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A Challenge Of Honour / Der Feuerkreiner: Iberia 2007
(CD - Dagaz Music, 2007).
Esce per Dagaz Music questo CDr formato DVD limitato a 250 copie numerate che vede insieme il duo formato da Federico Flamini e Valentina Castellani e il prolifico progetto di Peter Savelkoul. Il CD, come da titolo, è stato rilasciato in occasione di un tour portoghese. La prima traccia è “Free the Mountain-People”, a favore della liberazione del Tibet. L'atmosfera è di un industrial marziale condito con spezie orientali e nitriti di cavalli, un miscuglio interessante e, almeno in questo caso, piacevole. Così non è per il resto del CD, purtroppo, e già con “Arabian Tradition”, unico brano inedito, lo sconforto inizia a serpeggiare. Base ritmica tribale – e triviale – su cui si innesta un pianoforte fuori luogo inframezzato da una voce femminile salmodiante. A sentirlo pare uno strano miscuglio tra la vecchia produzione Ninja Tune e i Fun Da Mental, per chi se li ricorda. Segue “Verdun1916 (Remix and Rearranged)”, che si apre con degli orribili fiati sintetici supportati da percussioni di stampo militare. Il brano è una rivisitazione di “Le Fort De Souville”, tratta dall'album Verdun 1916 a nome Un Défi d'Honneur, progetto parallelo di Peter Savelkoul di cui non si sentiva il bisogno. L'ultimo brano di A Challenge Of Honour è la pessima “Water On The Otherside (Instrumental Re-Arranged Version)”, tratta da Monuments.
Tocca quindi ai Der Feuerkreiner la disperata missione di risollevare le sorti di un dischetto scialbo e inutile. “Dioniso” è il brano inedito, melodia quasi catchy semplice semplice. Nulla di straordinario, siamo sempre nella mediocrità, ma almeno non è più A Challenge Of Honour. “Modern Landschaft (Live In Bologna)” ha un taglio più marcatamente industrial. Il pezzo si dimena tra voce filtrata, feedback e percussioni, e finora è quanto di meglio ascoltato su questo album, peccato solo per la pessima qualità audio della registrazione. Chiude il CD un altro brano dal vivo, “Nein! (Live At Yverdon Les Bains)”. Siamo sempre dalle parti del brano precedente, solo con una ritmica più serrata. Spiace che anche in questo caso la qualità audio sia scadente, ma tanto si sa, il collezionista non bada a questi dettagli secondari, volete mettere l'edizione limitata a 250 esemplari?
Web: http://www.dagaz-music.com/.
(Softblackstar)
Aa.Vv.: La nuit des fées
(CD - Prikosnovénie/Audioglobe, 2007).
Oh peregrino!, tu che vai errando pelle Terre d’Occidente alla cerca della somma beltade, indirizza i tuoi passi verso Clisson, sulle ombrose sponde della Sèvre pronta a gettarsi nella paciosa Loira, alla vista dei possenti bastioni che cingono l’opulenta Nantes e non distante da Poitiers e da La Rochelle! Colà il tuo animo troverà di che ristorarsi, allorquando, morendo settembre, Prikosnovénie celebra le finissime Arti dei suoi cantori, e celestiali suoni si spanderanno pelle tortuose vie del borgo, e pelle sue piazze colme di genti. La campagna apprestandosi al lungo sonno del crudo Inverno s’accende di mille cangianti colori, il Sole scendendo all’occaso spande i suoi ultimi raggi sulle lande ove s’attardano l’impigrite armenti, sotto lo sguardo severo dell’attento contadino, la pace agreste s’impossessa degli spiriti, e Maestri si danno convegno, memori della ospitalità delle genti franche. Questo ciddì simbolicamente ci offre un saggio di quanto i fortunati convenuti, il 29 settembre del 2007, hanno potuto apprezzare, compilando dieci pezzi eseguiti nell’ordine da Cécile Corbel, The Moon and the Nightspirit, Louisa John-Krol, Mediavolo, Caprice, Lys, Djaima, Fleur-M.R.F., Karin Hoeghielm e da Collection D’Arnell-Andrea, fieri rappresentanti di quella che è la autentica missione che con coraggio la piccola label transalpina si è attribuita, diffondere in questo Mondo ferito ed umiliato dalle istesse istirpi che lo popolano, la pace di queste cristalline melodie, in un ambiente di grande ed unica suggestione. All’incerto lucore di una candela ascoltate queste note, e suggetene la più recondita linfa ch’esse distillano cum moderatione, chè trattasi di preziosa ambrosia destinata altrimenti solo agli Dei! Chiude il dischetto, che par addirittura nella sua fredda e geometrica forma vibrar in sintonia col contenuto, un sestetto di episodi concessici da un autentico consesso di Virtuosi, annoverando tra le sue file esponenti di Pinknruby, Mediavolo (la graziosa voce di Geraldine, che dalla sua arpa celtica trae suoni emergenti dalle brume del passato…), Ashram (Luigi Rubino) e Corde Oblique (del Maestro Riccardo Prencipe). Un disco unico per un evento che è tale, al quale fanno da contorno sezioni dedicate alle fiabe, dibattiti, esposizioni (dedicata alle immagini di Sabine Adélaide, fotografa ufficiale di Prikos) e l’immancabile mercatino d’oggetti elfici, giuochi per infanti, cartomanzia, scultura. A Clisson, a Clisson!
Web: http://www.prikosnovenie.com.
(Hadrianus)
Alien Vampires: No one here gets out alive
(CD - BLC Productions/Masterpiece Distribution, 2007).
