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Acherontia Styx: Secrets Revealed Darkness Shall Be (MCD - Eye Of Kephra, 2001). I tre brani che compongono questo lavoro (circa mezz'ora la durata totale) sono manifesto della dark-ambient più cupa e deviata. Ascoltati in cuffia, producono un effetto devastante! Grande suggestione emana la tetrissima opener "Revealed", con sinistri cori virili a stagliarsi su di un sottofondo rumoristico intessuto di gracchiar di corvi, sibilar del vento... il peggior incubo non poteva pretendere colonna sonora più adeguata! Davvero subdola la successiva "Fragments", pare l'attesa spasmodica d'un incombente evento tragicissimo, suoni che rimangono quasi sospesi, come il lento stillar del sangue vischioso su d'un polveroso pavimento ingombro di putridume. Non da meno la conclusiva, agghiacciante "Endosphere". Nonostante risulti a tratti acerbo, "Secrets..." è, senza dubbio, lavoro di grande efficacia! L'autore consiglia, per apprezzarne appieno qualsisia sfumatura, "un'atmosfera molto intima e poco illuminata, magari nel silenzio della notte...". Non posso dargli certo torto! email: eyeofkephra@infinito.it. (Hadrianus) Belisha: The Hounded (CD - Filthy Sonnix + Filthy Music, 2001). Ehi, ma il duro riffing portante dell'opener "Wormwire" l'ho già sentito, e non in ambito goth! "The hounded" ci riserva comunque piacevoli sorprese: di seguito infatti un sinistro arpeggio apre "Hope of pills", mentre "Cannibal" e la title-track sono delle classicissime, anthemiche goth-rock songs. La prima è caratterizzata da una chitarra acustica che detta, restando comunque in sottofondo, il tema centrale del pezzo, davvero l'hit di questo CD caratterizzato da spunti interessanti e per certi versi inediti, soprattutto dal punto di vista delle sonorità, saldamente ancorate alla tradizione, ma mai scontate. "Casparian sea" è infatti graziata da interessanti innesti etnici, mentre ""Every sentimental moment" è una bella ballatona, seguita dalle ultime tre tracce, decisamente convenzionali, anche se non mi dispiacciono proprio. Fra l'altro, "The fall of the evergreen" (pubblicata pure sul più recente "People of the dark" del 2002) e "Ball of string" hanno visto la luce anche come single... Insomma, questo quintetto (Dan, vocals, Byder, guitars, Elric, bass, Pit, keys e Oliver, drums) merita rispetto! Web: http://www.belisha.com. (Hadrianus) Camerata Mediolanense: Inferno - seconda parte (7" - My Castle, 1999). Seppur si tratti di un singolo uscito ormai da molto tempo vale la pena menzionare questo secondo volume del pregevole omaggio dei Camerata Mediolanense al sommo Dante. Il progetto è di quelli da far entusiasmare i collezionisti di dischi: una trilogia di 7" (vecchio e glorioso vinile) con testi tratti dal canto V dell'Inferno. Il progetto ha come scopo, come dichiarano gli autori, di presentare la "rappresentazione dell'Amore da parte della Camerata Mediolanense". E quale miglior scelta può quindi essere fatta dal gruppo se non quella di riprendere un brano dal "Paolo e Francesca", rappresentazione dell'Amor la più pura e nobile che la Poesia Italiana abbia mai conosciuto! In questo singolo sono presenti tre canzoni: i due brani con testi tratti da Dante sono delle romantiche, struggenti ed eleganti ballate per sole voce e clavicembalo in cui il lato femminile della Camerata, con Elena e Daniela, si esprime con grazia ed eleganza; segue con uno strumentale per sole tastiere e clavicembalo. Non è ancora chiaro quando uscirà il terzo volume della trilogia; intanto vi consiglio di dare la caccia ai due precedenti singoli, il primo, caratterizzato dalla copertina nera, e questo secondo, con la copertina rossa, che sono infatti stati editati in un'edizione limitata di 500 copie numerate ciascuno. Affrettatevi quindi visto che "di doman non v'è certezza...". Web: http://digilander.libero.it/cameratamediolanense/. email: fascinazione@iol.it. (Christian Dex)
