Siecthum: Diagnose: Zeit

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Terzo episodio per il progetto parallelo di Thomas Rainer degli Âme Immortelle, sempre realizzato in collaborazione con il fido Joachim Sobczak. I Siechtum costituiscono un controaltare oscuro e rumoristico del più famoso gruppo austriaco, ispirato com’è dall’electro-industrial più aspro. Sebbene Diagnose: Zeit mantenga invariata questa cifra stilistica di fondo, esso si presenta senz’altro come un episodio meno sperimentale rispetto ai suoi predecessori: i 13 pezzi qui presenti sono costruiti con un occhio ai dance floor, utilizzando sì suoni aspri, voci filtrate ma garantendo dei ritmi solidi per favorire le danze. Insomma, se il primo album, e in parte il secondo, erano più vicini alle atmosfere dei gruppi Ant-Zen, Diagnose: Zeit ha degli stretti punti di contatto l’electro-industrial di gruppi come Wumpscut: non aspettatevi quindi un album facile facile, ma comunque niente di più ostico di quanto le vostre orecchie non abbiano già sopportato in una qualsiasi serata in un club. Forse è proprio la sensazione di “già sentito” il limite maggiore di questo album, comunque pregevole e piacevole da ascoltare (e da ballare). Scade un po’ in un paio di episodi, tra cui “New Breed”, un brano danzereccio efficace ma un po’ burino, ma un bel pezzo come “Judas ischariot”, vicino alle atmosfere rarefatte e aspre dei Suicide Commando, compensa ampiamente gli altri momenti più deboli. Insomma un album carino ma non certo un capolavoro.

Email: mechanic_mind@kabsi.at
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