Il reale significato del termine “scena electro italiana” ancora mi sfugge, perché tale definizione mal si addice a quanto accaduto dalle nostre parti in questi ultimi anni: l’interesse nei confronti del suddetto stile musicale non manca, ma per motivi a me sconosciuti la scena non si è mai evoluta, rimanendo a lungo in una fase di stallo che purtroppo non ha giovato ai pochi che, in varie maniere, si sono adoperati per farla crescere. In particolare vorrei soffermarmi sulle band ad essa appartenenti (e qui basta fare nomi come Adam, Ballistic, XP8, Narr, o quello degli stessi Alien Vampires…), che hanno finora proposto dischi di buona (e talvolta ottima) fattura ma purtroppo non hanno mai avuto un vero e proprio mercato nel Belpaese, finendo quindi con l’essere apprezzate più altrove che non in casa loro. Il combo capitolino non fa eccezione ovviamente, e forte di un contratto con la label statunitense Blc Productions si prepara a fare sfracelli in Nord America e in Europa grazie al nuovo No one here gets out alive, un prodotto valido e accattivante che piacerà sia ai fan del genere, sia agli addetti ai lavori (mi riferisco soprattutto ai tanti Dj che avranno già inserito alcuni dei pezzi del cd nelle loro scalette!). I tre “astro-vampires from hell”, ossia Nysrok Infernalien (ex chitarrista degli Aborym), Nightstalker e Nemesis, non si pongono limiti di sorta e hanno un approccio molto open-minded alla “materia elettronica”, non a caso le loro composizioni sono difficilmente inquadrabili all’interno di una categoria definita, e appaiono come un mix (peraltro ben bilanciato) tra elementi che, strato dopo strato, vanno a dar vita ad un corpus sonoro multiforme e vario. Se da un lato il gruppo non disdegna fare qualche riferimento all’harsh electro più “furbetta” e stilosa (vedi la trascinante opener “Watershed” o le altrettanto efficaci “You’ll all die” e “Rave to the grave”), dall’altro si diverte a spiazzare l’ascoltatore con brani “ibridi” come “Hell.S.D.” (la struttura portante è quella tipica della trance, ma c’è anche una componente rhythmic-noise a rendere il tutto più sfizioso…), “We’re going to hell” (uno degli episodi migliori tra quelli inclusi, caratterizzato a sua volta da sonorità abrasive sovrapposte ad una ritmica incalzante) o “Industrial warriors”, vera chicca per gli appassionati di hard-techno drittissima e spaccaneuroni, nonché fiore all’occhiello dell’ineffabile terzetto. Una menzione particolare la merita anche la demoniaca track “Show me the way” (contraddistinta da un sound cupo e da vocals molto black-metal style), non solo perché chiude in bellezza un album ben riuscito, ma perché è l’ennesima dimostrazione dell’alto grado di maturità ormai raggiunto dalla band. “Infernal music for evil minds” insomma, e di quella che lascia pure il segno…
Web: http://www.alienvampires.eu/.
(Grendel)
L'Ame Immortelle: Namenlos
(2CD - Trisol/Audioglobe, 2008).
La realizzazione di Namenlos, ottavo album di L'Ame Immortelle, segna il loro ritorno su Trisol, l'etichettà che li lanciò nel 1997 con l'album Lieder die wie wunden bluten. Le note promozionali che hanno preceduto la pubblicazione del disco parlavano di un ritorno del duo austriaco alle sonorità elettro-dark che contraddistinguevano i loro primi dischi; in realtà di questo ritorno della componente elettronica nel suond di L'Ame Immortelle ci sono ben poche tracce. I brani che possono maggiormente ricordare il loro vecchio stile sono la traccia numero due del disco, "1000 Voices", interpretata da Thomas col consueto cantato distorto, su basi elettro dall'andamento indubbiamente "catchy" e "Es tut mir leid", cantata dai due in coppia, un pezzo dal ritmo coinvolgente che promette di funzionare molto bene sia in pista che dal vivo. L'inizio del disco è comunque pienamente nelle mani di Sonja, la cui interpretazione vocale è come sempre ottima, sia nell'iniziale "Vergessen" (brano di alta intensità emotiva eseguito con la sola voce), sia nelle successive "Behind the light" e "Bleib", brani dalle strutture gothic-rock che da sempre fanno parte del background di Thomas e Sonja, ma che negli ultimi dischi avevano sin troppo dato spazio alla matrice "rock", a scapito di quella "elettro-dark". Se quindi il duo austriaco dimostra di voler proseguire il percorso stilistico intrapreso con gli ultimi due album realizzati per Gun Records, la qualità dei brani sembra migliorata. "Requiem" è interpreta in coppia dai due: un pezzo dalla melodia efficace che si segnala tra le cose piu' immediate del disco, ma è indubbio che il livello del disco salga quando è Sonja a cantare; così dopo la breve e minimale "Lost", troviamo "Blutrot", uno dei migliori pezzi del disco, sia per l'interpretazione vocale, sia per la struttura sonora, in cui gli archi giocano un ruolo di primo piano. "Reborn" è gothic-rock arioso e senza troppe pretese; di "Es tut mir leid" abbiamo già detto; è la volta di "Niemals", un altro degli highlights del disco. Decisamente frizzante e "pop" è "The Cleansing", brano in cui Sonja si sbizzarisce in vocalizzi particolari in cui si possono cogliere citazioni di Anna Varney (Sopor Aeternus), uno dei suoi miti-musicali dichiarati; chiusura affidata alla title-track: plumbeo brano (forse un pò prolisso) in cui canta anche Thomas. Anche se il duo austriaco non rientra da tempo nei miei ascolti preferiti e continuo a rimpiangere i loro primi dischi, devo dare atto a Namenlos di essere un buon album, per quanto mi riguarda, il loro miglior lavoro dai tempi di Dann habe ich umsonst gelebt. Il secondo cd contiene otto tracce; in apertura le due inedite "Erneuerung" e "When the sun has ceased to shine"; la prima è solo un breve "intro" recitato da Thomas, interprete anche della seconda, un brioso brano elettro-pop. Seguono i rifacimenti di sei brani di L'Ame Immortelle, a cura di nomi come Spiritual Front, Sieben, Steinkind, Whispers In The Shadow, ecc... Nonostante la mia scarsa simpatia per i cd di remix, spesso raccoglitori di brani totalmente inutili, devo dare atto ai brani inclusi in questo secondo dischetto di offrirci riletture completamente diverse rispetto alle versioni originali, con risultati anche apprezzabili, come nel caso degli ottimi brani interpretati da Sieben e Spiritual Front.