Die My Darling: Virulent (CD - Trisol/Sad Eyes, 2001). Non sono molto in sintonia con il correntone electro, ebm, e (mi dicono, addirittura) future pop che imperversa sulla scena oggi come oggi. Sicchè quando mi capita qualche cosa che olezza di gothic rock mi ci accosto voltentieri e così e successo con questo gruppo americano. Gli ingredienti sembravano esserci tutti: art work accativante, look giusto (molto glam, alla London After Midnight, per intenderci). E poi... tutto qui. Perchè il disco è sinceramente inascoltabile: "God has stopped speaking", il pezzo d'apertura, è né più né meno che nu-metal con tanto di riff chitarristici stoppati e voce simil rap (non bastano effetti precotti di tastiera a "fare dark"). Con "Pain" andiamo un pò meglio: è un pezzo cadenzato e abbastatnza potente supportato da tastiere galoppanti, che sembrerebbe comunque scritto da London After Midnight poco ispirati. E poi "7 days" un corto lento strumentale che pare essere tale solo perchè qualcuno non ha avuto voglia di accostarci due parole. E ancora "Thake this sickness" lentone elettronico (che aspirerebbe ad essere l'hit dell'album, essendo presente in due versioni), debitore, soprattutto nel cantato, dei Christian Death di Valor, ma che starebbe benissimo anche nella discografia degli Umbra et Imago. Ecco poi apparire "I wake up screaming", dove addirittura, per non fare torto a nessuno, si sentono chitarre prese pari pari dai Christian Death di Rozz, di cui si scimmiotta anche il cantato. "Waiting for Dawn" è invece quasi pop, con voce alla Valor e cantato femminile che vorrebbe richiamare Gitane Demone (sposata a Tilo Wolf, però). E così via, per altri sei pezzi, senza un minimo di originalità, o il tentativo di uniformare in un unico stile la pluralità delle ispirazioni. Anche i testi, con le loro trite tematiche vampiriche facili-facili, lasciano molto a desiderare. Una nota positiva, però, c'è ed è "Just defy me". Compatto, ben scritto, ben arrangiato, con sonorità gothic anni '80, miscelate ad altre più trendy, persino ballabile: é una cover di Lenny Kravitz/ Madonna, però. Per informazioni: PO BOX 93247 Hollywood, Ca, 90068 USA. Web: http://diemydarling.com. (Manfred)
En velours noir: Else (MCD - Beyond Prod/Masterpiece Distribution, 2000). Siamo di fronte ad una "musical performace by Luigi M.Mennella", alias Furvus. E così come ero rimasto abbastanza perplesso di fronte alla fin troppo osannata grandeur di "Deflorescens iam Robur", che ho trovato impari al compito impostosi (quello di riassumere un millennio di evoluzione musicale ed estetica!), eccessivamente retorico ed infarcito di discutibili affermazioni estetico-storiche, ora mi devo togliere tanto di cappello di fronte alle quattro tracce di questo mini cd. Rimane ovviamente la vocazione compositiva e strumentale del Mennella (che qui comunque ci regala anche interessanti partiture vocali), ma chiusa in un ambito più delicato ed intimista, al servizio di atmosfere oscure e ambientazioni elegantemente fetish. Sonorità austere, notturne e vellutate (in nero...ovviamente), melodiche e di ascolto facile ed immediato (il che non guasta, a volte) anche se colte e raffinate. "About love and masks", "A monster nearby", "Requiem to flesh" e "Under a still sun kiss", sono brani talmente ben suonati e arrangiati, e così ben "concettualmente" uniformi da sembrare diversi movimenti di una stessa suite tardo-romantica. Non ci resta che sperare che Furvus abbandoni la spada e si avvolga per sempre "en velours noir". Per informazioni: Luigi M.Mennella PO BOX 159 57100 Livorno. Web: http://www.beyondprod.com. email: beyond@ats.it. (Manfred)
Glacier: omonimo (CD - autoprodotto, 2000). Anche se si tratta di un'opera uscita ormai da molto tempo vale la pena di segnalare l'esordio su CD di Glacier, il progetto che fa capo a Daniel James. Per questo CD, dopo aver già militato in altre formazioni della Bay Area, James si è circondato di ottimi musicisti californiani tra cui spicca in particolare la bravissima Kris Force degli Amber Asylum ai cori e al violino. Si tratta di un'opera piuttosto piacevole inquadrabile nel genere "american gothic" che è di per sé sinonimo di varietà e normalmente di qualità. La musica dei Glacier ricorda senz'altro le atmosfere dei Lycia, sia per il senso di algida austerità che pervade la musica, ma anche per le sonorità di chitarra e per gli arrangiamenti. I brani hanno un andamento lento e dolce, anche quando i suoni di chitarra si fanno più duri e distorti: in "Cold, wet and beatiful" e "Forgiven" i toni si fanno ancora più calmi e dolci, la prima tutta basata sui suoni del pianoforte, la seconda che ricorda le atmosfere sognanti di certi brani dei Cure. Ignoro se questi Glacier siano o meno ancora in attività: in ogni caso con questo CD ci hanno regalato magari non un'opera memorabile ma senz'altro qualcosa di piacevole con cui ricordarli. Per informazioni: Glacier, P.O. Box 460373, San Francisco, CA 94131, USA. email: glacier2@best.com. (Christian Dex)
