VII Gothic Wave Treffen

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Eccoci ancora una volta di ritorno dal magico festival gotico di Lipsia. L’emozione e la nostalgia sono ancora fresche nei nostri cuori e affinché il ricordo non si sbiadisca stiliamo questo breve resoconto per chi c’era e per chi purtroppo era assente, sperando l’anno prossimo di ritrovarci ancora lì, per godere altri quattro giorni di sogno.

Venerdì 29 Maggio

Grufties

"Grufties" in attesa davanti all'Agra (foto di Mircalla)

Già dalle prime ore della assolata giornata inaugurale del festival una cosa è assolutamente chiara: quest’anno le persone che hanno deciso di partecipare a questo evento unico in Europa sono aumentate in una maniera impressionante, trasformandosi in una vera e propria marea vestita di nero che ha travolto le strade di Lipsia. Non che l’anno scorso ci fosse poca gente, tutt’altro, ma quest’anno la crescita è stata visibile e resa evidente dalle ore e ore (anche quattro) di attesa che le persone si sono sorbite al botteghino per acquistare il pass del festival, dal fatto che in un batter d’occhio i laccetti “lascia passare” preparati dagli organizzatori si sono esauriti, e ancora dalla quantità sterminata di tende che hanno invaso qualsiasi triangolo verde (e non) disponibile nell’area dell’Agra.

Quest’anno infatti gran parte delle manifestazioni, o almeno quelle più importanti e di richiamo, sono state trasferite dallo storico Werk II al mega capannone dell’Agra, che comprende un’enorme sala concerto con palco gigante, più altri due grandi spazi adibiti a mostra-mercato di dischi, abiti, oggetti vari. Questo fatto è stato positivo in quanto ha evitato sovraffollamente esagerati e ha permesso di concentrare in un unico luogo i concerti più attesi, ma ha avuto anche dei riflessi negativi, sia perché si è un po’ persa l’atmosfera “intima” che si respirava in precedenza, sia perché l’organizzazione di questo mega-spazio ha richiesto un’opera di allestimento, sicurezza e controllo molto complessa, che spesso ha comportato lunghi ritardi sulla scaletta dei concerti.

Riff Raffaello

Riff Raffaello in singolar tenzone (foto di Mircalla)

Ma passiamo alla cronaca: il pomeriggio scorre lentemente, nell’attesa dei primi spettacoli, e così in un bel gruppo (noi italiani quest’anno eravamo davvero tanti e compatti, e come sempre i più entusiasti) andiamo a riposarci al Mühlholz, un bel parco in mezzo alla città dove è stata allestita una discoteca all’interno di un piccolo chiostro, una zona bar all’aperto e una ricostruzione dal vero di un villaggio medievale con tanto di capanne con giacigli e area comune davanti a un focolare centrale. Qui una serie di persone vestite in perfetti abiti medievali ci accoglie amichevolmente e ci offre da bere vino al miele all’interno di bicchieri fatti di corna di bue. Mentre si cerca di imbastire una strana conversazione in un misto di tedesco e di inglese (e qualcuno di noi sfoggia alla fine persino il latino!) alcuni di loro si esibiscono in una spettacolare lotta a colpi di spada. Affascinati dalla visione alcuni di noi decidono di “tentar la tenzone” e così i villici bonariamente cominciano a impartirci delle lezioni di spada con risultati non proprio esaltanti, come ci può confermare un nostro redattore quasi sopraffatto da una nordica pulzella un po’ troppo focosa…

Ci trasferiamo quindi all’Agra dove finalmente verso le 19.00 le porte si aprono e un’orda di persone in paziente attesa sotto un sole cocente si precipita all’interno dei capannoni e affolla le bancherelle e i vari punti vendita. Infatti fino alle 21.00 non erano previsti concerti e dunque c’era tutto il tempo per fare i dovuti acquisti. Beh, del resto c’era l’imbarazzo della scelta, a partire dagli stand musicali e delle varie riviste, stracolmi di CD, vinili, magliette etc., per passare a quelli che vendevano abiti (bellissimi, ma che prezzi..!), gioielli e monili vari, e se ne trovavano davvero per tutti i gusti e per tutti i look, dal gothic al fetish, dal neoromantic al neomedievale. C’erano anche oggetti veramente originali, come le statuette a forma di gargoyle, gli orologi a forma di bara, i trendissimi zainetti a forma di porcospino… per non parlare dell’allestimento di alcuni banchetti con tanto di carro funebre al seguito (spero non in vendita…), insomma un vero paradiso per i gotici consumatori e un vero salasso per le tasche. E così c’è stato anche chi ha digiunato o quasi per quattro giorni di fila dopo aver speso tutti i soldi che aveva in dischi e altro…

Mi accorgo solo ora di aver colpevolmente tralasciato un dato interessante, e cioè il look dei festivalieri, che certo non va ignorato in una cronaca che si rispetti… Che dire? C’era veramente di tutto e di più: tentando di fare una classifica balza subito in testa il look neoromantico che in terra di Germania come sempre spadroneggia, arrivando a volte a degli eccessi decisamente kitsch (vedi certe damine in rosa o azzurro piene di sboffi e gonne a ruota a dir poco ingombranti, un po’ troppo stile carnevale), ma che in media mette in mostra degli abiti sia maschili che femminili davvero splendidi (anche se non proprio adatti al caldo della giornata). Non mancano gli stili più strettamente goticheggianti (tante maglie a rete, fuseaux e catene varie), i dark rigorosamente in nero, il look fetish, in alcuni casi abbastanza spinto, i gothic-metallari, piuttosto numerosi. Ma la sorpresa dell’anno, almeno per me, è il deciso aumento del look neomedievale, con tanto di vichingoni con capelli lunghissimi e kilt, oppure di incappucciati, di monaci vari con sai lunghi fino ai piedi, calzature da folletto etc… Chissa? Sarà una vera e propria nuova tendenza o solo un caso legato alla presenza in concerto degli In extremo? Ah, da non trascurare anche il toto-magliette: assoluta maggioranza di gruppi come Wumpscut e Project Pitchfork, molto bene i Lacrimosa e i Kirlian Camera, in netta crescita i Goethes Erben, anche se alla fine vincono ancora loro, ebbene sì, proprio i Sisters…

Ma arriviamo finalmente alla serata vera e propria: aprono le danze (ovvero i concerti) gli Haggard, formazione teutonica molto apprezzata in patria e poco conosciuta in Italia, presente sulla scena già dal 1991 come death metal band, che nel corso degli anni ha introdotto nella sua musica sonorità sempre più medievaleggianti, folk, classicheggianti. La line-up è composta da ben sedici strumentisti, in cui chitarre elettriche rombanti si uniscono a violini e strumenti classici. Lo spettacolo è piacevole e movimentato, la musica apprezzabile nei momenti più lenti, ma complessivamente l’impronta metal della band è ancora troppo in primo piano per i nostri gusti. Il pubblico comunque apprezza molto e il concerto si conclude con un notevole successo.

