Judith

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Nel numero IX di Ver Sacrum è stata pubblicata l’intervista ai Judith che segue, realizzata all’inizio del 1998. Per motivi di spazio alcune parti sono state però tagliate. Riproponiamo qui sul nostro sito la versione integrale. Approfittiamo di questo spazio per annunciare in anteprima l’imminente uscita del nuovo CD del gruppo che la prossima primavera sarà protagonista con i Faith & the Muse di un nuovo tour europeo.

Formati nel 1995 con musicisti provenienti da altri gruppi della scena statunitense (Klopeck e The Rogues) il vero battesimo dei Judith avviene nell’agosto del 1996 con la partecipazione al “Sacrosant Festival” di Londra, uno degli eventi gotici più famosi della scena internazionale. Da quel momento i Judith sono sulla bocca di tutti e tornano più volte a suonare in Europa. L’ultima apparizione nel vecchio continente è avvenuta in Italia, al festival “Ascension of the Gods” tenutosi a Bassiano lo scorso luglio. Lì i Judith hanno eseguito un bel concerto basato su un solido gothic rock. Da ricordare l’apparizione di Christopher in un elegante vestito anni ’30 completamente bianco. Tramite le tentacolari connessioni di Internet si è svolta l’intervista che segue.

Judith live in Bassiano 1997 (foto di Mircalla)

I Requiem in White sono una band di culto qui in Italia mentre non conosciamo gli altri gruppi da cui provengono i membri dei Judith (Klopeck, The Rogues). Volete parlarcene?

Christopher: Come sonorità erano entrambi molto diversi dai Judith. La band precedente di Mark, Klopeck, era una specie di progetto di studio (sebbene abbia avuto vita breve) crudo e industriale, le cui ispirazioni spaziavano dai primi Einstürzende ai lavori del compositore russo Prokofiev.

Mark: Dopo essere rimasto disgustato da persone che non avevano musicalmente i miei stessi obiettivi decisi di scrivere e registrare in studio per conto mio, con il famoso Curveboy nel ruolo di produttore ed ingegnere del suono. Klopeck era in un certo senso un tentativo di fare musica introspettiva e sperimentale con delle caratteristiche goth-industrial. Lo scopo principale era quello di ottenere un prodotto finito che mi permettesse di trovare il giusto gruppo. Da questo punto di vista è stato un successo visto che mi ha condotto a Christopher e quindi ai Judith.

Christopher: I Rogues sono stati creati da Brian (che all’epoca era il cantante) e Damian (tutt’ora al basso) quando entrambi vivevano a Los Angeles. Come dice Brian la loro musica era sì oscura ma un po’ più orientata verso il blues. I Rogues facevano parte del cosiddetto “circuito di Hollywood” ed a Damian piace scherzare dicendo che il gruppo era al 90% divertimento con forse un 10% di sostanza. Questa estrema varietà di stili musicali portati dai membri dei Judith hanno aiutato a creare quello che nelle nostre speranze è un suono unico, che ci distanzia dalla moltitudine di cloni sullo stile Sisters/Nephilim/Mission che ci sono in giro.

Nella vostra rassegna stampa si legge “Nel suono e nella forma il gruppo è capace di trascinare gli ascoltatori indietro nel tempo, quando Mallarmé, Wilde e forse Jack lo Squartatore bevevano assenzio al pub all’angolo o prendevano il thè nei saloni”. Come viene tradotta questa visione ideale in musica?

La nostra musica è un tentativo di fondere idealmente la visione di due epoche, la decadenza di cento e più anni fa con quella del tempo presente. Nei testi e nel suono (nonché negli abiti) fondiamo elementi del tardo “fin de siecle” con quelli del prossimo e ormai imminente millennio.

Sembrate prestare particolare attenzione al lato estetico dei Judith, dai vestiti di Christopher durante i concerti fino alle splendide copertine dei vostri CD. Quanto è importante questo aspetto per voi?

