convinto appieno: essa è senz’altro raccomandabile a coloro che sono appassionati di tutto ciò che a che fare con l’elettronica “estrema”, ma la consiglierei pure a chi conosce poco questi generi e vorrebbe saperne di più, perché è piacevole da ascoltare ed estremamente varia nei contenuti. Web: http://divineco.records.free.fr/. (Grendel)

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