Muse: Absolution

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Ver Sacrum Che i Muse fossero un gran gruppo e non una semplice meteora lo si era capito già da un bel po’, non per niente i primi due album pubblicati hanno assicurato loro un posto nell’olimpo delle migliori rock band di questi ultimi anni. Devo dire che il grande successo ottenuto con quei lavori è stato ampiamente meritato da Matthew Bellamy e compagni, tre ragazzi che hanno sempre avuto il merito di saper creare brani bellissimi e immediati, ma allo stesso tempo per niente prevedibili e scontati. Il nuovo album rappresenta un passo avanti molto importante nella carriera del gruppo, confermandone il valore e ponendo l’accento sul livello di maturità artistica raggiunto, davvero notevole vista la qualità della musica presente. In effetti Absolution tocca punte di assoluto rilievo fin dal suo inizio grazie alla triade composta dalla suggestiva “Apocalypse please”, dall’ormai ben conosciuto singolo “Time is running out” e dalla dolce “Sing for absolution”, mentre subito dopo troviamo uno dei pezzi migliori finora composti dai Muse, cioè l’elettrica “Stockholm syndrome”, che verosimilmente diverrà uno dei loro nuovi cavalli di battaglia (specie in sede live). Le sorprese non finiscono qui comunque, dato che anche le tracce successive ci propongono delle composizioni particolarmente suggestive, come la delicata “Blackout” e l’intensa “Butterflies & hurricanes”, nella quale il singer della band dà ottima prova delle sue qualità canore. In chiusura troviamo ancora brani che alternano le due componenti principali della musica dei tre inglesi, quella rock e energica (rappresentata da “The small print” e “Thoughts of a dying atheist”) e quella più dolce e melodica di “Endlessly” e della conclusiva “Ruled by secrecy”. Davvero un gran bel disco, intenso e molto emozionante, in poche parole uno di quelli da non lasciarsi scappare per nessuna ragione!!

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