Il lato visuale di un gruppo, dalla grafica dei CD alle luci e ai vestiti di scena, genera la prima impressione sulla gente e quindi sentiamo che è importante dare al nostro pubblico un’idea completa dell’estetica dei Judith sin dal primo momento in cui saliamo sul palco. La musica, anche nei concerti, è l’aspetto principale ma la presenza scenica è per noi ugualmente importante.

Come nasce una canzone dei Judith?

Come per tutte le cose, una nostra canzone nasce per gradi, accumulando uno strato sull’altro. Spesso si comincia da un testo o da una melodia base e pian piano il brano prende forma.

Föhn, il vostro CD d’esordio, è stato pubblicato ormai da qualche tempo. Avete poi fatto uscire il maxiCD Sahara Seas. Raccontateci la genesi di questi lavori.

La creazione di un album richede molte attenzioni: semplificando si tratta di prendere circa dodici pezzi d’arte (le canzoni) apparentemente indipendenti tra loro e assemblarli per cercare di ottenere un risultato superiore alla somma delle singole parti. E’ un po’ come cercare di fare un puzzle con dei pezzi slegati tra loro e ottenere qualcosa di completamente nuovo e forse anche inaspettato. Sahara Seas è uscito lo scorso luglio in contemporanea alla nostra partecipazione al festival Ascension of the Gods in Italia.

Qual’è il suono che dobbiamo aspettarci in futuro dai Judith?

Judith sarà sempre Judith, qualsiasi sia la forma con cui deciderà di mostrarsi …

Raccontateci della canzone “nascosta” alla fine di Föhn (una versione live di “Future”).

La qualità di registrazione di questa canzone (che è dal vivo) non era paragonabile al resto dell’album così l’abbiamo messa alla fine, qualche minuto dopo l’ultimo pezzo ufficiale. Non c’è niente di misterioso, è solo un piccolo scherzo. E’ stato divertente notare che molte persone con una copia in cassetta del CD non si sono accorte di non avere una canzone; infatti Föhn senza “Future” entra perfettamente su un lato di un nastro da 90.

Vi sentite parte della scena gotica americana? Secondo voi esiste una vera e propria scena americana?

Non spetta a noi decidere la classificazione dei Judith ma credo che questa sia la scena dove meglio rientriamo. Credo che esista una scena americana ma è molto localizzata per il fatto che gli Stati Uniti sono una nazione così grande. Ad ogni modo puoi andare in ogni città anche piccola e probabilmente troverai almeno un gotico.

Siete venuti a suonare in Europa quattro volte nel giro di un anno raccogliendo un seguito sempre crescente. Cosa vi porta così spesso nel vecchio continente?

Tanti festival gotici, in Gran Bretagna e nel continente, nonché l’amore per l’Europa. Il pubblico europeo è decisamente il più entusiasta ed amichevole che abbiamo mai avuto.

Come sono invece i vostri concerti in America? Secondo voi quali sono le differenze tra il pubblico ai due lati dell’oceano?

Le diversità culturali sono difficili da analizzare in breve. Comunque abbiamo notato che il pubblico europeo è più estroverso rispetto a quello americano e britannico.

Raccontateci la vostra esperienza in Italia al festival “Ascension of the Gods” l’anno scorso.

Ci deve essere del vero nel luogo comune che afferma che tutti gli italiani sono calorosi. Abbiamo fatto un grande spettacolo e non vediamo l’ora di metter piede nuovamente sul suolo italiano.

I CD dei Judith sono pubblicati dall’etichetta di Christopher, la Amphion Music. Come è nata? Si evolverà in una vera e propria casa discografica (ad esempio mettendo sotto contratto altri gruppi)?

Christopher: Ho formato l’etichetta come progetto laterale di Amphion Studios che è il mio studio di registrazione. Non so bene come evolverà … “wait and see” …. anch’io sono curioso come te.

