Der Blutharsch

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Novo Homo

Novo Homo al Masquerade (foto di Grendel)

Non posso dire di aver apprezzato troppo l’ultimo lavoro della band di Albin Julius, che considero un po’ meno brillante di quelli che lo hanno preceduto, ma la curiosità di rivedere la formazione austriaca dal vivo era tanta, anche perché sono passati ben tre anni dall’ultima volta in cui avevo assistito ad una loro performance. In quell’occasione i Der Blutharsch si resero protagonisti di uno show memorabile e particolarmente intenso che ebbe luogo nella discoteca Siddharta di Prato, mentre stavolta ad ospitarli è stato il The Masquerade di Monticelli d’Ongina, un locale molto carino e piuttosto grande, in grado di accogliere parecchie centinaia di persone e quindi di proporre eventi di una certa importanza. Durante il tour gli austriaci sono stati accompagnati dagli interessanti Deutsch Nepal e Novo Homo, sicuramente un motivo in più per non mancare a questa serata che, a conti fatti, si è rivelata anche migliore di quanto avessi potuto immaginare.

La prima delle tre performance è iniziata molto tardi (più o meno intorno alla mezzanotte!) ed ha sottoposto all’attenzione del pubblico un personaggio dal grande carisma e dall’indubbia presenza scenica, vale a dire quel Bain Wolfkind (il cui vero nome è David Booth…) che tutti conoscono per essere il percussionista dei Der Blutharsch, ma che ha anche un suo progetto solista chiamato Novo Homo. Bain si è presentato sul palco in una tenuta alquanto particolare a metà strada tra lo stile rockabilly e quello gotico (camicia nera, stivali, jeans neri e cintura con tanto di fibbia rappresentante la bandiera degli stati confederati sudisti!), ma il pezzo forte erano sicuramente i capelli ingelatinati e pettinati all’indietro (non ci crederete, ma durante il concerto ha tirato fuori un piccolo pettine dalla tasca e se li è pure sistemati, un po’ come faceva Fonzie di “Happy Days”!!!) e gli enormi occhiali a specchio. Chiaro che un tipo così non poteva che suscitare curiosità negli spettatori, ma per fortuna il look è solo una delle particolarità di questo artista… La sua musica infatti è alquanto bizzarra ed è stata descritta come un mix tra Laibach e Kraftwerk, o tra industrial e electro-dance: in pratica si tratta di un sound dall’effetto quasi ipnotico, caratteristica che tra l’altro viene molto accentuata dalle vocals “robotiche” e dai toni gravi adottati dal musicista australiano. Interessante anche la sua gestualità, tutto basato su movimenti abbastanza lenti ed enfatici, forse in parte legati al fatto che gli occhiali gli impedivano di vedere esattamente dove poggiava i piedi (sul palco c’era molto buio e il buon Bain doveva sollevarli anche solo per riuscire a trovare il suo drink!). Per quanto riguarda i testi delle canzoni, direi che essi sono frequentemente legati a tematiche sessual-amorose, ricordo infatti che uno degli ultimi pezzi eseguiti è stato presentato dall’artista stesso come “una canzone che parla di quando la ragazza con cui stai finisce per diventare la tua migliore amica…”. Nel complesso direi che l’esibizione mi è piaciuta parecchio e che di sicuro ha aperto la serata in maniera più che positiva, cosa che mi auguravo ma che non davo assolutamente per scontata prima di assistervi!!

Con Deutsch Nepal avevo invece la certezza di andare sul sicuro, dato che in passato ho già avuto modo di assistere ad un suo concerto. A differenza di Novo Homo, Lina Baby Doll è un personaggio che non ha né un look né atteggiamenti particolari, anzi è uno che quando è sul palco si comporta proprio come se fosse a casa propria, fumando e bevendo tranquillamente per tutta la durata dello show. C’è da dire però che c’è un contrasto enorme tra la pacatezza e la rilassatezza del musicista svedese e il sound che propone, un bell’esempio di industrial malato e alienante che pare essere stato molto apprezzato dal pubblico presente. Durante il concerto è stato anche proiettato un documentario sugli animali, molto lungo e incentrato su alcune specie particolari (indimenticabili i primi dieci minuti tutti dedicati all’aquila!!), una trovata niente male che ben si adattava alla situazione e che dava origine all’ennesimo contrasto (quello cioè tra le immagini del filmato, che di solito quando vengono trasmesse in Tv sono accompagnate da melodie delicate e suoni armoniosi, e le sonorità disturbanti che invece facevano loro da sfondo).

Deutsch Nepal

Deutsch Nepal al Masquerade (foto di Grendel)

Anche in questo caso posso che dire che la performance è stata di mio gradimento: magari è mancato l’effetto sorpresa che aveva caratterizzato il concerto visto in precedenza, ma resta il fatto che ascoltare la musica di DN può essere un’esperienza piuttosto shockante (da intendersi nel senso positivo del termine… ovviamente!!).

