Adaro: Schlaraffenland

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Ver Sacrum Ritchie Blackmore ha qualificato gli Adaro fra i suoi personali gruppi prediletti. Non possiamo certo recar torto al sommo menestrello, considerando la parca ma certo onorevole discografia dei nostri. Eppure questo ultimo parto della banda di Christoph Pelgen a tratti mi ha lasciato interdetto, a cagione di un paio brani che proprio non mi sono piaciuti! Certo, il lettore ben è conscio che trattasi di modesto parere personale, d’altro canto vi sono gli altri episodi, sinceramente esaltanti, a far pendere la bilancia nel senso di un giudizio complessivo nettamente favorevole. Il suono è al solito inconfondibile, reso come sempre suggestivo dalle cornamuse e dall’organetto, eppoi la suadente voce di Konstanze Kulinsky è in grado di corrompere gli animi più duri! Dodici le tracce, un tuffo salutare nell’età che vedeva spengersi il medievo e sorgere una nuova era. Grande la rivisitazione di “Lieg still”, di “Wohl dem Leibe” o della scatenata “Frau, du sollst unvergessen sein” (rispettivamente di autore anonimo, di Reinmar von Hagenau e di Oswald von Wolkenstein), ottimo il finale intimista di “Psalm XIII”, il disco si esaurisce, scordo lo smarrimento del quale riferivo sopra, premo nuovamente il tasto play e… viva gli Adaro!

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