Dark Day 2004

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Rosa Crux

Rosa Crux © www.rosacrux.org

E’ innegabile che il Dark Day sia divenuto uno degli appuntamenti classici della scena oscura italiana e quest’ultima edizione, svoltasi per la prima volta fuori da Milano, ovvero al Transilvania Live di Reggio Emilia, è indubbiamente quella più ambiziosa nella storia della manifestazione, avvalendosi di un cast composto da ben sei gruppi, su cui svettano i prestigiosi nomi di Kirlian Camera e Rosa Crux, la leggendaria band francese le cui esibizioni sono tanto rare quanto affascinanti e particolari. Il pubblico ha risposto bene alla ricca offerta (oltre ai concerti, i consueti stands di dischi, abbigliamento ed accessori e tanta musica per ballare tra un concerto e l’altro) e volendo già anticipare la conclusione di questo articolo, il bilancio della manifestazione è sicuramente positivo, con l’unico neo di tempi alquanto dilatati (i Kirlian Camera, ultima band ad esibirsi, hanno iniziato il loro concerto ben oltre le 2 di notte) sia per i fisiologici tempi dei cambi di palco, sia per disguidi nella gestione della sfilata di moda svoltasi dopo il concerto dei Rosa Crux. Se questi due primi punti sono inconvenienti che ci possono stare nella gestione di una serata del genere, ciò che non è tollerabile e va anzi censurato è l’atteggiamento dei Bloody Mary: la band milanese non ha infatti rispettato gli accordi che, proprio per non dilatare troppo i tempi, prevedevano che nessuna band eseguisse i “bis”. Assurdo che un gruppo del livello dei Rosa Crux abbia rispettato il patto (quando per altro sia la band, sia il pubblico, avrebbero gradito un’appendice al concerto) mentre questi cinque ragazzi si siano presi la libertà di far di testa propria. Passiamo ora all’analisi dei singoli concerti. (C)

Rosa Crux
La kermesse è iniziata con l’esibizione dei fantastici Rosa Crux, band di culto che normalmente avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di headliner (o al limite di co-headliner assieme ai Kirlian Camera) della serata e che invece, in via del tutto eccezionale, ha aperto questa edizione del festival. Come molti di voi sapranno il gruppo francese si esibisce con una strumentazione molto particolare, che non può essere montata negli stessi tempi necessari per quella di una formazione “tradizionale”, per cui gli organizzatori hanno pensato bene di far suonare per primo proprio il terzetto di Rouen, che in effetti è montato sul palco alle 19.45 circa. Devo dire la verità, lo stage era a dir poco impressionante, anche perché a riempirne buona parte c’era qualcosa che fino ad ora non mi era mai capitato di vedere, vale a dire un’imponente impalcatura che sosteneva due file di campane (in totale ce n’erano dieci), alcune grandi e altre più piccole. Al lato era stato sistemato il pianoforte antico di Claude Feeny (che è anche colei che aziona le campane e si occupa di una parte delle vocals), mentre alla sinistra del palco si trovavano le postazioni del cantante/chitarrista Olivier Tarabo e della contrabbassista. Alle spalle di costoro c’era invece la stranissima batteria meccanica costruita dallo stesso Olivier e da lui chiamata BAM (che sta per “Batterie Acoustique Midi”): in pratica si tratta di un set completo di percussioni che viene suonato tramite un sistema meccanizzato che agisce su delle piccole bacchette, il cui movimento può essere programmato al computer con la stesso sistema utilizzato per la drum-machine.

