Rajna: The Door Of Serenity

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Ver Sacrum “I Dead Can Dance sono un po’ la nostra religione, la nostra disciplina”: questo è quanto afferma il gruppo in un’intervista rilasciata qualche tempo fa, e lo aveva confermato con la bella cover di Cantara; la cosa non deve però essere interpretata in maniera scorretta: a differenza di altri gruppi, penso ad esempio ai Ronan Quays per i quali si potrebbe parlare quasi di “ricostruzione filologica”, i Rajna seguono la loro religione con intelligenza, sensibilità, ispirazione e personalità. In comune con il loro punto di riferimento c’è la commistione di forme musicali tra loro diverse, come la musica antica, quella mediorientale e, ancor più, quella indiana e tibetana. Ricchissima la scelta della strumentazione usata, che comprende oggetti dai nomi più strani e disparati (Oud, udu, ney e saz sono solo alcuni di questi…) e provenienti un po’ da tutto il mondo. Nei precedenti lavori (mi riferisco in particolare ai due splendidi lavori The heady wine of praise e Yahili) il gruppo aveva già dimostrato le sue notevoli capacità, che questo lavoro conferma, anche se con qualche piccola concessione in più all’orecchiabilità: mi riferisco a brani come “Tore Sensuous”, caratterizzato da un ritmo più “moderno”, ma comunque reso splendido dalle evoluzioni vocali di Jeanne Lefebvre, in stile mediorientale. In alcuni brani, la sovrapposizione di una voce recitante e di una voce di sottofondo, mi ha ricordato alcune produzioni dei nostri Araraxia. Un bel lavoro, quindi, e un gruppo da tenere bene in considerazione per chi ama questo tipo di sonorità.

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