Diario di un’Apocalisse

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25 dicembre 1999. Il risveglio questa mattina è stato davvero tremendo: la testa mi sembra un peso morto sulle spalle, le gambe a stento mi sostengono, un senso di maledetta angoscia mi affatica il respiro. Che stia male? E pensare che oggi è Natale. Del resto non ho niente di importante da fare, per fortuna. E allora tanto vale restarsene a letto. Mi affaccio un attimo alla finestra: anche il tempo è orrendo, cupo e nebbioso, ma l’aria è stranamente calda, soffocante, come se fosse estate.

26 dicembre 1999. Se ieri mi sentivo male oggi va decisamente peggio. Quasi non riesco ad alzarmi. Allo specchio la mia faccia mi sembra spaventosa: la pelle raggrinzita, gli occhi gonfi e color del sangue, le labbra rinsecchite. Anche il corpo non è più lo stesso, sento uno strano formicolio negli arti e le vene mi si sono ingrossate a dismisura, simili a piccoli torrenti in piena. I battiti del cuore mi pulsano nel cervello fortissimi, come se ci fosse un martello pneumatico in azione.

27 dicembre 1999. Oggi devo assolutamente andare al lavoro. Ma non mi reggo in piedi e il mio aspetto è sempre più deturpato. Mi trascino faticosamente giù dalle scale. L’aria fuori si è fatta ancora più pesante, appiccicosa, quasi ostile. Il cielo è giallo. E’ come se qualcosa di immenso stesse per precipitare da un momento all’altro schiacciando ogni cosa sotto di sé. Strano, la gente non sembra accorgersene, si muove frettolosamente come sempre, immersa nei suoi problemi quotidiani.

28 dicembre 1999. La situazione si sta facendo preoccupante. Mi sento terribilmente debole ed una sete tremenda mi attanaglia. Bevo in continuazione ma non serve a niente. E’ come se un’esigenza nuova, che viene dal profondo del corpo, si stesse facendo lentamente strada in me. Ho deciso di chiamare il medico. Da principio si è spaventato, poi ha diagnosticato un qualche strano virus (quest’anno c’è n’è stata un’invasione) e mi ha riempito di antibiotici. Almeno così non devo andare a lavorare.

29 dicembre 1999. Non capisco davvero come gli altri non se ne stiano accorgendo, ma c’è qualcosa che non va. Sono le dieci del mattino e sembra notte fonda. Fuori sta piovendo, ma non è acqua, piuttosto un liquido scuro, vischioso, sembra quasi catrame. Il termometro segna 25 gradi. Sarà anche un effetto dell’inquinamento atmosferico, come sta dicendo un esperto in televisione, però mi sembra troppo. Intanto la mia salute continua a peggiorare. Ho smesso di mangiare già da tre giorni.

30 dicembre 1999. Sono alla disperazione più totale. Sto morendo, oppure il mio corpo sta subendo una orrenda mutazione. I capelli mi cadono a ciocche, le unghie delle mani e dei piedi si sono fatte trasparenti, quasi invisibili. Anche i denti si stanno staccando: nel giro di poche ore mi sono rimasti solo due incisivi e i canini, molto più grossi di prima tanto che ora occupano quasi tutta la bocca. La mia sete aumenta, sempre di più; il sangue mi ribolle dentro, sembra che stia per scoppiare dalle vene.

31 dicembre 1999. Oramai ho capito, sto diventato un mostro, un essere orrendo e devo assistere impotente alla mia sventura. Ma sarà solo la mia? Il mondo freme nei preparativi della celebrazione della fine dell’anno, del secolo, del millennio. Stanotte milioni di luci brilleranno nel cielo. Ma domani, ci sarà di che rallegrarsi? Sento che ciò che mi sta accadendo non è un caso, che qualcosa di terribile va prendendo il sopravvento e che sono destinato a preannunciare la creazione di una nuova, terrificante esistenza.

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