Klimt 1918

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I Klimt 1918 rappresentano una delle realtà più interessanti generate dall’underground italiano in questi ultimi anni. Se Secession makes post modern music suscitò in me, e non solo, la consapevolezza di trovarmi di fronte ad una opera di eccezionale levatura, il debut Undressed Momento ha rafforzato la primigenia convinzione: solo grandi musicisti dotati di lodevole sensibilità artistica potevano osare tanto. Un disco di eccelsa qualità, mirabile commistione di avant-garde metal, di new wave, di gothic dal retrogusto decadente e velatamente glamour, addirittura superiore a tante declamate realtà già affermate a livello internazionale. Un plauso alla My Kingdom Music, etichetta dimostratasi assai attenta agli afflati generati dall’Arte autentica. Conosciamo meglio gli autori di questo gioiello, dalle parole di Marco Soellner…

Il vostro primo demo Secession Makes Post Modern Music suscitò in me genuino scalpore. Un lavoro inaspettatamente maturo! Quanto all’epoca influì l’esperienza maturata col progetto Another Day?

L’esperienza con gli Another Day è stata per me fondamentale, in quanto mi ha insegnato molto sia sul piano musicale, che su quello umano. Inevitabilmente questo bagaglio mi è servito quando i Klimt 1918 si sono avventurati nella registrazione del loro primo demo. A differenza di Davide e Francesco, io e mio fratello avevamo già un’idea di quello che avremmo dovuto affrontare: stress, tempi ristretti, limitazioni economiche. Essere già stato in studio con gli Another Day ci ha dunque preservato da certe inevitabili indecisioni che contraddistinguono i debuttanti. Nonostante tutto però c’è da dire che Secession… ha rappresentato anche la mia prima esperienza da cantante. In quel caso gli Another Day sono serviti a poco e ho dovuto provare sulla mia pelle tutte le frustrazioni di chi si trova dietro un microfono per la prima volta.

Undressed Momento rappresenta la degna continuazione di quell’importante episodio. Ancora una volta vi siete superati, confezionando un disco praticamente perfetto!

Bè, ti ringrazio molto dei complimenti. Spero che il cd possa piacere anche alle persone che non hanno mai ascoltato il demo.

Come avete scelto il monicker Klimt 1918, e cosa intendete rappresentare con esso?

Klimt era uno dei massimi esponenti della Secessione viennese, una delle avanguardie artistiche più importanti nate a cavallo tra ottocento e novecento. La sua arte incarna lo sgretolamento dei valori borghesi e absburgici, il cosiddetto “Finis Austriae”. Il turbamento interiore di un’epoca si insinua nelle figure nobili, diafane ritratte nei suoi quadri. La perturbazione è la testa mozzata di Oloferne, scura e sanguinolenta che una Giuditta estatica e sensuale, impreziosita di oro e gioielli tiene sul suo grembo, neanche fosse uno splendido mazzo di fiori.

L’arte di Klimt, è quella della fine e della frattura, del mutamento che rende irriconoscibili le realtà del quotidiano. Caratteristiche queste anticipatrici del postmodernismo, del sincretismo della società dei consumi che poi, nel novecento prenderanno piede. E cosa fanno i Klimt 1918 se non musica postmoderna e quindi secessionista? Come i pittori della Ver Sacrum noi viviamo il “fin de siecle”, siamo gli spettatori della Ver Sacrum consumista. Artisti bricoleur che non hanno più identità se non quella ibrida formata da tante realtà diverse. Il 1918 del monicker sta a significare musica delle rovine e del passaggio. Come diceva Hobsbavn nel 1918 finisce, con diciotto anni di ritardo, l’ottocento. Il novecento nasce nelle trincee fumanti della Prima Guerra Mondiale: Il Finis Austriae, il termine ultimo della belle epoque…

Citate esperienze assai variegate, tutte comunque riconducibili ad atmosfere umbratili, decadenti.

