Beata Beatrix: Elisheba

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Il trio dei Beata Beatrix (la cantante Hatria, insieme a Crowley al basso e Ricy alla chitarra e al programming) proviene da Carrara e ci offre un’estetica dichiaratamente influenzata dal romanticismo inglese; il nome stesso del gruppo è infatti il titolo di un quadro del preraffaelita Dante Gabriele Rossetti, opera che ispira anche ognuno dei cinque pezzi che formano questo mini cd autoprodotto. Dunque… i primi due brani,”They crucified my woe” ed “Elizabeth”, paiono metterci di fronte ad un buon gothic metal a là page , ben suonato, ben cantato e canonicamente melodico e aggressivo. Ma con il terzo pezzo avviene il miracolo: alla base metallica si miscela un tappeto elettronico trascinante ed aggressivo, le chitarre virano verso reminiscenze post punk e lo spirito di Siouxsie pare impossessarsi di Hatria, che ci trascina in atmosfere al limite del tribale. Un pezzo splendido, in cui passato e presente si coniugano in maniera quasi perfetta. Sulla stessa lunghezza d’onda “Love must die” dove le chitarre si permettono sottili citazioni american gothic. Infine, la versione acustica di “Elizabeth”, raffinata e bellissima, pare fatta apposta per evidenziare le sopraffine doti tecniche della cantante. Da avere per forza…

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