Oberon

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Un inguaribile sognatore, un musicista puro che crede nella sua Arte e non accetta compromessi. In questa intervista Bard Titlestad, in arte Oberon, mette a nudo se stesso e racconta cosa si cela dietro la sua musica onirica e romantica.
Il progetto Oberon dopo vari demo esordisce nel 1995 con il mini-CD omonimo pubblicato dall’etichetta italiana Regress Records per poi essere ristampato un anno dopo dalla tedesca Prophecy Productions. E’ del 1998 il primo album vero e proprio,
Mysteries, che testimonia inequivocabilmente la maturità raggiunta .
Chi rimarrà incuriosito dal questa intervista deve assolutamente visitare il sito web ufficiale di Oberon (http://www.oberon-online.com), completo di interviste, foto, commenti e canzoni complete, spesso inedite, in formato MP3.

foto: Oberon /Torgrim Titlestad

L’immagine di te come artista data dai tuoi CD è quella di un uomo romantico e solitario, lontano dal mondo, in una remota e isolata terra del Nord, completamente perso nella sua musica. Quanto questa immagine “romantica” corrisponde alla tua vita reale?

Dopo che è uscito Mysteries, la gente ha cominciato a domandarmi proprio questo: fino a che punto il disco riflette in realtà ciò che sono, qual è la mia filosofia di vita, e via dicendo. Ovviamente il mio lavoro è di per sé una dichiarazione in questo senso, ma non si potrà mai vedere completamente il mondo dal quale questa musica ha avuto origine. Se una persona compera Oberon oggi, si riferirà a me come alla persona che ha composto quell’album, mentre la verità è che entrambi OberonMysteries sono soltanto momenti congelati nel tempo.

Nella tua musica mescoli sonorità e influenze dark-wave con suoni orchestrali: quali sono le tue radici musicali?

Ci sono due risposte a questa domanda. Posso dire che i Kiss e gli Sweet sono stati i gruppi che hanno dato impulso alla mia ambizione di entrare in una band e di realizzare dischi. D’altra parte io, fin dalla fanciullezza, ho sempre percepito il mondo che mi circonda come “uno speciale tipo di musica”. La maniera in cui percepivo le impressioni dalla natura selvaggia ad esempio è la stessa in cui oggi ascolto musica, una comunicazione fisica con l’ambiente che mi circonda. Quando ero bambino ero solito vagare spesso col cuore infranto; ho sempre amato le donne ma non sembravo mai avere successo con la mia “donna del cuore”, perché a quel tempo questa donna non esisteva – o piuttosto non esisteva quel tipo di personalità -. La persona che ho descritto nella canzone “Anything” è quella persona ideale. Io a scuola non ho mai fatto parte della gente “figa”. Quelle persone sono sempre state così bugiarde e pretenziose. Non potevo sopportarli. Stavo sempre a guardare dall’esterno e questo è quello che fa la mia musica, da dove viene: una costante sfiducia e disagio nei confronti delle persone, della loro organizzazione sociale, dei convenzionali modi di pensare con cui dovunque ti devi confrontare… Non ho mai deciso di diventare un musicista o un compositore, semplicemente lo ero e lo sarò sempre.

Quali sono gli artisti in ogni campo, musica, letteratura, arte, cinema, che ti hanno influenzato di più e perché?

