Camerata Mediolanense

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Questa intervista si è svolta dopo un memorabile concerto modenese nell’estate del 1998. Tutti i componenti della Camerata Mediolanense (Manuel Aroldi, Elena Previdi, Marco Colombo, Trevor Northgate , Daniela Bedeschi) sono stati molto disponibili a parlare con il sottoscritto per quasi un’ora. Ad essi va un sentito ringraziamento da parte mia e dalla redazione di Ver Sacrum.
Alcuni spezzoni dell’intervista sono stati trasmessi a SOTTERRANEA (in onda i Giovedì dalle 22:00 su Radio Incontro Pisa 107.75 mhz), nel corso di uno speciale dedicato a questo gruppo milanese.

Camerata Mediolanense, Modena luglio 1998 (foto di Riff Raffaello)

Domanda di rito, quali sono stati gli artisti che vi hanno ispirato agli inizi della vostra passione per la musica?

Manuel: Ho cominciato nel lontano 1983, come tanti altri miei amici ascoltando Cure, Siouxsie & the Banshees e cose del genere, per poi passare al post-punk inglese: Play Dead, Sex Gang Children, Blood & Roses,… Poi ho avuto le folgorazioni sulla via, cioè Dead Can Dance e soprattutto Death In June per il loro modo di usare le percussioni nei primi lavori.

Elena: Più o meno mi associo a quello che ha detto Manuel.

Trevor Northgate, hai anche un progetto per conto tuo?

Trevor: E’ un progetto nato più o meno contemporaneamente alla Camerata Mediolanense. Era un gruppo dove suonavo, così ho deciso di tenere questo nome. Northgate è un progetto talvolta rianimato dai Camerata Mediolanense visto che spesso sul palco proprio con questa formazione proponiamo quelli che erano i brani dei Northgate.

Ed a chi ti sei ispirato inizialmente?

Trevor: Musicalmente, oltre ad aver ascoltato cose simili a quelle citate da Elena e Manuel (sono arrivato un pochino più tardi: ’85-’86), provengo più da un ambiente industrial e rumorista.

Einstürzende Neubauten?

Trevor: Soprattutto loro nel primo periodo perché eranono i più conosciuti. Poi sono passato ai Coil e anche a cose molto più estreme come SPK ed altri. Sono gruppi che seguo ancora adesso anche se sto ascoltando un po’ di tutto ultimamente.

Ti piace il tipo di rumorismo esoterico alla Cold Meat Industry?

Trevor: Mi piace fino ad un certo punto: apprezzo in particolar modo le Aghast e qualcosa dei Brighter Death Now. Non amo cose vicine al Black, anche se però ci sono dei progetti interessanti nella CMI.

Noi come Camerata Mediolanense siamo molto lontani da questo concetto perché ci ispiriamo a cose completamente diverse, e il massiccio uso di percussioni è la cosa principale.

Anch’io, come Elena, trovo che le percussioni al giorno d’oggi siano suonate in maniera prevalentemente etnica: non apprezzo ciò e preferisco un suono scuro e europeo che è quello che in realtà proponiamo noi.

Infatti di etnico in voi non si può trovare assolutamente niente.

Trevor: Nulla, e ne siamo fieri.

Abbiamo parlato delle formazioni del passato che vi hanno ispirato, vorrei sapere cosa pensate delle formazioni di adesso. Parliamo anche della scena tedesca che è molto florida, vorrei sapere quali sono secondo voi le formazioni da tenere in considerazione.

Manuel: Ovviamente in Germania è rinata la scena nel 90 dopo che alla fine degli ’80 si era affievolito tutto. Più che altro ormai si riscontra più quantità che qualità e questo a mio avviso è dovuto al fatto che attualmente produrre un CD non ha più un costo elevato come poteva avere l’incisione di un vinile negli anni ’80.
[Marco (ex Sturm und Drang) entra nella discussione]
Manuel: Lui è appena entrato nella formazione: è l’ex batterista degli Sturm und Drang, un gruppo milanese degli anni ’80 a cui sono molto legato.
Marco: Mi hanno riesumato musicalmente, perché era da 7 anni che non suonavo più.

Ti hanno dato uno stimolo positivo.

Marco: Sicuramente.

Manuel: In occasione di Onore alle Arti li ho “costretti” a riformarsi ed a tornare in studio per una settimana per registrare quel pezzo (“Revelation”) che è, secondo me, uno dei loro più belli. Speravo che questo potesse dare una scossa a tutto il gruppo, ma la scossa l’hanno presa solo in due: Marco ed il cantante, invece gli altri….

