En Soph

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Giuliano, ti ho lasciato come Endaymynion, ti ritrovo negli En Soph, la tua caparbietà è rimarchevole. Quali sono i punti di contatto e quali per converso le dissomiglianze tra le due esperienze?

Ringrazio Ver Sacrum per lo spazio concessomi. Puoi considerare En Soph come un’evoluzione, una prosecuzione logica degli Endaymynion. Il progetto è nato proprio con lo scopo di riprendere le atmosfere espresse su Sonnets of Inquietude (il primo demo, recensito su V.S. VII), incrementandole con una ricerca di stampo esoterico-filosofico. Si era venuta a creare una spaccatura all’interno del gruppo sulla direzione da prendere: la diversità di gusti musicali, che prima era la nostra fonte creativa, si trasformò in un motivo di divisione. En Soph è nato perché volevamo rompere alcuni schemi in cui ci eravamo fossilizzati, volevamo ritornare alle origini, alle emozioni che sentivamo di esprimere.

Il gruppo è costituito da una serie di musicisti parzialmente rinnovata. Tu, Zenone e Leonardo rappresentate la continuità; Patrizia e Mahavira, i nuovi innesti, ricoprono due ruoli importanti, essendo i cantanti, quindi gli interpreti dei testi. In che misura i singoli contribuiscono alla definizione del progetto En Soph?

In principio En Soph è nato per essere luogo di espressione delle ricerche interiori mie e di Zenone, dopodiché con l’arrivo di Leonardo e quindi di Mahavira e Patrizia abbiamo trovato un grande feeling, con i nuovi componenti che hanno contribuito in modo determinante alla realizzazione di Les Confession du Mat, soprattutto per le linee vocali e le parti orchestrate. En Soph è diventato un organismo che pulsa all’unisono, è un mezzo per veicolare le nostre emozioni e sensazioni; abbiamo studiato insieme i brani per esprimere le liriche e l’atmosfera adatta che li identificasse. Penso che abbiamo posto delle buone fondamenta sulle quali poter crescere e imparare.

Descrivici brevemente i tre brani che compongono Les Confession du Mat. Risulta difficile attribuire un’etichetta al loro sound, ricco di elementi peculiari; certo il passato non viene rinnegato, ma il risultato finale con la sua riuscita commistione di elementi e stili così diversi è sorprendente.

Descrivere il nostro suono non è molto semplice. Lo si potrebbe intendere come un’alchimia di influenza dark-wave, folk-ambient e gothic-metal, unendo il tutto grazie al supporto di strumenti come la fisarmonica e il flauto traverso che danno il senso della ricerca interiore, il riflesso delle tradizioni. Le atmosfere musicali dei tre brani che compongono Les Confession du Mat sono legate ai testi. In “Venice” puoi immaginare il Matto alla ricerca della sua identità in una Venezia surreale, vista come geometrie ancestrali che si scontrano… Sensazioni che vengono rese dalle chitarre languide che si scontrano con i picchi disegnati dalle tastiere e con le parti orchestrate. Su “My gloomy glare” viene descritta l’angoscia del Matto che si rivolge alla Luna urlandole il suo amore e maledicendola per la consapevolezza che per ogni strada che illumina mille altre ne cela; si rivela l’utopia di una conoscenza assolutamente irraggiungibile. Questo dialogo tra il Matto e la Luna viene reso dalla contrapposizione tra parti più dolci ed eteree e altre ove un’angoscia travolgente si rivela. “Silence told me a Lie” rappresenta la confessione finale del Matto, che in un teatro vuoto racconta la sua fine… Non è semplice parlare della musica perché non la si può scindere dalla ricerca esoterica introspettiva che lo supporta.