Web: http://www.lameimmortelle.com.
(Candyman)
Avenged Sevenfold: Avenged sevenfold
(CD - Warner Bros Records, 2007).
A due anni dall’uscita del buon City of evil, i cinque di Huntington Beach (California) si ripresentano con un lavoro sorprendentemente compatto ed eclettico, che spazza via ogni residuo legame con il loro passato metalcore. Finora non ho ben capito che tipi siano questi musicisti dagli improbabili nomi collegati a tematiche religiose (M. Shadows, Synyster Gates, Zacky Vengeance, The Rev e Johnny Christ!), e non so neanche se stiano lanciando un nuovo trend, fatto sta che l’ultimo album è una gran figata, una di quelle cose che al primo ascolto ti spiazzano e successivamente ti conquistano in pieno, facendoti pure riflettere sul fatto che non sempre il mix “make-up/taglio di capelli asimmetrico/maglioncino con teschietti” è sinonimo di gruppo modaiolo che non ha niente di meglio da offrire di un look curato! Ma partiamo dall’inizio, e cioè dalla canzone “Critical acclaim”: ad aprirla c’è addirittura il suono di un organo, subito seguito da riffoni ultraheavy uniti a vocals che definire varie sarebbe alquanto riduttivo, visto che il singer M. Shadows è uno che riesce a fare più o meno tutto, dallo stile nu metal ai growls passando per i virtuosismi alla Jorn Lande. Ovvio che la sua performance, a dir poco impressionante, influenza l’andamento dell’intero disco, ma è bene sottolineare che la componente musicale non è a servizio del talentuoso cantante ed è essa stessa improntata sul dinamismo e sulla versatilità. Benché tutti i brani siano “heavy fino al midollo”, gli Avenged Sevenfold sono riusciti a dare un’interpretazione personale di certi topoi del metal, evitando il pericolo di risultare pacchiani o ripetitivi: un pezzo come “Afterlife”, ad esempio, è pieno zeppo di citazioni (chi ha detto Iron Maiden o Metallica?), ma appare attuale perché ad esse abbina le cose più bizzarre, vedi ad esempio gli archi (che fanno tanto Apocalyptica…), le parti quasi pop/melodiche o le “solite” vocals che sembrano appartenere ad uno affetto da disturbo di personalità multipla. Non dimentichiamoci poi di episodi come “Unbound” (chiaro omaggio in chiave moderna al genio di Malmsteen) o “A little piece of heaven”, track che sembra tratta direttamente da un musical e che, per certi versi, rimanda a quanto fatto di recente dai My Chemical Romance, anche se ho l’impressione che l’approccio degli A7X sia un bel po’ più ironico di quello della formazione di The black parade. Insomma, a prima vista può sembrare che il quintetto sia solo un abile creatore di patchwork sonori, ma dopo un più attento esame si realizza che il processo di rielaborazione messo in atto è così complesso da fugare ogni dubbio sulle capacità di questi bellocci ipertatuati, ormai pronti ad entrare nell’olimpo delle più stimate metal band di nuova generazione.
Web: http://www.avengedsevenfold.com/.
(Grendel)
Behind The Scenes: Fragment(ed)
(CD - In-D Records, 2008).
Se i primi anni '90 hanno contrassegnato la decadenza della scena "gotica" inglese, in Germania tale scena invece nasceva e proliferava, grazie a tanti gruppi, alcuni dei quali ancora oggi presenti sul mercato (Project Pitchfork e Das Ich, tanto per fare solo due nomi). Tra i principali esponenti del settore "electro-goth", vanno annoverati i Behind The Scenes, gruppo formato nel 1993 da Michael Roeder (A Spell Inside) e Fred Büntig (The Merry Thoughts); la band realizzò tre album in cui si sintetizzava perfettamente la fusione tra il "gothic" e l'elettronica, per un sound che si potrebbe accostare a quello dei Girls Under Glass. Il piu' acclamato di questi tre dischi fu indubbiamente il primo, Fragment, realizzato nel 1998 e che a distanza di dieci anni viene ora ristampato a grande richiesta (la prima stampa è fuori catalogo da anni!), visto che questo album è, almeno in Germania, considerato un vero e proprio "classico" e diversi suoi brani sono ancora oggi nelle scalette di molti djs (va beh, mi si potrebbe obiettare che anche da noi c'è qualche dj che propone solo roba di venticinque anni fa, ma questo è un altro discorso). E' indubbio che Fragment(ed) sia un buon album: le hits si sprecano, dall'iniziale "Flowers" a "My star", da Razorfields" a "Dreams"; tutti brani dall'appeal immediato, con melodie trascinanti, graffianti chitarre "goth" e linee melodiche "elettro-pop", che rendono questo disco un prodotto brillante che non risente dei dieci anni che ha sulle spalle. Questa nuova ristampa viene proposta in doppio cd, col secondo dischetto a contenere remix di Olaf Wollschläger, Noyce TM, A Spell Inside, Essexx e tanti altri; come spesso accade in questi caso, si tratta di un "bonus" di cui si poteva fare anche a meno.
