Will’O’Wisp

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La parola a Fabrizio dei Will’O’Wisp, ensemble ligure dalle notevoli potenzialità, capace di raccogliere consensi unanimi, nonostante la loro proposta sia difficilmente definibile o catalogabile. Suoni oscuri e un dichiarato interesse per le religioni del remoto passato…
Per una recensione di
Enchiridion vi rimandiamo a Ver Sacrum X.

Presentaci i Will’O’Wisp: come vi siete conosciuti, perche’ avete deciso di costituire un gruppo, a quali modelli vi siete ispirati?

Dunque, ci siamo formati verso la fine del 1992; ci conoscevamo e suonavamo tutti per conto nostro da diverso tempo, finché non abbiamo deciso di formare un gruppo. Dopo circa due anni di prove e di “assestamenti di stile” abbiamo inciso nel ’94 un demo-tape, Nocturnal Whispers, che per recensioni e vendite è andato oltre ogni più rosea previsione (è stato “promo del mese” su Metal Hammer); sono allora arrivate le prime proposte per realizzare un CD ed alla fine abbiamo firmato per la Pick Up Records. Abbiamo fatto parecchi concerti, alcuni come spalla ai nostri amici Sadist. Il resto è storia di questi giorni: fortunatamente Enchiridion è sold-out.

La vostra proposta musicale certo non è di facile definizione, essendo frutto di un impegno creativo non indifferente: dark, death, ma pure melodia oscura… una volta tanto la critica si è trovata in imbarazzo. Come si sviluppa il processo compositivo che infine sfocia nel brano compiuto?

Nella maggior parte dei casi i pezzi nascono dalle idee di Paolo che vengono poi arrangiate con gli altri strumenti in sala prove, ma è difficile che il brano rimanga così come nasce all’inizio, in quanto cerchiamo sempre di accentuare il più possibile le atmosfere che la canzone prende man mano. Il fatto che in genere la critica non riesca a definire il genere musicale che proponiamo è per noi una grande soddisfazione, in quanto sin dall’inizio abbiamo cercato di fare, nel nostro piccolo, qualcosa di nuovo. Con quello che ho appena detto non voglio assolutamente denigrare gruppi che scelgono stili più canonici, anzi, ammiro molto chi da anni porta avanti un discorso di coerenza musicale adattandosi a suoni moderni (un esempio su tutti: Slayer), ma ritengo fuori discussione che la musica si deve sempre evolvere e di questo ne abbiamo bisogno soprattutto in Italia, dove manca una vera “identità nazionale”, un po’ in tutte le sfaccettature del rock.

Dopo il buon demo Nocturnal Whispers siete approdati al contratto discografico, quindi alla possibilità di incidere un CD. Un passo importante, che non tutti i gruppi sfruttano opportunamente, mettendo al mondo sovente prodotti scadenti. Non è questo il vostro caso, considerata la maturità della prova d’esordio…

Mi fa molto piacere che questo sia il tuo pensiero; principalmente credo che per realizzare un buon prodotto la cosa principale sia essere molto critici con se stessi e appeno si finisce di comporre un pezzo bisogna ricominciare ad analizzarlo nuovamente daccapo e se non convince appieno meglio ricominciare dall’inizio. In definitiva, quando si inizia a comporre un CD, è necessario avere in testa che il tempo per realizzarlo non può essere mai pianificato appieno.

Quali sono stati finora i responsi di pubblico e critica? Vi ritenete soddisfatti?

Sinceramente, visto che Enchiridion è tutto fuorché un prodotto commerciale, non mi sarei mai immaginato un simile responso, dato che recensioni e vendite sono andate proprio bene. La nostra soddisfazione maggiore deriva dal fatto che molte persone ci hanno detto che è un CD che non stufa nel sentirlo più volte, anzi, è più facile che piaccia dopo diversi ascolti. Siamo inoltre contenti del fatto che ha avuto buoni responsi anche all’estero.

Enchiridion è un vero e proprio concept-album, essendo le singole tracce che lo compongono legate tra loro da un unico filo conduttore. Illustracene i contenuti.

Il concept parla di una persona che al cospetto delle costruzioni di Giza cade in trance e regredisce con la mente indietro nel tempo nel periodo di massimo sviluppo della civiltà egizia e pian piano arriva a comprendere che quel popolo è arrivato alla sua magnificienza grazie al loro credo religioso e non tramite lo spaventoso impiego di schiavi, come la nostra storia ed il cinema ci hanno illustrato sino ad oggi.

E’ un concetto molto complesso da spiegare, credo che ci vorrebbero delle pagine, ma non c’è bisogno di una laurea in archeologia per capire che le piramidi racchiudono ben altri concetti rispetto a quelli a noi noti… Mi spiego meglio: com’è stato possibile realizzare delle costruzioni che anche oggi richiederebbero una perizia immane da parte di un popolo che non era giunto a cogliere il principio della ruota? Perché gli egizi avevano una conoscenza così approfondita (quasi maniacale) delle stelle?

