Gary Numan: Exposure - The best of Gary Numan 1977 - 2002

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Ver Sacrum Forse più di ogni altro reduce della new wave Gary Numan è riuscito a (ri)crearsi una credibilità di ferro ai giorni nostri. Si sprecano i tributi in suo onore, artisti rispettati di ogni scena, compresa la “nostra”, fanno cover dei suoi pezzi (due su tutti, i Nine Inch Nails con “Metal” e Marilyn Manson con “Down in the park”), il suo duetto con i Fear Factory per la nuova versione del vecchio classico “Cars” ha avuto un buon successo anche commerciale, ma soprattutto la scena dance ha attinto dalla sua musica a piene mani per realizzare degli hit da classifica. Gli ultimi in ordine di tempo sono stati i “discotecari” Sugarbabes che hanno preso pari-pari la musica di “Are friends electric?” appiccicandoci sopra delle linee vocali pessime. L’antologia qui presente raccoglie in ben due CD il meglio della produzione dell’artista inglese, pescando i brani della sua lunga carriera. In ordine di tempo si parte con due pezzi del repertorio dei Tubeway Army, il suo primo gruppo, riadattati però in nuove versioni. Viene dato ovviamente molto spazio alle canzoni più famose di Numan composte tra il ’79 e l’82: gli amanti delle sonorità wave e del synth-pop originale ascolteranno con piacere grandissimi classici come “Are friends electric?”, “Cars”, “Down in the park” o “We are glass”. Alla fine del periodo citato la musica di Newman, e conseguentemente il suo successo, cominciò a subire un’involuzione, avviata col brutto album Dance, marcato da goffissimi arrangiamenti funk, da cui viene ripresa per questa antologia l’altrettanto brutta “She’s got claws”. A questo punto la compilation fa un salto fino agli anni ’90 per riprendere brani dagli album di Newman che hanno rappresentato il suo ritorno sulle scene, ovvero Sacrifice, Exile ma soprattutto Pure, un album dall’ottimo successo sia commerciale ma soprattutto di critica, che ha fatto definitivamente guadagnare a Numan lo status di pioniere e artista cardine per tante scene alternative, in primis quelle elettronica e (rock-)industrial. E proprio sulle sonorità rock-industrial sono costruiti gli album recenti dell’artista, caratterizzati da arrangiamenti potenti, ma assai precisi e “puliti”, e da linee melodiche pop molto orecchiabili. I brani ripresi per Exposure sono assai carini e non dovrebbero dispiacere a chi apprezza band come gli Orgy o le cose più facili di Marilyn Manson e NIN. Non manca in questa raccolta il pezzo inedito e si tratta di quello che dà il titolo alla raccolta: “Exposure” è uno strumentale molto interessante, con delle tetre tessiture industrial che, stando alle note di copertina, rappresentano la determinazione di Numan di “esplorare sonorità atmosferiche, da film dell’orrore, per il suo prossimo – ormai imminente – album”. Insomma, chi vuole saperne di più su questo artista, magari incuriosito dagli omaggi che hanno a lui dedicato altri artisti, Exposure è un ottimo e puntuale compendio, senza dimenticare però che la matrice pop e commerciale ha sempre contraddistinto la carriera di Gary Numan. Chi cerca i pionieri più originali o i più estremi e coraggiosi iniziatori della scena elettronica, wave, industrial o sperimentale deve necessariamente cercare altrove.

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