Lisa Gerrard & Patrick Cassidy: Immortal Memory

0
Condividi:

Ver Sacrum La voce della Grande Dea Madre è tornata, dopo lunghi anni di attesa, ad allietare l’udito di chi è in grado di intenderne la forza e la grazia. Quanto tempo è passato dall’ultima sua uscita “ufficiale”, quel Duality creato in collaborazione con Peter Bourke, uscito nel lontano 1998: sei anni che sembrano un secolo. Non che nel frattempo lei sia rimasta inattiva: numerose le collaborazioni con diversi artisti e le partecipazioni a colonne sonore di film, in alcuni casi anche di grande successo (due titoli su tutti: “Il Gladiatore” e “Ali”), ma ugualmente non ho potuto fare a meno di soffrire per la mancanza del suo nome su un intero lavoro. Anche in questo caso non si tratta di un’uscita personale bensì di una collaborazione: il fortunato stavolta è Patrick Cassidy, compositore di musica classica contemporanea e autore a sua volta di numerose colonne sonore. Quello che colpisce fin da subito nel in questo CD è il fortissimo afflato mistico dei suoni e delle splendide ambientazioni: la cosa non stupisce, considerando i lavori dei Dead Can Dance, ma la presenza forte delle influenze etniche presenti in Duality, a mio personale giudizio leggermente al di sotto delle aspettative, nascondevano questa importantissima caratteristica. La selezione dei testi conferma questa impressione e la scelta ricade non solo su testi di sacralità cristiana -“Abwoon (our Father)” o “Paradise Lost”, ispirata al poema di Milton – ma anche di antica tradizione precristiana – “The song of Amergin” sarebbe, secondo la tradizione, la prima poesia composta nella terra d’Irlanda dopo la sconfitta dei semidivini Tuatha Dè Danann -. Fin dagli esordi, questa incredibile cantante ha spinto la sua ricerca nell’ambito dello studio dei suoni emessi dalla sua voce: è ben noto che in molti casi ha scelto di cantare in lingue mai esistite, utilizzando suoni articolati che non erano parole. In questo caso la sperimentazione continua in una direzione simile, ma anche nell’uso di lingue molto antiche, dal celtico arcaico fino all’aramaico (la sopraccitata “Abwoon” altro non è che il Padre Nostro cantato nella lingua in cui Cristo lo pronunciò per la prima volta) oppure di strutture sonore pregne di sacralità (ad esempio il mantra “Maranatha”, sempre in lingua aramaica). Il risultato di questa collaborazione è, a mio parere, un lavoro di qualità eccelsa, che restituisce al mondo della musica eterea la sua regina indiscussa in uno stato di grazia che mi ha ammaliato fin dal primo ascolto: a mio giudizio un CD da non perdere a nessun costo.

Condividi:

Lascia un commento

*