Fairlight Childern: 808 bit

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Ver Sacrum Due mesi fa nel recensire Before you came along, il primo singolo estratto da questo 808bit, avevo elargito dei giudizi abbastanza positivi sui Fairlight Children, nuova avventura musicale di Stephan Groth (coadiuvato da due nordiche fanciulle – Tiff e Marianne B – davvero “très charmantes”) nei territori del synth-pop più leggero e giocoso, a metà tra electro-clash e nostalgie eighties. Ascoltando l’opera per intero non può che montare in me la delusione e l’impressione che questo “giocattolo” alla fine si sia rotto fra le mani al nostro Stephan. Non che 808bit sia proprio una schifezza clamorosa visto che non mancano episodi piuttosto piacevoli. Certo che se uno pensa che questo è il side-project di Apoptygma Berzerk, ovvero uno dei gruppi più importanti della scena elettronica degli ultimi anni, beh c’è davvero da preoccuparsi. Ma andiamo con ordine… Il disco si apre con un quartetto di pezzi davvero carini: “Electropulse” è giocosa e incalzante mentre “Before you came along”, di cui già ho parlato bene, mi cattura sempre più ad ogni ascolto. “Falling out” appare qui in un arrangiamento completamente diverso rispetto al singolo, molto più synth-wave anni ottanta, con alcuni suoni che non possono non far ricordare la gloriosa “Fade to grey” dei Visage. Infine “Invade my heart tonight” è un piacevole “divertissment” ispirato, nei suoni oltre che nel titolo, ai video-games dei primi anni ’80. Da quel momento in poi il disco si immette in una spirale discendente con pezzi poco felici se non addirittura brutti. Insulso e inutile è lo strumentale “Windshield wiper”, con i suoi suoni di synth “elastici”, patetica è “Microhard”, con quella linea di synth scippata maldestramente ai Kraftwerk, e parimenti orribile e pacchiana è la cover di “Bedsitter” dei Soft Cell. E che dire della melodia vocale di “Big City Girl”, che sembra presa da un brutto pezzo di disco anni ’70? Niente, è meglio il silenzio. Cercando di vedere la parte mezza piena del bicchiere uno non può che plaudire agli ottimi arrangiamenti e alle azzeccatissime costruzioni sonore dei brani, dove il nostro Stephan mostra ovviamente tutto il suo grandissimo talento di ingegnere del suono. Anche negli episodi meno riusciti del disco c’è sempre quel guizzo, quella trovata cavata dal cilindro (es. il suono della puntina che sbatte contro l’ultimo solco di un disco di vinile alla fine del CD) che ci ricordano dello spessore artistico di chi c’è dietro ai Fairlight Children. Peccato che cotanto talento non si concentri solo nel produrre cose di qualità eccelsa. Dopo il patetico show di Apoptygma al M’Era Luna 2003, dopo aver ascoltato questo disco e ripensando ad alcuni pessimi episodi di Harmonizer, temo che per ascoltare capolavori come 7 dovremo oramai rivolgerci altrove. Apoptygma non abita più qui???

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