Imperial Launch Party

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Concerto di Sieben alla conferenza stampa dell'Imperial Launch Party foto di Christian Dex © Ver Sacrum

Interessante serata quella al Supperclub di Roma, in cui è avvenuto il battesimo del “Post Romantic Empire”, un progetto multidisciplinare volto, per bocca degli stessi responsabili, a “definire e promuovere le influenze della cultura romantica nei linguaggi del nostro secolo, dalla poesia alla musica, passando per la fotografia”. Di questa stimolante iniziativa ne abbiamo parlato più diffusamente con Giulio Di Mauro nell’intervista che potere trovare nella sezione Arti. Parliamo invece qui di questo evento inaugurale che ha visto nelle molte sale del Supperclub una vera messe di proposte.

Due parole vanno intanto spese su questo locale: si tratta di un club molto trendy ubicato all’interno di un palazzo rinascimentale nel cuore di Roma, a due passi da Piazza Navona. Il club si compone di molte stanze su più livelli: le due più grandi, dove si sono svolte la maggior parte delle iniziative della serata, sfoderano un originalissimo arredamento basato su degli enormi e profondi (nonché comodi) divani bianchi su cui ci si può/deve letteralmente sdraiare sopra. La prima sala, più stretta e coperta da un soffitto affrescato, presenta i soliti divani addirittura su due piani grazie ad un soppalco rialzato. La seconda è invece molto grande ma è occupata in mezzo da una specie di divano enorme, ad occhio e croce di 15 metri per 10, chiuso su tutti i lati, tanto che per sedercisi bisognava scavalcare letteralmente le spalliere. C’era poi una sala sotterranea, dei bagni stile oblò di nave, un paio di stanze più piccole con delle opere d’arte, un bar ricoperto dal velluto rosso, insomma un locale molto trendy e avveniristico che uno si sarebbe aspettato di trovare a Berlino o Londra ma mai nel cuore di Roma. Forse il tutto era un filino troppo fighetto almeno per la “ruspante” redazione di Ver Sacrum, presente in massa con Mircalla, Ankh, Manfred e “yours truly” Christian Dex.

Jonny B (Inner Glory) + DBPIT foto di Christian Dex © Ver Sacrum

L’evento ha avuto inizio con la conferenza stampa dei due curatori dell’iniziativa, Giulio Di Mauro e Francesco D’Orazio, che hanno illustrato le motivazioni del progetto insieme ai docenti universitari Alberto Abbruzzese e Enrico Pozzi (per saperne di più vi rimando nuovamente all’intervista a Di Mauro in Arte e Cultura). Subito dopo Di Mauro ha presentato Matt Howden e il suo progetto Sieben, dichiarando che fra le iniziatove del Post Romantic Empire figura anche la produzione di un prossimo lavoro del violinista dedicato a Lord Byron. Howden ha quindi eseguito qualche pezzo dal suo recente e bellissimo Sex and wildflowers davanti ad una piccola ma molto attenta folla di persone. Purtroppo questa performance è durata veramente pochissimo, cosa che ci ha deluso molto visto che il concerto di Sieben era per noi l’attrazione principale della serata.

Al termine di questa presentazione e dopo un’attesa abbastanza lunga sono ricominciati gli eventi, che si sono svolti in contemporanea nelle due sale di cui sopra. In quella più piccola è cominciato il concerto di Noosfera, una performance di musica sperimentale d’ambiente costruita con dei suoni di chitarra molto effettati e delle basi suonate da un computer (un bellissimo Apple iBook). Nella sala più grande, davanti a diverse decine di persone spaparanzate in quell’enorme divanone, si sono esibiti DBPIT (ovvero Der Bekannte Post-Industrielle Trompeter) insieme a Lendormin. Anche questa è stata una performance molto sperimentale, in cui sembra essere stato dato enorme spazio all’improvvisazione: l’atmosfera tra i musicisti era estremamente rilassata, tanto che il tutto sembrava una sorta di jam session. A conferma di ciò, verso la fine del set DBPIT è stato raggiunto dal cantante degli Inner Glory Jonny B, per eseguire insieme un pezzo con chitarra acustica in stile neo-folk.