Macbeth: Vanitas (CD - Dragonheart/Audioglobe, 2001). Se c’è un genere musicale grazie al quale le band italiane vengono particolarmente apprezzate, sia in patria che all’estero, questo è certamente il gothic metal. A quanto pare il grande successo dei Lacuna Coil ha aperto la strada a molti altri gruppi di casa nostra dediti a tale genere, e sicuramente tra di essi ci sono anche i Macbeth, il cui debut album del 1998 (dal titolo Romantic tragedy’s crescendo) ha ottenuto un buon successo. Adesso tornano con questo Vanitas e c’è subito da segnalare che la line-up è radicalmente mutata rispetto al passato, vista la presenza di due nuovi cantanti e un nuovo bassista. Sicuramente l’ingresso dei due vocalist (Andreas e Morena) ha portato una ventata di freschezza nella musica del gruppo, le parti cantate infatti sono molto varie e la voce maschile è presente sia nella versione death che in quella pulita. L’album nel suo insieme unisce potenza e melodia, presentandoci undici tracce nelle quali si possono riconoscere le influenze di stili musicali come il black e il death, ma che comunque hanno come comun denominatore la presenza di atmosfere sognanti ed eteree. Tra tutti i brani ho molto apprezzato la dolce “Moisa”, che a dire il vero è anche uno dei pezzi meno accostabili al metal, la lunga ballata “Pure treasure”, davvero uno dei momenti più alti di questo cd, e infine l’oscura e affascinante “Romanzo nero”. In effetti la sensazione è che i Macbeth diano il meglio nelle canzoni meno aggressive e più marcatamente melodiche, per cui mi auguro che proprio questa sarà la direzione intrapresa dalla band nell’immediato futuro! (Grendel)
Melek-Tha: Evil is too strong (CD - Dark Vinyl/Audioglobe, 2001). Il progetto Melek- Tha, concepito dal fantomatico Lord Evil, proviene dalla francia e ci propone industrial –ambient satanista, che si distacca dalla produzioni stile cold-meat per la maggiore insistenza sugli aspetti più prettamente industriali e cyber: ritmiche cadenzate e martellanti, loop ossessivi mixati con una non comune capacità di creare crescendo veramente avvolgenti ed angoscianti, sonorità meccaniche e sparse citazioni classiche e goticheggianti. Il primo pezzo del CD, “Maelstrom of Impurity”, è un bellissimo esempio di questa capacità. Il problema con questo Lord Evil e se ci è o ci fa: perché se ci è il suo modo di proporsi lascia francamente allibito (quella maschera di gomma da carnevale, quel fisico pseudo culturista quei ringraziamenti alla moglie, quella incomprensibile filastrocca all’interno del booklet e mettiamoci pure i titoli di alcuni testi (cfr “Unholy symbolik code 666"), viceversa se ci fa è divertentissimo. Provate a chiederglielo voi! Per informazioni: Lord Evil, 31 Rue de Longpre, 62152 Nesles, France. Fax: 0321327258. (Manfred)
Phantom Vision: Nocturnal Frequencies (CD - Nightbreed/Audioglobe, 2001). Dal Portogallo arriva puro e semplice gothic rock old school: 12 pezzi di potenti, oscure e danzerecce sonorità d’ ascendenza Sisters of Mercy, screziate qua e la da momenti più riflessivi ("Maria’Soul"), toccante e condite ogni tanto da qualche tocco (ma appena un pizzico) un po’ più electro. Niente di trascendentale, dunque, ma pezzi come “Behind the Door” o “Humiliatin Room” lasciano il segno e comunque il gruppo presenta sonorità piuttosto personali e distinguibili (i bei giri di tastiere). Apprezzabile da chi ama il suono inglese dei bei tempi…e poi a Pedro, David e Nuno va la nostra solidarietà per essere stati strapazzati dal cantante dei Sisters… coso, lì…come si chiamava!? (Manfred) Seasons of the wolf: Nocturnal revelation (CD - Earth Mother Music, 2001). Seconda prova su