Paul Chain: Park of Reason

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Ver Sacrum Paul Chain è una realtà che si dovrebbe amare od odiare. Mi spiego meglio: Park of Reason è un album di puro e semplice doom-metal, passato miracolosamente indenne attraverso i trent’anni di evoluzione che il genere ha avuto; 11 pezzi (tra cui una signficativa cover di “Let the end Begin” dei Saint Vitus, primi araldi del revival doom anni ’70) monolitici, granitici, lenti e volendo monotoni. Punto e basta, e questo farebbe di botto accantonare l’ascolto. Ma poi una serie di dettagli possono anche incuriosirti: innanzi tutto la durata del lavoro; oltre 90 minuti! E questo perchè il buon Chain ha avuto la geniale idea di registrare tre pezzi in uno: “Logical Slow Evolution/…in Time” infatti è un pezzo diverso, inciso mono, a seconda che lo si ascolti con il balance a destra, a sinistra, o centrato. Sperimentazione molto “old”, ma anche molto efficace. E poi ancora: nonostante i titoli in inglese Chain non canta in nessuna lingua, ma a suo dire, in un linguaggio “purely phonetic”. Un pò come il geniale Celentano di “Plisincolinesinaiciuso”, insomma. E poi ancora: i pezzi che tu credevi noiosi scopri che sono improvvisati. E ancora: i pezzi definiti “experimental” ti propongono un suono più space rock che elettronico, più “moog” che keyboards A.D. 2003. E così, fra un’amenità e l’altra, arrivi alla fine dell’ora e mezza d’ascolto che ti sei pure divertito. Per questo ho detto che si dovrebbe amarlo od odiarlo, questo nostro artigiano della musica oscura: si dovrebbe; oppure basta guardarlo con genuina curiosità antropologica.

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