Morning After: Beneath the Real

0
Condividi:

Ver Sacrum I fratelli Tasos e Melios Iliopoylos provengono dalla Grecia e sono autori di una proposta musicale piuttosto eclettica che vede influenze gothic metal, insieme a sonorità nu-metal e a strutture tipiche del metal classico e qualche reminescenza più propriamente goth. “Free to heal” non è né più né meno che un mid-tempo di classic metal caratterizzato da una performance vocale imbarazzante. “Day of the Moon” è un crossover goth/death/nu metal di media caratura, ed anche qui il livello del cantato è pessimo. Con “Heavy waves” siamo di fronte a gothic metal piuttosto corrente, con qualche accento un poco più goth (la voce ad effetto) nei passaggi lenti. “Asthenia”, lanciato dalla promozione come uno dei pezzi più rappresentativi del gruppo, è, in effetti, un pezzo di gothic metal melodico ed avvolgente piuttosto bello, ma anche qui il livello del cantante è appena accettabile. In “Hell in heaven” paiono prendere il sopravvento le influenze gothic, mentre la title track è musicalmente un corposo pezzo gothic metal, ma ancora una volta la partitura vocale pare inesistente, nonostante il tentativo di sfoggiare qua e là ruggiti cavernosi. “Trains in the dust” è invece una ballad melodica, ma piatta e noisetta dove il buon Tasos da forse il peggio di se, perché se la cava nel “recitato” (bella forza…), ma non regge i toni cantati medi. “Burning Time” e “Let myself flow” ripresentano senza guizzi le consuete sonorità crossover. “Instability”vorrebbe essere una sorta di pezzo goth-pop metal alla Century, ma i risultati, soprattutto e ancora una volta dalle parti del cantato, sono disastrosi. Chiude l’opera un outro strumentale, molto sintetica ma senza peso. Dunque, Beneath the Real è un insieme di pezzi senza infamia e senza lode, troppo incoerente e incerto per farsi seguire senza annoiare.Complice è anche una produzione di non eccelsa levatura, troppo compressa nei suoni, e soprattutto -come forse avrete capito- una partitura vocale sotto i livelli di guardia: la voce di Tasos è spesso lontana e soffocata, accettabile nelle parti growling ma inesistente e stonata il più delle volte nelle parti melodiche e goticheggianti (addirittura strozzata nei falsetti); ora, visto che Melios oltre che a scrivere la musica è autore di quasi tutti i testi e suona tutte le chitarre, il basso e le tastiere (mentre in questo disco c’è un batterista guest), viene da chiedersi come mai i Morning After non siano una one- man band (questioni di famiglia?).

Condividi:

Lascia un commento

*