La tradizionale - e perdibile - sfilata inaugurale (foto di Mircalla)

Segue l’immancabile spettacolo di moda gotica, con tanto di sfilata, balletti, musiche e luci appropiate, presentatori (una Raffaella Carrà in versione germanica che in rigoroso tedesco saluta i partecipanti al festival e un altrettanto improbabile intrattenitore-cantante); insomma uno spettacolo divertente e buffo nella sua esagerata pomposità, ma di scarso interesse effettivo.

Eccoci così arrivati al gruppo clou della serata, o per lo meno così veniva annunciato, e del resto la gran folla piazzata sotto il mega-palco lo confermava…i Wolfsheim. Lasciateci pertanto esprimere la nostra delusione nei confronti di questo concerto, che non possiamo definire propriamente “brutto”, ma terribilmente noioso e al limite del soporifero… Canzoncine abbastanza carine, molto orecchiabili e terribilmente uguali l’una all’altra, in quello stile sinth-pop che tanto va di moda oggi; due musicisti sul palco, voce e campionatore, assolutamente immobili, impassibili come statue… una vera barba! Il pubblico invece impazzisce, le prime file (soprattutto ragazzine) cantano a squarciagola i testi delle canzoni, addirittura correggono il cantante che non si ricorda più le parole! Forse siamo noi che non capiamo…

In Extremo

In Extremo (foto di Mircalla)

Comunque sia quando ormai ce ne stavamo per entrare nel mondo dei sogni, accucciati al limite dell’anchilosamento sotto il palco (anche perchè tra una cosa e l’altra erano già le una e mezza o due di notte) ecco che improvvisamente i nostri sensi intorpiditi vengono bruscamente risvegliati con l’arrivo sul palco della vera e propria rivelazione della serata, gli In Extremo. Altro che, qui sì che si fa sul serio, una decina di persone salgono sul palco e danno vita a uno spettacolo a dir poco incredibile ed entusiasmante, mai visto nulla di simile prima d’ora! Eccezionali! Tutti abbigliati in perfetto stile neomedievale, con tuniche e gonnellini dai colori più sgargianti, fibbie, cinturoni e pezzi di armatura, le scarpe con una mega punta rinforzata, una quantità di maschere che si mettono/tolgono durante il concerto, per non parlare del palco in cui troneggia in bella vista un sostegno con cappio per l’impiccagione! Non è solo un concerto, ma un vero e proprio spettacolo, con tanto di esibizione di giullare che ci allieta con atletici giochi ginnaci, di mangiafuoco, di spade da cui esplodono fuochi di artificio, e vi assicuro che nonostante le apparenze non c’è nulla di kitsch nel loro repertorio. Le canzoni poi sono di una potenza e vitalità incredibile, farebbero muovere anche un moribondo, e infatti non riusciamo a stare fermi un attimo e dietro di noi il pogo è assolutamente sfrenato… Come descrivere la loro musica? Una ripresa dell’antico repertorio medievale (con pezzi anche famosi come “Palästinialed”) rivisitato in chiave moderna con un misto di folk-punk-metal oscuro, con cornamuse (ben 3) e tromboni in primo piano, ma anche con il classico terzetto chitarre-basso-batteria, e con testi in latino, provenzale e tedesco medievale! Ascoltare per credere, noi siamo rimasti così folgorati che alla fine abbiamo assolutamente voluto conoscerli e chissà, speriamo di vederli prima o poi anche in Italia, sarebbero un successo garantito.

Assolutamente galvanizzati e pieni di adrenalina, dopo aver assaltato il banchetto del merchandise degli In extremo ci rendiamo conto che sono ormai le tre di notte e che la stanchezza avanza. Sul palco è salito Grotesk, un one-man band alla voce e campionatore, con un repertorio di musica elettronica. Ma ormai il pubblico sta sfollando e nemmeno noi abbiamo la forza di restare… sarà per un’altra volta.

Sabato 30 Maggio

Carmilla

"Carmilla" stavolta con i Conventus Tandarade (foto di Mircalla)

La giornata si preannuncia interessante e piena di cose da vedere… A mezzogiorno decidiamo di iniziare con un concerto medievale all’aperto nel parco di Mühlholz. Suonano i Conventus Tandaradey, che si esibiscono nel repertorio tradizionale della musica medievale. Quattro musicisti, anch’essi in costumi medievali, si alternano alla voce, flauti, tamburelli. Non mancano anche i pezzi danzati e recitati (molto bravo il “narratore” del gruppo). Lo spettacolo è piacevole e divertente, e riesce pertanto a coinvolgere anche il pubblico meno interessato. Del resto due delle persone che compongono questo quartetto sono una vecchia conoscenza, essendo i protagonisti dell’opera teatrale Carmilla, che era stata presentata in anteprima a Lipsia lo scorso anno, e che anche quest’anno viene replicata.

Dopo una pausa rifocillatrice forzatamente prolungata (è scoppiato uno spaventoso temporale!) riusciamo, anche se con un po’ di ritardo a raggiungere la Michaeliskirche, dove è previsto il concerto dei Sarband. Anche qui siamo nel repertorio medievaleggiante, ma non quello carnacialesco, ironico e divertente, bensì quello più serio, orientato verso la musica antica e sacra. Ritroviamo così il gruppo accompagnato da una magnifica corale di giovinetti (gli Osnabrücker Jugendchor) con tanto di direttore d’orchestra. L’atmosfera è magica, la luce oscura dell’interno della chiesa contrasta con il luccichio dei bianchi abiti lunghi dei coristi, il canto delle due vocalist è assolutamente estasiante, e il pubblico rimane in religioso silenzio. Solo al termine dell’esibizione ci si accorge che tutto sommato siamo pur sempre a un festival gothic: ed ecco gli applausi impazziti, le urla e i fischi di approvazione, la gente che si alza improvvisamente ed esibisce le creste colorate e le “mise” più improbabili per una chiesa (alcuni non so proprio come li hanno lasciati entrare, qui in Italia i preti sarebbero morti per lo scandalo solo a guardarli…). La cosa è buffa e divertente e anche il gruppo e i coristi, piacevolmente stupiti dalla calorosa e bizzarra accoglienza, si lasciano andare ai bis!

