The Soil Bleeds Black: Mirror of the middle ages

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Ver Sacrum Tra me e questo gruppo statunitense, dedito da molti anni a sonorità neomedievali, c’è sempre stato uno strano rapporto di amore-odio. Ricordo che acquistai il loro primo CD nel lontano 1997, in uno stand del festival di Bassiano. Mi erano stati descritti come qualcosa di simile ai compianti “The Moon Lay Hidden Beneath A Cloud” ma di gran lunga superiori a questi: mi aspettavo quindi qualcosa di eccezionale ma dovetti rimanere deluso dall’ascolto: molto meno personali del gruppo austriaco, le sonorità ispirate al medioevo avevano dalla loro un certo fascino ma qualcosa di altrettanto sbagliato: in realtà più che ispirarsi, sembravano scimmiottare certi suoni e certe atmosfere, utilizzando campionamenti mal fatti, ritmiche scorrette o fuori fase e così via. La stessa sensazione ho avuto ascoltando un loro CD di un paio d’anni dopo; successivamente mi capitò di scaricare alcuni loro brani più recenti dal sito, purtroppo ormai chiuso, mp3.com e mi capitò di notare che molti brani erano decisamente migliori rispetto al passato: tale sensazione è senz’altro confermata da questo nuovo CD, in cui molti dei problemi sopra elencati sembrano essere stati risolti. Siamo finalmente in presenza di un lavoro più maturo e ricco: i suoni e le ritmiche sono stati finemente messi a punto e a mio giudizio aiuta molto la scelta di utilizzare buone dosi di strumentazione tradizionale accanto a quella elettronica. Anche l’inserzione della voce femminile e l’uso, di gran lunga migliorato rispetto al passato, di quella maschile contribuiscono notevolmente alla qualità del disco. Le tracce del CD sono più o meno equamente suddivise tra brani originali e brani che appartengono al repertorio tradizionale: tra questi ultimi, alcuni sono ormai dei grandi clessici come “Palestinalied”, “Tempus Est Iocundum”, e “In Taberna Quando Sumus” (questi ultimi due tratti dall’incredibile repertorio dei “Carmina Burana”), che riescono stavolta a reggere il confronto con le numerose altre versioni che mi è capitato di ascoltare; molto meno riuscito è il “21st Century Remix” di “Palestinalied”: quando si ascolta musica antica accostata a ritmiche moderne, è difficile frenarsi dal fare il confronto con gli immensi Qntal, e ancora più difficile è raggiungere livelli di qualità altrettanto eccelsi. Ciò non toglie che, finalmente, la qualità musicale sembra essere all’altezza della fama del gruppo e che questo CD in particolare sia molto piacevole da ascoltare.

Web: http://www.soilbleedsblack.com/
Email: mark@fossildungeon.com
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