Veniamo però al concerto, un’esperienza a dir poco indimenticabile, anche perché la musica proposta dal trio è bellissima ed evocativa e riesce a raggiungere dei picchi di intensità davvero notevoli. Partecipare a una performance di questo gruppo non è un’esperienza da poco, infatti l’atmosfera che si viene a creare è magica, solenne e per certi versi molto emozionante e coinvolgente. Da notare che nel corso dello “show” si sono verificati alcuni intoppi di carattere tecnico, ma per fortuna la cosa si è risolta senza grossi problemi o perdite di tempo. C’è inoltre da dire che questa band si avvale della collaborazione di due performer, due ragazze che all’inizio del concerto si sono posizionate nei corridoi laterali posti nella parte alta della sala principale, dai quali è possibile affacciarsi visto che sono una sorta di balconi che permettono di vedere ciò che succede al di sotto. In quell’occasione hanno ripetutamente sventolato due stendardi che recavano la scritta “Rosa Crux”, ma in seguito sono state protagoniste di uno dei momenti più particolari dell’intera esibizione, cioè quello che dalla band stessa viene chiamato “Danza della Terra”. In pratica subito prima dell’esecuzione di “Eli-Elo” (brano tratto dall’album Proficere) le due ragazze, nude ma interamente ricoperte da una sorta di fanghiglia, si sono posizionate su di un tavolo che era stato posto nel mezzo alla sala (e quindi tra il pubblico), dove si trovavano dei recipienti pieni di terra: inizialmente le due, una vicina all’altra e accovacciate sulle gambe, si muovevano con movimenti ripetitivi e meccanici, poi però nei momenti in cui la musica ha cominciato a farsi più potente e incalzante hanno iniziato a dimenarsi in maniera convulsa e violenta e a gettarsi addosso la polvere argillosa che avevano davanti, compiendo dei movimenti quasi ritualistici che, nell’ottica della band, stanno a rappresentare una sorta di ideale lotta dell’uomo contro la morte e anche un confronto tra il corpo umano e la materia dalla quale è nato e alla quale ritornerà. Inutile dire che tale performance ha attirato non poco l’attenzione dei presenti, che si sono disposti in cerchio per potervi assistere ed hanno per qualche minuto ignorato ciò che accadeva sul palco. Terminato il brano tutto è tornato come prima, le ragazze hanno abbandonato la postazione ed il concerto è andato avanti ancora un bel po’, tanto che alla fine la durata complessiva è stata di circa un’ora e venti.

Prima di partecipare al Dark Day sapevo bene di dovermi aspettare molto da questa band, ma devo dire che il loro concerto è andato forse al di là delle mie previsioni. Tra l’altro il gruppo, oltre a comporre musica meravigliosa e ad offrire uno spettacolo del tutto inusuale (per non dire unico!), ha anche un modo particolare di proporsi sul palco. Le due musiciste erano infatti abbigliate in maniera ben più che “castigata”, l’una con un’uniforme militare e l’altra con una lunga tonaca nera simile a quella indossata dai sacerdoti: nessuna delle due ha proferito parola tra l’esecuzione di un brano e l’altro, ma in compenso il singer Olivier ha più volte ringraziato e salutato il pubblico, che specie nelle prime file era assolutamente caloroso. Che altro dire, se non che il festival è iniziato nel migliore dei modi possibili, e che ci ha permesso di assistere a un evento veramente speciale che credo abbia coinvolto un po’ tutti, anche chi magari è venuto al Transilvania senza conoscere nessuna delle band presenti… (G)

Syrian
Tocca ora ai Syrian: la band italiana sta meritatamente attirando su di sé anche l’attenzione del pubblico di casa nostra con una serie di live show che stanno facendo conoscere il loro buon primo album De-synchronized. La scaletta di stasera non si discosta molto da quella del loro concerto a cui ho assistito al Transilvania di Milano poche settimane prima, proponendoci oltre ad alcuni dei migliori brani dell’album (“She is the dark”, “No atmosphere”, “Vega Velocity”, “Wasted Years”, ecc.) anche il nuovo singolo “Space Overdrive”. Musica elettronica in bilico tra future-pop e synth-pop, musica che dovrebbe far ballare il pubblico (e per altro i Syrian stasera ci danno anche dentro sul palco), ma invece con mia sorpresa gli spettatori seguono il concerto in maniera molto fredda e distaccata. Cosa piuttosto strana, visto l’impatto estremamente “dance” della musica dei Syrian e di certo non si può dire che il pubblico accorso al Dark Day non apprezzasse l’elettro, visto l’ottimo riscontro avuto dal sottoscritto e dagli altri dj nel proporre musica EBM durante la serata. L’esibizione si trascina verso la fine senza particolari sussulti proprio per lo scarsissimo “feedback” trasmesso dal pubblico; chi non conosceva il duo italiano e li ha visti per la prima volta stasera, probabilmente non sarà rimasto folgorato dal loro show, ma consiglio a queste persone di rivederli in un altro contesto prima di trarre affrettate conclusioni, poiché i Syrian sono indubbiamente una delle grandi realtà dell’elettronica “made in Italy”. (C)

Bloody Mary

Aldebran dei Bloody Mary

Aldebran dei Bloody Mary, Pisa 10/01/04 (foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