Successivamente decidiamo di spostarci al Parkbühne, uno splendido spazio all’aperto immerso nel polmone verde della città, dove è montato un grosso palco: la scaletta per il pomeriggio e la serata prevede infatti una serie di interessanti concerti all’insegna del “Neofolk Romantik”. Quando arriviamo ci siamo già persi i Pilori, un duo all’insegna del folk etereo con voce femminile, che, a quanto ci riferiscono, pare siano stati abbastanza bravi. Stanno invece suonando gli Hekate, altro gruppo piuttosto nuovo, composto da sei ragazzi giovani, impegnati in suoni dalla ritmica ossessiva, scandita da tutta una serie di timpani e tamburi, con rumori industriali campionati in sottofondo e voce femminile quasi recitata in primo piano. Ascoltabili, certo, ma poco incisivi; forse il luogo, troppo dispersivo, non era adatto alla loro esibizione, che richiedeva un ambiente più chiuso e protetto. Sinceramente li preferisco su disco…

Tony Wakeford & Quartet Noir

Tony Wakeford & Quartet Noir (foto di Mircalla)

Seguono i Chorea Minor, altro gruppo a noi poco noto, composto da una cantante e cinque giovanotti più una ragazza tutti vestiti con camicia nera e fuseaux bianchi e neri a strisce alle tastiere/campionatori… Anche loro prediligono suoni folk-industriali di base e voce recitata, con qualche accenno lirico, in primo piano, e anche loro soffrono il luogo poco adatto alle caratteristiche della musica, ma lasciatemi dire…che palle!!! I nostri baldi giovani non si spostano di una virgola dalle postazioni sul palco, e poi le canzoni si susseguono davvero tutte uguali, una noia infinita, tanto che il pubblico, di solito calorosissimo, sembra in tutt’altre faccende affacendato (affollando soprattutto i banchetti dove si vendono dischi a buoni prezzi e la zona bar, dove i wurstel impazzano…). Dopo i Chorea Minor doveva esserci la tanto attesa esibizione dei Camerata Mediolanense, unico gruppo italiano invitato quest’anno al festival, ma purtroppo eravamo già stati informati il giorno precedente che il concerto non si sarebbe tenuto a causa di una grave malattia che ha improvvisamente colpito un componente del gruppo, impedendogli di spostarsi da Milano, davvero una sfortuna! Ecco allora comparire sul palco nientemeno che Tony Wakeford, stavolta non come Sol Invictus ma come Quartet Noir, che poi sarebbe sempre lui più tre componenti della formazione (violino, flauto, chitarra, voce femminile). Il concerto inizia con tre pezzi inediti, davvero molto belli, e poi ritorna sul classico repertorio Sol Invictus. La gente si accalca sotto il palco e segue con calorosa partecipazione l’esibizione, che, come sempre, si rivela di altissimo livello qualitativo. Il tempo però stringe, perché dobbiamo al più presto trasferirci all’Agra per la serata… e così lasciamo Wakeford e i successivi Rozengracht e corriamo in macchina per le vie di Lipsia.

Tanto per onor di cronaca vi elenco tutto quello che nel frattempo ci siamo persi: nel pomeriggio al Werk II suonavano una serie di gruppi nuovi per la rassegna “Under the Ground parte I”: Laudanum, Black Azalea, Mani, Contra al Ray. Chi li ha seguiti ha detto che i concerti sono stati piuttosto interessanti e soprattutto ci hanno parlato un gran bene dell’ultimo gruppo, i Contra al Ray, per i quali è stato evocato nientemeno che lo spettro di Ian Curtis… Contemporaneamente per la rassegna “Goth-Metal Festival” suonavano all’Agra i Bliss, i Weissglut e i Sensorium, il nuovo gruppo formato da ex Nefilim. Per non parlare delle altre manifestazioni che c’erano in giro: concerti di musica d’organo e da camera, una recita con performance, un party di musica medievale, il live di Marita Schreck, un concerto acustico dei Tors of Dartmoor al bellissimo Völkerschlachtdenkmal (purtroppo poi saltato)… E per la serata il Werk II prevedeva concerti di musica industriale: Noisex, Imminant Starvation, Synapscape, mentre alla Moritzbastei c’era un party Joy Division (di nuovo con il live dei Contra al Ray) e una serie di film (NosferatuLost Highway di Lynch etc..) sparsi in vari locali.

 Love Like Blood

Yorck Eysel dei Love Like Blood (foto di Mircalla)

Ma torniamo all’Agra, dove la serata, sempre nell’ambito del “Goth-Metal Festival”, prevedeva un terzetto piuttosto interessante: Theatre of Tragedy, Love Like Blood, Atrocity. La folla è quella delle grandi occasioni e in effetti lo spettacolo non delude.

I Theatre of Tragedy , gruppo rivelazione di quest’ultimi tempi, non tradiscono le aspettative: un ottimo concerto, in cui risaltano le qualità vocali della cantante, ma anche il buon affiatamento di tutti i musicisti. La formula è quella nota: goth-metal del migliore (molto più goth che metal, per la gioia delle nostre orecchie) e canto etereo in primo piano. Sicuramente faranno molta strada nel prossimo futuro…

Ed ecco arrivare sul palco i Love Like Blood, recentemente riformatisi e con un nuovo lavoro molto buono all’attivo, e dunque da tutti fortemente attesi. Il suono è davvero potente, il cantante sfoggia il suo indubbio carisma, canzoni nuove e vecchie si mescolano con facilità… insomma un buon concerto, dal mio punto di vista, almeno, dal momento che mi sono sembrati molto più vitali e pimpanti di come me li ricordavo anni fa… Ma c’è in redazione chi non è d’accordo con me e dunque gli lascio la parola (o meglio il computer):