Web: http://www.myspace.com/behindthescenesmusic.
(Candyman)
Corpoparassita: Inesorabile
(CD - Final Muzik, 2007).
Quello di Corpoparassita è un nome che circola da diversi anni negli ambienti più sotterranei dell’underground italiano: si tratta di un progetto estremamente prolifico anche se questo Inesorabile è il primo CD di lunga durata ad avere una release ufficiale. In precedenza, erano stati stampati altri nove lavori in svariati formati (CD-R, CD 3”, nastro), tutti in edizioni molto limitate che avevano, in alcuni caso, richiesto una ristampa. Fortunatamente, Final Muzik ha deciso di portare allo scoperto questo progetto di Alessandria, dedito ad una dark ambient profonda e catacombale, assimilabile a quella prodotta da progetti come Desiderii Marginis o Atrium Carceri, che sembra esplorare i luoghi più nascosti della psiche umana, andando a scavare in zone che noi stessi preferiremmo lasciare nascoste. Si tratta di materiale interessante, a mio parere, che mi permetterei di consigliare caldamente a chi è convinto che, in questo genere musicale, le uniche produzioni degne di nota possono provenire solo da luoghi a Nord del circolo polare artico. Piacevole anche la confezione utilizzata: un formato poster all’interno del quale si posiziona il CD.
Web: http://www.corpoparassita.tk/.
(Ankh)
Darklight: Light from the dark
(CD - Fuel Records/Self Distribuzione, 2008).
Virtuoso della sei corde, Frank Caruso iniziò giuovanissimo a suonare la chitarra ed il pianoforte, tanto che già alla verde età di diciassette anni fondò la sua prima band, i Firehouse (omonimi dei class-metallers americani), coi quali pubblicò due dischi, entrambi apprezzati dai cultori dell’hard-rock melodico (“Labyrinth” godette di distribuzione continentale), per poi collaborare con artisti italiani di fama (come Franco Battiato), meritandosi la fama di valente session-man. Fu con gli Arachnes che firmò ulteriori prove di alto livello, via via consolidate nel corso di una carriera che vide la pubblicazione di dischi di successo in ambito metal quali “The Goddess temple”, “Metamorphosis”, “Parallel worlds”, “Apocalypse” e “Primary fear”, i quali consolidarono la fama della band non solo in Europa, ma pure nel ricettivo Giappone. Il nuovo progetto Darklight vede Frank affiancato dalla brava Paola Baldacci, la voce melodica e sensuale della quale si contrappone magnificamente ad un sound volutamente cupo e moderno, perfetto connubio tra l’urgenza espressiva del death/trash e partiture classiche e medievaleggianti. Merito della bravura dei nostri, non eccedere mai in un senso o nell’altro, mantenendosi in equilibrio per tutta la durata del disco e riuscendo pertanto a tener ben desta l’attenzione dell’ascoltatore, anche quello meno avvezzo a frequentare questi lidi sonori. Lo strumentismo colto (nel suo back-ground vi sono pure studi di Musica Sacra) di Frank genera via via ambientazioni di grande presa emotiva, esaltate da una produzione impeccabile ed elegantissima. Non a caso, Light from the dark è chiuso da uno strumentale, “Breathless”, che non rappresenta un mero riempitivo od il semplice ed autocelebrativo sfogo di un guitar-hero, bensì la volontà di arricchire un’opera già onusta di classe con una ulteriore prova di quanto la tecnica asservita alla composizione può generare soddisfazione in chi ascolta (ed in chi esegue, of course). Dall’intro “The beginning…” in poi, sarà la voce di Paola (non la solita cantante lirica prestata alla musica dura) a guidarvi con delicatezza in questo labirinto (eh, un giuoco di parole che m’è venuto naturale…) soniko, ove v’imbatterete nella gagliardia darkeggiante di “Come to hell” (epica nel suo incedere minaccioso), nei proclami”Like a leader” ed “I’m the King”, nella mia preferita “True essence”, ma anche nella medievaleggiante ballata “Enchanted night” o nel sinfonico lento “Magic world”, graziato da un a-solo sublime. Non fate i soliti esterofili, “Light from the dark” spazza via intiere legioni di dischetti foresti! Siamo solo all’inizio del 2008, e già abbiamo un candidato alla Top Five dell’anno!
Per informazioni: www.gattipromotion.it.
Web: http://www.fuelrecords.it.
(Hadrianus)
Dawn & Dusk Entwined: Septentrion
(CD - Cold Meat Industry/Audioglobe, 2007).