Dopo i Rosa Crux e i Syrian è stata la volta dei Bloody Mary, gothic metal band che recentemente ha fatto molto parlare di sé, anche grazie ai numerosi concerti tenuti in varie parti d’Italia durante l’inverno appena trascorso. Avevo già avuto modo di vederli dal vivo, e la loro performance non mi aveva convinto più di tanto, né dal punto di vista musicale né per ciò che riguarda l’atteggiamento tenuto sul palco dai vari componenti, e in particolare dal cantante Aldebran. Innanzitutto il problema sta nel tipo di musica suonata dal gruppo, che spesso è stato messo a confronto con quello proposto dai finlandesi Him: in realtà trovo che i BM siano meno “romantici” di Ville Valo & soci, e che il loro sound non sia nulla di particolarmente originale. In alcune occasioni esso si colora di tinte oscure e c’è quasi un avvicinamento a generi più estremi come il black o il death, ai quali viene fatto riferimento in molte occasioni (ad esempio quando viene utilizzata la voce “brutal”…). Ogni tanto il cantante si lascia andare a qualche urletto in pieno stile Dani Filth (sto parlando del vocalist dei Cradle of Filth ovviamente!) e soprattutto ha atteggiamenti quasi da rockstar consumata, cosa che secondo me mal si addice ad una formazione così giovane e, tutto sommato, sempre abbastanza inesperta. Probabilmente la loro intenzione è proprio quella di mostrarsi padroni del palco e sicuri di se stessi, ma per adesso direi che sono ben lontani dall’ottenere questo risultato, anzi la loro attitudine è alquanto fastidiosa e fin troppo esasperata per i miei gusti. Durante lo show dei milanesi non è certo mancato il calore del pubblico, decisamente più numeroso di quello che ha assistito al concerto precedente e soprattutto più coinvolto, anche perché composto in buona parte da persone che già conoscevano la band molto bene. Da notare che anche stavolta, così come la prima in cui li avevo visti, i Bloody Mary si sono presentati con un look curatissimo, dove abbondavano i capi in PVC, le fibbie, le cerniere, le maglie trasparenti e molto altro ancora. Da questo punto di vista il gruppo era decisamente “in tono” con l’ambiente e con l’immagine di gran parte dei frequentatori del Transilvania, mentre sotto il profilo musicale direi che sono stati un caso particolare all’interno del festival, essendo l’unica formazione metal presente. La loro esibizione si è comunque conclusa in una maniera abbastanza inusuale visto che, contrariamente agli accordi presi con gli organizzatori, Aldebran e compagni hanno voluto a tutti i costi proporre il bis: la risposta è stata però immediata, infatti a metà dell’ultimo brano uno dei Dj del locale ha messo su una delle canzoni della propria scaletta!! Il risultato è stato quindi una “sovrapposizione” davvero inconsueta, che comunque non ha impedito ai milanesi di terminare il proprio pezzo (anche se immagino che non si sarebbero mai aspettati una reazione di questo tipo, peraltro assolutamente giustificata e doverosa nei confronti delle altre band presenti al Dark Day). (G)

First Black Pope

First Black Pope

First Black Pope, Prato 5/01/04 (foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

Il concerto dei First Black Pope è iniziato mentre io mi trovavo ancora nella seconda sala del locale, per cui appena ho realizzato la cosa ho subito cercato di avvicinarmi il più possibile al palco per potermi godere al meglio lo spettacolo. Premetto che li avevo già visti in altre due occasioni e che in entrambi i casi l’impressione ricevuta era stata più che positiva. Stavolta forse è andata anche meglio, probabilmente perché questi musicisti stanno facendo sempre più tesoro dell’esperienza live accumulata in tanti anni di attività. Tra l’altro è risaputo che, quando si tratta di band electro, c’è sempre da fare i conti con la possibilità che la resa dal vivo non sia delle migliori, invece nel caso dei FBP questa considerazione è assolutamente fuori luogo visto che il gruppo ha un’ottima tenuta di palco e riesce fino alla fine a catalizzare l’attenzione del pubblico. La formazione è composta da tre membri, vale a dire un percussionista (che durante tutta l’esibizione ha indossato una sorta di rete/calza sulla testa), un tastierista/manipolatore di suoni (che utilizza lo pseudonimo Skelectric, una sorta di gioco di parole che fa riferimento sia al suo aspetto fisico che al tipo di musica da lui prodotta) e infine il cantante Skar, un personaggio alquanto carismatico e pazzoide che contribuisce in gran parte a rendere interessanti le esibizioni di questa band, sia con le sue espressioni e movenze che con il suo modo di cantare. La loro musica è infatti un’electro-industrial molto potente, furiosa e decisamente anti-commerciale, che a grandi linee richiama il sound degli Hocico ma che forse è addirittura più “violenta” e rumoristica di quella prodotta dal duo messicano. Ascoltare i FBP non è quindi un’esperienza “rilassante”, ma è proprio questo ciò che più mi piace del gruppo, che considero tra l’altro come uno dei migliori d’Italia (e in grado sicuramente di dir la sua anche in contesto internazionale…). Inutile ripetere che il concerto in generale è andato molto bene, e che non ha mancato di proporre qualche momento particolare, come ad esempio quello in cui il cantante, in ginocchio a torso nudo e voltato di spalle, ha iniziato a colpirsi la schiena con una frusta (chi li conosce comunque sa che questo avviene praticamente ad ogni esibizione!!). Non ci sono dubbi, insieme a Rosa Crux e Kirlian Camera i First Black Pope sono stati sicuramente tra gli autori di una delle migliori performance della serata!