Camerata Mediolanense, Modena luglio 1998 (foto di Riff Raffaello)

A questo punto invito Marco a parlare degli Sturm und Drang, che anch’io ho sentito solo sulla compilation Onore alle Arti.

Marco: Sturm Und Drang è un progetto nato nell’82 ed è terminato nell’88-90. Non abbiamo mai realizzato, per i motivi economici di cui parlavate prima, un CD o un vinile.

Grazie ai Camerata Mediolanense, dopo che avevamo smesso di suonare da almeno 5 anni, ci siamo riuniti e abbiamo ri-registrato questa canzone. Ci è piaciuta molto come esperienza. Io ho rinsaldato i rapporti con Manuel e gli eventi hanno portato a questa situazione in cui da due mesi suono con la Camerata: sono contento.

E dal vivo il risultato del tuo apporto è decisamente positivo!

Marco: E’ il primo concerto che faccio: valutazione più che positiva.

Pensavo che la loro musica esprimesse in modo migliore le proprie potenzialità proprio su CD, quindi con registrazioni perfette e tutto ciò che ne consegue. Invece dopo il primo concerto devo dire che l’esperienza mi è piaciuta molto e quindi anche dal vivo c’è un grosso potenziale.

Siete dei musicisti con una certa conoscenza della musica …

Elena: Conoscenza della musica senz’altro intesa come studio: non facciamo molti concerti.

Manuel: Praticamente questa è la prima data in Italia a parte due concerti che abbiamo voluto fare a Milano.

Elena: Poi in realtà abbiamo fatto praticamente un concerto all’anno se si esclude il tour in Germania: là sono stati tanti concerti uno dietro l’altro, come un gruppo “normale”. Altrimenti tendiamo a farne pochi.

Suonare dal vivo è una esperienza terribile ogni volta, emozionante, ma è una cosa che ti distrugge veramente, e quindi io personalmente tendo a farlo il meno spesso possibile.

Peccato perché penso siano in molti a volervi vedere dal vivo. Mi risulta che il vostro primo CD sia andato molto bene dal punto di vista delle vendite….

Manuel: Io e Elena abbiamo rischiato di tasca nostra e siamo stati ripagati anche in soddisfazione perché le prime 1000 copie che avevamo stampato sono bruciate praticamente in 3-4 mesi, poi ne abbiamo ristampate delle altre per Discordia e poi altre ancora. Siamo ad un buon livello.

Il secondo come sta andando?

Manuel: Il secondo è stato un’odissea perché Discordia (ora Triton) ci ha offerto la produzione, noi abbiamo accettato e siamo “caduti nella trappola”: è stato il momento in cui Discordia stava fallendo.

Elena: Ed è fallita una settimana dopo l’uscita di Campo di Marte.

Manuel: Così abbiamo pagato in distribuzione e soprattutto in promozione. Questo tour che abbiamo fatto con i Kirlian Camera fra Ottobre e Novembre in Germania guarda caso ha dato una spinta a Campo di Marte che prima non aveva avuto. Adesso c’è più richiesta.

Parliamo delle vostre esperienze dal vivo in Germania.

Elena: Il concerto più recente lo abbiamo fatto a Dresda un paio di mesi fa.

Il pubblico tedesco come vi ha accolto?

Manuel: Il tour è stato veramente una sorpresa. Nonostante tutti i problemi e le carenze organizzative siamo stati ripagati dal pubblico in un modo che veramente non mi aspettavo, soprattutto nell’unica data fuori Germania, a Utrecht, e in quella vicino a Lipsia in un castello, per un festival dove insieme ai Kirlian Camera ed a noi c’erano i Sol Invictus ed altri gruppi molto conosciuti. Lì veramente è stato un trionfo, non mi vergogno a dirlo; sono stato contentissimo quella sera. Nonostante il freddo polare (era il primo novembre) c’era tantissima gente e se gli organizzatori, che dovevano rispettare gli orari, non ci avessero sbaraccato al volo i tamburi e tutto il nostro materiale, avremmo potuto fare altri pezzi perché il pubblico ci chiamava. Non ci era mai capitato. A Utrecht poi me lo aspettavo ancora meno perché mai si poteva pensare che la gente ci conoscesse. Invece il DJ del locale programmava spesso e volentieri “Alta Guardia” ed un altro pezzo di Campo di Marte.