Dopo aver inciso per etichette come World Serpent Distribution, Athanor ed Eternal Soul, il progetto di David S. approda alla Cold Meat Industry, etichetta che nell'ultimo periodo sta aggiungendo al suo rooster artisti molto interessanti. Non è da meno Dawn & Dusk Entwined, già artefice di uscite discografiche di alto rilievo ma poco conosciute se non da una ristretta cerchia di appassionati. Septentrion, stando allo stesso David, è un album dedicato al nord, alla sua bellezza, al suo immaginario. “A Song Of Ice And Fire” è la splendida apertura, dieci minuti di scansioni industriali, violini in loop e intermezzo recitato. I tumulti ritmici, gli squarci e i sibili che accompagnano la seconda metà del brano sono efficaci nel rendere l'idea di uno scontro primordiale tra le forze della natura, che in “Tundra” trovano il naturale proseguimento con un'atmosfera più concreta e qualche field recording. In “Primordia” il suono si fa più tribale e serrato, fino a cedere il passo a “Horn of the Hunter”, unico brano cantato, dall'atmosfera tesa e oscura grazie a un sapiente uso di una leggera distorsione di sottofondo, strumenti a fiato, violini e una sezione ritmica potente.
Le placide distese di “Sailing by the North Star” concludono il viaggio nel nord descritto da Dawn & Dusk Entwined. Disco che merita sicuramente l'ascolto, Septentrion è la colonna sonora ideale per il freddo invernale.
Web: http://www.morning-star-prod.com/dde/.
(Softblackstar)
Death In June: Brown Book 20th Anniversary Edition
(Cofanetto - NER, 2007).
Come già l'anno scorso con The World That Summer, Death In June appronta una ristampa esclusiva in box marmoreo per il ventennale di un album storico come Brown Book, da molti considerato il suo capolavoro. Su Brown Book si è già detto tutto negli ultimi venti anni, quindi mi concentrerò solo sulla confezione e sul bonus CD incluso. Il box questa volta ha una forma circolare particolarmente scomoda da riporre, e presenta il logo del gruppo (Totenkopf 6) incavato nella facciata superiore. Da notare che esistono versioni del box dal colore differente, a seconda del marmo utilizzato. All'interno del box troviamo un “booklet” con fotografie, una traduzione in inglese del monologo introduttivo, e quattro toppe di stoffa con i due loghi di Death In June. I due CD invece sono avvolti da velluto marrone. Per il primo vale la pena segnalare che si tratta di una versione completamente rimasterizzata, per il secondo il discorso cambia leggermente.
Come evidenziato da Douglas P. stesso si tratta, in effetti, di un “Brown Book 2”. Fino a “The Fog of the World”, il settimo brano, nulla cambia rispetto al primo disco, dopodiché sono presenti altre sette tracce con versioni alternative. Nello specifico, “Europa: the Gates of Heaven and Hell”, “Punishment Initiation” e “Burn Again”, apparse già anche su Abandon Tracks del 2005, e che poco differiscono dalle originali, una inutile rivisitazione della title track, “Brown Book re-read”, presa da The Cathedral of Tears (1991), la bella “Zimmerit” e “Europa: the Gates of Heaven”, pescate dal 10'' To Drown a Rose e infine l'ennesima versione della title track, questa volta presa da una versione alternativa di The Cathedral of Tears, per fortuna leggermente meglio della precedente. Facciamo due conti: tre brani su sette sono apparsi su una compilation riepilogativa uscita due anni fa. Due brani sono praticamente identici (i due “Europa...”), altri due sono pure molto simili (le varie versioni di “Brown Book”). Resta, in pratica, la sola “Zimmerit”, che da sola non basta a giustificare un intero CD. Insomma, bonus scarsi e poco appetibili dei quali si poteva benissimo vivere senza. Probabilmente senza questo bonus CD la ristampa ne avrebbe giovato, perché almeno non si avrebbe avuto l'impressione che sia stato raschiato il fondo del barile per assemblare un bonus che potesse mettere una pulce nell'orecchio al collezionista più intransigente, che comunque non si farà sfuggire l'occasione di spendere oltre cinquanta euro per questa versione esclusiva.
Web: http://deathinjune.net/.
(Softblackstar)
Die Form: Bach Project
(CD - Trisol/Audioglobe, 2008).
Oltre al Wave Gotik Treffen, Lipsia ogni anno ospita anche un festival dedicato a Bach. Nel 2006, all'interno di questo festival, si esibirono anche i Die Form, per una loro personale re-interpretazione della musica del grande musicista tedesco; Bach Project non è un cd "live", ma testimonia comunque quel concerto. Attraverso tredici tracce assistiamo ad un'affascinante mescolanza tra musica elettronica e musica classica; prevalgono ovviamente i pezzi strumentali, ma in altri ritroviamo la voce di Eliane, per un esperimento che si dimostra pienamente riuscito (del resto nella musica dei Die Form i riferimenti "classici" sono sempre stati presenti). Un'operazione tanto ambiziosa quanto affascinante, per un progetto attivo da 25 anni e che continua ad essere sinonimo di qualità ed arte a 360°. Come sempre accade per il progetto di Philippe Fichot, un'attenzione particolare viene posta alla veste grafica dell'opera (limitata a 1999 copie): confezione formato A5, carta d'alta qualità con stampe e foto del concerto tenuto a Lipsia. Un imperdibile pezzo da collezione.
Web: http://www.dieform.net.
(Candyman)
Egida Aurea: Storia di una rondine
(MCD - Wolf Age Records, 2008).