Amo ancora i Kiss e gli Sweet, perciò devono essere ancora menzionati qui. Ma nel corso degli anni ci sono stati molti lavori artistici che hanno avuto un impatto su di me forte e duraturo. Penso che il film Querelle di Reiner Werner Fassbinder abbia significato per me nel recente passato più di qualunque altra cosa. C’è una scena del film in cui la protagonista principale, Lysianne (interpretata da Jeanne Moreau) dice a Querelle: “Un penny per i tuoi pensieri, Querelle”. La risposta è devastante: “Ammetto che l’esistenza dell’autorità è morale, conosco l’obbiettività dei suoi atti. L’obbiettività è la compagna del potere totale. L’obbiettività mantiene il controllo sull’immutabile autorità morale. E’ la perfetta organizzazione sociale”. Non sono solo l’immaginario e il simbolismo ad essere veramente forti e a lasciare senza respiro, ma anche i contenuti filosofici di questo film sono veramente attraenti. E’ una filosofia astratta che che puoi sentire più che capire, un linguaggio che non ha bisogno di parole per essere compreso. E’ sublime, splendido, triste e potente. Il mio film favorito di TUTTI i tempi. Poi dovrei menzionare anche “Anthem”, “The Fountainhead” e “Atlas Shrugged” di Ayn Rand. I suoi eroi ed eroine sono le persone che ho cercato per tutta la mia vita. Sono gli esseri umani ideali. E vivono seguendo un codice a cui anch’io aderisco. Non mi interessa assolutamente il movimento “oggettivista” della signora Rand, ma questi libri sono stati una vera rivelazione per me. Dall’inizio alla fine sono una celebrazione della vita, della luce e della brillantezza della mente umana.

Nei tuoi CD ci sono sempre foto di paesaggi. In che modo la natura selvaggia ed estrema del tuo paese – le foreste solitarie o le coste tempestose, le lunghe notti invernali – influenzano le tue composizioni?

Penso che sia inevitabile esserne influenzato. Sono cresciuto qua, e la natura del mio paese è diventata veramente un punto di riferimento per quanto riguarda la mia immaginazione. Quando visualizzo delle cose nella mia mente ci sono sempre le montagne, il mare e l’aria fresca. Me ne sto in autunno sulla spiaggia a guardare il movimento delle onde sull’acqua e sulle pietre, e comincio a filosofeggiare: noi siamo come le onde in un certo senso. Noi risaliamo dal mare e riscendiamo in esso. Anzitutto questo mi influenza come persona, e naturalmente questo è il punto di partenza per Oberon. E’ la base e la vetta del mio lavoro.

Nella tua canzone “Tearing Me Apart” dici “Il dono della vita, il dono della solitudine mi sta straziando”; molte tue canzoni parlano dell’amore. Quando la solitudine da dono diventa condanna?

Quando ti tagli fuori dal mondo e lo scacci lontano da te, quando la vita diventa una faccenda aliena vista dall’interno della tua fortezza mentale e ti senti come se fossi trascinato in un abisso. Quando smetti di amare te stesso e quando il tuo lavoro diventa una spada puntata contro il tuo stesso cuore. Più grande è il dono, maggiore è il dolore quando ti viene portato via.

Oberon, foto di Sigrun Wölstad

Sottile è spesso la linea tra la paura/rifiuto del mondo e la misantropia. Verso quale di questi due atteggiamenti convergono i tuoi sentimenti?

“Visions of swastikas in my head, plans for everyone”, cantava David Bowie. Di base io ho un disperato bisogno di spazio, tempo e ordine. Non mi definirei un misantropo. Non ho bisogno di un’etichetta per me, che può trasformarsi facilmente in un dogma. Ma ancora, non mi piace ciò che mi trovo di fronte, né nella cultura contemporanea, né nella politica. La gente non semra avere una forte e VERA visione ed è solo capace di fare discorsi vuoti o, naturalmente, di distruggere completamente tutto ciò che può dare all’umanità un qualche valore. Li temo, è vero, perché se vanno a fondo, noi affronteremo la terribile possibilità di affondare insieme a loro.

Hai realizzato il tuo CD di debutto, Oberon, per una etichetta italiana: come ci sei entrato in contatto?

C’era questa persona che si occupava della rivista a cui avevo mandato un nastro per una recensione. Lo apprezzò così tanto da offrirmi un contratto.

Come è nato il tuo ultimo lavoro Mysteries? Ho letto sul tuo sito web che vi hai incluso canzoni composte per altri progetti.