    “Attendevo il concerto dei Love Like Blood con molta ansia visto che il ritorno discografico del gruppo tedesco è molto valido, privo di quell’aria tronfia di molte loro produzioni del passato. Ma appena i fratelli Eysel salgono sul palco comincio a capire che qualcosa stasera non andrà nel verso giusto: innanzitutto il suono è di qualità pessima, sparato ad un volume impressionante con il basso in distorsione (o meglio, in saturazione come giustamente mi fa notare Rino, ex-Simon Dreams in Violet) e chitarra ritmica e batteria talmente in primo piano da coprire gli altri strumenti. Come se non bastasse proprio questa è la chitarra scelta per suonare gli arrangiamenti metal classico che nella musica dei Love Like Blood, soprattutto nei vecchi brani, stanno veramente male. Col passare delle canzoni il suono viene un po’ aggiustato, il volume si fa più sopportabile – forse per la sordità che nel frattempo è sopraggiunta – ma quel chitarrista scuola Judas Priest proprio non lo reggo! Poi il gruppo si mette a suonare “Within the Realm of a Dying Sun”, “Johannesburg” e “Walking in demimondes” e tutta la mia animosità si spegne (che volete in fondo sono un nostalgico …). La conclusione naturale è che con un’altra formazione – e un altro tecnico del suono – sarebbe stato un bellissimo concerto: speriamo che nel futuro il gruppo scelga meglio i suoi collaboratori. (Christian Dex).”
Atrocity

Alexander Krull degli Atrocity e Liv Kristine Espenaes dei Theatre of Tragedy (foto di Mircalla)

Passiamo quindi agli Atrocity che chiudono la serata, quando ormai sono quasi scoccate le tre (ebbene sì, ogni sera si fa più tardi, gli occhi si chiudono e i nostri piedi cominciano a lamentarsi, ma bisogna pur resistere, a quando un’altra occasione simile?). Devo ammettere che da questo concerto non ci aspettavamo un granché, perché non conoscevamo bene il gruppo e quel poco che avevamo sentito non ci convinceva molto. Però sapevamo che il live avrebbe riservato numerose sorprese… E infatti ci siamo dovuti ricredere: gli Atrocity attaccano con una cover di “Tainted Love” dei Soft Cell davvero notevole e tutto il pubblico va in delirio… Intanto sul palco sono state montate due gabbie metalliche in cui si esibiscono due procaci fanciulle in tenuta fetish, decisamente poco vestite… Il gruppo si ebisce in un goth-metal potente, ma non troppo pesante, magari con qualche schitarrata di troppo, senza comunque varcare il limite. Ma i momenti migliori, almeno per me, vengono quando l’oscura voce del cantante lascia il posto a una splendida voce femminile di nome Jasmine che interpreta un trittico di pezzi davvero belli in stile folk-neomedievale, e alla fine, quando sale sul palco la cantante dei Theatre of Tragedy (stavolta anche lei in tenuta fetish anche se un po’ più castigata), per duettare con il cantante, dando con la sua interpretazione un tocco di grazia alla musica degli Atrocity. Il live è spettacolare e divertente, il pubblico apprezza e si scatena a furia di rotear le teste (PS: da notare la lunghezza dei capelli del cantante che gli arrivano quasi alle ginocchia!), … insomma, tra bis e sorprese varie sono ormai le quattro passate quando anche quest’ultimo concerto volge al termine e noi finalmente ce ne andiamo all’agognato riposo.

Domenica 31 Maggio

Malochia

Malochia (foto di Riff Raffaello)

Ed eccoci giunti alla giornata più interessante e piena di concerti del festival, e anche la più terribilmente stressante per chi voleva cercare di vedere tutto il possibile… Per la mattina decidiamo di tralasciare (con dispiacere) lo spettacolo teatrale Liebe und Tod al teatro Schauspielhaus, un misto di musiche e danze medievali e rinascimentali con brani letterari sul tema “Amore e Morte”, presentato ancora dai Conventus Tandaradey, per seguire le conferenze stampa di due gruppi fondamentali della scena, che avrebbero suonato in serata: gli americani Faith and the Muse e i tedeschi Das Ich. Non vi riferisco il contenuto delle conferenze (quella dei Das Ich praticamente tutta in tedesco!) e mi trattengo solo per sottolineare la squisita gentilezza e disponibilità di William Faith e Monica Richards (davvero dolcissima e bellissima) e la notevole carica di simpatia dei Das Ich. Ma passiamo subito ai concerti: per il primo pomeriggio il gruppo di Ver Sacrum in preda all’imbarazzo della scelta decide di dividersi (meno male che quest’anno eravamo in quattro), e così cerchiamo di seguire da una parte i due concerti previsti alla Moritzbastei, gli Attrition e gli Aimless, dall’altra quelli del Parkbühne, dedicati all'”Atmospheric & DarkWave”, che prevedevano Malochia e l’Ame Immortelle, seguiti in rapida successione da Diary of Dreams, The Escape, Arcana e Relatives Menschein, che però nessuno di noi ha visto. Su Malochia e l’Âme Immortelle lascio la parola a Riff Raffaello che vi farà un rapido riassunto di ciò che ha visto e sentito, mentre sugli Arcana riferiremo nella giornata di domani.

“Dal vivo la formazione olandese dei Malochia punta molto sull’impatto visivo e il loro show si apre con una sorta di rituale durante il quale vengono accesi due bracieri che arderanno fino all’ultimo brano. Il tenebroso cantante si presenta con un look ricercatissimo: il volto truccato, un mantello di rete bordeaux, un corpetto di pelle nera e un vistoso collare di piume nere (un po’ kitsch). La vocalist femminile fa il suo ingresso vestita di bianco, ma dopo una temporanea uscita di scena a metà concerto ritorna con un abito da angelo nero sadomaso con tanto di possenti ali; d’altra parte va detto che di professione crea abiti per il teatro. La musica dei Malochia spazia tra vari generi, il gothic-doom, l’elettronica e la dark-wave, a volte miscelate con successo, a volte con risultati meno esaltanti.

Solo il giorno dopo abbiamo scoperto che anche loro, come Mortiis e gli In My Rosary, dormivano nel nostro stesso albergo e prima della partenza ci hanno rivelato che il loro tastierista faceva parte nientemeno che della prima formazione dei famosi Clan of Xymox.

