Theatre of Loneliness

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La straniante bellezza di Trishna evoca tenui paesaggi notturni illuminati dal fioco lucere lunare. Un CD che ha rivelato le indubbie qualità di Stefano D’Orta, Artista in grado di coniugare efficacemente passato e presente, evitando di cadere nel “già sentito” e generando composizioni eteree, pregne di raro fascino. L’anima che si smarrisce nell’algente penombra d’arcani labirinti di ghiaccio…

Stefano, iniziamo dalla genesi del progetto “Theatre of Loneliness”: quando e perché hai deciso di dare vita a questa iniziativa?

Il progetto TOL esiste dal 1991. Prima del CD “Trisnha” sono stati realizzati tre demotape, i primi due Behind the gatesCrystal crysanthemum con la vecchia formazione ed il terzo All seven stared eyes con la formazione attuale composta da me ovviamente e da Paola Dondi chitarrista/cantante.

Il proposito principale di questo progetto è quello di volere esprimere la mia visione della vita umana.

Come è stato accolto Trishna? Hai ottenuto dei responsi significativi?

Dalle prime recensioni uscite Trishna sembra piacere molto per le melodie romantiche fuse con l’architettura complessa dei brani anche se chi l’ascolta non riesce esattamente a fare rientrare il suo stile in un target ben preciso e la cosa non può che farmi piacere.

Consideri la tua preminentemente l’opera di un solista o tu e Paola sviluppate un vero e proprio lavoro d’insieme?

La risposta è nell'”iter” che il brano segue durante la sua composizione. Il brano prima di essere tale è suprattutto un concetto da rappresentare e poi si trasforma nell’atmosfera adatta per far sì che questo concetto venga alla luce nella mia mente per cui i brani partono prevalentemente dalla mia mente.  Il lavoro fatto con Paola non è comunque di minore importanza in quanto complementare alla riuscita dei brani.

Quanto è importante per te, come Artista, esprimere impressioni, sentimenti che albergano nei recessi dell’animo, mediante creazioni proprie?

Le canzoni sono come dei nodi al dito, servono a bloccare nel tempo le cose importanti di cui il compositore ha bisogno per la sua esistenza.

Vi sono degli autori che apprezzi oltremodo, e che incidono colle loro opere o col loro pensiero sul processo compositivo infin sfociante in un brano dei Theatre of Loneliness? Vuoi rivelarci le tue principali influenze, in ambito musicale come letterario?

Devo dire che attualmente in campo musicale apprezzo molto le composizioni elettroniche “ambient” e “trance” anche se nel mio passato trovo di tutto partendo dalla musica classica agli stili più diversi. In campo letterario tutti coloro che stimolano un pensiero più profondo da J.Krishnamurti a J.I.Gurdjieff per citarne alcuni.

Consideri le liriche mero complemento alla musica o “parte” integrante d’ogni singola canzone?

I testi dei brani sono i concetti sui quali si fondano i brani anche se nella stesura capita che questi vengano scritti dopo la musica.

Ritieni di appartenere ad una “scena” ben definita, o ti consideri uno spirito libero?

L’ultima cosa che guardo quando compongo un brano è di farlo quadrare verso questo o quel genere di musica. I brani stessi tra di loro potrebbero teoricamente essere diversi come stile l’uno dall’altro se non avessero un filo conduttore rappresentato in questo caso dalla ricezione della mia mente.

Suonare dal vivo: è un’esperienza importante? Cosa provi durante un concerto, allorché ti “scopri” solo dianzi il pubblico?

Le rappresentazioni dal vivo sono utili in quanto si può valutare direttamente la risposta del pubblico scaricando le proprie energie psichiche accumulate durante la fase di composizione e caricandosi di quelle prodotte dal pubblico durante l’ascolto attento.

Cosa ci riserverà il futuro del Theatre of Loneliness?

Oltre che a delle rappresentazioni dal vivo è in preparazione un sito web che ripercorre la storia dei TOL con foto e campioni di vari brani oltre che alle informazioni sui concerti e ad un’e-mail.

A te i finali verbi, l’epitaffio a questa intervista

Mi piacerebbe simpaticamente invitare chi leggerà quest’articolo a provare ad autosservarsi durante la giornata ed a giudicare obiettivamente la sera prima di addormentarsi le svariate azioni compiute in modo da rafforzare il proprio autocontrollo.

Recensioni ai Theatre of Loneliness (tratte da Ver Sacrum IX):

Trishna (CD – Dion Fortune) e All Seven Stared Eyes (demo). Stefano D’Orta è l’artefice di questo progetto di impronta prevalentemente elettronica. Sia i quattro pezzi del demo che i dieci che compongono il CD sono ben elaborati e a mio avviso di un livello ben più alto rispetto a produzioni di taluni che spacciano per sperimentazione elettronica ciò che è solamente ritmica techno leggermente incattivita con qualche campionamento qua e là. Il termine electro-wave è una etichetta sufficientemente azzeccata per la musica dei ToL, ma è il genio musicale dell’artista torinese a fare la differenza e a dare quei tocchi in più che rendono veramente piacevole l’ascolto. Molto bella “All Seven Stared Eyes” e assolutamente stupenda “Queen of the Water Coil”. Il CD è uscito nientemeno che per l’etichetta tedesca Dion Fortune, e celebra l’inserimento nella line-up di una nuova musicista torinese (Paola Dondi) alle prese con efficaci aggiunte di voce e chitarra. Trishna consacra quindi i ToL come la nuova rivelazione della scena wave europea. (Riff Raffaello)

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