Genova continua segnalarsi come capitale italiana della musica d'autore, grazie anche a questo mcd d'esordio di Egida Aurea, progetto capitanato da Diego Banchero, membro anche di Recondita Stirpe (della cui formazione ritroviamo in Egida Aurea anche Carolina Cecchinato e Mirko Giorgini) e con alle spalle la militanza in gruppi "storici" come Malombra e Il Segno del Comando. Storia di una rondine è un mcd articolato in quattro tracce, dove la miglior tradizione cantautoriale italiana incontra il neofolk, dando il meglio di sé nella title-track e in "Il giorno delle chimiche brume"; due splendidi brani, caratterizzati da testi allegorici e ficcanti ben interpretati da Carolina, coadiuvata da chitarre, fisarmonica, tastiere e (specialmente in "Il giorno delle chimiche brume") percussioni incalzanti che trascinano in un vortice di sensazioni e ricordi. N.H. Guglielmo Amore (voci e percussioni, anch'egli collaboratore di Recondita Stirpe) è invece autore delle liriche di "L'Ottobre nero di Mosca" e "Theos aniketos", i due brani che completano la tracklist del disco. La classe ed il talento evidenziato da Diego e compagni in Recondita Stirpe, non potevano che generare un altro progetto di spessore: un ottimo mcd a cui spero faccia presto seguito un "full lenght".
Web: http://www.myspace.com/egidaaurea.
email: egidaaurea@gmail.com.
(Candyman)
Faun: Ornament
(DVD - Curzweyhl/Masterpiece Distribution, 2007).
I Faun sono una delle più valide band del genere neo-medievale. Grazie all'estro nel contaminare con sonorità elettroniche le melodie del passato, unito ad una squisita abilità musicale, il quintetto di Monaco ha saputo dar vita ad album interessanti e accattivanti al tempo stesso, apprezzabili soprattutto da un'audience giovane ammaliata dall'"età di mezzo" ma che non disdegna i dancefloor alternativi. I Faun infatti sono più immediati e meno "sofisticati" dei Qntal (per non parlare degli ieratici Estampie) ma allo stesso tempo sono molto più eterei e raffinati delle band "potenti" da festa medievale, alla Corvus Corax. La loro musica getta idealmente dei ponti tra diverse sponde: la musica elettronica e quella medievale, le atmosfere da festa pagana e i ritmi da dancefloor; è una sorta di "terra di mezzo" che a mio personale avviso rappresenta una delle espressioni più originali e piacevoli che la scena "pagan folk" abbia saputo produrre negli ultimi anni. Per chi volesse avvicinarsi ai Faun consiglio senz'altro il loro ultimo album Totem mentre il DVD Ornament, oggetto della recensione, è senza dubbio un prodotto solo per fans. Si tratta sicuramente di un'opera di buon livello che ruota intorno a due performance del gruppo tedesco, una svoltasi nel 2006 in occasione di un festival neomedievale, in cui i nostri hanno condiviso il palco con gli Omnia, e un più recente estratto del tour 2007 realizzato per promuovere l'album Totem. A questi pezzi live, 14 in totale, si aggiunge un ricco bouquet di bonus: interviste, speciali sui membri del gruppo, discografie della band e dell'etichetta Curzweyhl e soprattutto gli interessanti quattro brani "unplugged". Tre di questi sono stati registrati all'aperto in momenti "privati" della vita della band: in particolare la versione proposta di "November", suonata solamente da Oliver S. Tyr e da Fiona Rüggeberger, è davvero da brividi. Molto pregnante è poi il quarto brano unplugged, "O Virtus Sapientiae", registrato dal vivo nell'ambito di una performance all'interno di una cava in Baviera. Nel complesso quindi si tratta di un DVD di buon livello, presentato tra l'altro in un'elegante confezione: apprezzabile è poi la presenza dei sottotitoli, in tedesco e soprattutto in inglese, durante le interviste, possibilità che sarebbe stata utile anche per il materiale live, in modo da capire i dialoghi tra i Faun e il loro pubblico negli intermezzi fra un brano e l'altro. Ribadisco, si tratta di un'opera solo per gli appassionati della band tedesca, ma il fatto che questo sia il secondo DVD che i Faun pubblicano in 3 anni è segno evidente della crescente popolarità del gruppo che, con la prossima discesa in Italia (a maggio suoneranno a Bologna), aumenterà senz'altro le schiere di estimatori anche qui dalle nostre parti.
Web: http://www.faune.de/.
(Christian Dex)
Gotterdammerung: Of whores and culture
(CD - Strobelight Records/Masterpiece Distribution).
Convincente prova per gli olandesi Gotterdammerung, questo Of whores and culture, disco apprezzabile contenente più d'uno spunto di buon livello. Un team sicuramente di seconda fascia, ma capace di scrivere ottimi pezzi, sopra tutto quando prende a riferimento il buon e sano vecchio goth-rock. "Warhorse" (col suo attacco veemente che chiama in causa i Sex Gang Children ma pure i frangenti tribaleggianti cari ad Ian Astbury) e "First-in-man" possiedono una bella struttura che le rende assolutamente irresistibili, la cover di "The prow" (l'originale è dei Voivod) potrà stupire i puristi, considerata la paternità (gruppo immenso, quello canadese, anche se sfortunato...), ma alla fine convincerà anche i più scettici, "Oblivion" è un brano che rilegge The Mission e la tradizione rock più obscura, una traccia opulenta che rappresenta uno dei vertici qualitativi del ciddì, con una coralità ed una forza espressiva impressionanti. Nel mezzo (del cammin..., ehi! stavo sbandando), episodi come "Bleeding wonder", "Whore Mill... a game of fear", "No deviation" ed "At status" non riservano sorprese, percorrendo sentieri già battuti e per questo noti, non è un caso se non mi ha impressionato affatto quella "Vibroboy" che l' info-sheet qualificava come sicuro dancefloor supersmasher, forse l'estensore delle note si è lasciato sopraffare dall'entusiasmo. Se la saudade dei gloriosi ottanta prende il sopravvento, assumete in massicce dosi "Of whores and culture", questo medicamento portentoso non contiene indicazioni, parola di Hadrianus!
