Soft Cell: Cruelty without beauty

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Ver Sacrum Per una “vecchia” fan dei Soft Cell ritrovarsi tra le mani il tanto atteso nuovo lavoro della band, ritornata in scena dopo i molti anni trascorsi, è stata davvero una bella emozione. A dire il vero non è che mi aspettassi un granchè da questo “Cruelty without beauty”, dal momento che, durante il bellissimo live di Milano nell’Aprile scorso, le canzoni estratte dal CD non mi avevano particolarmente impressionato. Del resto, il confronto con i vecchi “cavalli di battaglia” è sempre difficile da reggere e poi c’è anche da mettere in conto il passato, con i suoi ricordi, le sue emozioni, i suoi miti etc… . E’ stato comunque con animo sgombro da possibili pregiudizi che mi sono accinta ad ascoltare questo CD, che nel suo complesso ho trovato piuttosto deludente. Infatti nonostante la gioia di constatare che Marc Almond e Dave Ball hanno ritrovato la voglia di lavorare insieme rischiando nel fare cose nuove (non come la maggior parte dei gruppi degli anni ‘80 che si riuniscono solo per presentare al pubblico i vecchi pezzi, in concerto e nelle antologie, sfruttando il trend del mercato), d’altra parte bisogna pur dire che i brani nuovi, tranne alcune eccezioni, sono piuttosto modesti. In realtà i Soft Cell cercano di riproporre il sound che li ha resi famosi, un pop elettronico, talvolta più oscuro, talvolta più leggero, in forma aggiornata, con arrangiamenti che spaziano dall’electro al drum‘n bass. Questo tentativo si può dire riuscito nel caso di alcune canzoni molto accattivanti e piacevoli, come il singolo “Monoculture”, “Together Alone”, “Darker Times” e soprattutto l’oscura “Caligula Syndrome”, davvero un pezzo di notevole intensità, che riporta ai momenti migliori. Ma spesso le sonorità appaiono piuttosto scontate e banali nella costruzione, nonostante la sempre ottima performance vocale di Almond, e in alcuni casi il nostro duo sembra davvero non avere molto da dire (vedi ad esempio “All out of Love” e “Sensation Nation”). Insomma, se il loro ritorno è pur sempre un fatto molto gradito, si spera che nel futuro i redivivi Soft Cell siano in grado di esprimersi in maniera più compiuta e più consona alle loro, ancora notevoli, capacità.

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