Sieben: Sex and Wildflowers

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Ver Sacrum Dopo l’ottimo Wormwood, frutto della collaborazione con Tony Wakeford, Matt Howden ritorna con un CD del suo progetto solista Sieben, e ancora una volta siamo a livelli di eccellenza pura. Sex and wildflowers è una collezione di tredici romantiche composizioni, dolci senza essere stucchevoli, composte e interamente suonate da Howden. In esse compaiono degli inserti di chitarra, di basso, qualche percussione ma è chiaramente il violino di Howden a farla da padrone, anche perché l’artista riesce a tirar fuori da esso dei suoni assolutamente incredibili. La base delle composizioni di Sieben infatti è quasi sempre costituita stratificando delle sequenze di violino ripetute in loop. E’ interessante assistere ad un suo concerto proprio per rendersi conto del modo in cui queste sequenze sono ottenute, non solo con l’archetto ma anche pizzicando le corde, tambureggiando la cassa armonica o addirittura strusciando il mento su una parte dello strumento. Si diceva che Sex and wildflowers traspira romanticismo, e questo è anche grazie alle note malinconiche del violino e alla dolce voce dell’artista: se è vero che le canzoni romantiche e struggenti caratterizzano il disco (si ascolti ad esempio “Virgin in the Green”, “Winter Snowdrop” e la stupenda “Love’s Promise”) l’album si presenta anche molto ricco nelle sue atmosfere. Così compaiono brani più tirati come “Bleeding Heart” o l’interessante “John in the Pulpit’, un pezzo quasi di acida psichedelia con i suoni distorti del violino (che quasi sembra una chitarra) in evidenza. Altrettanto particolare è “Loki’s Lust and Punishment” un pezzo in puro stile “neofolk” con la chitarra acustica sullo sfondo suonata in semplici e ripetitivi accordi. Il capolavoro dell’album è un altro di questi brani atipici, ovvero “Deathlust”, un pezzo costruito magistralmente poggiando una bellissima melodia di violino su una base di suono acido e distorto e di battiti precisi e marziali di rullante: si crea un muro di suono pieno in un emozionante crescendo che si interrompe all’improvviso in un assordante silenzio. Molto belli sono poi i testi, che usano come metafore immagini di campagna (i “wildflowers” del titolo) per narrare soprattutto di passioni (il “sex” del titolo), alcune anche estreme (ad esempio “Deadly Nightshade” sembra quasi scritta dal punto di vista di un omicida). Diffidate dalle tante pacchiane imitazioni e dai gruppi dalle dubbie e ambigue idee politiche: se vi appassionano i suoni del neofolk è a Matt Howden e ai suoi molti progetti che dovete guardare. Un personaggio unico e prezioso.

Web: http://www.matthowden.com
Email: mh@matthowden.com
TagsSieben
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