Jack or Jive: Prayer

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La Prikosnovenie si sta in questi ultimi anni delineando come una delle etichette di punta nell’ambito delle forme più eteree della musica oscura: l’etichetta francese, pur non avendo una produzione copiosa, anzi, forse proprio per questo, riesce sempre a produrre lavori di qualità, sia dal punto di vista musicale che, in alcuni casi, da quello grafico. Dopo questa doverosa introduzione, passiamo a parlare dell’opera in questione, precisando subito che non si tratta di un disco nuovo, bensì della ristampa del primo disco del gruppo giapponese, originariamente uscito nel 1991 su etichetta Dradomel. Devo ammettere di non essere un profondo conoscitore della discografia dei Jack Or Jive; questo primo lavoro, si poggia molto su strutture melodiche eseguite alle tastiere, talvolta coadiuvate da percussioni acustiche (direi innumerevoli tipi di campanelle, piatti e tamburelli, e sono questi gli unici brani che danno l’impressione di trovarsi davanti ad un gruppo della terra del sole nascente) e non, il tutto accompagnato dalla calda voce della cantante Chako. Più che ai classici gruppi “heavenly voices”, che si rifanno molto spesso alla musica antica, accosterei i nipponici ad alcuni gruppi che miscelano languide atmosfere elettroniche a calde voci femminili, gruppi che può capitare alle volte di incontrare nelle vaschette del trip hop, anche se con qualche venatura classicheggiante in più. La voce di Chako non è certo paragonabile a quelle di alcune sue colleghe, ma ha in sé un calore non frequente e una sorta di timbro fanciullesco e, in alcuni momenti, mi ha ricordato un po’ quella di Alison Shaw, cantante dei Cranes. Probabilmente non stiamo parlando di un disco imperdibile, ma comunque di un buon lavoro, un po’ disomogeneo forse, ma questo è un fatto perdonabile, trattandosi di un disco di esordio (tratta da VerSacrum.com).

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