Dovevamo intervenire al festival di Lipsia a fine maggio ma purtroppo una grave malattia che ha avuto il nostro cantante ci ha fatto saltare il ben importante festival, dove speriamo di suonare nell’edizione ’99.

Trevor: E’ stata una grossissima delusione soprattutto per me non poter suonare a Lipsia. Mi sono ritrovato ricoverato d’urgenza in ospedale per un problema ai reni proprio nei giorni in cui saremmo dovuti partire. Non avrei potuto mai affrontare un viaggio di tredici ore in quelle condizioni perché rischiavo veramente grosso.

Facciamo un paragone tra il pubblico italiano e quello estero.

Daniela: Secondo me non è molto diverso il pubblico tedesco da quello italiano. Trovo magari differenze tra il pubblico delle città grandi rispetto a quello delle città piccole.

Per esempio a Berlino era abbastanza freddo, un po’ sulla difensiva come se volesse giudicare freddamente dall’esterno. In seguito comunque ci ha apprezzato molto, però era un po’ meno caloroso di quello della data vicino a Lipsia. In Germania Est a mio avviso abbiamo riscosso maggiore entusiasmo. Non so, forse perché sono più avidi di novità.

Manuel: Penso che i berlinesi, come tutti gli abitanti delle grandi città, siano abituati ai concerti. Per loro sono una cosa normale.

Possono scegliere ogni giorno tra un sacco di concerti.

Manuel: Sì, mentre qui capitano molto di rado e sarà sempre così. E’ la solita storia che sento sin dagli anni ’80, quando andavo a vedere gli Sturm und Drang o altri gruppi “minori”, ma nello stesso tempo grandi per quell’epoca. I problemi che sentivo erano: “vai in sala prove e spendi molto”, “non ci sono posti per suonare”, “non ti fanno suonare nei posti grandi perché non sei uno che porta soldi”, eccetera. Adesso sento le stesse cose. Comunque resta il fatto che all’estero esiste una cultura musicale che qui ci sogniamo.

Elena: Secondo me tutto dipende dal sistema scolastico-educativo che c’è in Italia, che ha penalizzato la musica in una maniera folle fin dall’inizio del secolo. Infatti la cultura musicale è veramente scaduta ed è diventata un beneficio per i professionisti. Invece all’estero nelle scuole la musica è insegnata seriamente e questo alla fine è un investimento. Secondo me la differenza è esclusivamente questa, perché nei secoli passati in Italia non era così.

Cosa ha in serbo la vostra etichetta discografica, la My Castle: farà altre produzioni al di fuori della Camerata Mediolanense? Altre compilation tipo Onore alle Arti ?

Elena: No, perché non abbiamo assolutamente più tempo di fare niente. Abbiamo fatto un 45 giri sull’Inferno di Dante e abbiamo in programma di farne altri due, però solo cose del nostro gruppo.

Vostri progetti futuri?

Elena: A febbraio ’99 uscirà il nostro nuovo CD Madrigali de diversi et excellentissimi musici per la tedesca Triton, l’etichetta che è sorta dalle ceneri di Discordia. E’ previsto che lo stesso lavoro esca anche su picture disc, con due live in aggiunta (uno di un pezzo inedito); uscirà anche un CD-single con due versioni differenti di pezzi del CD più un altro inedito. Sia il picture che il singolo saranno in edizione limitata. Qualche settimana prima di Madrigali uscirà anche il secondo 7″ della trilogia sul quinto canto dell’Inferno di Dante, che abbiamo appena registrato. Questo vinile sarà autoprodotto e avrà una tiratura di 500 copie numerate a mano, come il precedente.

E Northgate? I Der Blaue Reiter?

Elena: Northgate è indipendente.

Trevor: Completamente indipendente. Adesso ho in progetto di fondare una piccola etichetta, ma il nome per ora non te lo dico… I Der Blaue Reiter sono associati a questa cosa.

E’ un progetto che penso partirà da Ottobre e che abbiamo intenzione di finanziare per produrre il nuovo album dei Northgate e l’album dei Der Blaue Reiter che non è mai uscito anche se i pezzi sono pronti.

Quindi uscirà probabilmente anche un singolo, disponibilità economica permettendo: come al solito siamo immersi in questi problemi.

