Ashram: omonimo

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Ver Sacrum Una delle rivelazioni della musica italiana arriva, guarda caso, ancora da Napoli. Gli Ashram esordiscono con un CD straordinario, elegante e raffinato, una musica che si compone di pochissimi elementi, le note eleganti del piano, uno struggente violino, e una manciata di altri strumenti – qualche raro accordo di chitarra, il violoncello, il contrabbasso – e la potente ed elegante voce di Sergio Panarella, veramente uno dei vocalist più dotati in circolazione nella scena, italiana e non. Non che gli altri due musicisti siano da meno, Luigi Rubino al pianoforte e Alfredo Notarloberti al violino, quest’ultimo già in formazione negli straordinari Argine. Atmosfere neoclassiche si ritrovano nelle canzoni che compongono l’album, atmosfere che si mescolano all’immediatezza della canzone d’autore: i brani sono infatti delle bellissime ballate, capaci di rapire immediatamente anche il più distratto degli ascoltatori. Gli Ashram si mostrano capaci di confezionare dei brani preziosi che riescono a metter radice nella mente ma soprattutto nel cuore degli ascoltatori. Il CD trabocca di languido romanticismo: sono sedici brani (quindici più una “ghost-track”) seducenti e di grandissima classe, costruiti su minimali arrangiamenti, composti per sottrazione di suoni più che per accumulo, quasi che la musica si sia dovuta mettere a nudo per acquistare, paradossalmente, più spessore e sostanza. Brani eterei, semplici nella struttura ma di grandissima potenza espressiva: vale la pena menzionare in particolare i pezzi “For my sun”, “Nevermore sorrow” e quella che secondo me è la canzone più struggente dell’album, “Forever at your mercy” capace di intenerire un animo di ghiaccio. Un esordio memorabile per un gruppo da osservare con estrema attenzione.

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