lunga distanza per i floridiani Seasons Of The Wolf, un gruppo che, pur muovendosi in ambiti prettamente underground, ha saputo farsi apprezzare anche fuori dagli Stati Uniti. "Nocturnal revelation" accentua la componente metal-progressive sempre presente nelle composizioni dei nostri, miscelando sapientemente i Queensryche più criptici ed anthemici degli esordi al classico dark-heavy sound, per un risultato davvero encomiabile. L'opener "New age revolution" evidenzia la raggiunta maturità compositiva del quintetto, subito bissata dalla svelta "Dead zone", prova di forza di un gruppo cha mai si è arreso, vincendo l'indifferenza del pubblico e sviluppando un suono per quanto possibile personale. Assolutamente dark "Skulls", aperta da un inquietante arpeggio della sei corde e sostenuta dal bel lavoro delle tastiere di Dennis Ristow. Il disco scorre via veloce con "Dark and lonely dephts", "Storm of the century" e "Starstruck", senza mai accusare cedimenti, per chiudersi con le belle "NR3" e "Transmission", ove il cantante Wes Edward Waddell si dichiara emulo dell'Osbourne più ispirato e meno "sguaiato". Eccellente la sezione ritmica, Chris Whitford al basso e Wayne Hoefle alla batteria, precississimo e dotato il chitarrista Barry Waddell. Ricordo che i S.o.t.W. hanno finora pubblicato un miniCD self-titled e, nel 1999, "lost in hell", disco che venne pure distribuito in Italia. Web: http://www.sotwmetal.com. email: sotw@peoplepc.com. (Hadrianus) This Midnight Stream: Cinematic (CD - Sound Vortex Recordings, 2001). Che bella voce, quella di Carole Edwards! E che piacevole sorpresa, This Midnight Stream! I nostri (oltre a Carole, è Robb Earls a condividere vocals, chitarre e tastiere, con l'aiuto occasionale di altri strumentisti) si esibiscono in un godibilissimo dark-pop, impreziosito dai vocalizzi di Carole (l'opener "Fallen Angel" sembra un brano degli Abba!), ove l'elettronica si sposa ad ambientazioni acustiche, generando un impasto sonoro piacevolissimo, complessivamente di buona levatura. Certo, Robb si esibisce in tonalità non propriamente "graziose", ma tant'è bastante è la brava Carole, il suo apporto si rivela decisivo nell'innerbare tracce di grande suggestione, come "The way inside", la bella intro della quale si sviluppa successivamente in un brano ritmato e decisamente ballabile, "Midnight Stream", l'intrigante "Down to the bone" e "Where does the time go". Delicate trame acustiche dominano invece la bella "Esther". Il CD si chiude con la riuscita cover di "She's in parties", proposta in un'interpretazione personale, e con la dance-version di "Midnight stream" (remixata da Tommy Dorsey). Web: http://www.soundvortexrecording.com. (Hadrianus) Thork: Urdoxa (CD - Nil Records/Black Widow Genova). Dark-esoteric-progressive, ecco una bella etichetta da appiccicare a questo disco! Scherzi a parte, "Urdoxa" è opera da non trascurare. Consta di otto tracce, alcune decisamente lunghe ("Taedium vitae" e "L'enlèvement de Psyché" superano i sedici minuti!), tutte ricche d'arcano fascino che non potrà non stregare l'ascoltatore più attento ed esigente. Sonorità settantiane, strumentazione che si avvale di flauti, clavicembalo, hammond, viole, e sopra tutto, il cantato, attribuito al bravo Antoine Auresche, decisamente efficace, questi punti di forza dei transalpini. Sarà per l'utilizzo della lingua madre (il francese dona alle singole canzoni un sapore vagamente esotico, forse l'abusato anglosassone ha obnubilato i nostri sensi!), sarà per l'ottima capacità interpretativa evidenziata dai nostri, "Urdoxa" comunque è lavoro invidiabile per intensità drammatica e per varietà compositiva, rifiutandosi di soggiacere a schemi triti, elaborando anzi il suono tradizionalmente hard fino a giungere allo sviluppo di composizioni assai complesse ma mai stancanti e, soprattutto, assolutamente dark. Ascoltatevi la finale "Requiem", degno suggello d'una opera sublime, colonna sonora ideale per musicare le nostre più recondite ed ancestrali... paure! Citazioni da Nietzsche, dalla Lungulescu, da Hugo e da Heidegger, in copertina la "Saffo" di Gustave Moreau. "La nuit est certes obscure, mais l'obscur n'est pas nécessairement ténèbres"... (Hadrianus) |