Questo non è necessariamente vero. I nostri brani odorano delle nostre storie, del nostro passato e nell’esistenza di ognuno di noi c’è di tutto: dalla gioia, alla sofferenza, dal piacere all’abbandono. Quello che è veramente umbratile è la nostalgia, la saudade, come la chiamano i Brasiliani. Quel sentimento super partes in grado di colorare di grigio il bene e il male senza fare nessuna distinzione. La musica dei Klimt 1918 è proprio saudade, il vuoto che prende allo stomaco quando ritroviamo in un armadio qualcosa di molto vecchio, impolverato che ci fa trasalire con i suoi colori sbiaditi, il suo odore di passato.

Certo la collaborazione di Giuseppe Orlando e Massimiliano Pagliuso (Novembre) è risultata assai preziosa! Oserei dire che trattasi di rapporto ormai consolidato!

Sì ormai siamo una vera e propria squadra. Noi arriviamo con le idee e le canzoni già fatte, loro pensano ai suoni, ci consigliano cosa è meglio fare, limano le sbavature. Insomma riescono a completare il nostro lavoro valorizzandolo. Giuseppe e Massimiliano riescono a tirare fuori il meglio da ogni gruppo con cui lavorano. Merito probabilmente della loro esperienza di musicisti che li rende persone estremamente empatiche.

Come i vari membri del gruppo si sono conosciuti (a parte Marco e Paolo, fratelli…)? Ora in formazione si nota un nuovo entrato, Alessandro Pace. Le variazioni della line-up costituiscono un naturale “passaggio” nella vita di un gruppo, oppure un evento traumatico? Ascoltando il Cd, pare che Alessandro sia sempre stato parte di Klimt 1918, tanto è naturale lo scorrere dei pezzi.

Davide l’ho conosciuto nel 1999, anno in cui gli Another Day si sono sciolti. Adriano, il nostro ex bassista ci aveva lasciato per seguire i Novembre nel tour europeo, così abbiamo cominciato a cercare un valido sostituto. Di Davide mi aveva parlato molto bene Andrea dei Corpse Fucking Art, un gruppo brutal death metal in cui aveva militato, così lo contattai. Lui si è dimostrato subito molto interessato al nostro genere musicale quindi non è stato difficile coinvolgerlo nel progetto.

Alessandro invece lo abbiamo conosciuto grazie a Davide, il quale aveva suonato con lui nel suo gruppo, gli Absinthex, una band stile Katatonia, My Dying Bride, Anathema. Quando Francesco Tumbarello, il nostro ex chitarrista ha lasciato i Klimt 1918 abbiamo pensato che lui fosse la persona più giusta per sostituirlo. Alessandro è stato un grandissimo acquisto: ha una grande esperienza musicale, è un ottimo chitarrista e, come hai detto tu, sembra che abbia sempre fatto parte dei Klimt 1918.

Siete ancora in contatto con gli “ex”?

Sì siamo ancora in contatto con tutti. Fabio Brienza, cantante e chitarrista dei disciolti Another Day, ormai vive a Chicago da alcuni anni. Dopo lo scioglimento del gruppo ha preferito ricominciare tutto da capo negli Stati Uniti. Nel 2000 ha formato un gruppo post core, gli Audience of the end, che hanno pubblicato un fortunatissimo sette pollici omonimo. Adesso è concentrato sul suo progetto solista, i Charcoal, che tra poco debutteranno su cd.

Adriano Neri, il bassista, dopo aver militato per qualche mese nei Novembre e aver intrapreso con loro il tour europeo diClassica, ha suonato nei Corpse Fucking Art e in altri progetti distanti dal metal. Ora vive a Praga dove lavora in una ditta italiana.

Cristiano Loddo, il vecchio batterista degli Another Day, dopo aver suonato nei promettenti En Decline, ora si diletta con un nuovo progetto black metal.

Claudia Alfarone, la tastierista, ha smesso di suonare, mentre Francesco Tumbarello, primo chitarrista dei Klimt 1918, ora si concentra principalmente sullo studio del suo strumento.

Chi si accolla l’onere delle liriche (per inciso, intelligenti e perfettamente in sintonia coll’anima del disco)?

Di solito me ne occupo io. In questo modo riesco a controllare meglio la metrica che è importantissima ai fini delle armonie vocali.

Come si genera un brano dei Klimt 1918, qual’è il processo che alla fine giunge a definire una canzone compiuta?

