Weltenbrand

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Con le loro originali e inusuali sonorità, che uniscono il classico al moderno, la tradizione alla contemporaneità, la musica etera con il gotico, i Weltenbrand sono riusciti in tre album a conquistarsi un fedele seguito fra gli ascoltatori di varie scene musicali, da quella gotica a quelle metal e progressive. L’ultimo CD, Der Untergang von Trisona, è senz’altro il loro lavoro più compiuto. Nei brani dall’andamento grandioso e solenne la delicata voce di Simone si intreccia a quella potente e profonda di Ritchie, mentre le tastiere e i violini costruiscono un’elegante e maestosa base sonora. A Simone, cantante, e Oliver, mente musicale del gruppo, lasciamo il compito di presentare i Weltenbrand e di parlare delle tradizioni e della vita nel loro paese natale, il Liechtenstein.

Simone dei Weltenbrand al festival di Lipsia 1997 (foto di Mircalla - © Ver Sacrum)

Presentate i componenti del gruppo ai nostri lettori.

Simone: Franziska Frick ha 30 anni, è sposata e ha due bambini; suona con noi il violino e in questo campo è un’assoluta professionista. Oliver Falk, 26 anni, lavora in ambito informatico e nei Weltenbrand si occupa di tutta la parte musicale. Daniela Nipp, 18 anni, va ancora a scuola e anche lei suona il violino. Wenaweser Ritchie, 24 anni, lavora come falegname, ed è il miglior cantante del Liechtenstein. Per finire manca ancora la sottoscritta: io sono Simone Steiner, ho 21 anni, lavoro con i PC e sono la voce femminile dei Weltenbrand.

Come sono nati i Weltenbrand e qual è la vostra formazione musicale?

Oliver: I Weltenbrand sono nati per caso: io prima componevo degli intro per altre band, ma siccome questi diventavano sempre più lunghi mi è venuta l’idea di cominciare a fare delle canzoni vere e proprie. Di conseguenza ho pensato di fondare una mia band.

Da dove nasce il vostro inconfondibile stile, la passione per i suoni sinfonici?

Oliver: Bella domanda, non lo so nemmeno io precisamente. Quando mi metto davanti al sintetizzatore le idee mi salgono davvero dal profondo dell’animo e rispecchiano il mio sentimento in quel preciso momento. Si può semplicemente dire che le idee vengono da sole, senza che io possa fare resistenza.

Usate soprattutto sintetizzatori nei vostri pezzi: vi piacerebbe avere a disposizione una grande orchestra? In che modo sarebbe diversa la vostra musica?

Simone: Naturalmente! Purtroppo un’orchestra per le registrazioni in studio costa davvero un mucchio di soldi. E poiché noi con i Weltenbrand non guadagniamo molto, non possiamo ancora permetterci simili cose.

Siete conosciuti sia nella scena metal che in quella gotica: quali sono secondo voi gli aspetti della vostra musica apprezzati da entrambe le scene?

Oliver: Ci rallegra molto il fatto di non avere solo un determinato tipo di pubblico, ma un’audience più allargata. Per noi è davvero importante piacere a molta gente. In Liechtenstein conosco persone che trovano geniale la nostra musica, anche se nel tempo libero ascoltano pop, rock o techno, insomma cose da hit-parade, perché dicono che con i Weltenbrand si possono rilassare.

Alcuni di voi sono coinvolti direttamente nel management della vostra etichetta, la MOS records. Com’è nata?

Oliver: Il primo album dei Weltenbrand Das Rabenland era uscito per la svizzera Witchhunt, ma siccome sono rimasto molto insoddisfatto del loro operato ho deciso che il successivo me lo sarei prodotto da solo. Però non pensavo davvero che ai giorni nostri fosse così difficile lanciare una band sconosciuta. Così dopo il nostro secondo album Das Nachtvolk sono diventato consapevole di ciò che veramente significa dirigere un’etichetta. Da questa esperienza ho imparato che non sono sempre e solo colpevoli le case discografiche se si vendono male i CD di una band o se diminuisce l’interesse delle riviste. Perciò mi ripeto in continuazione: “Solo perché piace a me non deve piacere a tutti”.

