Naamah: Ultima

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Ver Sacrum Gruppo polacco giunto alla sua seconda prova su lunga distanza, precedendo nel tempo questo Ultima l’omonimo esordio del 2000 (cito pure il demo “Magia” del 1999). Definiscono il loro genere gothic/prog/art-rock (!), etichetta piutttosto ingombrante. Di gothiko in senso lato non è poi che ce ne sia molto, trattandosi perloppiù di metal-prog a tratti darkeggiante, sovente pomposo e, come spesso accade, autoindulgente. La proposizione di “She is my sin” dei celebrati finnici Nightwish (senza ovviamente che la cantante, in questo caso la volonterosa Marta Frakstein, pur esibendosi in ostentati vocalizzi alla Turunen, raggiunga le vette espressive tipiche della brava collega) rischia di confinarli nel limbo delle band-clone, ingiustamente, considerato che Ultima è lavoro apprezzabile. La struttura dei singoli brani denota una notevole cura compositiva, mettendo in luce le qualità del sestetto. In particolare, la cantante titolare Anna Panasz, dimostra di trovarsi sempre a proprio agio, interpretando ottimamente il ruolo nel contesto di brani sufficientemente elaborati, anche se non proprio personali. Buoni “Stranger”, “Last night” ed “Eternal fear”, mentre risulta forzato il prog-metal di “Noli me tangere”, con tastiere dreamtheateriane a peggiorare ulteriormente la situazione. Peccato, anche perchè tre bonus-track (le versioni in polacco di “Last Night” e “Dream”, rispettivamente “Jeszcze Jedno” e “Sen”, più l’inedita “Zireael”, sempre cantata in lingua madre), sono davvero superiori alla pur buona media del disco. Da lodare in blocco l’apparato strumentale.

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