Siamo sempre nella stessa situazione in bilico tra l’autoproduzione e l’affidarci a qualcuno. E’ sempre un grosso combattimento. Io alla fine ho pensato, almeno per il lato industriale, di tentare l’autoproduzione perché è più difficile trovare qualcuno che ti produca, salvo i casi isolati da te menzionati prima come la CMI.

L’esperimento parte ad Ottobre (n.d.r.: ’98). In inverno comunque abbiamo in programma anche un concerto.

Avete altri concerti in programma a breve termine?

Trevor: Questa è stata l’ultima proposta che ci hanno fatto in Italia.

Elena, cosa ti è rimasto della collaborazione con Francesca Nicoli degli Ataraxia, che tra l’altro era presente tra il pubblico stasera, e dall’esperienza che hai avuto con gli Ordo Equitum Solis?

Elena: Sono esperienze antiche; per quanto riguarda Francesca, lei ha cantato due pezzi nel nostro primo CD e ci siamo trovati benissimo. Noi stimavamo molto gli Ataraxia fin dai loro demo e, dato che il nostro primo CD è stato più un concept con tanti ospiti che il lavoro di una band, ci era sembrato naturale invitarla perché è una persona decisamente positiva ed ha una spiccata personalità artistica.

Per quanto riguarda gli OES si tratta di un’esperienza che si è conclusa da ormai 3 anni. Io con loro suonavo dal vivo le tastiere, proprio come “session woman”. Poi non ho più avuto tempo ed ho dovuto smettere e quindi loro hanno cercato qualcun altro…

Dopo il concerto che ho visto a Cremona nel quale tu suonavi le tastiere, li ho rivisti suonare a Bassiano, ed erano solo in due.

Elena: Quello di Cremona è stato l’ultimo concerto che ho fatto con loro.

Gli OES fanno degli arrangiamenti del tutto eccezionali, sono molto difficili. Io li ho imparati con spartito, studiandoli. Anche un tastierista bravissimo, se non sa leggere la musica, è difficile che li riesca a suonare, infatti penso che abbiano avuto difficoltà per questo. Ciò rende le cose piuttosto raffinate.

Qual’è il vero nome di Luminitça?

Trevor: Non lo sappiamo neanche noi, in realtà.

Elena: Io lo so però è una persona che deve rimanere abbastanza estranea dall’ambiente. E’ misterioso…

Trevor: Ci ha dato un prezioso aiuto nelle registrazioni ed anche in concerto.

Elena: Ha una bellissima voce. Ogni tanto viene, quando può; ad esempio su Campo di Marte un paio di pezzi li ha cantati lei.

Daniela, come hai conosciuto la Camerata Mediolanense?

Daniela: Io conoscevo Elena da più di 10 anni per cui il legame è venuto dall’amicizia, da interessi comuni. Dopo anni ed anni che non ci frequentavamo l’ho invitata ad una festa di compleanno, lei mi ha raccontato le sue ultime vicissitudini, del gruppo che aveva messo su, e siccome a me è sempre piaciuto cantare, indipendentemente dai generi e dalle definizioni, abbiamo provato. Quindi abbiamo deciso di continuare…

Hai accennato che non avevi particolari contatti con la scena “Gothic”.

Daniela: Non in particolare anche se non l’ho mai disdegnata; ho sempre avuto una certa predilezione per un determinato tipo di musica ed anche per certi gusti a livello estetico, ma non ho mai assolutamente voluto imprigionarmi in determinate etichette, né cantare solamente un genere. Mi piace anche spaziare.

Elena: Infatti canta anche in un gruppo medievale.

Come si chiama questo progetto?

Daniela: Ora come ora si chiama Les Nouveaux Trouvers. Aveva un altro nome che preferivo ma è stato cambiato a causa di una omonimia, di conseguenza si utilizza questo che è abbastanza evocativo. Comunque facciamo musica prettamente medievale.

A questo punto parlaci di più di questo progetto che mi incuriosisce e che vorrei al più presto ascoltare; chi sono i componenti di questa formazione e qual’è il loro futuro?

Daniela: Riccardo suona il salterio, Emanuele suona l’arpa, Roberto, che è flautista, ora suona la chitarra e sarebbe auspicabile che passasse al liuto. Poi c’è una ragazza che ha studiato musica barocca e adesso sta cercando di avvicinarsi per passione alla musica medievale.

Il progetto è quello di avvicinarsi sempre di più a un genere medievale filologico, rispettando quella che è la vera essenza della musica dell’epoca.

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