Il padre del Coniglio

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La Notte Eterna del Coniglio, romanzo edito da Marsilio e recensito su Ver Sacrum, è forse la sorpresa horror italiana dell’anno. Qualsiasi cosa se ne pensi è senza dubbio nuovo sangue in una realtà che ha continuamente bisogno di trasfusioni. Con questa intervista cercheremo di conoscere meglio il suo autore…

Giacomo, presentati ai lettori di Ver Sacrum.
Ho (quasi) trentacinque anni, dieci dei quali passati in Cina. Ed è in Cina che ho scritto La notte eterna del coniglio; cominciato sei anni fa in uno sgabuzzino delle scope in cui avevo sistemato il computer e cui sono senz’altro debitore per l’atmosfera claustrofobica che si ritrova nelle pagine.
Al momento vivo a Parigi con mia moglie (cinese) e i miei due figli piccoli. Sono originario di Milano, ma da adolescente mi sono trasferito a Roma, dove ho poi studiato lingue orientali e dove torno tuttora a Natale e alle feste comandate. Quanto al fisico sono alto, occhialuto e castano, razza di montagna, dato che mio nonno veniva dal Trentino.
Come sei arrivato a pubblicare il tuo romanzo con la Marsilio?
In modo molto lineare e probabilmente con un po’ di fortuna.Vivevo in Cina e non avevo nessun contatto nel mondo editoriale italiano, per cui il Coniglio è rimasto nel classico cassetto per un paio d’anni (mi rifiutavo di inviarlo alla cieca e sedermi ad aspettare sperando nel miracolo, anche se ho poi scoperto che ero troppo pessimista e che le case editrici danno davvero almeno un’occhiata a tutto quello che ricevono). Poi per puro caso mi sono ricordato che la zia del mio migliore amico è un’intellettuale molto attiva nell’industria culturale e le ho chiesto se poteva aiutarmi.
Lei ha fatto arrivare il manoscritto al presidente della Marsilio, che conosce bene, e dopo aver aspettato sei mesi ho ricevuto una telefonata in cui mi veniva confermato un interesse di fondo per il libro, previe alcune modifiche (soprattutto sforbiciature).

Quali sono le tue fonti ispiratrici? Condividi quelle che credo di avere individuato nella recensione che ho scritto del tuo libro?
Il senso di claustrofobia e d’orrore onnipervasivo che traspira da ogni riga dei racconti di Lovercraft e delle migliori ghost-stories anglosassoni a cavallo del secolo passato, la realtà che si disfa lentamente trasformandosi in un incubo come nel miglior King, che per me rimane quello di Shining, il ritmo, il senso d’anticipazione che risucchia dentro ogni pagina nei migliori thriller contemporanei, da Il silenzio degli innocenti a Il socio fino a I fiumi di porpora. Mi interessa lo stile pulito, le storie forti e originali con personaggi ben caratterizzati e finali in crescendo, cioè quello che di solito sanno regalare autori come Michael Connelly, o appunto John Grisham, ma anche Andrea Camilleri, Massimo Carlotto, e pure Isabella Allende (almeno nei suoi primi libri), o Thomas Mann con quel capolavoro assoluto che sono I Buddenbrook, Fiedor Dostoevskij… e per fortuna la lista non si ferma qui. Ma sono le fonti ispiratrici che mi vengono in mente ora, ce ne sono decine di altre cui sono debitore.
E poi naturalmente c’è Dylan Dog, anche se non credo che il mio Coniglio venga fuori direttamente da I conigli rosa uccidono. Quello era una specie di Roger Rabbit, il mio personaggio deve semmai qualcosa al clown di It e a tutti gli assassini mascherati nel cinema horror americano degli ultimi due decenni.
Quale pensi sia la condizione della cultura “di genere” in Italia (letterariamente ma non solo)?
Ullallà… con una domanda del genere ti meriteresti un pistolotto di almeno trenta righe (e infatti ero già partito buttando giù una mezza pagina noiosissima e pomposa).
Semplifico d’autorità la domanda e rispondo solo sul genere horror. Sinceramente non mi sembrano tempi di vacche grasse.
Al cinema si erano viste ottime cose fino agli anni settanta, inizio ottanta e poi quasi più nulla, mentre una tradizione letteraria di genere non credo sia mai davvero esistita nel nostro paese.