Senza andare nel bieco campo della fantarcheologia o comunque in supposizioni azzardate per il solo gusto del fascino del mistero, obbiettivamente nelle loro costruzioni ci sono troppi controsensi, una vera e propria alternanza di scoperte geniali e lacune inspiegabili; dal momento che, come dicevo, non voglio azzardare ipotesi astruse, sono concorde con quanto affermano recentemente alcuni studiosi, ovvero che gli egizi avevano un credo talmente forte e ben articolato che la loro vita era totalmente basata nella devozione per l’Aldilà e questa convinzione era così completa che gli ha permesso di realizzare quello che è arrivato sino a noi, o perlomeno ha contribuito in maniera determinante.

Resta però una delle cose più strane riguardo la loro storia e cioè il fatto che a differenza di altri popoli, loro hanno avuto un’involuzione, nel senso che dopo le prime grandi costruzioni, quelle che seguirono non sono minimamente paragonabili rispetto a quelle che le precedettero e ciò senza che gli egizi avessero perso potere, o, peggio, fossero stati conquistati. Per fare un esempio, anche le cattedrali gotiche sono mirabili esempi di magnificenza architettonica, ma è testimoniato che coloro che le hanno progettate e costruite avevano un’esperienza sia scolastica che patriarcale che durava da molte generazioni… (risposta piuttosto impegnativa, s’aprirebbe a questo punto un dibattito spontaneo… n.d.H.)

Enchiridion è un punto di partenza. Quanto e in che modo l’esperienza accumulata influirà sulle vostre future scelte?

L’esperienza in campo musicale non è mai troppa, soprattutto nel momento in cui si deve incidere il proprio lavoro; in questo abbiamo avuto la fortuna di essere sempre assistiti da Tommy dei Sadist, che ha un bagaglio di esperienza notevole in questo senso, anche in rapporto alla sua giovane età. In generale abbiamo capito una volta di più come è importante fare di tutto per promuovere il proprio lavoro, soprattutto in un genere come il metal che è fondato su un underground sempre in fermento; in ciò direi che abbiamo lavorato bene, contattando un numero spropositato di radio e ‘zines in tutto il mondo.

State già lavorando al prossimo CD; anche in questo caso, notevole importanza assumeranno le liriche…

Certamente, questa volta i testi saranno incentrati sulle divinità e sulla spiritualità sumere e ritengo che siano ancora più curati rispetto al primo lavoro.

Ovviamente anche dal punto di vista musicale vi saranno delle novità…

Il nuovo CD (che si chiamerà Unseen ) è forse un po’ più “digeribile” nei primi ascolti rispetto a Enchiridion, anche se per altri versi abbiamo ancora più estremizzato alcune sperimentazioni sonore; siamo molto soddisfatti del risultato finale e credo che anche la copertina sia centrata.

A proposito di copertina… quella di Enchiridion (Le tentazioni di Sant’Antonio di Max Ernst), anche se volutamente non coincidente col tema proposto, è nondimeno davvero azzeccata. Perché questa scelta? Sarà così anche per il nuovo lavoro?

In effetti la copertina di Enchiridion non c’entra niente con il concept, ed è stata una nostra scelta, dato che cercavamo un qualcosa che rispecchiasse la nostra musica e quel dipinto pieno di situazioni diverse tra loro ci è sembrato ideale. Per il nuovo lavoro sarà la stessa cosa.

Come vi ponete dinanzi alla religione, non solo cristiana? Cosa significa per voi il termine “mistico” (nel senso di ascesi, di vita mistica)? Ha ancora un senso questo termine, pure in un contesto così materiale e spiritualmente povero come quello nel quale versa l’essere moderno?

La nostra epoca è piena di contraddizioni, siamo sempre più condizionati dall’ascesa e relativa diffusione tecnologica che sempre più influenza ed influerenzerà il nostro modo di vivere, studiare, lavorare, giocare, etc… Ma nonostante ciò, mi sembra che la gente dimostri ancora che vi è un grande interesse per il mondo spirituale, basti pensare a tutte le sette che ci sono in giro. Personalmente credo in qualcosa di superiore alla nostra vita terrena anche se non è facile dargli una definizione ben precisa; penso che tutto si basi su un precario equilibrio tra il bene e il male e chiamare Dio e Satana i relativi capostipiti non ha molta importanza. Per quel che concerne la Chiesa cristiana, con la sua arretratezza ed il diffondersi di quella che è la verità sulla sua spaventosa storia passata fatta di inquisizioni, corruzioni ed indulgenze, non può far altro che continuare il suo declino, anche se non dobbiamo mai scordarci che resta l’istituzione più potente sulla terra, ma proprio perché è composta da esseri umani non può essere perfetta e tanto meno sfuggire a quelli che sono i tipici difetti della nostra razza.

Per contatti: Will’O’Wisp, c/o Fabrizio Colussi, via Aschieri civ. 21 interno 8, 16035 Rapallo (GE).

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