Ataraxia

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Ataraxia

Ataraxia (foto di S*Tox)

Ore 21.30: gli Ataraxia aprono le danze con “Filava Melis” che ci catapulta indietro nei secoli, fino a renderci diretti testimoni di antiche vicende ai più sconosciute.

Francesca, bella più che mai nella sua veste bianca, snocciola perle vocali di stupefacente perfezione e assoluta rarità, messe in risalto dalla splendida voce di Francesco Banchini, ultimo acquisto della band, e dalla indiscutibile bravura del chitarrista Vittorio Vandelli e del tastierista Giovanni Pagliari.

E’ ora “Hydra Hyali” ad accompagnarci nel nostro viaggio nel tempo.

Pellegrini, crociati, cavalieri templari: è questo che appare ai nostri occhi, oramai completamente rapiti dal sogno creato per noi da questi musici emiliani.

E intanto il mimo fluttua, danza, interpreta, vive su di sé la carica emotiva di ogni canzone, donandoci immagini e quadri dal valore inestimabile… Costumi e maschera lo trasformano in creatura aliena, creatura che travalica i limiti dell’umano, sfiorando il divino, strano e magnifico essere caduto tra noi quasi per caso…

Dai Carmina Burana l’angelo biondo esegue un’esaltante versione di “Mundus est jocundum”, accompagnata dal gioco di luci verdi e gialle che si fondono tra loro.

L’atmosfera danzante lascia per un attimo spazio alla lenta e dolce “Scarlet Leaves”, struggente leggenda narrante la storia di un amore sfortunato. Francesca appare un po’ triste un po’ malinconica, gentilmente abbracciata dalla tenue luce blu, blu come la notte, blu come quei grandi occhi dai quali tutti ci sentiamo, stasera, continuamente osservati…

Si ritorna alle danze, alle feste e alle vicissitudini di corte con “Histrionia”, divertente quanto malefica filastrocca cantata da un vispo e sincero giullare. L’influenza di Diamanda Galàs si intrufola tra le rime della canzone: il cantato stridulo si alterna a velocità impressionante a tonalità cavernose e cupe, a dimostrazione che la nostra Nicoli ha saputo in questi anni lavorare sulla propria già splendida voce, ottenendo risultati degni di ammirazione. “… ridi, ridi, ridi poiché domani piangerai…”

Via, via si succedono “Orlando (a male)”, l’inedita “Saderalladon”, a mio avviso una tra le migliori produzioni firmate Ataraxia, e “Parti de Mal”, un canto dei crociati, a terminare la prima parte del concerto.

Si chiude il sipario e mi scopro seduta a sognare, avvolta nelle mie vesti di medieval splendore… Attendo con ansia che il concerto riprenda.

Ataraxia

Ataraxia (foto di Mircalla)

Ecco che come per incanto i pesanti drappi in velluto blu si aprono mostrandoci una scena differente dalla precedente: la minuta Francesca è ora fasciata in un semplice abito rosso che mette in evidenza le sue forme materne, quasi a voler dimostrare che assieme all’aspetto etereo esiste anche un lato umano e concreto. Splendida.

Ritornati dal nostro breve ed intenso viaggio nei “secoli bui”, ci ritroviamo ora a fare i conti con un’atmosfera più “ambientale” (perdonatemi il termine), a tratti lunare, a tratti mistica… Echi di voci lontane e di antiche leggende riempiono la sala.

Vengono presentati brani dell’ultimo lavoro, “Lost Atlantis”. Ecco allora susseguirsi, in un carambolare di emozioni terrestri e non, delicatamente sfiorate da soffici pennellate di luci bianche e blu, “Dolphins”, “Aperlae”, “Daytia”, “Oduarpa” e “Agharti”. L’ultima canzone lascia tutti senza fiato: “Lost Atlantis”, unica ad essere avvolta in giochi di colori caldi quali rosso e giallo, è infatti impreziosita da una meravigliosa performance visiva del mimo Lorenzo Busi che con le sue ali bianche di purezza e candore avvolge la piccola Francesca in un abbraccio, fino a farla sparire in sé… Fusione di anima e corpo…

Nessuno di noi ha ora intenzione di andarsene. Un fiume di applausi investe i nostri cantastorie, che ci regalano “Eleven”, altra perla del loro repertorio, e, nuovamente, “Saderalladon” , riportandoci per un attimo al sogno interrotto poco prima…

Si riprende a danzare in antichi castelli al suono di cembali e timpani. Grazie di cuore, Ataraxia.

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