Peter Murphy: Dust

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Ver Sacrum Il ritorno di Peter Murphy arriva tanto inatteso – tutti si attendevano un eventuale nuovo album dei Bauhaus – quanto gradito. Dust è infatti un ottimo disco, una collezione di nove ballate malinconiche e romantiche al tempo stesso, notturne ed esotiche. L’esotismo è senz’altro la qualità che più risalta in questo CD, le cui melodie sono state fortemente influenzate dalla musica tradizionale turca. Murphy difatti risiede in Turchia da molti anni e si è circondato per quest’opera da eccellenti musicisti del posto, con il loro bagaglio di strumenti tradizionali dai suoni insoliti. I nove brani dell’album scorrono sinuosi e lenti (la durata media dei brani è di circa 7 minuti), impreziositi come sono da arrangiamenti che mescolano sapientemente strumenti acustici al suono nervoso del violino elettrico, con le tastiere elettroniche sempre in secondo piano, caratterizzati poi da un’efficace base ritmica in cui ai beat della drum machine rispondono tante percussioni diverse. Consiglio di affrontare l’ascolto dei brani in momenti diversi, evitando di sentire l’album per intero dall’inizio alla fine: le atmosfere uniformi di Dust potrebbero erroneamente far pensare ad un album monotono e talvolta noioso. Le canzoni sono invece tutte splendide, con “Things to remember”, “Fake sparkle or golden dust?” e “Subway (Epilogue)” che brillano ancor di più, gemme preziosissime nel cofanetto di gioielli esotici che è questo disco.

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