Ozymandias

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Ho amato la musica di Ozymandias sin da quando per la prima volta ho ascoltato il suo CD Ahara, cogliendo in esso una sensibilità romantica e un coraggio espressivo fuori dal comune. La mia ammirazione per il giovane artista svizzero è poi aumentata quando ho assistito al suo concerto al Wave Gotik Treffen di Lipsia nella primavera 1999, dove si è esibito in un teatro totalmente avvolto nell’oscurità, solo con il suo piano a stillare emozioni profonde e vibranti. Una volta scoperto il suo indirizzo di posta elettronica non ho resistito alla tentazione di conoscerlo meglio e di intervistarlo per cogliere dalle sue parole la grande umanità della sua esperienza artistica. Così, dopo un agile scambio via e-mail, ecco il colloquio che ne è scaturito, al quale il musicista ha preso parte con interesse (e di ciò lo ringrazio sentitamente), esibendosi, nel rispondere alle ultime domande, in un simpatico italiano che, confesso, ho ritoccato per renderlo più … comprensibile.

Con la speranza di vederlo (… e sentirlo) presto in Italia, a voi Ozymandias!

OzymandiasCome è nato “Ozymandias”? Quali sono stati i tuoi primi passi sulla scena musicale?

Fin dagli anni della mia gioventù sono stato affascinato dalla musica. Durante la mia giovinezza compravo Cds e spesso andavo a concerti. La scena dark mi catturò e particolarmente apprezzai le bands dell’etichetta 4AD. Un giorno sentii che mi mancava qualcosa. Mi sentivo solo ed avevo necessità di esprimere ciò che sentivo dentro di me. E così nel dicembre 1994 cominciai a comporre il mio primo album “Isolement”. Ricordo di aver trascorso la notte del 31 Dicembre finendo la mia prima vera track “Stance to Alison”.

Perché il nome d’arte “Ozymandias”?

Ozymandias è il titolo di una poesia di Shelley e la traduzione in greco che Ramses II scelse per il suo nome. Poiché a me piacciono l’antico Egitto e Shelley, questo nome mi sembrò ideale. In più ci si mise di mezzo il destino, perché io misi questo nome con circa altri dieci possibili in un cappello ed è “Ozymandias” che tirai fuori.

Quando e come cominciò la tua esperienza gotica? Fin dall’inizio o dopo?

Nel Dicembre ’95, quando terminai di registrare Isolement, inviai i demo a differenti etichette indipendenti. Per me era logico mandarli a etichette gotiche perché era la musica che ascoltavo fin da quando avevo quindici anni. E sebbene la mia musica sia composta per solo piano, tanto che sembra classica, è la scena dark degli anni ’80 che mi ha influenzato. E tre mesi dopo le mie spedizioni, firmai il contratto con la Weisser Herbst Production, un’etichetta tedesca.

Cosa ne pensi delle differenti forme dell’evoluzione musicale gotica?

Normalmente trovo interessante la diversità, ma talvolta faccio fatica a capire certi stili che nulla hanno a che vedere con lo spirito gotico.

Qual è il posto del neoclassico nella scena gotica? Qual è la differenza tra lo stile neoclassico e l’ethereal, secondo te?

Penso che il neoclassico sia la parte intellettuale e ipersensibile della scena gotica. Penso anche che questa musica sia al di fuori della moda. Non avrà mai un grosso pubblico ma andrà avanti e avrà sempre un pubblico importante ed evoluto.

Per me la differenza tra il neoclassico e la musica ethereal è la seguente: l’ethereal è basata su una voce sublimata (generalmente femminile) e normalmente è suonata con strumenti elettronici. La musica neoclassica è basata su strumenti acustici e la base delle composizioni è più classica.

Ozymandias è un autore neoclassico o ethereal?

Mi ritengo neoclassico o classico moderno, ma ciò non è perché aborro l’ethereal.

Come è nato Ahara ? Quali idee o sentimenti hai espresso con questo CD? Ci sono in esso brani per te importanti?

L’idea dell’album Ahara è venuta quando ho rivisto un amico a un concerto che mi ha annunciato di essere ammalato e di avere soltanto qualche mese da vivere. Ahara è dunque la storia di una persona che lotta contro la morte sapendo che non è lontana. Aharamescola la fine della vita di questo amico e la lotta personale che ho dovuto fare nel mio passato. Il titolo di Ahara è il nome di una ragazza che ho immaginato; si riferisce alla donna ideale che non esiste, quella che accompagna l’uomo verso la morte. E’ a San Terenzo (Italia) nel maggio 1996 che è nato il titolo Ahara. Sono rimasto in questo paese qualche giorno per riposarmi e ritrovarmi faccia a faccia con me stesso. Guardando il blu del Mediterraneo, immaginavo l’attesa di Mary Shelley che non sapeva del naufragio di Percy.

Per riassumere, quest’album è un triangolo che ingloba la storia del mio amico, di Shelley e la mia. Per me, tutti i brani sono importanti ma gli ultimi due “Dernier souffle” e “Ne m’oubliez pas” rinchiudono il sarcofago.

Quale musicista classico ti ha influenzato? Secondo me ti piace moltissimo Chopin.

Non ho una grande ammirazione per i classici, benché mi piacciano personalità come Chopin, Beethoven o ancora Tchaikovsky. Ma è soltanto qualche loro opera che mi colpisce. Questi musicisti non mi hanno ispirato più di Mertens, Nyman, Arvo Pärt tra i “classici contemporanei” o ancora di Dead Can Dance, Bauhaus, Cure. Non mi sono messo in ginocchio davanti al mondo della musica classica perché vive nel passato. Secondo me, manca totalmente di sensibilità, lo trovo dunque privo di interesse.

Hai mai pensato di lavorare su strumenti musicali elettronici?

Sì, certamente. E’ con le tastiere che ho cominciato a suonare. E’ ciò che volevo fare all’inizio. Ma il mio professore mi ha dato lezioni di piano per iniziare e mi sono innamorato di questo strumento. Ho sempre il mio master keyboard e il TG 77 chi mi aspettano. Allora, forse un giorno ..? Ma non penso per il momento.

Cosa ne pensi dei grandi gothic festival come il Treffen di Lipsia? Sei soddisfatto della tua esperienza a Lipsia quest’anno?

Trovo che il Treffen di Lipsia vada molto bene. Gli organizzatori dispongono di mezzi e luoghi per i concerti che sono fruibili per il pubblico e per gli artisti (salvo l’AGRA).

In più, questo festival è aperto a tutte le tendenze, cosa che trovo molto apprezzabile. Per il mio concerto sono soddisfatto, ma ho avuto un piccolo problema con il tempo concessomi. All’inizio, mi lasciavano 45 min. quando invece volevo suonare per una ora e mezza. Alla fine ho potuto suonare 60 min. Ho dunque dovuto cambiare il programma e ciò ha condizionato la mia performance.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sta uscendo un album The Soul of Romanticism, fatto in collaborazione con Elijah’s Mantle e sarà riedito Isolement, il mio primo album per la World Serpent, atteso alla fine di quest’anno. All’inizio del prossimo uscirà una compilation inedita che riunisce dodici gruppi, e il mio nuovo album Karnak, per solo piano, è previsto per la primavera del 2000.

Eseguirai concerti in Italia?

Mi farebbe un grande piacere suonare in Italia. Aspetto giusto che mi si inviti.

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