Le liriche rappresentano a mio modesto parere il punto di forza dell’opera intiera. E’ un concept assai interessante…

Les Confession du Mat è un concept sulla fenomenologia del nulla… E’ basato sulla figura dell’arcano non numerato dei tarocchi, icona del nulla assoluto dove la “concussio rerum oppositorum” prende forma. Un viaggio introspettivo, posto sotto un punto di vista allegorico – fenomenologico, durante il quale in tre tappe (Iniziazione, Apparizione, Rivelazione) scoprirà il sentiero che lo porterà all’eterna consapevolezza della sua vuota esistenza, alla necessaria rinuncia della propria identità. Questo viaggio si dimostrerà dolorosamente illuminante nella consapevolezza che solo dalle esperienze della più tragica negatività è possibile cercare la conoscenza di sé e dell’altro se stesso e nel nulla si scoprirà la culla dell’assoluto.

Avete avviato una collaborazione proficua con la compagnia teatrale Noir. Le vostre esibizioni “live” non si limiteranno quindi al semplice concerto…

En Soph è nato proprio con l’intenzione di non essere un mero progetto musicale, ma di unire forme di arte diverse, di mescolarle ed essere un mezzo per l’affermazione delle nostre anime. La Compagnia teatrale Noir è un’entità assolutamente sconvolgente e visionaria, il loro teatro dell’assurdo è qualcosa di magico e trascinante. Quando ci esibiamo insieme non usiamo un “canovaccio”, non c’è accordo, ci basiamo sul feeling che cresce sull’intensità delle emozioni… La pazzia di Noir si sposa con il nostro modo di sentire e il loro modo di decostruire la realtà riflette la nostra ricerca onirica.

Che accoglienza ha finora ricevuto Les Confession du Mat?

Siamo abbastanza soddisfatti dell’interessamento che si è creato intorno ad En Soph, soptrattutto perché molte delle persone che erano legate a Endaymynion hanno dimostrato curiosità per questa nuova incarnazione. Speriamo che il germoglio che abbiamo posto in Les Confession du Mat possa crescere. Comunque i responsi in generale sono lusinghieri, anche se ci fanno comprendere che dobbiamo ancora crescere e migliorare.

Il materiale che state componendo rappresenta un’evoluzione dell’esperienza testè maturata? Vi saranno ulteriori novità?

Quando si compone nuovo materiale si tende sempre ad affermare che quest’ultimo è più interessante, migliore…Stiamo incrementando le parti etniche e folk, cerchiamo di creare atmosfere più oniriche e mistiche, grazie anche all’uso sempre maggiore di strumenti appartenenti alla tradizione folk popolare.

A te i finali verbi, incidi nel marmo la tua epigrafe…

Ringrazio Ver Sacrum per il supporto che ci ha sempre accordato. Invito tutti coloro che fossero interessato a En Soph a contattarci e a dare ascolto alle dolci confessioni del Matto.

Contatti: Giuliano Marzola, via Altinia, 123 G, 30030 FAVARO VENETO (VE), e-mail: Teskio@Spiro.Fisica.Unipd.it

Recensione

En Soph: Les Confession du Mat (CD – No Brain Records). Il progetto En Soph nasce dalla caparbia volontà di Giuliano Marzola, già leader dei disciolti gothic-doomsters Endaymynion,autori di due apprezzati demotapes, di non disperdere al vento i frutti di quell’autorevole esperienza. Certo non obliata, arricchita al contrario di nuovi impulsi, fecondati da una passione genuina e dalla determinazione di esplorare nuove, originali vie espressive, come la collaborazione con la Tribù Antiteatro Noir di Vicenza, compagnia votata al teatro gotico e dell’assurdo. Un concept che può trovare validi riferimenti, per quanto riguarda le sonorità, nei primi The third and the mortal e nei Decoryah del periodo Wisdom Floats (paradigmatica a tal proposito la bella “Venice”), con atmosfere cupe, dilatate, mai comunque esizialmente oppressive. L’elemento metallico risulta sempre presente (come in “My Gloomy Glare”), mai però predominante, e l’utilizzo di strumenti atipici in questi contesti, come il flauto traverso e la fisarmonica, donano alle composizioni sfumature inedite. Gran merito va ascritto ai due ispirati cantanti (magnifica la loro prova in “Told me a lie”), protagonisti di un’opera che ha comunque nella perfetta coesione di tutti gli elementi del gruppo, davvero motivati e coinvolti, un indubbio punto di forza. (Hadrianus)

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