Web: http://www.masterpiecedistribution.com.
(Hadrianus)
Hidden Place: Fantasia Meccanica
(CD - Hellektro Empire, 2007).
Ci sono dischi che paiono particolarmente adatti alla stagione in cui vengono pubblicati. E' il caso di Fantasia Meccanica album che gli Hidden Place realizzano per la label italiana Hellektro Empire, disco dalle eleganti e suadenti sonorità elettro-pop che fanno da ideale colonna sonora all'inverno. Avevamo già avuto modo di parlare in maniera lusinghiera degli Hidden Place, grazie al precedente cd (autoprodotto) Weather station che metteva già in risalto il songwriting di valore assoluto di questi ragazzi; il tutto viene ribadito ed amplificato in questo nuovo disco che farà ancora una volta la gioia degli amanti della "cold-wave" e dell'elettronica piu' raffinata. I rimandi a Kirlian Camera, Frozen Autumn (presenti sul cd con due remix del brano "Spazio Zero") e certe cose dei Clan of Xymox sono evidenti e sviluppano scenari freddi e notturni (non a caso un brano si chiama proprio "Notturno italiano"), con la bella voce di Sara Lux Vitelli (autrice anche dei testi) in bella evidenza su tappeti di synths capaci di disegnare atmosfere ora piu' intimiste ("Centre of my mind", "Asimmetrie") ora piu' dinamiche ("Window sill", "Climax soul", "United"), per un disco decisamente ottimo, che sancisce il valore degli Hidden Place e che spero possa attirare su di loro tutta l'attenzione che meritano. Dal mio punto di vista siamo al cospetto di uno dei nomi piu' interessanti della "scena" italiana; un gruppo che dimostra come si possa far tesoro della lezione dei "mostri sacri", amando un sound magari "datato", riuscendo però a svilupparlo in maniera intelligente, creando ottime canzoni che suonano fresche e moderne. Citazione finale per la bella veste grafica del cd, curata da Diego Merletto. Fantasia Meccanica è un disco "invernale" ma da ascoltare e gustare lungo tutto l'anno. Consigliato.
Web: http://www.myspace.com/hiddenplaceitalia.
(Candyman)
Il Prato Dei Desideri: Una notte nel prato / Mr Bizarre
(2CD - Blade Records, 2007).
Il Prato Dei Desideri è un progetto di Gianluca Martucci (Urna, Sagenhaft), che si affaccia nuovamente sulla scena dopo un paio d’anni con questo doppio CD-R di materiale solo parzialmente nuovo: infatti Una notte nel prato, il primo dei due dischetti, è la riproposizione di un lavoro già pubblicato come autoproduzione e a suo tempo recensito su Ver Sacrum, per il quale vi rimando alla lettura della recensione del nostro S*Tox, con il quale condivido senza dubbio la sostanza. Il secondo dischetto, invece, si intitola Mr Bizzarre e contiene materiale più nuovo in cui si nota una certa evoluzione a livello di varietà del suono; la sensazione è che i consigli di S*Tox siano stati almeno in parte seguiti, non so se volontariamente, perché si tratta di un lavoro più vario da un punto di vista sonoro, comprendendo anche campionamenti di jingle pubblicitari e sonorità più oscure anche se sempre di ispirazione ambient. La voce di Martucci si limita anche in questo caso alla recitazione ma in molti casi è fortemente trattata e filtrata in modo da essere sensibilmente inquietante. Questa doppia produzione, nel complesso, evidenzia ancora una volta l’estro e la buona vena del musicista campano che riesce ad esprimersi con risultati più che buoni in forme musicali tra loro piuttosto diverse; ho idea che a breve potrebbe stupirci con lavori di livello elevatissimo, se solo riuscisse ad amalgamare tra loro le sue diverse fonti d’ispirazione.
email: principium79@yahoo.it.
(Ankh)
In My Rosary: 15
(CD - Syborgmusic/Masterpiece Distribution, 2007).
Era dal 2004 che non si avevano tracce dei due In My Rosary Ralf Jesek e Dirk Lakomy, che ora tornano con questo bel 15, titolo che simboleggia una doppia ricorrenza: quindici anni di In My Rosary e quindicesima uscita discografica. Come sonorità siamo sempre dalle parti di una commistione tra darkwave e neofolk, con il primo ingrediente nettamente predominante, soprattutto in quest'album.
Dopo un'intro canonicamente inutile, “Bitter Fall” è un classico brano alla In My Rosary, bilanciato tra chitarre e suoni elettronici, stile che più o meno è rappresantivo dell'intero album, che si snoda tra ottimi brani come “Believe/Because”, “Soul Tide” (splendida nella variante neofolk di “Soul Tide – Core Version”), “Hypocrazy”.
In My Rosary sono da sempre stati alfieri del mix tra darkwave e neofolk, alchimia in cui si sono cimentati diversi gruppi, ma sempre con risultati discutibili (Naevus, Lady Morphia, Inner Glory). Basta ascoltare questo 15 per rendersi conto dell'abisso qualitativo che separa gli In My Rosary dal resto della produzione di questo tipo e per consigliarne caldamente l'acquisto.
Tre i bonus, dei remix di “Satin Sheets”, “Short Dance” e “There's no Light” ad opera rispettivamente di Nero (Eternal Nightmare), Tobias Birkenbeil (Umbra et Imago) e Christian Doerge (Syria). Remix che non invitano particolarmente all'ascolto, dato che i primi sono degli emeriti sconosciuti, Syria, altro nome che non brilla per visibilità, non incide dal 1999, e il terzo del lotto, purtroppo, è famoso per via dei fenomeni da baraccone di cui fa parte.