Siete soddisfatti del vostro ultimo album, Der Untergang von Trisona? Quali sono state finora le reazioni del pubblico?

Oliver: Tutti i componenti del gruppo e i collaboratori sono assolutamente soddisfatti di questo terzo album. Secondo noi è il nostro miglior lavoro e finora abbiamo ricevuto solo reazioni molto positive. L’unica cosa che ci dà davvero fastidio è che ancora adesso veniamo continuamente paragonati con i Verbannten Kinder Evas.

Mi sembra che in questo disco i suoni siano più “spaziosi” e gli arrangiamenti più ricchi e dinamici rispetto ai vostri lavori precedenti (es. Das Nachtvolk). Siete d’accordo?

Oliver: Sì assolutamente. Abbiamo impiegato quasi due anni di lavoro per fare questo album. Per noi era davvero molto importante avere realmente tutto il tempo necessario per poterlo realizzare al meglio, cosa che a quanto pare ci è riuscita.

Il disco è anche impreziosito dalla presenza di due ospiti, Liv Kristine (Theatre of Tragedy) e Alexander Krull degli Atrocity. Com’è nata questa collaborazione?

Simone: Oliver è da molto tempo un grande fan di Alex e poiché l’album solista di Liv Kristine ci è piaciuto davvero molto abbiamo pensato di chiedere a entrambi se avessero voglia di cantare nel nostro nuovo album. Desideravamo molto conoscerli e vedere dei professionisti al lavoro. Quando ci hanno risposto di sì per noi è stata la realizzazione di un sogno. Siamo molto orgogliosi del fatto che abbiano voluto lavorare con noi e da loro abbiamo imparato molto. Sono davvero simpatici e insieme abbiamo trascorso un bellissimo fine settimana.

I vostri testi sono molto intriganti in quanto riprendete storie della tradizione popolare del vostro paese. Com’è nata questa scelta?

Simone: Trovo che sia molto bello quando le usanze di un paese non si estinguono nonostante la vita febbrile di quest’epoca; perciò noi vogliamo far sopravvivere nella nostra musica le tradizioni della nostra terra. I testi riprendono vecchie storie del Liechtenstein che penso si leghino bene con la nostra musica perché alternano momenti romantici ad altri molto malinconici.
Come mai, con questo tipo di riferimenti, utilizzate la lingua inglese invece di quella tedesca?

Simone: Noi del Liechtenstein non abbiamo purtroppo l’accento “alto-tedesco”, perciò ci sembra che il nostro tedesco suoni abbastanza male. Penso anche che la lingua inglese sia molto più adatta ad essere cantata perché è più melodiosa.
Leggendo i testi di Der Untergang… mi rendo conto che le stesse storie sono presenti nelle culture di nazioni diverse, come ad esempio la vicenda della “The Bravest Girl of All” (che muore di paura nel cimitero di notte credendo di essere catturata dai morti quando il suo vestito rimane impigliato). Qual è secondo voi il “trait-d’union” nel folklore popolare?

Simone: Non saprei davvero. Forse però non si tratta solo di storie inventate, ma di cose che contengono veramente qualche fondo di verità. Io credo a questa possibilità: in Liechtenstein ad esempio ci sono ancora uomini che affermano con sicurezza di avere visto “il popolo della notte”.
Che descrizione fareste della vostra nazione?

Oliver: E’ piccola, piena di natura, molto bella e molto cara. La maggior parte della gente che conosciamo comunque vorrebbe restare a vivere qui per sempre. Naturalmente da noi non ci sono tante possibilità come in una grande città, ma quando si è cresciuti qui, questo non è un grosso problema. Anche la scena oscura è davvero poco rappresentata, perciò incontriamo a volte molti pregiudizi a causa del nostro orientamento musicale.
Un’ultima domanda ancora sulla musica: fate spesso dei concerti? Vi piace la “dimensione” live dei Weltenbrand?

Oliver e Simone: Naturalmente. Ogni tanto suoniamo dal vivo, ma dobbiamo organizzare i nostri spettacoli sempre e solo nei fine settimana, perché siamo tutti occupati con il lavoro. Per questo motivo purtroppo non possiamo fare cosi tanti concerti come in realtà vorremmo.


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