Arpa De Aura

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Talvolta capita, navigando in rete, di imbattersi in sconosciutissimi gruppi provenienti dalle più svariate parti del mondo: è questo il caso di questo progetto di Guadalajara, in Messico, che si ispira alla musica antica e la rielabora attraverso strumentazione elettronica moderna e la contamina con sonorità in stile scuro e ambientale. Sono rari i gruppi e i progetti che si dedicano a questo tipo di musica in America latina, e questo mi ha spinto a fare la conoscenza di Jorge Ignacio Delgadillo Valle, unico membro stabile del progetto, per permettergli in introdurre la sua musica e approfondire con lui alcuni temi relativamente alla sua musica e alle sue fonti di ispirazione.

Jorge Ignacio Delgadillo Valle/Arpa de Aura (© Arpa de Aura)

La prima domanda è quella di rito: introduci il progetto Arpa De Aura ai lettori italiani.

Potrei dire che Arpa de Aura è un “one-man-project” in cui c’è una combinazione di diverse influenze musicali, come la musica medievale, celtica, rinascimentale, barocca e sefardita attraverso quella mediorientale, araba fino ad arrivare ai suoni neoclassici, gotici, romantici e dark ambient, il tutto suonato con strumenti elettronici, passione, sentimento.

Come hai scelto il nome, e che significato gli associ?

Il nome proviene da un sogno che feci diversi anni fa, in cui mi trovavo a guardare una bellissima bambina che suonava l’arpa con naturalezza, dolcezza e tenerezza in un ambiente etereo e incantato. Non so perché, ma quell’immagine mi è rimasta nella mente per molto tempo, e io sapevo in qualche modo che il nome che stavo cercando era lì: una bambina, chiamata Aura, che suonava l’arpa in maniera magica e maestosa. Era semplicemente qualcosa che mi girava per la testa, molto semplice, senza complicazioni, forse era una sorta di riflessione su me stesso, sulla malinconia che mi circonda.

Quali sono le tue principali fonti di ispirazione, musicali e non?

Direi che trovo la mia principale ispirazione nella vita stessa e nella grande ossessione che ho nei confronti della morte e del fatto che alcune persone sentono il bisogno di dirigere i propri passi secondo una scelta religiosa, mantre altre trovano la loro direzione indipendentemente da culti o sette religiose. In ogni caso questi sono solo grandi temi che mi influenzano, ma in generale trovo che qualunque cosa possa essere interessante, se si ha la mente sufficientemente aperta. Da un punto di vista musicale e artistico, ho sempre trovato ispirazione in qualunque forma d’arte; in particolare in quegli artisti che non mirano solo al denaro e alla fama, che non si prostituiscono per le loro ridicole ambizioni. Non credo sia necessario fare nomi, ma se devo citare due gruppi che sono stati importanti e che mi hanno fatto andare avanti nei momenti peggiori sono i Cocteau Twins e i Dead Can Dance. Semplicemente, la loro musica è piena di magia, umiltà, semplicità, bellezza e sincerità.

Per quanto ne so, sei l’unico elemento del progetto: a cosa si deve la scelta di lavorare in solitudine? Qual è il tuo processo compositivo?

In effetti sono l’unico membro nel processo creativo e in studio, ma quando suono dal vivo si uniscono a me un violoncellista e una ballerina che si esibisce. In ogni caso preferisco suonare da solo, forse perché ho avuto dei problemi suonando per otto anni il basso e la batteria in un gruppo che si chiama Gladiatoria; ho sentito la necessità di rimanere da solo per esprimermi, portare avanti una forma di introspezione, seguire i miei sogni e desideri in ambito musicale; spesso è piuttosto complicato raggiungere questi scopi se si suona con altri musicisti, ma rimango comunque aperto anche alla possibilità di avere un piccolo ensemble. Il processo compositivo è molto personale e intimo. Per creare la mia musica uso semplicemente molta passione e ispirazione aiutate dalla moderna tecnologia, attraverso l’uso della mia tastiera, di campionatori, processori efx, registratori digitali, il tutto combinato con la voce umana.