Parlateci quindi degli Amphion Studios e anche dell’attività di design di Mark, la Klopeck Design. In generale quali sono le vostre attività principali al di fuori del gruppo?

Christopher: La maggior parte delle canzoni dei Judith sono state registrate e mixate agli Amphion Studios. Al momento quasi tutto il mio tempo lo dedico ai Judith visto che stiamo lavorando al nuovo album. Comunque nel mio studio ho registrato di tutto, da artisti hip-hop a cantautori alla Lennon.

Mark: Per quanto riguarda la Klopeck Design … non potevo lasciar morire un grande nome come Klopeck. In realtà firmo i miei lavori di grafica sotto questo nome da circa dieci anni ormai. Lentamente la Klopeck Design sta prendendo sempre più commissioni per lavori di ogni tipo. Non riesco ancora a viverci con questa attività ma chissà, forse un giorno…

C’è un sito Internet dedicato ai Judith: che esperienza avete avuto usando questa tecnologia? Come pensate di far evolvere il vostro sito in futuro?

E’ sorprendente pensare a quante persone hanno scoperto il gruppo tramite Internet. Comunque il sito è tutt’altro che completo e dovrebbe crescere fra breve. Vorremmo aggiungere più musica nonché dei video per renderlo più vivace.

Judith live in Bassiano 1997 (foto di Mircalla)

Qual’è stato un concerto visto di recente che vi ha veramente sorpreso? Quali sono inoltre i migliori nuovi gruppi di New York?

Non si è trattato di una vera sorpresa in realtà, ma il concerto acustico dei Faith and the Muse è stata una delle migliori performanche a cui abbiamo mai assistito. Monica e William sono una coppia di musicisti pieni di talento ai cui concerti non bisogna mancare. Non so se hanno in programma di venire in Italia ma in caso contrario vale la pena fare un viaggio in Francia o in Germania per vederli suonare (N.d.R.: i Faith and the Muse suoneranno all’edizione 1998 del Festival di Lipsia in programma dal 29 Maggio al 1° Giugno). Sfortunatamente ora non ci sono molti nuovi gruppi validi a New York ma fra quelli in attività da qualche tempo ce n’è qualcuno che vale sempre la pena andare a vedere, come i Mors Syphilitica o i Brick Bats anche se questi sono più orientati verso il punk.

Quali sono i posti che preferite nella vostra città, New York (esatto: vi stiamo proprio chiedendo una guida alternativa alla Grande Mela…)?

Christopher: Il Greenwich Village è una delle aree più belle della città, immerso ancora nel 19esimo secolo, con le sue case bizzarre, i suoi viali alberati e i fantasmi dei poeti che una volta vivevano lì. Il Cloisters, la filiale dedicata al Medioevo del Metropolitan Museum, è situato vicino al fiume Hudson ed è un tranquillo e ameno posto in cui rifugiarsi all’interno della città. La Avenue A e l’East Village è l’orrenda mecca giovanile che non dorme mai affollata di artisti, musicisti, punk, barboni, frequentatori di caffé e bar undergound. Molti club, gotici e non, stanno da queste parti. Soho (la parte ovest) è invece il quatiere più chic e costoso e ultimamente è frequentato più da turisti europei e gente alla moda che da veri newyorkesi. Vale la pena farci un salto per le sue famose gallerie d’arte, boutiques e ristoranti (può ricordare la zona di Roma nei pressi di Piazza di Spagna). Infine i turisti a caccia di affari non debbono perdersi un giro gratis in battello sul traghetto per Staten Island, per ammirare il panorama di New York, Ellis Island e la Statua della Libertà.

Per contattare i Judith scrivete a Amphion Music, P.O. Box 174, Murray Hill Sta., NY, NY 10156 USA.
Internet: http://www.aesthetik.com/amphion
e-mail: AmphionMU@aol.com.

I CD sono distribuiti in Europa da Resurrection Records (UK), Alice in… (Germania) e per l’Italia Energeia.

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