Evereve: .enetics - 11 orgies of massenjoyment on the dark side of the planet

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Ver Sacrum Premo il tasto play del lettore CD… Incredibile! Dagli Evereve è lecito attendersi sorprese ad ogni disco, ma il soud che fuoriesce potente dalle casse dello stereo mi travolge! Niente gothic, questo è (nu) metal! I tedeschi, guidati dall’enigmatico vocalist mz eve 51 segnano un deciso cambiamento di stile, approdando appunto con questo lavoro dal titolo estenuante a sonorità moderne e terremotanti. Il risultato, ad un primo ascolto, può lasciare spiazzati i vecchi fan (e pure gli ascoltatori occasionali come chi scrive), poi, collo scorrere delle note, emergono particolari che fanno sempre più apprezzare il lavoro. Grande potenza esprime l’opener “This heart”, bissata dalla modernista “The more she knows”, traccia seguita da quell’highlight rappresentato dalla ritmata “A-braz la luz”, brano obscuro. “Her last summer” col suo andamento ruffiano spopolerà, sopra tutto se assistito da un clip ad hoc. Un brano destinato al successo, addattissimo all’airplay radiofonico. Certo che gli Evereve hanno mutato l’involucro, ma non hanno smarrito il gusto che porta alla costruzione di grandi canzoni. “Silvergod” è dotata di un impianto darkeggiante, finalmente!, ed al solito è supportata da un ritornello coinvolgente. In evidenza il nuovo acquisto del gruppo, il bass-player o-iq (si, i nickname sono sempre stati uno dei caratteri più vistosi dei nostri). “X-istence (I’m free)” è purissimo gothic-metal, il pezzo che attendevo con ansia è giunto, dotato di effetti di grande presa e di una struttura consolidata. Ma non è finita, le tracce che seguono (la quaterna “December wounds”, che alterna parti più ruvide ad altre rilassate, ove sono addirittura i Depeche Mode a far capolino, “Along comes a fool”, “One more day” ed “Eat grow decay”) ribadiscono il valore assoluto di “.enetics”, disco, lo riaffermo con forza, sperimentale, attualissimo, a tratti controverso, ma estremamente efficace. Chiusura affidata ancora al dark/goth, con l’umbratile “1951”, e mai finale fu più degno.

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