Il processo è molto semplice. Io, oppure Alessandro, scriviamo le canzoni a casa, in solitudine. Poi in saletta con uno sforzo collettivo i brani vengono arrangiati e trasformati in quello che poi è possibile ascoltare sul cd. Prima delle registrazioni, per alleggerire il lavoro in studio assembliamo in casa delle piccole demo. Quest’ultimo è un lavoro assai lungo e minuzioso che ci permette però di avere un’idea più precisa di quello a cui stiamo andando incontro.

C’è un brano, o più d’uno, al quale siete particolarmente legati, e per quale motivo?

Personalmente sono molto legato a “Parade of Adolescence”, una canzone che cristallizza a mio avviso la musica dei Klimt 1918: elegia pura, momenti assolutamente pop contrapposti ad altri elettrici in doppia cassa, infine quel testo estremamente personale che ha il sapore di cose appena terminate che bruciano ancora. Un brano da ascoltare riposando tra le lenzuola di un grande letto sfatto.

Riascoltando Undressed Momento, cambiereste qualcosa?

Domanda da un milione di dollari… Ci sono TROPPE cose che vorrei cambiare… penso sia abbastanza normale. Essere soddisfatti appieno del proprio lavoro mi sembra quanto mai preoccupante. Significherebbe che sei arrivato… Diciamo che al momento siamo ancora nella fase dei grandi sentimenti, delle grandi infatuazioni… Viviamo ancora troppo PER la musica per essere da lei soddisfatti…

Anche la grafica che contorna il CD è assai curata e particolare (come per il demo).

Sì, la grafica ha un ruolo determinante. E’ una specie di appendice del discorso musicale. Visualizzare la nostra musica è un’operazione tanto delicata quanto affascinante. Per questo motivo ci siamo affidati a due persone di grande talento: Francesca Di Leandro ed Eloisa Bracco. La prima, si è occupata del layout, mettendo al servizio della nostra musica tutto il suo talento onirico, la seconda invece è l’autrice della splendida foto di copertina. La cover e il libretto di Undressed Momento rispecchiano dunque gli umori dell’album: abbandonarsi ai ricordi, proprio come la figura femminile immortalata nella copertina si abbandona e sprofonda nell’acqua. Una tensione verso l’annullamento che si compie ad occhi chiusi…

Vi accostano sovente ai Katatonia, un paragone “ingombrante”. Lo considerate un onere od un onore, anche in relazione all’importanza unanimamente riconosciuta al gruppo di Jonas Renkse?

E’ sia un onere che un onore. Il gruppo di Renkse ha avuto un ruolo fondamentale nella nostra formazione musicale; sarei un ingrato quindi se non l’ammettessi. Allo stesso tempo però mi sono assai stancato di leggere i soliti riferimenti tra la nostra musica e quella dei Katatonia. Questo poteva andare bene per Secession… non per Undressed Momento, un album a mio parere distante dagli sviluppi stilistici della band scandinava (sacrosanto! NdHad)…

Suonate spesso dal vivo, e che importanza attribuite all’attività live?

Per il momento ci siamo esibiti solo quattro volte ma in futuro contiamo di farlo più spesso e con maggiore continuità. I live sono decisamente importanti per noi perché rappresentano un momento di verifica del nostro lavoro. Non basta saper registrare un disco in studio per essere una buona band. Bisogna dimostrare anche di essere in grado di reggere il palco e riprodurre in concerto i pezzi del cd nel modo più fedele possibile.

Quali responsi ha ottenuto finora la vostra opera? Vi sono giunti giudizi pure dall’estero, sovente “poco tenero” nei confronti delle bands italiane?

Sì, l’estero è decisamente poco tenero con le band italiane. Vuoi perché in passato sono usciti dal nostro paese prodotti non all’altezza, vuoi per il pregiudizio infondato ed irrazionale che molti recensori esteri provano nei confronti dei gruppi italiani. Proprio nei giorni scorsi ho ricevuto una recensione finlandese che ha trattato molto male Undressed Momentoadducendo il fatto che la nostra proposta somiglia troppo ai Dire Straits!!! Va bene che siamo aperti a 360 gradi, ma denigrarci facendo paragoni improbabili ha il sapore della beffa gratuita.