Per quanto riguarda L’Âme Immortelle attendevo con impazienza di vedere all’opera questa formazione austriaca che si è imposta quest’anno all’attenzione della scena europea; a tal proposito consiglio vivamente a tutti di ascoltare il loro grandioso compact d’esordio Lieder, Die Wie Wunben Bluten, edito dall’etichetta MOS, ed il secondo che uscirà fra poco. Sul palco la line-up è composta da tre elementi: Thomas Rainer (dalla voce dura come quella di Claus Larsen dei Leatherstrip) al centro, la cantante alla sua destra ed in disparte sulla sinistra l’addetto alle tastiere e ai sintetizzatori. Dal vivo riescono perfettamente a ricreare le atmosfere del primo cd, e le bellissime “Figure in the Mirror” e “Crimson Skies” conquistano immediatamente anche buona parte del darkissimo pubblico del Parkbhüne. Le due voci, l’una aggressiva e l’altra dolce, caratterizzano il loro stile che è un riuscitissimo melange di situazioni eteree ed elettroniche. Al termine del live sgattaioliamo dietro le quinte per conoscerli: appaiono cordialissimi ed entusiasti di concederci un intervista per il numero 10 di Ver Sacrum. Non perdetevela! (Riff Raffaello).”

Ritorniamo alla Moritzbastei per dire a chi non l’ha mai vista che si tratta di una antica fortezza in mattoni rossi, con tutta una serie di salette a volta e percorsi sotterranei, all’interno della quale è stato ricavato un bellissimo pub con self-service, più una serie di locali per concerti e discoteca, insomma un posto davvero splendido e di grande atmosfera! Puntualissimo inizia il live degli Attrition, gruppo inglese ormai storico, ma probabilmente poco noto al pubblico tedesco, dato che le persone venute a seguirli, forse ancora per l’orario (sono le 15.30) e per i postumi del pranzo, sono un po’ pochine. Peccato, si sono perse davvero un ottimo concerto. Noi per primi del resto siamo rimasti un po’ stupiti (in senso favorevole): eravamo venuti a vedere gli Attrition nella speranza che proponessero un live acustico sull’onda dello splendido CD Etude, tutto archi e cantato femminile, che ci aveva letteralmente affascinato. E quando sentiamo che partono le basi campionate siamo presi da un attimo di terrore…e invece la sorpresa! La commistione di elettronica con cantato maschile roco e potente intermezzata e contrastata da una voce eterea femminile accompagnata dal violino è assolutamente stupefacente e perfetta. Gli Attrition si rivelano un gruppo trascinante e veramente “da palco”, bravissimi e professionali, conquistano in un batter d’occhio tutti i presenti e danno vita ad un concerto davvero unico, in cui passano in rassegna molte delle loro vecchie canzoni, rese magiche e suadenti.

Aimless

Aimless (foto di Mircalla)

Non c’è nemmeno il tempo di riposarsi più di tanto che, con puntualità davvero svizzera, iniziano il concerto gli Aimless, gruppo tedesco nuovo e giovanissimo, con all’attivo un CD pubblicato alla fine del 1997 dalla Dion Fortune (vedere la recensione su Ver Sacrum IX ). La sala nel frattempo si è riempita e tutto il pubblico è in spasmodica attesa di questo gruppo che sembra essersi già conquistato, probabilmente anche grazie a un lungo tour in Germania, i favori del pubblico locale. E in effetti ciò che di ottimo avevamo mostrato su disco viene puntualmente confermato dal vivo: gli Aimless danno vita ad un concerto potente ed affascinante allo stesso tempo, in cui ripropongono con passione e abilità tecnica i brani già noti dell’album. Sul palco la bravissima cantante, dalla voce grintosa e melodiosa, è accompagnata da una violinista davvero eccezionale (e sono addirittura due le violiniste in alcuni brani), mentre le chitarre, il basso e la batteria danno vita ad un goth-metal oscuro e originale. Il successo è tale da costringerli alla fine a fare il bis riproponendo il pezzo d’apertura, e tra il pubblico l’entusiasmo divampa …

Finito il concerto si corre in fretta e furia (questa volta in autobus: a proposito, per tutti i festivalieri i mezzi pubblici della città sono gratuiti, non male, eh?) all’Agra dove, per la serata, era previsto il festival “Romantik Gotik Avantgarde”, con la presenza niente di meno che Gitane Demone, The Revolutionary Army of the Infant Jesus, Clan of Xymox, Faith and the Muse, In the Nursery, Das Ich. Da urlo!

Ma non mi esimo dall’elencarvi anche tutte le altre possibilità mancate della giornata: si parte dalla seconda parte del festival “Under the Ground” al Werk II con The Dying Art, Coincide, Dark Land, Untoten, per passare ad un sicuramente splendido concerto dei medievaleggianti Freiburger Spielleyt nella Lutherkirche; dall’esibizione degli Ophelias Dream al teatro Schauspielhaus, al festival “Gothic Rock” dell’Haus Leipzig, dove si esibivano Dr. Death, Star Industry, Funhouse, Vermilion Fields, Dreadful Shadows (pare che il cantante sia stato osannato da centinaia di ragazzine urlanti…siamo di fronte ad un nuovo sex-simbol??) e infine Christian Death; dalla nuova esibizione di Tony Wakeford, stavolta al bellissimo Völkerschlachtdenkmal, al festival “Electro Avanguarde” del Werk II con Disastrious Din, Velvet Acid Crist, Call, Suicide Commando, Substanz T. Per non parlare dei vari film e dei quattro/cinque party (tra cui un tributo a Rozz Williams) sparsi per i locali di Lipsia.