Ho potuto ascoltare sul sito mp3.com il tuo secondo lavoro “Los Secretos de Dalissa”. Il precedente lavoro, “Her lonely Demons” è ancora reperibile? Qual è l’evoluzione che si è avuta tra l’esordio e il nuovo lavoro?

Sì, l’album: Her lonely demons è ancora reperibile in formato CD-R, e ha uno stile tra il neoclassico, il dark ambient e il romantico, mentre The secrets of Dalissa ha un sentore di musica medievale, sefardita, celtico e rinascimentale. Inoltre, l’evoluzione tra i due riguarda la composizione, gli arrangiamenti e il lato tecnico della realizzazione.

“Centaurea Bella” è il titolo del tuo prossimo lavoro: quando è prevista la sua uscita? Hai trovato un contratto con un’etichetta?

Non ho ancora firmato contratti con nessuna etichetta, perché mi piace essere indipendente, anche se sono aperto da questo punto di vista nel caso in cui dovessi trovare un’etichetta sincera e affidabile interessata nelle mie visioni musicali. In ogni caso c’è un collettivo locale, qui a Guadalajara, che si chiama “Future Synergy/Ucronia” che dà supporto alle band locali. Non è un’etichetta vera e propria ma con essa collaborano diversi artisti di stili che variano dall’EBM al Synthpop, dall’elettrodark alla musica sperimentale, dal dark ambient alla musica eterea. Ha una pagina web in cui dà visibilità a progetti sconosciuti al di fuori della scena locale; ogni gruppo è libero di firmare con qualsiasi etichetta e di lavorare liberamente in quanto non firma nessun tipo di contratto. La pagina web è http://www.geocities.com/future_synergy/. L’album Centaurea Bella uscirà molto presto ma nel frattempo ho finito un EP di quattro brani intitolato Agonizing with Angels, un po’ più sperimentale dei precedenti lavori. Nella pagina web di “Future Synergy” si possono trovare anche alcuni file audio di altri progetti che ho, come “Acaena eterna”, “Cyclic Delusion”, “Einfeinemol” e della mia vecchia band “Gladiatoria”.

La tua musica è fondamentalmente strumentale: è una scelta ben precisa? Prevedi in un futuro l’uso di liriche nella tua musica?

In realtà non sento strettamente l’esigenza di usare liriche ma non ho neppure preclusioni in tal senso: credo sia solo una scelta personale, perché mi piace molto usare la voce come se fosse uno strumento che crea suoni e melodie che hanno un significato per me; comunque, talvolta uso dei testi in spagnolo antico o in latino in brani come “Anethum” e “Stella Slpendens”, oppure, in altri brani, recito brevi frasi o versi anche se in generale quasi tutti i brani sono cantati in una lingua personale. Forse questo è uno dei motivi per cui amo così tanto i Cocteau Twins e i Dead Can Dance.

Le culture precolombiane del Messico avevano tutto un pantheon di divinità ctonie (come Ha Puch, Ek chuah e Uac mitun ahau per i Maya o Tezcatlipoca, Coatlicue, Miclantecuhtli e Mictecacuatl per gli Aztechi), ed un culto tutto particolare per quanto riguarda la sepoltura e la vita dopo la morte (basti pensare alla tomba di Pakal a Palenque). Ti senti in qualche modo legato all’antica cultura mesoamericana?

Ho un grande rispetto per le antiche civiltà e i loro costumi, il loro credo e le loro divinità, ma non mi sono mai sentito legato ad una particolare cultura. Credo che ognuno abbia il proprio credo; metaforicamente parlando, ogni persona rappresenta per se stesso un tempio di saggezza. In alcuni momenti mi sono sentito vicino ad antiche civiltà europee e alle loro leggende sulle fate, i nani, gli elfi, gli unicorni, i demoni, i draghi e così via. E’ solo una questione di gusto personale.