A parte questi piccoli inconvenienti il cd sta avendo ottimi responsi ovunque e in Italia ha ricevuto recensioni lusinghiere sia in ambito dark gothic che in quello metal… Staremo a vedere cosa succederà nei prossimi mesi.

State scrivendo nuovi brani?

Sì, in questi giorni ho finito di scrivere i brani che comporranno il prossimo album. Dei nove pezzi che finiranno nel cd solo tre sono stati arrangiati. Il resto verrà completato nei prossimi mesi in modo da entrare in studio entro il prossimo anno. Si tratta di materiale ancora molto legato alla wave. Immaginate gli U2 di October che suonano utilizzando chitarre a sette corde e batteria a doppia cassa…

Come giudicate la “scena” underground nazionale? Siete in contatto con qualche gruppo in particolare?

La scena italiana può vantare ottime band. Peccato ci sia una competizione molto forte, fatta di discrediti reciproci, ripicche, invidie. E’ un vero peccato assistere a queste faide trasversali soprattutto quando il livello delle band è ovunque molto alto. Con il tempo sono sicuro che la situazione migliorerà. Si tratta di un fatto di maturità ed esperienza; non scordiamoci che la scena italiana è molto giovane e pecca ancora di ingenuità. I Klimt 1918 sono in contatto con diverse band specialmente qui a Roma. Cito Pulcher Femina e Xp8, due realtà da non sottovalutare nell’ambito sinth pop EBM, Novembre, i nostri labelmates Room With a View, gli Aborym e molti altri.

Quali sono i vostri autori preferiti?

Personalmente adoro Brett Easton Ellis. Less Than Zero è uno dei libri più disperati che mi sia capitato di leggere. Un caleidoscopio fatto di sesso, feticismo simbolico, dissoluzione psicotropa e molto delirio estetico. A suo modo un vero e proprio manifesto degli anni ’80. Cito poi Harmonie Korine e il suo fido compagno Larry Clark, due registi newyorkesi che traducono in immagini lo stesso splendido disordine umano descritto da Ellis. Il primo ha diretto un film eccezionale intitolato Gummo, da cui abbiamo tratto la musichetta che è possibile ascoltare nell’intro di Undressed Momento. E’ l’affresco della suburbia americana fatta di sbandati che passano il tempo a uccidere gatti per rivenderli ai ristoranti cinesi, adolescenti che sniffano colla, handicappate prostituite dai familiari, nani omosessuali e molto altro. La cosa sorprendente è che Korine è un grande fan del death black metal e infarcisce le colonne sonore dei suoi film di Burzum, Mortician, Absu e via discorrendo.

Larry Clark invece ha diretto Kids, una specie di docufilm incentrato sulla vita di un gruppo di adolescenti newyorkesi. Uno di essi è sieropositivo e si diverte a fottere vergini tredicenni assolutamente ignare della sua malattia. In questi giorni è appena uscito Ken Park, un altro pugno nello stomaco con cui vi consiglio di confrontarvi…

C’è un’epoca della nostra storia alla quale siete particolarmente legati, e perché?

Decisamente la nostra, il novecento morente e questi primi scampoli di ventunesimo secolo. Quella dei Klimt 1918 è una poetica molto personale e intimista. Parliamo delle nostre esperienze e lo facciamo attraverso la consapevolezza del cambiamento. Se ci pensi i secessionisti viennesi hanno fatto lo stesso esattamente cento anni fa. Il 2003 come il 1903 dunque.

Quale significato assume per voi il verbo Arte?

L’arte è sempre il frutto di un contesto. E’ la cornice di valori a decretare che quel qualcosa sia arte. Personalmente sono d’accordo con Duchamp quando diceva che “Arte è tutto ciò che ancora non è stato chiuso e ucciso in un museo”. Insomma tutto è deperibile, persino la Gioconda di Leonardo, e nessuna istituzione è in grado di fermare questa dissoluzione.

Domanda finale: cosa ci riserva (per quanto possibile…) il futuro di Klimt 1918? Quali sono le vostre attese riguardo Undressed Momento?

Spero che il disco piaccia alla gente. La nostra più grande soddisfazione è quella di aver regalato dei momenti piacevoli a qualcuno. Il resto è decisamente poco importante…

Links:

Klimt 1918 – sito ufficiale

My Kingdom Music

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