Ma torniamo all’Agra; purtroppo i problemi legati alla organizzazione di così tanti e importanti concerti si rivelano subito notevoli: le esibizioni cominciano con un ritardo di più di un’ora e i cambi tra un gruppo e l’altro sono lentissimi, così il tempo passa nelle attese e per noi, che per di più avevamo testardamente conquistato la prima fila, lo stress non è indifferente. Inoltre la nostra speranza di vedere subito sul palco Gitane Demone viene vanificata e senza dare spiegazioni salgono al suo posto i The Revolutionary Army of Infant Jesus. Mi è difficile parlare di questo concerto che francamente non ho ben capito: purtroppo non conosco quasi per niente il gruppo e questo fatto ha influito negativamente sulla mia capacità di comprensione della loro esibizione. La scena è velata da una serie di teli bianchi sui quali passano in continuazione diapositive che alternano simboli strani, paesaggi antichi e scene di vita campagnola (conigli e altri animali); altre diapositive con scene di atleti e di gare degli anni ’20 e ’30 vengono proiettate in alto, dietro il palco. I musicisti, nascosti dai teli risultano quasi invisibili (e nelle foto non sono venuti!), comunque sono rigorosamente vestiti in completo grigio con giacca e cravatta (anche la vocalist femminile), portano sul palco una serie incredibile di percussioni e strumenti strani, tra cui anche una serie di forchette sospese ad una specie di girandola. Suonano nel complesso tre pezzi molto lunghi, praticamente quindici minuti l’uno, minimali, direi quasi sperimentali, e se ne vanno senza concedere alcun bis (anche perchè il pubblico, alquanto freddo, non ne ha proprio fatto richiesta!). Mah, bisogna almeno dire a loro discapito che l’ambiente in cui hanno suonato non era certo il più adatto per un concerto così particolare e difficile: forse le stanze della Moritzbastei avrebbero dato un tocco di atmosfera in più, rispetto al freddo capannone dell’Agra. Comunque sia, rimando qualsiasi giudizio ad una futura occasione.

Segue il concerto dei Clan of Xymox, che rinvigoriscono una sala ormai strapiena di gente con il loro sound accattivante. Ripropongono con maestria i pezzi più noti della loro lunga carriera, presentano i brani del nuovo lavoro (comunque molto belli), mostrando come il ritorno alle origini li abbia assolutamente fatti ritornare uno dei gruppi di punta della scena dark-wave mondiale. E il pubblico rimane affascinato dai loro suoni e dalla loro presenza sul palco e tributa loro un meritato successo. Forse non così intenso come il live di Roma, a cui abbiamo potuto assistere ad aprile, ma certo sempre un gran bel concerto.

Intanto il tempo che intercorre tra la fine di questa esibizione e l’inizio della successiva comincia ad assumere proporzioni bibliche e i piedi e le gambe non ce la fanno più, ma ormai siamo qui e non vogliamo perdere i posti presi, tanto più che sono annunciati i Faith and the Muse, gruppo a cui non avrei rinunciato per niente al mondo. Accanto a me Christian Dex soffre le pene dell’inferno perché ormai si sono fatte le undici passate di sera e il suo progetto di andare alla Morizbastei, dove (sempre puntualissimi) stanno suonando gli Ordo Equilibrio e fra poco salirà sul palco l’incredibile Mortiis, è definitivamente andato in fumo. Tra parentesi pare che il suo show, da quel poco che ci è stato riferito da chi ha avuto il privilegio di vederlo, fosse veramente imperdibile (con tanto di templari, vergini sventrate, sangue a profusione, coltelli…). Ma ormai muoversi dall’Agra era impossibile e poi perdersi Faith and the Muse e Gitane Demone in un colpo solo sarebbe stato proprio un delitto!

Monica Richards

Monica Richards dei Faith and the Muse (foto di Mircalla)

Ed infatti il concerto dei Faith and the Muse è stato a dir poco favoloso, forse il più emozionante in assoluto. Monica Richards sul palco si muove con incredibile grazia e sfodera la sua splendida voce, William Faith, quasi trasformato, ha una grinta e un magnetismo incredibile, ed anche i musicisti che li accompagnano non sono da meno. Le canzoni, già di per sé splendide, acquistano ancora più forza e vigore e l’unico rimpianto è solo quello che il concerto, per problemi di tempo a livello organizzativo, sia stato troppo breve, appena 50 minuti, ma davvero grandiosi. E il culmine viene toccato soprattutto alla fine quando, dopo aver già eseguito una splendida cover tratta dai Mephisto Waltz, attaccano, con grossa sorpresa ed emozione di tutti i presenti, niente di meno che Romeo’s distress dei Christian Death, dedicata all’amico Rozz William. Molto toccante la presentazione della canzone da parte di William Faith che rimarca il suo affetto per l’amico scomparso e prende duramente le distanze da qualcuno che, su un altro palco di Lipsia, sta suonando proprio in quello stesso momento (Valor), tacciandolo di aver rubato a Rozz il progetto dei Christian Death e accusandolo di essere un ladro, un vigliacco e un codardo. E il pubblico impazzisce alle prime note della canzone e si lascia andare a cinque minuti di musica irripetibile. Un evento davvero da ricordare!

Ma non c’è molto tempo per riprendersi perché quasi subito sale sul palco la divina Gitane, in tenuta molto punkettona, accompagnata da una serie di musicisti, e attacca uno struggente pezzo di rock oscuro a cui la sua incredibile voce sa dare un’intensità eccezionale. Ma solo dopo due canzoni succede qualcosa di strano, praticamente viene intimata dall’alto di sospendere il concerto… lei arrabbiata nera non si dà per vinta e continua a cantare. Allora l’organizzazione passa alle maniere forti e comincia a staccare la corrente dalla strumentazione per impedirle di andare avanti. Ma con la sua grinta eccezionale Gitane continua, canta anche senza accompagnamento musicale, si rivolge al pubblico che la acclama impazzito e la incita a continuare…. Dopodiché obbligata a smettere si ritira e nel camerino, come si saprà più tardi, verserà calde lacrime piene di rabbia, consolata dagli amici Faith and the Muse. Il pubblico intanto è scatenato e la invoca a gran voce, poi, capito che non c’è nulla da fare, comincia a fischiare e a gettare tutto ciò che si ritrova in mano sul palco in segno di protesta. Dall’organizzazione del resto non arrivano spiegazioni… Solo più tardi si saprà che il suo concerto è stato così brutalmente interrotto perché ormai era tardissimo e bisognava assolutamente far suonare gli In the Nursery, che il giorno dopo dovevano partire all’alba per un nuovo concerto… Certo c’era modo e modo di fare le cose… Con forte amarezza e decisamente tristi per quello che è successo decidiamo di andarcene dalla prima fila, ormai stravolti, e ci riposiamo un po’.

Torniamo soltanto per il concerto degli In the Nursery, che danno vita ad uno spettacolo davvero intenso ed emozionante. Nella prima parte dominano le canzoni nuove, un po’ troppo jungle/trip-hop per i miei gusti, ma nella seconda parte ecco scatenarsi i tamburi con i loro ritmi martellanti. Così l’incedere sinfonico di quella musica che solo loro sanno fare prende il sopravvento, trascinando il pubblico in un’atmosfera davvero magica. Sono davvero dei professionisti gli In the Nursery e sanno tenere il palco in modo eccezionale non lasciando un attimo di respiro allo spettatore affascinato dalle loro note suadenti. Il pubblico, una vera marea umana, gli tributa un calorosissimo successo.