Ho avuto la fortuna di visitare luoghi come Palenque o Tikal, in cui ho provato un senso del sacro pari solo a quello che ho provato in posti antichi e carichi di storia, come il Foro a Roma, Stonehenge o alcuni dei siti meravigliosi della costa Licia. Ciò mi spinge a pensare che il senso del sacro non è mai cambiato molto, né nello spazio né nel tempo. Tu cosa ne pensi?

Sì, credo che nel mondo ci siano molti luoghi ricchi di magia che sono stati portati alla luce e molti altri che sono ancora nascosti, luoghi costruiti dalla mano dell’uomo o dalla natura stessa; questi luoghi sono ricchi di potere e misticismo. Sfortunatamente, ma questa potrebbe essere una fortuna per la natura, temo che l’uomo prima o poi si autodistruggerà a causa del suo egoismo, della sua invidia e della sua cecità, e forse quel giorno il mondo verrà liberato dalla specie più temuta e pericolosa che abbia mai camminato su di esso.

Sono abbastanza rari i gruppi del centro e Sud America che suonano musica di stile avvicinabile al tuo. Da cosa nasce la scelta per questo tipo di musica? Ti senti parte di una “scena” musicale?

In effetti, sfortunatamente, non ci sono molte persone che siano interessate o che suonino questo genere di musica da queste parti. In realtà non so per quale motivo, perché è un tipo di musica splendido e ricco di bellissime melodie; in ogni caso credo sia una questione di gusti personali e influenze della cultura che ci circonda. Personalmente mi sono innamorato della musica antica quando ero ancora bambino e guardavo film che trattavano di antiche battaglie, guerrieri, cavalieri, principesse e castelli gotici, e ascoltando le loro colonne sonore. Non so se per fortuna o per sfortuna, non mi sono mai sentito parte di una scena musicale.

Negli ultimi anni, alcuni gruppi europei hanno fatto dei tour in centro e Sud America (penso ad esempio ai Clan of Xymox in Messico o agli Ataraxia in Argentina), facendo un notevole successo a livello di pubblico: di cosa credi che sia indice questo successo?

Be’, credo che abbiano avuto un grande successo per il fatto che sono grandi gruppi che noi non abbiamo la possibilità di vedere spesso dal vivo, quindi c’è sempre una grande attesa ogni volta che un gruppo importante viene a suonare; non è come negli Stati Uniti, in Gran Bretagna o in Germania in cui ci sono concerti ogni settimana. Me ne rendo conto perché ho vissuto nella Bay Area vicino a San Francisco e c’era almeno un concerto a settimana: l’interesse sembra scomparire quando hai troppe cose per le mani. L’anno scorso ho avuto la possibilità di aprire l’esibizione degli Stoa a Città del Messico; c’era molta attesa, il teatro era pieno in ogni ordine di posti e l’atmosfera intorno all’esibizione era bellissima. Ricorderò sempre il concerto con gioia e soddisfazione; avrei dovuto fare da spalla anche agli Ataraxia quando hanno suonato a Puebla l’anno scorso, ma ci sono stati dei problemi organizzativi e alla fine non sono potuto andare, anche se sarebbe stato un grande piacere per me, perché ho tutti i loro CD e amo moltissimo la loro musica.

Hai qualcos’altro da aggiungere?

Vorrei ringraziarti per il sincero interesse e le belle domande nonché ringraziare Ver Sacrum per il supporto che dà alla scena italiana: dovreste essere orgogliosi di avere gruppi del livello degli Ataraxia, Ordo Equitum Solis, Camerata Mediolanense, Anima In Fiamme, GOR e Gothica. Forse un giorno sarò abbastanza fortunato da suonare nel vostro paese, chissà, io non perdo la speranza.

Per contatti: Arpa de Aura su MP3.com

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