IQ: Dark Matter

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Ver Sacrum Gran disco, “Dark Matter”, al pari di autentiche pietre miliari del new-prog firmate in passato dal quintetto di Bishops Waltham, capolavori recanti il titolo di “The wake” e “Subterranea”! Come esplicitato dal titolo, il nuovo lavoro di Martin Orford e compagni, attivi fin dal lontano 1981, è decisamente più oscuro dei capitoli che lo hanno preceduto, vantando atmosfere nel complesso cupe e claustrofobiche, rese al meglio da un insieme compatto ed affiatatissimo. “Sacred sound” apre il CD, ed è tripudio neo-classicheggiante: grandi melodie di chitarra, batteria nervosa, basso pulsante ed un Peter Nicholls pronto a dare il meglio di se stesso! Ma è solo l’inizio, le più brevi “Red dust shadow”, “You never will” e “Born brilliant” preparano il terreno per il gran finale, ovvero la lunga ed epica suite “Harvest of souls”, la sublimazione della filosofia IQ. Mai l’ispiratissimo Nicholls è stato tanto ermetico nelle sue liriche, ed i suoi compagni non si tirano certo indietro, andando a definire un brano epocale il quale, nonostante l’estenuante durata (si sfiorano i venticinque minuti!), riesce a tener ben desta l’attenzione del fortunato ascoltatore dal principio alla fine. Il compassato Martin Orford colle sue tastiere detta la base sulla quale s’inseriscono via via gli altri strumenti, la chitarra di Mike Holmes si districa tra le fitte trame intessute dall’Hammond, dal mellotron, dal moog, generando cascate di note sostenute dal precisissimo Paul Cook, instancabile skin-beater e dal bass-wizard John Jowitt. Grandi canzoni e grandi atmosfere per un gran disco, sissignori, questo è “Dark matter”!

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