Ho preso il titolo dal racconto omonimo di Knut Hamsun, pubblicato nel 1892. Parla dell'”estraneo”, visto come forza attiva che genera attriti nelle comunità chiuse (letteralmente “acque morte” ndt), che è un’idea per cui provavo delle affinità ad una giovane età. Non è difficile vedere come le convenzioni e i cosiddetti codici morali sono spesso usati sia per controllare una comunità che come schermo per mascherare delle verità spiacevoli che potrebbero infine abbattere le fondamenta di un’organizzazione sociale costituita. Lo abbiamo sotto gli occhi ovunque, in ogni tempo e in ogni stato della terra. Ma sebbene il romanzo di Hamsun sia stato per me una rivelazione, l’album non è basato direttamente sul libro. Ma ne ha costituito le fondamenta – o meglio, ha rappresentato a quel tempo una motivazione dietro al mio lavoro. Il brano “Nocturne” è stato originariamente scritto per un film sul movimento comunista dei tardi anni ’40 e sul clima generale nell’Europa dopo la guerra. I miei nonni erano nel movimento di resistenza comunista in Norvegia durante la guerra. Ma facevano parte di una frazione del Partito Comunista Norvegese in opposizione alla linea ufficiale del partito che era filostalinista. A causa di ciò nell’ottobre del 1949 vennero espulsi dal partito e “Nocturne” è una canzone che ho scritto per loro e per tutti i giorni neri delle loro vite. Il film venne accantonato per un certo periodo così decisi di includere il brano in Mysteries. Ora sembra che il progetto stia per essere ripreso così potrei scrivere per esso altra musica. La maggior parte dei brani parla della distruzione del mondo (non in senso letterale, ma in quello simbolico di purificazione o di catarsi personale), della vittoria dell’Io, della mia ricerca per la purezza e la bellezza. Questi sono stati gli argomenti che hanno segnato il processo di creazione di Mysteries. E’ stato scritto e registrato in un lungo periodo di tempo, così il processo reale di realizzazione è stato piuttosto caotico e incoerente. Sapevo che si sarebbe dovuto chiamare Mysteries molto prima che ci cominciassi a lavorare. Sono fatto così. Ho in mente un titolo, che racchiude una vasta gamma di significati per me e questo – in cambio – dà vita a una certa visione che infine diventa un album. E’ quello che sta di fatto accadendomi ora!

In Mysteries sono incluse due grandi ballate rock-wave (“To spring”, “The garden of flesh and bones”). Come ti sembra che si sia evoluto il tuo suono da Oberon a Mysteries? Qual è il territorio musicale che affronterai in futuro?

Sono due universi separati. Al di là dei dettagli puramente tecnici o della produzione sono due CD e due stili di espressione completamente diversi. Beh, si potrebbe dire che il primo album ha un suono più basato sui synth, mentre la maggior parte delle canzoni di Mysteries hanno un lato più acustico. Hanno un suono più organico. E Mysteries è musicalmente molto diverso da Oberon. Prendi canzoni come “The Garden Of Flesh & Bones”, “Tearing Me Apart” e “The End Of The World”. Sono tutte differenti ma ciò nonostante si adattano alla perfezione all’atmosfera generale dell’album. Ad ogni modo, sto attualmente lavorando a due differenti album. Uno è più simile ad una colonna sonora che ad un normale album di canzoni. Ho sempre voluto fare musica da film. Quindi sto scrivendo per mio conto la colonna sonora di un film immaginario. Si tratta di una direzione totalmente nuova per me. E’ musica molto trascendentale e si nutre della mia passione per le civiltà antiche, i monumenti, l’arte, l’apocalisse e i sogni. Questa è la musica che si potrebbe ergere da un cuore puro in un mondo crudele di isolamento, disperazione e ideologie totalizzanti. Ho fatto diverse ricerche sul totalitarismo, sulla religione, e sulla spiritualità/filosofia e penso che questo album sia l’accumulazione di queste impressioni in musica. Ciò che può far venire in mente è 1984 di Orwell combinato a Dune (diretto da David Lynch), al surrealismo e ai curiosi individui che cercano la libertà in Anthem di Rand.
Spero che venga bene. Sto lavorando giorno e notte ed è un processo molto intenso dal punto di vista sia fisico che artistico. Suono le percussioni, con molto coinvolgimento, uso diversi stili vocali, ad esempio per ricreare virtualmente un coro o per impersonificare vocalmente un vecchio monaco ortodosso russo che canta inni commemorativi. Come puoi vedere vengono abbracciati dei concetti molto vasti. Creo veramente questo album con il mio corpo. Porto la mia voce fino a dove non mi ero mai spinto prima d’ora, così mi sembra quasi di viaggiare fisicamente attraverso i mondi che ho creato. Questo è niente di simile a ciò che ho fatto in passato. E’ un lavoro che sto creando qui, ora, per me.