Ritorniamo nell’altra sala che, mi ero scordato di dire prima, era coperta dai dipinti in stile pop art di Andy dei Bluevertigo ispirati alle icone degli anni ’70 e ’80, da David Bowie a Goldrake e i Kraftwerk. A suonare è infatti proprio Andy, che si esibisce accompagnato da un altro musicista alle tastiere mentre lui si avvicenda al sax e alla voce. Non rimango molto perché nell’altra sala sta per cominciare il concerto degli Spiritual Front. Stavolta la formazione romana si presenta con soli due componenti, Francesco Sost’o alle tastiere e Simone ‘hellvis’ Salvatori, il leader del gruppo, alla chitarra acustica e voce. Nell’ambito di questa ricca iniziativa per gli Spiritual Front c’è solo lo spazio per una manciata di pezzi, molto intimi e struggenti, perfettamente in linea quindi con la tematica della serata. In realtà, nonostante non mancasse un pubblico di fan molto attento, l’intimità non è stata raggiunta con facilità a causa del continuo brusio del pubblico sdraiato sul divanone in preda ad un raptus di chiacchiere da night-clubbing: Simone più volte ha richiesto il silenzio ai presenti ma si è poi rassegnato ad eseguire i suoi pezzi cercando di mantenere alta la concentrazione anche in quella condizione non facile. Bellissimi e molto convincenti sono stati i brani eseguiti, una bella sorpresa per me che assistevo per la prima volta ad un concerto del gruppo romano. A impreziosire il tutto arriva ad un certo punto Matt Howden che imbraccia il suo violino per unirsi ai due musicisti nello splendido pezzo “No kisses on the mouth”, uno dei brani più belli degli Spiritual Front che quasi incredibilmente è uscito ancora più bello grazie alle note stridenti del violino di Matt. Davvero un’ottima performance.

Spiritual Front + Sieben foto di Christian Dex © Ver Sacrum

Quando ormai pensavamo che i live-set fossero conclusi veniamo a sapere con molto piacere che è prevista un’altra performance di Sieben: così dopo qualche minuto riappare Matt Howden per un breve ma intensissimo concerto. Ovviamente la sua esibizione è stata incentrata sui brani di Sex and Wildflowers di cui, se la memoria non mi inganna. dovrebbero essere state suonati almeno “Forget me not”, “Virgin in the Green”, “Deadly Nightshade”, “Bleeding Heart”, “Love’s Promise” e la mia preferita, la stupenda “Deathlust”. Più volte su questo sito si è parlato di Sieben e della sua musica splendida e struggente, ma va anche ricordata l’estrema simpatia e umiltà di Howden, che non ha risparmiato sorrisi, strette di mano e conversazioni con i presenti, dando una prova di grande umanità e affabilità. La performance è stata senz’altro gradita molto dai presenti, anche se il chiacchiericcio non si è mai placato del tutto (tra l’altro anche Simone degli Spiritual Front non è stato esattamente zitto durante il concerto…). A confermare l’interesse del pubblico abbiamo poi saputo che il musicista inglese ha venduto durante la serata tutti i CD che aveva portato con sé.

La serata è proseguita ancora fino a mattina, mentre la redazione di Ver Sacrum, a digiuno e in preda a post-romantiche visoni mistiche causate dalla fame, si dileguava alla ricerca di un posto dove mangiare. Se questa serata non è stato che un debutto c’è molto da aspettarsi ancora dal Post Romantic Empire, ai cui organizzatori vanno senz’altro i complimenti per il coraggio e l’originalità dimostrata nella realizzazione del progetto.

Links:

Post Romantic Empire: intervista

Post Romantic Empire – sito ufficiale

Sieben – sito ufficiale

Spiritual Front – sito ufficiale

Supperclub

Sieben foto di Christian Dex © Ver Sacrum

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