Love is colder than death: Eclipse

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Ver Sacrum Ottimo ritorno alle origini dei Love is colder than death, che con il nuovo CD Eclipse firmano uno dei migliori lavori della loro lunga discografia. La loro musica dagli accenti decisamente eterei, dopo aver flirtato con l’elettronica, ritorna a sonorità prettamente acustiche dalla forte connotazione etnica. Quasi tutti i brani infatti prendono ispirazione dalla tradizione musicale medio-orientale o africana (“Wananbi” e la splendida “Consciousness” ad esempio), con un grande uso di percussioni e strumenti etnici. Si sente inoltre il fondamentale apporto dato dal rientro nel gruppo dell’originaria cantante Susann Porter, la cui voce incantatrice ricama preziosi fraseggi, sia in coppia con Ralf Jehnert che nei molti brani affidati a lei sola, spesso dall’andamento “cold” ed etereo (“Song of Faith”, “Holy Thursday” e “Sweet Mercy” in cui ricompaiono le sonorità elettroniche). Altre canzoni, come la coinvolgente “Ideals and pains” e “Humming Bird” mostrano invece l’aspetto più “folk” dei Love is Colder than Death, fatto di chitarre acustiche (più il cajon) e di percussioni, con la coppia di profonde voci maschili che accompagna le suadenti melodie. In alcuni casi poi (“Point of a boundary line” e “First light in the Dawn” in particolar modo) lo spirito dei Dead Can Dance, sempre presente fin dalle origini nelle composizioni dei Love is colder than death, esce prepotentemente allo scoperto, dando vita a composizioni oscure, profonde, dalla forte carica emozionale, che catturano e trasportano in luoghi misteriosi, lontani nel tempo e nello spazio. Eclipse è dunque un lavoro complesso, raffinato e affascinante, che seduce al primo ascolto, ma che deve essere ascoltato attentamente più volte per poterne apprezzare appieno le sfumature, per lasciarsi conquistare dalle sue differenti sonorità, per venire irrimediabilmente ammaliati dalla sua dolcissima bellezza.

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