Anche oggi a una scuola noir di ottima qualità l’horror risponde con poche cose sparse.
Il sotto-genere prevalente nel noir italiano, cioè il poliziesco o la detective story di impianto realistico e con una forte connotazione sociale, non è il più adatto a creare zone di scambio e di sinergia tra i due generi, ma la verità è che il noir, pur con l’eccesso di codificazione e di ideologismo in cui si cerca di imprigionarlo, e che già sta pagando, può contare su diversi scrittori di gran classe per continuare a rinnovarsi mentre all’horror italiano mancano palesemente gli autori in grado di dargli un’identità ben definita e soprattutto di reclutare il grande pubblico (se adesso replichi con una sfilza di domande del tipo, ma come, e Tizio ? E Caio ? sappi che opporrò un diplomatico No Comment).
Nonostante le tue reticenze voglio chiederti alcune cose: quale autore italiano conosci e consideri valido?
Lucarelli, Camilleri, Carlotto, Dazieri, poi un mio collega di scuderia alla Marsilio, Enrico Remmert ma ho sempre troppo poco tempo per leggere e sono sicuro che ce ne sono diversi altri molto validi e che ancora non ho scoperto.
Hai mai letto qualcosa di Valerio Evangelisti?
Sì, qualcosa…
Hai letto Io Uccido di Faletti?
Sì, e mi è piaciuto. E’ un romanzo ben scritto, avvincente, sincero. E’ di esorbitante lunghezza e l’editor del libro dovrebbe andare a nascondersi, ma spero che il successo di Io Uccido abbia ricordato a qualcuno che anche per un autore italiano suspance e anticipazione restano gli ingredienti fondamentali di un buon noir.
Pensi ci sia la possibilità per un autore horror in lingua italiana (nel tuo caso non dico semplicemente “italiano” per ovvi motivi), di potere vivere della propria scrittura? (a proposito…che fai per campare?….)
Io lavoro per un grosso gruppo internazionale, mi occupo di marketing visivo.
Viste le reali cifre di vendita, anche di libri di successo e di cui si parla molto, vivere solo di diritti d’autore credo sia duro per qualunque scrittore italiano.
Fanno eccezione quei pochissimi con tirature che raggiungono regolarmente le sei cifre o ci si avvicinano molto, e forse un giorno anche un autore horror entrerà nel gruppo. Per ora però non vedo candidati.
Diverso naturalmente se un autore horror riuscisse a far tradurre i suoi libri e ad aver accesso allo sconfinato mercato di lingua inglese, dove anche le tirature “medie” possono raggiungere numeri per noi impensabili.
E il tuo romanzo è stato tradotto in qualche altra lingua?
Per ora no, credo che alcuni contatti siano in corso, io aspetto.
Quale è in generale l’atteggiamento delle case editrici italiane verso chi propone letteratura horror? Non pensi che abbiano una certa responsabilità nella difficoltà degli autori a “reclutare” il grande pubblico?
Francamente non lo so, come ti ho già spiegato a me è andata “bene la prima”. Sono stato fortunato e quindi non ho idea cosa pensino dell’horror altre case editrici diverse dalla Marsilio.
In ogni caso non credo assolutamente che case editrici, librerie e mass media abbiano delle responsabilità nella limitata diffusione della letteratura horror italiana. Se e quando quest’ultima saprà proporre la qualità e la quantità di opere che il noir italiano sforna ogni anno, allora anche l’industria editoriale moltiplicherà giocoforza le sue attenzioni.
Per caso, sai quante copie ha venduto?
Intorno alle quattromila dell’edizione Marsilio, poi adesso è uscita un’edizione Mondolibri, cioè Club degli Editori, ma non ho idea di come stia andando né di quanto abbiano tirato.
Va a finire che a un anno dall’uscita avrò venduto qualcosa come cinquemila copie.
Per un esordiente sono numeri tutt’altro che disprezzabili ma io sono comunque un po’ deluso… a un certo punto speravo sinceramente di poter superare le diecimila copie.
E al cinema, cosa vedi?
Ammetto di essere uno spettatore molto americanofilo, mi godo senza vergogna tutti i blockbuster di Hollywood zeppi di effetti speciali e naturalmente tutti gli horror che passa il convento, anche se qualche anno fa mi stavo francamente stufando dell’assoluta mancanza di idee e novità su cui il genere sembrava essersi arenato.
