Black Rebel Motorcycle Club

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Black Rebel Motorcycle Club

Black Rebel Motorcycle Club © www.blackrebelmotorcycleclub.com

Una fredda e piovosa serata ha fatto da cornice all’unica data italiana dei Black Rebel Motorcycle Club, impegnati in questo autunno in un lunghissimo tour che ha toccato prima gli Stati Uniti e poi l’Europa. Visto che la band gode di un buon supporto da parte di stampa specializzata, radio e canali televisivi musicali si poteva prevedere una grossa affluenza di pubblico all’Alcatraz di Milano, invece alle otto di sera il locale era praticamente deserto, fatta eccezione per qualche fan sfegatato che, come ho poi scoperto durante il concerto (grazie alle parole di un componente della band), si trovava lì già da quella mattina!! In realtà la gente è arrivata molto più tardi di quell’ora, dalle 21.30 in poi, riuscendo pian piano a riempire la zona più vicina al palco. Ciononostante, e con mia grande sorpresa, non c’è stata la folla delle grandi occasioni, cosa piuttosto positiva visto che mi aspettavo una situazione ben più caotica e invivibile.

Ad aprire c’erano i Fireside, formazione svedese dedita ad un rock non particolarmente aggressivo e in realtà neanche tanto convincente. Purtroppo non ho mai ascoltato questa formazione su disco e non posso quindi fare un giusto paragone tra la dimensione in studio e quella live, fatto sta che la loro esibizione mi è a parsa alquanto scialba e monocorde. Va anche aggiunto però che i Fireside sono stati fortemente penalizzati da un mixaggio abbastanza scandaloso, “grazie” al quale le chitarre si sentivano davvero male e le tastiere quasi per niente… Uno dei momenti clou del concerto è stato quello in cui il gruppo ha proposto la cover di “Blue monday”: magari quella non è la miglior versione esistente del brano dei New Order, ma almeno è servita a risvegliarmi un po’ dal torpore nel quale stavo cadendo!!

Alle 22.25 circa è finalmente iniziato lo show della band di San Francisco, che come c’era da aspettarsi si è presentata sul palco con quell’aria tranquilla e finto-dimessa tipica di parecchie formazioni della ormai affermata scena new rock. Certo che a vederli sembra di tornare indietro di una quindicina di anni buoni, quando di formazioni con quel tipo di look e atteggiamento ce n’erano veramente parecchie in giro, e qui mi riferisco in particolar modo a quella che secondo me ha ispirato di più in assoluto i BRMC (non solo per il comportamento ma anche musicalmente), cioè i The Jesus and Mary Chain di Jim e William Reid: stessa aria spaurita, soliti sguardi assenti e stessi capelli che coprono totalmente gli occhi (quelli del chitarrista nessuno è riuscito a vederli per tutta la durata del concerto!!). Meno male che, a differenza di quanto di solito facevano i TJAMC ai vecchi tempi, i tre Black Rebel hanno avuto la capacità di proporre un concerto di buona qualità, non eccelso dal punto di vista tecnico ma sicuramente molto intenso e coinvolgente. Nell’ora e mezzo di esibizione sono stati presentati un po’ tutti i brani più importanti del non vastissimo repertorio della band, da “US Government” a “Stop”, da “Whatever happened to my rock ‘n’ roll” a “We’re all in love” passando per “Love burns” e “Six barrel shotgun”, quasi tutti accolti con grande calore dal pubblico presente. Man mano che il tempo passava anche il gruppo ha dato l’impressione di sentirsi sempre più a suo agio con l’audience italiana, visto che sia Robert Turner (basso) che Peter Hayes (chitarra) hanno più di una volta salutato e ringraziato i presenti. Poterli finalmente vedere dal vivo mi ha anche dato modo di rendermi conto di persona della loro bravura come cantanti (nei BRMC entrambi rivestono quel ruolo): le loro voci hanno una timbrica piuttosto simile ma anche molto bella, che a mio parere costituisce uno dei tanti punti di forza delle loro canzoni.

La parte finale di questa recensione deve per forza essere dedicata a qualche commento sul pubblico dell’Alcatraz, essenzialmente costituito da personaggi che, così come la band, hanno affrontato l’esperienza del concerto in maniera assolutamente tranquilla e rilassata: chi si aspettava un po’ più di “movimento” nelle prime file è sicuramente rimasto deluso, visto che l’unico brano per cui tutti si sono scatenati è stato il già citato “Whatever happened to my rock ‘n’ roll”. Molto interessanti le mises di tanti dei presenti, grazie ai quali sembrava non di essere a Milano ma in qualche club londinese: non si contavano infatti i tagli di capelli “sagomati” in perfetto stile new rock (tipo quelli di Liam Gallagher tanto per intenderci), i giubbini attillati con tanto di spillette dei gruppi cool del momento e i jeans stretti che lasciano quasi completamente scoperta la scarpa (rigorosamente Converse!!). Davvero una bella atmosfera, che ha fatto da sfondo ad una esibizione più che positiva, grazie alla quale sono stati pienamente confermati l’importanza e il valore di questo talentuoso trio.

Links:

Black Rebel Motorcycle Club – sito ufficiale

Fireside – sito ufficiale

Black Rebel Motorcycle Club

Black Rebel Motorcycle Club © www.blackrebelmotorcycleclub.com

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