Type O Negative: Life is killing me

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Ver Sacrum A quattro anni dall’uscita di World coming down i Type O Negative si ripresentano con questo nuovo lavoro intitolato Life is killing me. Mentre il precedente album era contraddistinto da atmosfere straordinariamente cupe e tristi, in questo caso si assiste ad una sorta di ritorno verso sonorità molto in linea (soprattutto per quanto riguarda l’immediatezza) con quello che forse è l’album più conosciuto (e di maggior successo) del gruppo, e cioè October rust. Gli echi sabbathiani, le melodie sognanti che ti convincono fin dalla prima volta che le senti, la voce potente e cavernosa di Peter Steele e la produzione pulitissima sono le caratteristiche principali di Life… (e tutto sommato anche quelle che i fans si aspettavano dalla musica dei TON), ma a queste aggiungerei che l’album suona molto heavy e veloce in parecchi passaggi, cosa da me molto gradita in quanto ciò lo rende molto più vario e facilmente assimilabile. È difficile citare un brano piuttosto che un altro dato che il cd (un po’ come è di regola per le uscite dei quattro newyorkesi) è da apprezzare nella sua interezza, è anche vero però che è impossibile non rimanere particolarmente colpiti da canzoni come “A dish best served coldly”, “I don’t wanna be me”, “Anesthesia” o la stessa titletrack. Per quanto riguarda la performance dei vari componenti della band, direi che senza dubbio un plauso va al già citato Peter Steele, cantante dal timbro vocale davvero unico e inconfondibile (che in tanti hanno tentato, inutilmente, di imitare…) e al tastierista Josh Silver, il cui lavoro è fondamentale per la riuscita degli album del gruppo. Ai collezionisti e a tutti i fan dei Type O Negative vorrei far notare che l’album è uscito sia in versione normale che in una speciale edizione con bonus cd contenente ben sette tracce: tra queste troverete “Out of the fire” e “Haunted (Per Version)”, due pezzi mai pubblicati finora, e altri brani estratti sia da compilation alle quali il gruppo ha partecipato, sia da alcuni singoli usciti in passato. Tra le cose migliori del bonus ci sono sicuramente l’oscura e pesantissima “Suspended in dusk” e la sulfurea cover “Black sabbath”, originariamente contenuta nella compilation Nativity in Black: A Tribute to Black Sabbath. Complessivamente direi che il ritorno di P. Steele e soci è stato decisamente all’altezza delle migliori aspettative: è vero che abbiamo dovuto aspettare quattro lunghi anni per risentirli, ma è anche il caso di affermare che ne è proprio valsa la pena!

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