Das Ich

Das Ich (foto di Mircalla)

Sono ormai le quattro di notte quando sale sul palco l’ultimo, attesissimo gruppo: I Das Ich. Ormai siamo tutti distrutti e con i piedi doloranti, ma non si può fare a meno di assistere anche a questo incredibile spettacolo. Difficile descrivere il palco dominato da due specie di argani, che si spostano avanti e indietro in continuazione, manovrati da due musicisti alle tastiere. Ma tutta la scena è dominata da lui, il cantante, con il suo istrionismo incredibile e la sua capacità mimica, soprattutto facciale, davvero eccezionale. Si muove come un furetto sul palco e dà vita a una serie di gesti, di facce, di movimenti velocissimi che quasi ti ipnotizzano, nel tentativo vano di seguirli, tanto che anche la macchina fotografica fa fatica ad immortalarlo! E intanto la musica si sussegue, un bombardamento di suoni dal ritmo ossessivo, senza un attimo di tregua, se non per le quattro volte in cui il computer si impianta e il gruppo deve ripartire da capo (qualcuno della redazione consiglia vivamente di sostituire Windows ’95 con un Mac). I pezzi più noti e ballabili scatenano l’entusiasmo del pubblico, ancora numerosissimo nonostante l’orario impossibile. E i nostri non si risparmiano di certo e incitano sempre di più a partecipare a questa specie di rito collettivo… Insomma, davvero imperdibili, e se non li avete mai visti, cercate assolutamente di rimediare, non ve ne pentirete!

Ed ecco finalmente che, mentre fuori ormai la luce dell’alba sta rischiarando i bei palazzi di Lipsia, come oscuri vampiri terrorizzati dal primo chiarore, ci ritiriamo nelle nostre bare, dopo un’autentica orgia di musica/sangue.

Lunedì 1 Giugno

Un concerto di musica medievale alla Moritzbastei (foto di Mircalla)

Eccoci arrivati all’ultima giornata del festival: la stanchezza ormai si fa sentire, soprattutto dopo la maratona della nottata scorsa, e decidiamo così di concedere qualche ora in più al riposo delle membra e soprattutto delle orecchie. Tra l’altro anche il tempo si è messo al brutto, piove e la temperatura è calata di almeno dieci gradi tutto un colpo… brrr. Così preferiamo tralasciare tutti i concerti del pomeriggio (The Last days of Jesus, Exedra, Untoten, Near Dark al Conne Island, Out of Norm, Earth God Rising, Lament, Jungschnecken all’Haus Leipzig) e ci seguiamo la interessante conferenza stampa dei Calva y Nada, che suoneranno in serata. Dopodiché ci dedichiamo alle ultime spese nel mercato allestito nell’Agra, ormai in via di smantellamento, e ci rechiamo finalmente a vedere il mercatino medievale della Moritzbastei, che è stato preparato già da tre giorni, ma che non avevamo ancora avuto tempo di visitare. Quest’anno le bancherelle in stile medievale sono state allestite in parte all’aperto, in parte all’interno dei vari cunicoli sotterranei della Moritzbastei, dove a intervalli regolari si esibiscono alcuni gruppi folkloristici medievali. Ed arriviamo proprio all’inizio del concerto di uno di questi, che danno vita a una serie di belle reinterpretazioni dei classici della tradizione. Intanto sulle bancherelle ci sono oggetti per tutti i gusti: dai vestiti ai monili in stile medievale, dalle erbe ai profumi e ai talismani, dagli oggetti in cuoio a quelli in lana etc. L’atmosfera è davvero unica, anche perché all’interno dei cunicoli sono state accese le torce e ci si muove in un ambiente oscuro e ovattato che ricorda proprio il periodo medievale… la gente poi è tantissima, già agghindata nei modi più eccentrici in preparazione del tanto atteso party di chiusura del festival.

Calva Y Nada

Calva Y Nada (foto di Riff Raffaello)

E così, presi dalle bellezze e meraviglie del luogo, in un batter d’occhio si fanno le otto di sera ed è ora di dividerci: per la serata infatti il gruppo di Ver Sacrum, ancora una volta in preda a tentativi di ubiquità, decide di vedere contemporaneamente i concerti di In My Rosary e Calva y Nada all’Haus Leipzig e di Arcana e Mother Distruction alla Moritzbastei (un’altra serie di concerti serali era prevista al Conne Island con Cybèle e Dream of Sanity, ma lì proprio non ce l’abbiamo fatta ad andarci!). Sui concerti degli In My Rosary e soprattutto dei Calva y Nada lascio la parola al nostro Riff Raffaello, che ancora deve riprendersi dall’esaltazione per l’esibizione di quest’ultimi.
“Sobri e compassati, gli In My Rosary fanno il loro ingresso in mezzo a una pallida nebbiolina generata dalla macchina del fumo. Buona parte del pubblico sembra accoglierli con freddezza: è duro, anche per una formazione valida e conosciuta come questa, fare da spalla ai ben più celebri e grintosi Calva y Nada. Il live dura quasi un’ora in cui vengono presentati molti brani tratti da Farewell to Nothing, ma anche produzioni più datate o inedite. Nel nutrito gruppo di italiani presente a questo concerto c’è chi paragona, non a torto, la loro musica a quella dei Death in June, visto che per la maggior parte del concerto il duo tedesco accompagna la voce solamente con il basso e la chitarra semi-acustica, mentre in altri brani viene utilizzato il synth e a volte addirittura un sax (a mio avviso con buoni risultati). Ogni tanto delle sonorità più elettroniche vengono a spezzare un continuum di brani acustici molto somiglianti tra loro, anche se non tutti avranno apprezzato una particolare canzone ai limiti della techno-dance. Oswald Henke dei bravissimi Goethes Erben è una piacevole sorpresa della serata, presente però in veste di tecnico, addetto al mixer e alle apparecchiature sul palco (noi, incuranti di questo particolare, lo abbiamo salutato e fotografato lo stesso).