Web: http://www.inmyrosary.de/.
(Softblackstar)
IWR: Cold Asylum
(CD - Black Rain/Audioglobe, 2007).
Secondo album per gli IWR, dopo l'esordio avvenuto lo scorso anno con Ground Zero. In Cold Asylum si fa maggior ricorso all'apporto della voce femminile, creando il classico connubio tra il cantato "harsh" maschile e quello "ethereal" femminile: una formula non certo nuova (tra chi ha già battuto queste piste potremmo citare L'Ame Immortelle, Flesh Field, Mechanical Moth, ecc...) ma che a volte riesce a creare discreti brani elettro-dark, come le iniziali "Going mental" e "Ketamine sedation", probabilmente le migliori (o le meno peggio, fate voi) tracce di questo disco che in definitiva ci offre solo sette brani inediti, visto che la tracklist viene completata da quattro remix (tutt'altro che memorabili). Al di là che si voglia considerare Cold Asylum un album o un mcd, rimane il fatto che nel complesso si tratta di un lavoro dai contenuti piuttosto modesti che non riesce a far compiere alla band israeliana il tanto agognato salto di qualità. Alla fine Cold Asylum pare destinato ad essere solo uno dei tanti dischi elettro che inflazioneranno il mercato anche quest'anno.
Web: http://www.myspace.com/iwrband.
(Candyman)
Mariae Nascenti: Raise your paw to the sky and break the truce
(CD - Final Muzik, 2007).
Al pari di Corpoparassita, anche questo progetto italiano è stato molto attivo negli ultimi anni, producendo numerosi lavori su CD-R; in questo caso, però, non si tratta dell’esordio su CD di lunga durata, ma della seconda opera, che esce ancora per Final Musik, etichetta che si sta muovendo molto bene nel sottosuolo musicale italiano e non solo. Si tratta di un progetto la cui produzione si scosta dalle sonorità più canoniche, in ambito industrial, a cui oggigiorno siamo abituati, con riferimenti a gruppi storici della scena sotterranea. Angelo Visone deve godere di un certo rispetto nell’ambiente musicale, vista la lunga lista di collaboratori eccellenti citati nel libretto del CD: nomi come Paul Beauchamp, Fabrizio Modonese Palumbo, Trevor e Marco Milanesio, i cui DsorDne sono uno dei riferimenti a cui accennavo in precedenza, e che si è occupato della registrazione, del miraggio e dell’editing del CD. Devo dire che tale rispetto è giustificato dal livello di quest’opera molto variegata nelle sonorità e non semplice da approcciare, probabilmente anche a causa di questa stessa molteplice anima, ma che dimostra che il nostro ha ispirazione e capacità compositive in abbondanza, potendosi permettere di saltellare qua e là tra gli ambienti musicali più disparati, alternando elettronica (il terzo brano è quello che mi ha ricordato i DsorDne), brani pianistici (in cui emerge il ricordo del primissimo Gerstein), post rock allucinato, cut-up alla Nurse With Wound (rispetto ai quali, però, il nostro è molto meno estremo), drone, registrazioni ambientali e quant’altro la fantasia di un musicista dalla mentalità aperta può essere in grado di mescolare. Per penetrare a fondo quest’opera ho avuto bisogno di diversi ascolti ma ritengo che ne sia valsa la pena, perché lentamente si schiude una serie di contenuti che ne aumentano, di ascolto in ascolto, il fascino complessivo. Sicuramente ostico ma, per chi può essere affascinato da sonorità molto indipendenti, sicuramente consigliato.
Web: http://www.mariaenascenti.com/.
(Ankh)
Maurizio Bianchi: Regel
(CD - Final Muzik, 2007).
Maurizio Bianchi è un musicista che, in ambito industrial, non ha bisogno di presentazioni: al di là di ogni ragionevole dubbio, è da considerarsi il precursore e uno dei massimi esponenti di sempre in questo ambiente e la notoria lentezza del nostro paese nell’acquisire e interiorizzare i nuovi movimenti avanguardistici musicali (almeno a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo) ne amplifica ulteriormente l’importanza. Molti dei vecchi lavori dell’artista lombardo sono ormai introvabili, essendo all’epoca stati pubblicati in poche copie che circolano ormai soltanto nell’ambiente collezionistico, quindi ben venga l’iniziativa dell’etichetta friulana Final Muzik che, con questo Regel, ne ristampa uno dei lavori più maturi e compiuti, universalmente considerato tra i suoi capolavori, aggiungendo ai due brani originari un terzo brano grossomodo coevo, “Acido prussico”, comparso in una compilation intitolata Neuengamme. Da un punto di vista sonoro, questo brano si distacca abbastanza dai due che lo precedono, che sono dalle parti dei primi Throbbing Gristle o SPK, malgrado il nostro mantenga la sua persona più timidamente distaccata rispetto a ciò che faceva il quartetto inglese e il suono sia nel complesso meno estremo di quello del progetto australiano (naturalmente parlo dei primi lavori); il brano aggiuntivo, invece, ha una maggiore tendenza verso la musica ambientale, tanto che, grazie ai suoi profondi drones, può essere considerata una sorta di proto dark ambient. Non posso che sottolineare il plauso all’iniziativa di Final Muzik e consigliare l’acquisto di Regel agli appassionati della musica industriale “storica” e a tutti coloro che sono convinti del fatto che questo stile musicale si sia evoluto solamente all’estero.
Web: http://www.finalmuzik.com.
(Ankh)
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