Etoile Noire

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Intervista a Etoile Noire, ossia il lato (oscuro!) rock di Anima in Fiamme! Grande energia, irruenza punk, rifrazioni stoner e… puro dark sound! Fra The Cult e Christian Death (da culto la cover di “This is heresy”!), passando per… Stoccolma (scan-rock, of course) ed Helsinki (69 Eyes, che diamine!), leggete quello che hanno da dirci, in assoluta esclusiva, questi arrabbiatissimi ragazzi! Perché non trovano un posticino ove scaternarsi, e farci scatenare, al ritmo folle della loro musica? Uno scandalo! Viva il goth’n’roll! We like it!

Ferruccio Milanesi e Swaran Scott, live al Sanakura 18/01/2001 (foto di Simone Papagno © Etoile Noire)

Ferruccio, Anima In Fiamme ed Etoile Noire divergono nettamente, sia dal punto di vista stilistico quanto concettualmente…

Ferruccio Milanesi: Infatti. Anima in Fiamme è un progetto nel quale emerge il nostro amore per l’arte antica, per la raffinata e passionale atmosfera del ‘700/’800, per le sonorità calde e pulsanti degli strumenti classici… Etoile Noire è la grinta e la grezza rabbia metropolitana, la solitudine di una via buia e lo sfrenato caos del rock’n’roll, con i suoi sogni di gloria, i rossetti da poco prezzo e le notti in macchina dopo un concerto.

Chi sono i musicisti che ti accompagnano in questa nuova avventura?

Ferruccio Milanesi: Swaran Scott, alla voce e chitarra acustica; Kobra alla chitarra elettrica. Alla batteria invece si sono succeduti finora vari musicisti: anche se con Alessio Sica c’era stata una grande intesa ed ha contribuito all’arrangiamento dei brani, ha lasciato la band dopo aver registrato le parti di batteria per l’album The Breath Of Kali. Devo dire che l’alchimia sonora che caratterizza gli Etoile Noire è data proprio dai musicisti che compongono la band: l’unione tra le diverse influenze di ognuno, i pregi ed i difetti di ogni singolo componente hanno creato il nostro sound.

Come si sviluppa il processo compositivo all’interno del gruppo?

Swaran Scott: Un vero processo compositivo non c’è, ognuno di noi formula nuove idee o nuovi riff che vengono proposti al gruppo e da tali idee si cerca di stabilire una linea di base che darà vita al pezzo finale; altre volte sembra che le note prendano vita da sole, questo è quello che è successo con il brano “Eyelids Covering Mirrors”, che ha avuto subito quella scintilla in più rispetto agli altri che hanno invece subito varie fasi di composizione.

Vi sono dei gruppi, del passato e del presente, ai quali vi siete ispirati?

Kobra: Pink Floyd, Kyuss, Sex Pistols, Stooges, etc.

Ferruccio Milanesi: Cult, Christian Death, Motley Crue sono percepibili nel disco, mentre in generale la mia formazione passa anche per Cure, Metallica, Skid Row, Guns’n’Roses, Litfiba. Il mio stile come bassista deve molto a Gianni Maroccolo e Simon Gallup.

Difficile definire nettamente il vostro stile. Ad ogni ascolto identifico dei particolari inediti… Rock, certamente oscuro, stoner, punk, certo scan-rock, alcuni ascoltatori del mio programma hanno citato pure i primi Kiss (!), altri Entombed, altri ancora HIM ed Hardcore Superstar…

Ferruccio Milanesi: Come hai potuto notare dalla risposta precedente le nostre influenze sono alquanto variegate. Anche se siamo partiti suonando covers di gruppi dark, non volevamo comporre materiale clonando gruppi del passato. Volevamo suonare liberamente e vedere cosa sarebbe nato, senza limiti troppo rigidi. In questo modo ciascuno di noi ha potuto esprimersi con il proprio stile, creando un connubio tra un basso a metà strada tra new wave e metal, una chitarra punk ma al contempo psicotica, batteria tribale e voce goticheggiante. In generale, come alcuni ascoltatori hanno giustamente notato, credo di poterci collocare in quella fascia di bands che, provenendo da generi diversi (death metal, dark, punk) si stanno avvicinando ad un approccio più rock, mantenendo però l’influenza di ciò che facevano prima: vedi il caso eclatante (suscitò scalpore ma ora è accettato come un precorrere i tempi) degli Entombed, i Sentenced, Hellacopters.

La resa finale del CD è eccellente, e pure la grafica di corredo. Un lavoro professionale!

Ferruccio Milanesi: Della grafica me ne sono occupato personalmente. Vedi, quando posso tento sempre di fare tutto da solo, così almeno ho meno sorprese. Purtroppo così non è stato per il disco: il grafico che doveva solo fare dei piccoli ritocchi e mandare in stampa ha cancellato credits, decentrato le scritte e ha seminato qua e la moltissimi piccoli difetti di cui era sprovvisto l’originale che avevo preparato. Purtroppo dovremo attendere le ristampe per ovviare a tutto ciò. Riguardo la produzione, l’Akustika Studio ha fatto veramente dei passi da gigante, e l’aver chiamato Enzo “Soulfingers” Rizzo alla console è stata una garanzia. Il sound è così come lo volevamo, e ne sono veramente soddisfatto. Se avessimo avuto un budget maggiore avremmo magari potuto migliorare alcune cose, e soprattutto avremmo potuto lavorare di più sulla voce, che poteva “spingere” di più, soprattutto nei brani tirati.

