Diva Destruction: Exposing the sickness

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Ver Sacrum Riecco la gothic-band attualmente piu’ famosa al mondo…… dopo l’enorme successo riscosso dal primo disco “Passion’s Price”, Debra Fogarty & Co. si ripropongono all’attenzione generale con il nuovo album “Exposing the sickness”. Poichè molti sono capaci di fare centro con il disco d’esordio, ma molti meno sono in grado di ripetersi con l’opera successiva, è ben chiaro che per la band californiana questo disco rappresentasse una sorta di esame di maturità. Dopo un paio di ascolti di “Exposing the sickness” devo dire che, ad essere benevolo, rimando Debra e compari agli esami di riparazione (anche se siamo nell’epoca del debito formativo…..) Due sono le imputazioni principali che muovo a questo disco : troppe canzoni (13 piu’ un rmx di “When trees would dance”) e troppo simili tra loro. Torniamo al primo disco delle Diva Destruction… “Passion’s Price” non era un disco che brillasse di originalita’, ma vuoi per una manciata di brani accattivanti (su tutte la super ascoltata “The broken ones”), vuoi per la fascinosa presenza di Debra, vuoi perchè per inspiegabili motivi certi prodotti in un certo periodo funzionano ed in un altro no, vuoi perchè i London After Midnight hanno ormai stufato tutti con l’attesa di un nuovo disco che non arriva mai ….. per queste ed altre ragioni le Diva Destruction hanno fatto centro, il loro nome ha fatto rapidamente il giro del mondo,il disco ha venduto parecchio …. insomma, eravamo al cospetto della “next big thing” del panorama gothic. Tanta attesa non viene (a mio parere) soddisfatta da “Exposing the sickness”…. le tracce che lo compongono sono senza il mordente che caratterizzava diversi brani del primo disco (oltre alla già citata “The broken ones” ricordo con piacere anche “Cruelty Games”, “Enslaved”, “You’re the psycho”, ecc…) e mi sembrano francamente troppo simili tra di loro. L’iniziale “Heathcliff” apre in modo discreto il disco, ma i brani successivi smorzano l’entusiasmo….. al massimo le possiamo definire carine, ma manca qualcosa, non c’è il guizzo vincente e sembra di ascoltare sempre lo stesso brano a cui siano state apportate minime variazioni. Per trovare la prima canzone che si “stacchi dal gruppo” devo arrivare alla traccia numero sei “Forgotten”, brano malinconico è piu’ lento rispetto alle prime cinque canzoni, in cui Diva Destruction pigiano decisamente sull’accelleratore (e ahimè sulla fotocopiatrice…) La successiva “Tempter” riprende le cose come le avevamo lasciate ed è quindi inutile che io prosegua a descrivervi l’andamento dei brani successivi…… sembra di ascoltare sempre la stessa canzone !! Francamente deluso torno a riascoltarmi “Passion’s price”………..

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