I Der Blutharsch sono dunque saliti sul palco tardissimo, credo poco prima delle due, presentandosi come di consueto con delle fiaccole (tenute in mano da Albin Julius e Marthynna) e avvolti dalla solita coltre di fumo artificiale di cui viene sempre fatto largo uso durante i loro concerti. Da notare che Albin ha ceduto la sua fiaccola a uno degli spettatori, il quale è rimasto sorpresissimo da tale gesto e ha continuato a sostenerla per alcuni secondi, immagino interrogandosi su cosa potesse farne… I due erano ovviamente accompagnati da Bain Wolfkind (alle percussioni) e da un bassista/chitarrista che ha militato per molti anni negli Abigor, black metal band austriaca di cui molti di voi si ricorderanno visto che era piuttosto conosciuta anche qua in Italia. Una formazione insolita quindi, che ovviamente ha dato vita ad un sound più corposo di quello che veniva proposto durante i precedenti tour. Per il resto tutto era nella norma: consuete uniformi naziste per tutti tranne che per l’ex-Abigor (che evidentemente non ha avuto alcuna voglia di sacrificare i suoi bei capelli lunghi per adeguarsi al look “con frangetta” adottato dagli altri due uomini del gruppo, e che inoltre ha preferito indossare una semplice t-shirt…), sguardi truci e glaciali a volontà (da questo punto di vista Marthynna è stata insuperabile, infatti è riuscita per tutto il concerto a non farsi mai scappare il benché minimo sorriso!!) e in generale una presenza scenica di prim’ordine (che è poi uno dei motivi principali per cui i live-show di questo gruppo riscuotono tanti consensi!).

La scaletta dei brani presentati ha visto un’alternarsi di materiale vecchio e nuovo, con la proposizione di diversi dei brani “cult” della band, ma non sono neanche mancati parecchi momenti “coreografici” che hanno ulteriormente arricchito una performance già più che convincente, tipo quello in cui Albin ha recitato alcuni versi scritti su di un foglio e successivamente lo ha incendiato, gettandolo poi quasi addosso ad un ignaro spettatore, oppure quando ha avuto la bella pensata di versare un’intera bottiglia d’acqua sulle persone che si trovavano immediatamente davanti a lui. Direi che comunque il concerto è stato eccellente: dal vivo il gruppo riesce davvero a dare il meglio di sé e a coinvolgere moltissimo il proprio pubblico, proponendo sia dell’ottima musica (in questo caso esaltata anche dalla buona acustica del locale), sia uno spettacolo quasi al limite del teatrale. Assistere ad un’esibizione di Der Blutharsch è un po’ come partecipare alla celebrazione di un rito: ho sempre avuto quest’impressione fin dalla prima volta che li ho visti ed essa ha trovato conferme sempre maggiori in quelle successive, anche perché ormai gli austriaci hanno raggiunto una professionalità tale che riescono con grande facilità a creare un’atmosfera del tutto particolare (quasi magica oserei dire…) ogni volta che suonano dal vivo. Per i bis la band si è proposta in una veste un po’ diversa, infatti AJ e Bain si sono scambiati i ruoli e quest’ultimo ha cantato un paio di pezzi (dimostrando anche una certa versatilità visto che in questo caso il suo modo di usare la voce è stato ben diverso da quello che aveva caratterizzato la sua performance come Novo Homo). La chiusura invece è stata affidata a uno dei brani simbolo di DB (quello che potrei chiamare “Patria et libertas” ma che comunque, come tutti gli altri pezzi del gruppo, non ha alcun titolo…), stavolta cantato da Albin il quale ha anche utilizzato la sua famosa “sirena a manovella” durante l’esecuzione. Insomma, è proprio il caso di dire che è stato un gran finale per un gran concerto, e che anche se quest’ultimo è andato avanti per un’ora abbondante a me è sembrato fin troppo corto, anzi cortissimo!

Qualche parola la vorrei spendere anche sull’after-show, infatti i DB sono rimasti un bel po’ a chiacchierare con il pubblico presente, dimostrando un’affabilità e una gentilezza abbastanza inaspettate. Tra l’altro vedere Marthynna ridere e bersi una birra in allegria può fare un certo effetto, specie se si ripensa all’espressione gelida che assume quando si trova sul palco, e in fin dei conti non è stato male neanche osservare un AJ intento a gonfiare palloncini e a scherzare con tutti!! Non c’è che da augurarsi che tornino al più presto da queste parti a suonare, intanto però rimane la soddisfazione di aver partecipato a una gran bella serata e di aver ascoltato dall’inizio alla fine (dj set compreso!) della musica di livello molto alto.

Links:

Der Blutharsch – sito ufficiale

Deutsch Nepal – sito ufficiale

Novo Homo – sito ufficiale

Der Blutharsch

Der Blutharsch al Masquerade (foto di Grendel)

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