Quanto ha influito l’apporto di altri musici, quali Edo degli Ashram, Giuliano Colace, Luigi Rubino, nella definizione dei brani ai quali hanno prestato la loro arte?

Swaran Scott: L’arte non è in tutti, ma in Edo e nello stesso Luigi Rubino ha saputo trovare quella linfa creativa e vitale da far sì che i loro strumenti siano carichi di vita e passione, qualità che si avvertono dal primo ascolto. Inoltre è sempre un piacere suonare con loro due ed Edo ha registrato anche gran parte dei violini per il disco degli Anima In Fiamme. In genere componiamo noi stessi le parti riguardanti gli altri strumenti (come è avvenuto per il violoncello), ma per il violino ed il piano le parti sono state composte direttamente da loro.

Chi è l’autore delle liriche, e su quali contenuti vertono?

Ferruccio Milanesi: In genere scrivo io i testi, anche se alcuni sono frutto della penna di Sabrina Merolla (nostra fotografa ufficiale). Non parto mai con un’idea precisa di ciò che voglio dire, la canzone si sviluppa da sola man mano che si stende sul foglio. Ognuna parte da un punto differente, descrivendo viaggi nell’inconscio, volontà di elevarsi e andare lontano, senso di non appartenenza, ma tutte le canzoni, viste successivamente, che io lo voglia o no, tornano ad un punto di partenza, un concept che le lega indissolubilmente: il senso di solitudine costante e opprimente. Vivere su un’isola deserta ti fa sperare che quando arriverà una nave e ti riporterà nel mondo i tuoi problemi finiranno, il contatto con altri esseri umani risolverà i tuoi incubi. Vivere in un mondo caotico come il nostro, sempre circondati da altre persone, ma al contempo percepire questa estraneità e solitudine costante, ti fa capire che non vi sarà via d’uscita, si è attorniati ma si è distanti, si conversa ma si parla da soli.

Qual’è stato, fino ad ora, il responso del pubblico? Vi siete esibiti sovente live?

Kobra: L’impatto con il pubblico è molto punk o comunque “forte” sia dal punto di vista scenico che sonoro. Curiamo la scenografia rendendola molto cupa ed eterea. La cosa più importante però è il groove che cacciamo, l’intensità con la quale si suona fa il concerto, per questo prima ho menzionato il punk. Il responso del pubblico comunque è sempre stato positivo perché chiunque si è trovato ad un nostro live è stato inondato dalla potenza del nostro sound, questa è una delle cose che ci obbliga a continuare.

Avete in programma delle date promozionali a supporto di The breath…?

Kobra: Stiamo cercando di organizzare più date in Italia in modo da promuovere bene il disco, ma incontriamo sempre mille difficoltà. Purtroppo in Italia non esiste il culto del locale live. Per lo più i locali che fanno musica live non sono adibiti per essa. Spesso non hanno insonorizzazione, impianti, il fonico non esiste, tutte cose invece indispensabili per la buona riuscita di un qualsiasi concerto. Sono davvero pochi i locali in cui si può suonare. Il nostro obiettivo è, infatti, “scappare” assolutissimamente all’estero, in Inghilterra o in Germania, in Svezia, etc. Oramai nella nostra città ci siamo resi conto che è impossibile vivere secondo il nostro modo di fare, di essere. In più il fermento musicale non esiste qui. Noi non abbiamo nulla da invidiare a molti gruppi musicali prodotti in Inghilterra, Germania, etc.. Se solo si guarda per un po’ MTV, Super Rock, ci si rende conto del livello “merdoso” musicale a cui siamo arrivati, gruppi messi lì solo per far soldi, che veramente non hanno un cazzo da dire, né rabbia, grinta nel suonare.

Come consideri l’attuale scena gothika, negli ultimi anni letteralmente inflazionata da produzioni decisamente standardizzate e danzerecce? C’è ancora spazio per il goth-rock più “puro”?

Ferruccio Milanesi: Sinceramente non amo molto la scena attuale gothic, troppo dance e spesso scontata. Inoltre, spesso noto che ciò che 7-8 anni fa veniva considerato con disprezzo, le melodie tipiche della techno più squallida da discoteca, oggi è divenuto trendy in ambito dark ed è la norma. Ho notato spesso, sentendo alcuni brani più ballabili gothic, delle melodie e dei suoni identici a quelli tipici di Rex Anthony o di altri dj progressive che nulla avevano a che fare con la scena oscura e che da questa erano tenuti a debita distanza. Sinceramente, tranne alcuni casi veramente validi (e ce ne sono sempre) oggi preferisco comprare dischi rock, metal, punk, senza velleità dichiaratamente oscure, che ascoltare “per sentirmi dark” cose che non mi affascinano.

A te i finali verbi, amico mio!

Ferruccio Milanesi: Grazie per lo spazio che ci hai concesso. Speriamo che anche in Italia si riesca a dar vita ad un nuovo movimento, meno settario, una voglia di ascoltare e di suonare liberamente, contaminando dark, punk, metal e rock’n’roll. Un grazie ai lettori di VER SACRUM.

Ragazzi decisi, innamorati della “loro” musica… The Breath Of Kali è “disco goth-rock” del 2002 per SYMPHONY OF SILENCE (ndr: mitica trasmissione radiofonica di Hadrianus sulle frequenze di Radio Onde Furlan). Meritatissimo, credetemi, erano anni che non ascoltavo lavori suonati con cuore ed anima! Amen!

Contatti: www.etoilenoire.netinfo@etoilenoire.net

Etoile Noire (foto di Sabrina Merolla © Etoile Noire)

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