Mi ha rinvigorito il filone degli horror parapsicologici tipo Il sesto senso, The Blair witch project o The moothman prophecies. Comunque su tutto prediligo i thriller e i noir di ambientazione realistica e con un plot forte e ben strutturato. Quest’anno ho visto due capolavori in questo senso: La venticinquesima ora e Mystic River. Ma la storia più perfetta che abbia mai visto raccontata in un film rimane Gli Spietati di Clint Eastwood.
Nel tuo immaginario ha peso il cinema thriller italiano (penso ad Argento in primis)?
Sì, credo di sì, nell’immaginare l’ambiente morboso e claustrofobico del rifugio mi tornavano spesso alla mente certe atmosfere di Suspiria e Profondo Rosso.
Che musica ascolti?
Poca. I cantautori italiani.
Hai un autore figurativo che ami di più?
Il Goya nero.
Puoi descriverci il tuo modus operandi? Come arrivi alla costruzione di un tuo romanzo?
Parto sempre e comunque da un’idea abbastanza articolata, un embrione di storia e non semplicemente una suggestione o un insieme di immagini.
Me la rigiro in testa per mesi, senza scrivere una riga ma arricchendola di sempre nuovi dettagli finché non arrivo ad avere l’equivalente di un “trattamento” cinematografico, cioè una trama dettagliata e completa. Allora comincio a scrivere, in strettissimo ordine cronologico, partendo dalla prima pagina e terminando con l’ultima.
Perché ne La Notte Eterna del Coniglio hai deciso di assumere un punto di vista femminile?
Se rifletti bene sulla struttura della trama ti rendi conto che è stata una specie di scelta obbligata. Jane era l’unico personaggio che avrebbe potuto narrare la storia in prima persona, come io volevo che fosse.
Spiegati meglio.
Io non ho fatto nessuna scelta di principio per una voce narrante femminile.
Volevo raccontare la storia in prima persona e il personaggio più adatto a farlo, se non l’unico, era la buona Jane. Per avere un uomo al suo posto avrei dovuto ribaltare il sesso di quasi tutti i personaggi della storia, ma la verosimiglianza dell’insieme ne avrebbe senz’altro sofferto.
E’ assai più comune di quanto non si creda che elementi essenziali di un libro vengano decisi sulla base di prosaiche considerazioni di opportunità.
Perché l’ambientazione americana?
Esclusivamente per elementari ragioni di verosimiglianza. Ti sarebbe sembrato credibile un gruppo di famiglie italiane che si fanno scavare un mini-rifugio antiatomico nel giardino di casa? Tra l’altro chi può vantare un giardino in Italia, a meno che non immaginassi dei personaggi che abitano in campagna o all’estrema periferia di una città?
E in quel caso perché mai la Cina dovrebbe sprecare un ordigno nucleare per colpire direttamente una zona marginale sul territorio di un piccolo alleato del suo vero nemico, gli Stati Uniti?
Hai in cantiere qualche altro lavoro?
Ho già pronto un nuovo romanzo, che dovrebbe essere pubblicato nel 2004.
Sarà sempre nero inchiostro, anche se non si tratterà di un thriller di impianto “classico” come il Coniglio. L’ispirazione mi è stata data da un appuntamento mancato con la Signora in Nero, esperienza che mi ha costretto a tutta una serie di vorticose riflessioni sulla presunta natura spirituale dell’uomo, la visione del riduzionismo scientifico e vari altri argomenti collaterali…
Sarà pubblicato sempre da Marsilio?
Penso proprio di sì.
Hai intenzione di cimentarti solo con il romanzo o pensi di affrontare anche il racconto breve?
Ho appena scritto il primo raccontino della mia vita, cinque pagine cinque per una rivista letteraria che me lo aveva chiesto. La mia ispirazione però tende soprattutto alla forma lunga del romanzo e il racconto breve resta per ora solo un’occasionale diversione. Sembra mi sia preclusa la forma breve del racconto e nessuno mi crede quando dico che prima di esordire con una storia di quattrocento pagine non avevo né scritto né pubblicato una riga.
Potete contattare l’autore scrivendo a gardumi.giacomo@wanadoo.fr.
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