Lacrimosa: Echos

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Ver Sacrum Ma, dico io, può un CD principiare con una suite esclusivamente strumentale di tredici-minuti-tredici? Ah, Tilo Wolff, pletorico, esagerato, narciso Tilo Wolff, fino a che punto ci costringerai ad usare benevola clemenza nei tuoi confronti? Eppure, “Kyrie”, l’intro in questione, non è proprio un brutto pezzo, anzi, è proprio uno dei migliori di Echos, album che si aggiunge al nutrito palmares vantato dai nostri Lacrimosa. Che in questo decennio (ed oltre) ci hanno certamente adusati ad ogni stranezza! Eppur, ogni nuova produzione di questa bizzarra coppia induce a curiosità quasi morbosa. La presente è opera dignitosissima, magari meno pretenziosa di altre che nel tempo la hanno preceduta, certo risulta spogliata di qualsisia forzatura metallica. “Durch Nacht und Flut” è la stessa presentata in anteprima, dava il titolo ad un mini pubblicato mesi or sono. Brano leggerino, al quale fa seguito una più ermetica “Sacrifice”, presto doppiata dalla bella “Apart”, con Anne Nurmi in bella evidenza. La mia preferita, ma, ammetto, in questo caso sono decisamente schierato. Non mi hanno convinto più di tanto “Ein Hauch von Menshlichkeit” e “Eine Nacht in Ewigkeit”, la penultima “Malina” ho preferito bypassarla… Ma il dischetto ci riserva un altro tour-de-force, “Die Schreie sind Verstummt”, anche questo ben oltre i dodici minuti, dall’orchestrazione al solito curatissima, ampolloso esercizio calligrafico dotato di gradevoli chitarre molto new-prog britannico primi anni ottanta. Al contrario di “Kyrie”, questa almeno è cantata, col solito piglio enfatico. Il pubblico, al solito, si dividerà fra fautori ed avversi… Echos non è un capolavoro, ma presenta alcuni passaggi davvero apprezzabilissimi e delle intuizioni rimarchevoli, come le continue riprese che si susseguono nello svolgimento delle singole tracce. Al gusto di ogni uno riserviamo il giudizio finale…

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