Rosso Sangue

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Tratto dal diario di Elisa, tredici anni.

15 Maggio 1993.

Rosso. Una presenza di morte mi ossessiona, aspetta il momento opportuno per sbucare all’improvviso ed aggredirmi con i suoi terribili artigli.

Rosso. Un serpente viscido e schifoso mi sta inseguendo, sempre più vicino, vuole arrivare a stringermi nel suo abbraccio sfinente.

Rosso. Una sensazione di terrore mi pesa addosso come un’incudine fino a impossessarsi della mia mente sospesa in un grido disperato di angoscia.

Rosso. Un piccolo incubo beffardo si apposta ogni notte ai piedi del letto e mi impedisce di dormire con le sue agghiaccianti risate.

Rosso. Un’immagine orripilante, fatta di atroci uccisioni, di squartamenti, di corpi lividi e putrefatti scorre senza sosta nelle mie vene avide.

Rosso. Pareti di ghiaccio imbrattate di sangue malsano, cosparso come riscatto per gli altrui delitti, mi girano attorno in un vortice tempestoso.

Rosso. Tende logore e sozze di un’impudica alcova, graffiate da dita adunche nascondono sotto il piacere una smorfia di soffocato dolore.

Rosso. Un liquido osceno mi scorre addosso per la prima volta, in un’onda calda, violenta, eccitante, in un intenso odore che sa di putrefazione.

Rosso. Una macchia indelebile ha ormai sporcato il mio antico candore e pulsa dentro me, maledetta fonte di peccato assegnatami dal perverso destino.

Rosso. L’adolescenza è già defunta, funestata da terrificanti visioni; sarò sempre l’eterna bambina che cerca ma non riesce a trovare cio che vuole.

Rosso. L’orrore deve avere il suo giusto riposo: se il sangue vince la sua battaglia contro di me, allora sì che potrò finalmente essere libera.

Rosso. La lama affilata luccica ai raggi del sole simile al becco di un affamato rapace pronto ad avventarsi sulle mie carni lacere.

Rosso. Il lago si espande, una lenta ma inesorabile corrente che fuoriesce dal corpo, mi circonda, mi assale, mi toglie l’ultimo, esile respiro.

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