Lycia: Empty Space

0
Condividi:

Ver Sacrum Alla fine del 1999 Mike VanPortfleet e Tara VanFlower si riunirono per lavorare al nuovo album dei Lycia, chiamando intorno a loro due musicisti che avevano fatto parte in passato della mitica formazione statunitense, ovvero John Fair e soprattutto David Galas, con cui VanPortfleet dette anche vita nel 1995 all’interessantissimo side-project Bleak. Le premesse di questa reunion erano perciò delle migliori e facevano ben sperare, dopo un’opera tutto sommato deludente come Estrella (1998), per un ritorno alle atmosfere fredde, oniriche e dilatate dei primi album dei Lycia. Purtroppo questo lavoro album non vide mai la luce del giorno, visto che, per motivi non chiari, il gruppo si sciolse dopo aver realizzato alcuni demo che per un certo periodo di tempo vennero messi a disposizione gratuitamente su Internet dallo stesso VanPortfleet. Sicuramente il successo dei due album Compilation Appearences vol. 1 & 2, in cui venivano raccolti brani inediti e rari prodotti nel corso del tempo dai Lycia, deve aver fatto riflettere il gruppo sull’idea di pubblicare ufficialmente il materiale delle session interrotte del 1999, che arriva finalmente ora con il CD Empty Space. Stavolta non è la solita Projekt a pubblicare il lavoro bensì l’etichetta Silber Records, che fa capo all’omonimo gruppo dei Silber, da sempre grandissimi estimatori del progetto di VanPortfleet. Le nove canzoni qui presenti mostrano un fortissimo legame con il passato dei Lycia, quello delineato dai primi due seminali album Ionia (1991) e A day in the stark corner (1993), e forse ancora di più con Wake, il primissimo CD di VanPortfleet registrato nel 1989 e rieditato in seguito al successo degli altri due lavori. Le atmosfere sono oscure e vengono dilatate dall’uso inconfondibile degli effetti per la chitarra, mentre la voce, sebbene sussurrata, riempie l’ascolto di mille echi e risonanze. La chitarra è acida e abrasiva, suonata in riff dal forte sapore psichedelico. I ritmi, proprio come accadeva in Wake, sono talvolta più sostenuti e up-tempo rispetto ai toni evanescenti di A day…, con il basso e la drum-machine che si fanno incalzanti e nervosi, senza che si perda mai nelle costruzioni sonore quell’atmosfera rarefatta e sognante che è il marchio “d.o.c.” del gruppo. E’ altresì evidente come queste canzoni siano rimaste allo stato embrionale del demo: sono presenti infatti diversi brani strumentali in cui l’assenza della voce enfatizza ancor di più la loro natura di incompiuti. Altri pezzi sono invece più completi, come ad esempio “Persephone”, di stile marcatamente goth, cantata splendidamente e con molta misura da Tara VanFlower. Empty Space aveva tutte le premesse per essere un lavoro storico e indimenticabile per i fan dei Lycia, ma anche in questa forma incompleta mostra tutto il suo fascino e la sua qualità: un diamante, grezzo ma assai prezioso, per tutti gli orfani di questa mitica formazione statunitense.

TagsLycia
Condividi:

Lascia un commento

*