Nel momento in cui mi accingo a scrivere le righe che seguono devo compiere un grande sforzo per conservare l’oggettività ed il distacco che la cronaca richiede: compito difficile quando si deve parlare dei grandi Calva y Nada che si sono rivelati anche molto simpatici. L’inizio del loro lungo concerto è caratterizzato da una grandissima nuvola di fumo che nasconde interamente il palco, mentre una voce stridula da psicopatico (per fare un confronto si ascoltino brani assurdi come “El Baile” e “Spottmord”) annuncia il loro arrivo: è il preludio alle note di “Aufprall”. Dopo qualche pezzo il pubblico si surriscalda e il pogo inizialmente accennato termina in una vera bolgia; i brani presentati vanno dalla mitica “Rascheln!” a “Los Santos Inocentes” e sono tutti scelti tra quelli più veloci della loro produzione. Constantin Warter, che è la voce e l’anima dei CYN, appare sul palco con una buffissima maglietta che raffigura Bart Simpson sorridente (la stessa che indossava il pomeriggio in conferenza stampa), mentre il suo collega addetto alle tastiere ed ai campionatori alterna una maschera da clown a un cappello nero a punta da elfo delle foreste. Chi si aspettava un look darkettone estremo e una coreografia spettacolare sarà rimasto deluso. A ogni modo si è ballato sia sotto che sopra il palco (anche se la security non pareva molto entusiasta); Constantin ha accennato anche un diving sul pubblico che sarebbe stato felicissimo di accoglierlo. L’ultimo bis concesso è stato “Paradis”, con soddisfazione della maggior parte del pubblico accaldato e con qualche mugugno da parte di spettatori che forse si aspettavano di più: ma che cosa?(Riff Raffaello).”

Ida Bengtsson degli Arcana

Ida Bengtsson degli Arcana (foto di Mircalla)

Torniamo alla Moritzbastei dove, in una sala così piena di gente da rischiare l’asfissiamento, inizia il concerto degli Arcana. Alle pareti grandi drappi neri con immagini medievali e al centro, enorme, il nome del gruppo in caratteri gotici; sul palco i due cantanti, voce maschile e femminile, e un po’ più in disparte la terza cantante. In un’atmosfera di religioso silenzio comincia il concerto: le voci calde e cristalline si librano nell’aria dando vita ad un canto celestiale, di una bellezza ultraterrena, angelica e immortale… E l’estasi sopraggiunge ben presto, all’attacco delle prime note di quel “Cantar de Procella” che non può non mettere i brividi dall’emozione. Impassibili e concentrati gli Arcana, splendidi nella loro bellezza e gioventù, nel giro di un’oretta ci propongono tutte le canzoni più belle dei loro primi due album, e quando finiscono il pubblico, in un vero delirio di applausi, non li vuole più lasciare andar via… Solo che la musica degli Arcana era tutta registrata su dat, e per poter concedere un bis alla folla impazzita i cantanti, con qualche imbarazzo, devono riprogrammarlo da capo… Certo qualcuno potrà obbiettare che fare un concerto con tutti i suoni preregistrati può dare un risultato molto freddo, ma vi assicuro che al contrario ci sono state per tutto il tempo un’intensità e un’emozione altissime. E’ chiaro che se fossero stati presenti gli strumentisti sul palco sarebbe stato meglio…ma vi assicuro che anche così la loro esibizione è stata grandiosa! Del resto da una fan scatenata di questo gruppo che giudizio c’era da aspettarsi?

Alla fine del concerto in preda al delirio consumista riesco a scavalcare un’orda umana pur di raggiungere il banchetto del merchandise dove mi aspettano le magliette del gruppo e dove scopro che a prezzi buonissimi vengono venduti tutti i cd della Cold Meat Industry… e per di più da Mr. Karmanik (il responsabile dell’etichetta) in persona! Ma il prossimo gruppo sta per iniziare e certo non si può mancare. Ecco infatti Abigail salire sul palco in versione Mother Destruction e dare vita ad un concerto potentissimo ed energetico, che pian piano coinvolge le masse e le guida in una danza scatenata, alla quale anche la sottoscritta, pur nella stanchezza ormai devastante, non si può esimere. Ed è un vero e proprio rito pagano quello che Abigail riesce a mettere in scena con la sua voce dai toni acutissimi e con i suoi movimenti che ricordano tanto quelli dei tarantolati, o delle Baccanti in preda al delirio per il dio Dioniso… E proprio di un’orgia mistica si tratta, dove sono i suoni a farla da padroni così da prendere possesso del corpo e della mente e da trasportarli lontano, in altri lidi, forse in altri mondi… Una vera ovazione da parte del pubblico si scatena alla fine dell’esibizione e la cantante, consapevole dell’atmosfera magica che è riuscita a creare, non si tira indietro, anzi concede tutta una serie di bis, che portano al culmine la sacralità dell’evento… Alla fine siamo tutti spossati, come se una parte di noi si fosse consumata in questo rito liberatorio collettivo, ma devo dire che è veramente valsa la pena di assistere a un concerto così unico e totalizzante.

"Tenues de soirée" eccezionali per la gran festa finale alla Moritzbastei (foto di Riff Raffaello)

Ci si avvia così all’uscita, ma il richiamo del banchetto con i dischi della Cold Meat Industry è più forte, e Christian Dex, in preda ad un nuovo delirio estatico, appena vede Karmanik non può esimirsi da una lunga chiaccherata con lui… Però ormai il tempo delle danze è scoccato: la Moritzbastei si concede in tutta la sua oscura bellezza alle migliaia di gotici pronti a dare il via all’evento conclusivo del Festival. Tutte le sale e i corridoi di passaggio sono pieni di gente, tanto che si fa fatica a spostarsi da una parte all’altra; contemporaneamente infatti sono iniziati tre differenti party, dove si alternano i vari generi musicali appartenenti alla scena: electro, apocaliptic folk, darkwave, gothic, medieval, etc. La gente esibisce costumi eccezionali e c’è chi si diverte a fare o farsi fare foto… L’atmosfera è giocosa e divertente, tutti si salutano, c’è chi già deve partire, gli altri sfogano in un ballo sfrenato tutte le restanti energie. Insomma si chiacchera, si balla, si guarda la gente che passa fino a tardi.

Ma anche questa festa finisce, e allora arrivederci Lipsia, a presto!

I concerti preferiti dalla redazione di Ver Sacrum al festival di Lipsia 1998

I siti del festival

WGT

Wave Gothic Treffen

Siti dei gruppi e delle etichette menzionate

Cold Meat Industry


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