Inertia
La lunga maratona musicale di questo Dark Day vede il suo penultimo capitolo col concerto degli Inertia. Pur essendo un estimatore dell’elettro/EBM non ho mai apprezzato particolarmente la musica del gruppo britannico che anche stasera non mi ha smentito offrendo elettro per palati non particolarmente raffinati, canzoni decisamente imperniate sulla parte ritmica che mi sembravano però un po’ tutte uguali e che non hanno lasciato un gran ricordo in me. Il pubblico, almeno inizialmente, sembrava seguire l’esibizione anche con discreto interesse (forse anche per il gran dimenarsi sul palco della percussionista, il cui generoso seno ha messo a dura prova la tenuta del suo top), interesse che tuttavia è andato progressivamente scemando, così che a fine concerto ben poche erano le persone ancora davanti al palco. Personalmente trovo gli Inertia una band decisamente mediocre, ma visto il numero di dischi pubblicati e gli anni da cui sono sulla scena, evidentemente a qualcuno devono pur piacere, ma per me la loro esibizione è servita solo ad alzare la quantità delle bands in cartellone stasera, non certo la qualità. (C)

Kirlian Camera

Kirlian Camera

Kirlian Camera © www.kirliancamera.com

Sono quasi le 2.30 (!!!) quando la mitica formazione italiana (uno dei motivi per cui stasera bisognava esserci) sale sul palco. Formazione particolarmente “ampia” per i loro standard: Angelo ed Elena in questa occasione sono accompagnati da altri tre strumentisti, per uno show denominato “Special Vintage Gig”, ovvero un concerto imperniato su brani datati, alcuni dei quali (ad esempio “Ocean”, che ascolto stasera per la prima volta dal vivo nonostante questo sia il mio ennesimo concerto dei Kirlian Camera) raramente vengono proposti dal vivo. Nonostante i tecnici del suono ce l’abbiano messa tutta per cercare di rovinare il concerto, l’esibizione è stata comunque buona, in virtù di brani splendidi, molti dei quali eseguiti in versioni inedite (come spesso Angelo & co. fanno nei loro concerti); un viaggio a ritroso nel passato prossimo (“Absentee”, “The desert inside”) ed in quello piu’ remoto (“In the endless rain”, “Heldenplatz”, “Eclipse”, “Ocean”, “Fields of Sunset”, “Erinnerung”, “News”, “Ascension”). Alle loro spalle filmati in bianco e nero sulla Guerra Fredda, avvistamenti di alieni, ecc.. Era da qualche tempo che non vedevo i Kirlian Camera dal vivo ed anche per questa ragione attendevo con impazienza questa esibizione che non mi ha certo deluso, anzi… Devo dire che (problemi tecnici a parte), grazie alla band italiana, il Dark Day ha avuto il miglior epilogo possibile, almeno per la parte concertistica, perché per quei pochi spettatori ancora sostenuti da un briciolo d’energia, la festa è proseguita sino alle (ormai vicine) prime luci dell’alba. Alla prossima edizione… (C)

Links:

Rosa Crux – sito ufficiale

Syrian – sito ufficiale

Bloody Mary – sito ufficiale

First Black Pope – sito ufficiale

Kirlian Camera – sito ufficiale

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