Quali sono i progetti ai quali stai attualmente lavorando? Cosa dobbiamo aspettarci da Oberon nel prossimo futuro?

A parte le cose che ho già menzionato sto lavorando al seguito di Mysteries che naturalmente, come il suo predecessore, sarà più orientato alla forma canzone. Ho cinque o sei pezzi che sono più o meno finiti e questo è di gran lunga il materiale più intenso che io abbia mai scritto. Sto anche lavorando insieme ad un amico su alcune cose molto sperimentali, ma non ci vediamo molto spesso e ci sono normalmente delle lunghe interruzioni fra le registrazioni. Così questo progetto prima o poi verrà in qualche modo pubblicato ma è troppo presto per dire più di questo. Renderemo comunque disponibile parte del nostro lavoro attraverso il sito Internet di Oberon nel prossimo futuro. Si tratta di materiale molto “libero”, molto sperimentale e atmosferico. Musica sia per sogni che per incubi! Sto inoltre cercando un contratto discografico e non pubblicherò niente di nuovo fino a quando non troverò un’etichetta con le giuste risorse e con la giusta attitudine per fornire una “casa” adatta a Oberon. Nel frattempo metterò sul mio sito web parte di questa musica. C’è una canzone per il prossimo album chiamata “The Apocalypse Mind”, per ora essenzialmente un demo registrato su un quattro piste, che è uno dei miei lavori migliori, nonostante la differenza nella qualità del suono rispetto ai miei album. Per quanto riguarda la mia colonna sonora, un brano chiamato “In Your Arms” sarà presto disponibile sul sito: in esso il protagonista vede il suo futuro in sogno. Sto usando soprattutto sintetizzatori analogici così questo brano ha un’atmosfera che ricorda gli anni ’70.

Una canzone di Oberon verrà inclusa nella compilation della rivista Sol, curata da Tony Wakeford dei Sol Invictus. Come sei entrato in contatto con lui?

Gli ho scritto una volta per mandargli la mia musica che lui ha apprezzato. Dopo di ciò ci siamo tenuti in contatto per un po’ e durante un breve viaggio a Londra ci siamo incontrati a cena in un piccolo e carino ristorante francese. Mi ha chiesto se volevo partecipare a questa compilation e ho accettato. Non so comunque quando verrà pubblicata.

Recensione tratta da Ver Sacrum X

Mysteries (CD – Incidental Music) – tratta da Ver Sacrum X. Dopo lo splendido album omonimo ci arriva gradita una nuova opera di Oberon, uno straordinario musicista “incontrato” fra i meandri di internet. Mysteries è formato da nove brani in cui si alternano atmosfere neoclassiche e romantiche, un vero marchio di fabbrica dell’autore, a delicati brani di sapore wave. E’ un album melanconico, una trasposizione in musica dei sogni e della “terra del cuore” di Bard Oberon che spesso affida le sue timide emozioni alle sole note del pianoforte e della chitarra acustica. I due brani più veloci sono però quelli che preferisco: si tratta di “To spring”, che è una trasposizione in musica di una poesia di Blake, e “The garden of flesh and bones”, un gioiello di marcato sapore wave. Entrate senza indugi nel magico mondo di Oberon. Måkeveien 71, 4048 Hafrsfjord, Norway, email: titlesta@online.no, web: http://www.oberon-online.com (Christian Dex)

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